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martedì 10 febbraio 2015

QUALCHE RIFLESSIONE PER IL GIORNO DEL RICORDO

Il Giorno del ricordo fu istituito nel 2004 per ricordare le vittime delle foibe e l'esodo della popolazione italiana dall'Istria e dalla Dalmazia dopo la fine della seconda guerra mondiale. Quei momenti tragici, dopo essere stati per tanto tempo rimossi dalla memoria storica del nostro Paese, sono stati infine ripresi e troppo spesso strumentalizzati da chi prefersice non vedere le pagine scomode.
La pulizia etnica di cui furono vittime gli italiani (indipendentemente dal fatto che fossero fascisti o no), non va taciuta, ma va anche inquadrata nella contesto della politica che il Fascismo attuò nell'Italia orientale fin dai primi anni '20 e poi dell'occupazione nazi-fascista durante la guerra. Non si tratta di giustificare o di soppesare il numero dei morti di una parte e dell'altra, ma di sforzarsi di comprenderne fino in fondo quanto avvenuto senza aver paura della ricerca della verità.
E la verità è fatta sì dalle foibe che hanno inghiottito tanti italiani, ma anche dalle molte pagine di discrimazione, sopraffazione e violenza compiute sotto le insegne di quello stesso tricolore di cui amano fasciarsi in queste ore coloro che sfruttano, per la propria propaganda, una giornata che invece richiederebbe silenzio e rispetto.
Per dare il giusto onore alle vittime (tutte, non solo a quelle della propria parte), il 10 febbraio dovrebbe prima di tutto servire a capire tutto quello che accadde, senza rimuovere ciò che ci da fastidio. Che non significa cercare un'impossibile memoria "condivisa", ma accettare che esista una pluralità delle memorie, ognuna con la propria dignità, ognuna meritevole di considerazione.
Purtroppo, ancora una volta, al di là di poche lodevoli eccezioni, mi pare che l'occasione sia stata persa. [RS]

Per cercare di andare oltre la pur doverosa commemorazione delle vittime di quelle tragiche vicende segnalo l'intervista alla sociologa e saggista Melita Richter, nata a Zagabria e residente a Trieste, studiosa della realtà balcanica e della questione del "confine orientale", che realizzai per Radio Radicale in occasione della Giornata del ricordo di cinque anni fa: un'interessante, utile e sempre molto attuale riflessione sulle memorie individuali e sulla necessità di ascoltare e condividere anche le storie "degli altri".



domenica 8 febbraio 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 8 febbraio 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Crimini di guerra: la sentenza della Corte Internazionale di Gustizia sulle accuse incrociate di genocidio tra Croazia e Serbia.

Grecia: quali sono i nodi della questione del debito che oppongono il nuovo governo di Atene alla Troika e ai creditori internazionali.

Kosovo: la situazione politica dopo l'estromissione dal governo di un ministro della minoranza serba alla vigilia della ripresa dei colloqui di Bruxelles tra Pristina e Belgrado.

Macedonia/Fyrom: la questione del nome della repububblica ex Jugoslava e le proposte del vicepremier macedone.

Ungheria: tra la recentissima visita della cancelliera tedesca Angel Merkel e il prossimo arrivo del presidente russo Vladimir Putin continuano le proteste contro il premier Viktor Orban.

In vista delle celebrazioni del "Giorno del ricordo" delle foibe e dell'esodo degli italiani da Istria e Dalmazia, la trasmissione propone in apertura una riflessione sulle "memorie plurime" del confine orientale con una sintesi dell'intervista realizzata nel 2010 alla sociologa Melita Richter.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui



domenica 10 febbraio 2013

IL "GIORNO DEL RICORDO" PER CONDIVIDERE ANCHE LE STORIE DEGLI ALTRI

Oggi è stato celebrato il Giorno del ricordo istituito nove anni fa per commemorare le vittime dei massacri delle foibe e dell'esodo della popolazione italiana dall'Istria e dalla Dalmazia dopo la fine della seconda guerra mondiale. La tragedia degli "infoibati" e le drammatiche vicende accadute sul confine orientale durante l'ultima fase della seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi sono stati prima oggetto di  un tentativo di rimozione dalla memoria storica del nostro Paese, e poi sono divenuti terreno di polemica politica troppo spesso piegata alla ragioni della propaganda.
La "pulizia etnica" (nozione per altro oggetto di controversie tra gli storici) di cui, tra il 1943 ed il 1945, furono vittime gli italiani (indipendentemente dal fatto che fossero fascisti o no), non va taciuta nella sua realtà e nelle sue dimensioni, ma va anche inquadrata nella contesto della politica che il Fascismo attuò nell'Italia orientale fin dai primi anni '20 e poi dell'occupazione nazi-fascista durante la guerra. Non per giustificare o sottacere, ma per comprenderne fino in fondo i caratteri e le conseguenze.
Il 10 febbraio dovrebbe servire, quindi, a ricordare tutto quello che accadde, senza rimuovere quello che da fastidio. Solo così si rende il giusto tributo alle vittime (a tutte le vittime), se ne onora la memoria e si aiuta la riconciliazione creando i giusti presupposti perché tutto ciò non succeda mai più.
Per cercare di andare oltre la pur doverosa commemorazione delle vittime di quelle tragiche vicende vi segnalo, quindi, l'intervista a Melita Richter, sociologa, saggista, mediatrice culturale, studiosa della realtà balcanica e della questione del confine tra Italia e Balcani, che realizzai per Radio Radicale in occasione della Giornata del ricordo di tre anni fa: un'interessante e utile riflessione sulle memorie individuali e sulla necessità di ascoltare e condividere anche le storie "degli altri".




A corredo di questo post ho deciso volutamente di usare la famosa foto mostrata da Bruno Vespa lo scorso anno nella puntata di Porta a Porta dedicata alle foibe e presentata come l'immagine di un plotone di militari jugoslavi che fucila dei civili italiani. Si tratta, al contrario, di militari in divisa italiana, facilmente riconoscibile, che fucilano alla schiena un gruppo di civili. Una foto che documenta le efferatezze commesse dalle nostre forze armate durante l'occupazione della Jugoslavia, dal maggio 1941 al settembre 1943. Per la cronaca la foto fu scattata a Dane, in Slovenia, il 31 luglio1942 e le vittime sono: Franc Žnidaršič, Janez Kranjc, Franc Škerbec, Feliks Žnidaršič e Edvard Škerbec. Va detto che Vespa non è stato l'unico a utilizzare questa immagine in maniera distorta: molti siti Internet, blog, articoli di giornale e manifesti commemorativi di vari comuni italiani hanno usato e usano la medesima immagine associandola alla tragedia delle foibe e al dramma dell'esodo delle popolazioni italiane di Istria e Dalmazia, invece che ai crimini di guerra commessi dai militari e dai fascisti italiani.


martedì 16 febbraio 2010

MEMORIE SUL CONFINE

Il 10 febbraio è stato celebrato il "Giorno del ricordo" istituito per commemorare la tragedia delle foibe e il drammatico esodo degli italiani da Istria, Dalmazia e Fiume dopo la fine della seconda guerra mondiale. E' una pagina della storia del Novecento che continua a suscitare polemiche in Italia e fuori, tra l'Italia e gli altri Paesi che hanno condiviso le vicende di quello che noi chiamiamo "confine orientale". Quest'anno la ricorrenza è passata senza particolari polemiche, a differenza di quello che era successo nel 2007, quando le dichiarazioni del presidente Napolitano avevano suscitato la dura reazione dell'allora presidente croato Mesic. Proprio per questo è forse più necessario riflettere su vicende che condizionano fortemente le diverse memorie di coloro che quelle vicende vissero in prima persona, da una parte e dall'altra.

Quello che personalmente mi interessa non è però tanto la ricostruzione storica dei fatti, ma provare a guardare al di là delle contrapposizioni per riflettere sulla possibilità di una composizione delle diverse memorie, per capire se è possibile immaginare una loro conciliazione pur nel rispetto della specificità e della diversità di ogni esperienza personale, per cercare di andare oltre la pur doverosa commemorazione delle vittime di quelle tragiche vicende. Per comprendere a fondo quelle vicende, occorre per esempio considerare anche la realtà del Fascismo che al "confine orientale" ha mostrato la sua faccia più feroce, prima con l'italianizzazione forzata di intere popolazioni, poi con l'occupazione militare condotta insieme alla Germania nazista e ai regimi fantoccio che il nazi-fascismo aveva creato nei Balcani (con relativi crimini di guerra). Questo non per negare, nè tanto meno per giustificare le realtà delle foibe e dell'esodo, ma per meglio comprendere la complessità storica in cui quegli avvenimenti si svilupparono.

Riflettere sulle memorie individuali e sulla necessità di ascoltare e condividere anche le storie "degli altri" è quello che propone Melita Richter - sociologa, saggista, mediatrice culturale, studiosa della realtà balcanica e della questione del confine tra Italia e Balcani - nell'intervista che ho realizzato per Radio Radicale in collaborazione con Osservatorio Balcani e Caucaso (dove potete trovare vari suoi scritti). Riflettere sulle memorie individuali e sulla necessità di ascoltare anche le storie "degli altri" non per cercare una inesistente memoria collettiva e nemmeno per girare a vuoto attorno ad una non meglio definita memoria condivisa (strana espressione che assomiglia molto ad un ossimoro) impossibile da costruire, ma piuttosto per comporre una "memoria plurima" che faccia dei confini (fisici e mentali) non delle barriere, ma delle soglie attraverso cui stabilire canali di comunicazione.

Le considerazioni che Melita Richter propone sul "Giorno del ricordo" mi paiono molto interessanti anche perché possono valere per situazioni in cui popolazioni diverse vivono vicende analoghe a quelle del nostro "confine orientale". A questo proposito segnalo quanto scriveva tre anni fa su Osservatorio Balcani e Caucaso dopo la polemica Napolitano-Mesic: "Se non siamo capaci di imparare la lezione dalla storia da soli, prendiamo l’esempio da altri. Prendiamo l’esempio dall’insegnamento del rispetto delle memorie separate nelle terre che sanguinano tuttora, un esempio di straordinario significato che portano avanti dodici insegnanti israeliani e palestinesi delle superiori che non cercano di unificare le memorie, e tanto meno di cancellarle, ma di metterle a confronto, di raccogliere la narrazione dell’altro. Consapevoli che ambo i popoli sono stati traumatizzati, gli Israeliani dal ricordo del genocidio, i Palestinesi da quello dell’espulsione, si sono resi conto che sarebbe puerile chiedere loro di scrivere la stessa storia".

Ascolta l'intervista a Melita Richter sul sito di Radio Radicale

PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est è in onda il sabato alle 22,30 su Radio Radicale

Il sommario della puntata del
13 febbraio 2010


Grecia: le decisioni del Consiglio europeo per risolvere la grave crisi economica
Croazia: l'Olanda sblocca il capitolo giustizia del negoziato di adesione all'Ue
Serbia: tempi lunghi per l'adesione all'Ue
Kosovo: le condizioni di vita dei rientrati e le relazioni diplomatiche di Pristina
Bosnia: la fragile e delicata situazione politica interna
Macedonia: avviare l'adesione all'Ue per limitare i rischi di tensioni etniche
Albania: si cerca una soluzione alla crisi politica
CrImini di guerra: il parlamento serbo discute la risoluzione su Srebrenica.

Nell'ultima parte, in occasione del Giorno del ricordo delle foibe e dell'esodo degli italiani dell'Istria e della Dalmazia, il programma propone un'ampia sintesi dell'intervista alla sociologa Melita Richter per cercare di riflettere sulle memorie individuali e collettive delle vicende del "confine orientale".

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura.

Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.