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giovedì 21 febbraio 2013

SLOVENIA: I PARTITI DISPONIBILI A DARE VIA LIBERA ALL'ADESIONE DELLA CROAZIA ALL'UE

Dopo la riunione con il presidente Pahor, nonostante la crisi del governo Janša, i partiti disponibili a sbloccare la ratifica del trattato di adesione della Croazia

Di Marina Szikora [*]
Settimana scorsa a Ljubljana si e' svolta una riunione straordinaria di tutti i partiti politici parlamentari sloveni con il presidente Borut Pahor. Il risultato di questa riunione, secondo il presidente Pahor, e' molto importante poiche' tutti partiti si sono detti pronti ad appoggiare la ratifica dell'accordo di adesione all'Ue della Croazia ma a patto pero' che sia raggiunto l'accordo sulla Ljubljanska banka. Cio' si significherebbe che il parlamento sloveno con una maggioranza necessaria di due terzi ratificherebbe l'accordo croato nonostante la crisi politica che minaccia con la caduta del governo di Janez Janša.

Per quanto riguarda l'esito della crisi politica slovena continua ad essere un grande punto interrogativo se questa crisi alla fine dovra' concludersi con le elezioni anticipate. Prima della riunione con il presidente Pahor, il premier Janša ha detto che il suo partito ancora tre mesi fa aveva proposto il modo per uscire dai blocchi politici come questo e che la proposta include anche delle modifiche costituzionali nonche' la possibilita' delle elezioni anticipate. Si tratta della proposta secondo la quale il neoeletto parlamento confermerebbe il presidente del governo e il nuovo governo in una sola fase che, secondo Janša, significherebbe che il nuovo esecutivo potrebbe essere formato nell'arco di alcune settimane e in tal modo si eviterebbe una fase vuota. Secondo l'attuale Costituzione, dopo le elezioni, il Parlamento prima vota sulla candidatura del nuovo premier il quale poi nel caso della sua conferma sceglie i partiti con i quali entrerebbe in coalizione ed i candidati a ministro che poi devono essere nuovamente confermati in parlamento. In questo modo i tempi della formazione dell'esecutivo di solito si allungano a due-tre mesi dopo le elezioni. Come esito della riunione dei leader politici sloveni con il presidente Pahor vi e' stata anche una dichiarazione congiunta secondo la quale tutti si asterrebbero d'ora in poi da ogni aspra retorica politica e si impegnano quindi per il rispetto internazionale e per la cultura politica.

Intanto i due premier, lo sloveno Janez Janša e quello croato Zoran Milanović hanno concordato il loro incontro per il prossimo 10 marzo quando dovrebbero parlare sulla questione contestata della Ljubljanska banka. Fino a questo incontro, i rappresentanti dei due governi dovrebbero elaborare e concordare la proposta dell'accordo sulla questione. All'incontro dei due premier si dovrebbero valutare anche i pregi e le possibilita' che il vicino ingresso della Croazia nell'Ue dovrebbe portare alla collaborazione economica e di confine tra i due paesi. Un elemento nuovo ma comprensibile, vista la situazione interna slovena in cui i partner di coalizione stanno lasciando l'esecutivo ed il premier, e' che Janša ha ritirato dai futuri colloqui il ministro degli esteri Karl Erjavec. Il capo della diplomazia slovena verra' sostituito dal segretario di stato nell'Ufficio del premier, l'ambasciatore Tone Kajzer. L'interpretazione e' che Erjavec, cosi' anche un comunicato, con le sue apparizioni esagerate in pubblico, collegate con l'uscita del suo partito dal governo, potrebbe mettere a repentaglio la credibilita' dei negoziati sulla questione della Ljubljanska banka. La decisione del premier Janša ad allontanare Erjavec dai negoziati nonostante lui sia nominalmente ancora ministro degli esteri sloveno, e' stato accolto in Slovenia con diversi commenti. Cosi' l'ex diplomatico sloveno Peter Toš ha detto che questa decisione e' stata inaspettata e che non capisce il castigo ad Erjavec inflittogli da parte del premier anche se Erjavec aveva, secondo Toš, condotto bene i negoziati sulla Ljubljanska banka insistendo che si tratti di una parte della secessione dell'ex Jugoslavia. Il quotidiano di Maribor Večer in un commento ha affermato invece che la mossa di Janša non e' stata inaspettata e che accordando la riunione con il premier croato Zoran Milanović, Janša si inserisce nella soluzione della disputa che Erjavec con la sua collega croata, Vesna Pusić ha gia' avviato quasi verso una conclusione felice. E' problematico, pero', prosegue il giornale di Maribor, che Janša ha concordato l'incontro con Milanović solo per il prossimo 10 marzo che significa perdere tempo prezioso vista l'urgenza della soluzione del problema che blocca l'ingresso croato nell'Ue. Questo fatto pero', secondo un commento del giornalista sloveno Dejan Steibuch del giornale Finance (e si tratta dell'editorialista del portale sloveno Telekom vicino al governo) potrebbe essere un tenativo di guadagnare tempo per consolidare e rafforzare la posizione negoziale slovena. Steinbuch afferma che la Slovenia nell'Ue ha poco peso per poter frenare da sola l'adesione della Croazia all'Ue. Ma questo potrebbe accadere, conclude il giornalista, se l'ultimo rapporto sul monitoring, vale a dire sulla prontezza della Croazia all'adesione non sara' positivo o se questa sarebbe la conclusione di qualche grande stato membro dell'Unione.

[*] Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sudest andata in onda oggi a Radio Radicale.


giovedì 14 febbraio 2013

LA CRISI POLITICA IN SLOVENIA E LA DISPUTA CON LA CROAZIA

Di Marina Szikora [*]
I tre partiti che abbandonano o hanno gia' abbandonato la coalizione governativa slovena proporranno come nuovo candidato a premier il professore del diritto costituzionale Miro Cerar, figlio dell'ex noto campione mondiale di ginnastica. Il quotidiano 'Delo' nella sua versione elettronica, scrive che i tre partiti, secondo fonti ufficiose, la Lista Civica (GL), il Partito Democratico dei Pensionati (DESUS) e il Partito Popolare Sloveno (SLS) molto probabilmente candideranno Cerar a futuro premier quando avranno assicurato la maggioranza necessaria in parlamento. Come detto, Miro Cerar e' figlio dell'ex campione di ginnastica sloveno e avvocato Miroslav Cerar e dell'ex ministro della giustizia e procuratore generale dello stato Zdenka Cerar. Fino ad adesso, si dava invece come candidato piu' probabile di questi tre partiti France Arhar.
Va detto che la coalizione governativa di cinque partiti guidata dal premier Janez Janša e' gia' stata abbandonata dalla Lista Civica e presto stesso faranno gli altri due partiti, DESUS del ministro degli esteri Carl Erjavec e il Partito Popolare Sloveno. Il premier Janša per adesso non considera le dimissioni anche se accusato di abuso d'ufficio e corruzione dalla Commissione anticorruzione ed i partiti che stanno abbandonando la sua coalizione intendono proporre in parlamento il voto sulla "sfiducia costruttiva". Questa possibilita' e' prevista dalla Costituzione slovena e significa che i partiti che lo vogliono fare possono proporre come nuovo candidato a premier la persona che credono possa ottenere il numero di voti necessari, vale a dire oltre la meta'. Accettare una tale proposta in parlamento significa automaticamente votare la sfiducia al governo e il nuovo candidato inizierebbe in tal caso la formazione del nuovo esecutivo. Secondo i media sloveni, i tre partiti menzionati contano anche con la coalizione del partito Slovenia Positiva (PS) che ha il maggior numero di deputati in parlamento. Si presume anche di ottenere i voti del partito di opposizione, dei Socialdemocratici (SD) che pero' non entrerebbero nel governo di transizione poiche' vogliono restare nell'opposizione fino alle prossime elezioni. Questa quindi la difficilissima situazione politica interna.

Dall'altra parte, non diminuisce l'attenzione sulla questione della disputa con la Croazia che ha come conseguenza il blocco della ratifica dell'accordo di adesione croato nel Parlamento sloveno. Se questo non accadra' in tempo utile, la Croazia non potra' aderire all'Ue come previsto il prossimo primo luglio. Jelko Kacin, parlamentare europeo sloveno e relatore per la Serbia, nella trasmissione 'Punto zero' trasmessa dalla TV statale croata lunedi' sera ha spiegato che sulla questione della Ljubljanska banka in Slovenia discuteranno tre organi, vale a dire tre Commissioni parlamentari che poi danno il segnale verde al Governo di iniziare la ratifica. Il problema, un'altra volta, Kacin trasferisce dalla parte croata e afferma che resta l'incognita quanto tutto questo durera' appunto dalla parte croata. Ha implicato che la Croazia dovrebbe assumersi l'obbligo nei confronti dei propri risparmiatori della Ljubljanska banka e che questo problema poteva essere risolto da tanto tempo. "Sono convinto che questo caso finira' male per la Croazia" ha detto Kacin. Il parlamentare europeo sloveno ha sottolineato che i precedenti governi croati avevano incluso il problema della Ljubljanska banka nell'accordo di secessione ratificato dall'ex premier croato Ivo Sanader. Il vicepresidente della Commissione esteri ed ex ministro degli esteri croato, Gordan Jandroković ha messo pero' in questione l'accordo sulla secessione ratificato da Sanader dopo che il Partito Socialdemocratico ha assunto il potere. Ospite della trasmissione e' stato anche il deputato croato e osservatore al Parlamento Europeo, Tonino Picula (già ministro degli Esteri e attualmente membro del Consiglio generale del Partito Radicale Transnazionale) il quale ha spiegato che si e' saputo che i documenti presentati dal bilancio della Narodna banka jugoslava non sono veritieri. "Ci aspettavamo che sui conti delle banche figlie si trovassero circa 645 milioni di marchi tedesci, ma ne abbiamo trovato 10 volte meno. In una banca di Francoforte abbiamo trovato soltanto 3,5 mila dollari invece di 57 milioni, ha precisato Picula. Per tal motivo, Picula si aspetta che i due ministri degli esteri, Vesna Pusić e Karl Erjavec, raggiungendo l'accordo settimana scorsa, abbiano utilizzato i veri bilanci. Picula ha aggiunto di comprendere perche' si tiene ancora in segreto l'accordo e che "bisogna lasciare alla diplomazia che in certi momenti abbia il diritto alla discrezione". Secondo Kacin, per quanto riguarda la ratifica dell'accordo dell'ingresso croato nell'Ue non e' cosi' importante il contenzioso sulla Ljubljanska banka quanto il monitoring dell'Ue sulla Croazia. Kacin continua ad implicare che la Croazia deve essere pronta a concessioni e accusa l'attuale governo croato come colpevole perche' ignora i precedenti accordi e documenti e qualifica il problema con la Ljubljanska banka come problema bilaterale. Questo, secondo Kacin, non e' sostenibile.

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale.


giovedì 7 febbraio 2013

LA SLOVENIA NON BLOCCHERA’ L’ADESIONE DELLA CROAZIA ALL’UE?


Di Marina Szikora [*]
La Slovenia non sarà l'ultimo paese membro dell'Ue a ratificare l'accordo di adesione croato, ha spiegato la ministro degli esteri croata Vesna Pusić a termine della sua riunione con il collega sloveno Karl Erjavec mercoledi' scorso a Bruxelles. Nonostante gli annunci, Pusić ed Erjavec non sono riusciti a concordare la soluzione definitiva che possa avviare il processo di ratifica dell'accordo di adesione della Croazia da parte della Slovenia. Quello che resta è il collegamento della decisione politica, rappresentata dai ministri, e la decisione tecnico-giuridica degli esperti che si dice essere già concordata. Il ministro sloveno Erjavec ha affermato che gli esperti finanziari sono andati molto avanti per quanto riguarda la soluzione delle questioni tecniche del contenzioso sulla Ljubljanska Banka. Resta ancora la decisione politica, ha aggiunto Erjavec, dicendosi convinto del raggiungimento della soluzione affinché la Slovenia possa molto presto iniziare il processo di ratifica dell'accordo di adesione croato.

Intanto, tre quarti dei cittadini della Slovenia ritengono che il loro paese dovrebbe ratificare l'accordo di adesione della Croazia all'Ue anche se le possibilità che questo si realizzi sono sempre minori, ha scritto il quotidiano di Lubiana 'Delo' nella sua edizione di lunedì, riferendosi ai risultati di un sondaggio in cui oltre 500 intervistati hanno risposto innanzitutto alla domanda relativa alla soluzione della crisi politica slovena. Di questo numero di intervistati, il 76% ha risposto positivamente alla necessità di ratificare il trattato di adesione della Croazia; solo il 14% è contrario alla ratifica, mentre il 10% è indeciso. 'Delo' scrive che "nelle ultime settimane sembra sempre minore la possibilità che il parlamento sloveno ratifichi l'accordo di adesione della Croazia all'Ue poiché le cose si complicano a causa della questione Ljubljanska Banka e della crisi politica e di governo slovena. Ma è visibile che si proseguirebbe alla ratifica molto presto se ciò dipendesse dalla volontà dell'opinione pubblica slovena". La questione centrale di questo sondaggio ha riguardato la possibilità di risolvere la crisi politica slovena in cui il governo non ha più l'appoggio della maggioranza in parlamento e pian piano il premier Janez Janša viene abbandonato dai suoi partner di coalizione. Solo il 14% degli intervistati ritiene che Janša in una tale situazione dovrebbe continuare ad insistere sul suo incarico e guidare il Paese con un governo minoritario. Il 49% valuta invece che la migliore uscita dall'attuale situazione siano le elezioni anticipate.

Ma la questione della Ljubljanska Banka non è l'unico argomento di disputa tra Croazia e Slovenia. L'11 febbraio scade il termine entro il quale le due parti devono presentare ciascuna il suo documento alla corte di arbitrato relativo al contenzioso sul confine. Il ministro cfroato degli Esteri e degli Affari europei, Vesna Pusić, ha già annunciato che la Croazia ha terminato il suo documento che verrà inviato all'indirizzo necessario prima del termine. Si tratta di un documento di circa trecento pagine elaborato in collaborazione con i massimi esperti mondiali, ha spiegato Pusić da Bruxelles mentre partecipava alla riunione dei capi di diplomazia degli stati membri dell'Ue. In quella occasione non ha voluto commentare la mossa del premier sloveno Janez Janša di inviare il documento sloveno sull’arbitrato relativo al confine al proprio parlamento per la decisione finale richiedendo delle modifiche. Secondo Pusić, si tratta molto probabilmente di buone ragioni della parte slovena, considerando anche il momento politico in paese. Va detto, inoltre, che il ministro degli esteri sloveno, Karl Erjavec, era contrario alle modifiche del documento sull’arbitrato.

L’ultima notizia, al momento della registrazione di questa corrispondenza, è che i due ministri degli Esteri, Pusić ed Erjavec, si sono incontrati ieri, mercoledì, ad Otočec su Krka, in Slovenia, per discutere sulla soluzione del problema dei risparmiatori croati dell'ex Ljubljanska Banka. Insieme ai due ministri c'erano anche i due esperti finanziari, Zdravko Rogić e France Arhar. In vista dell'incontro, l'ambasciatore sloveno in Croazia ha dichiarato che le richieste della Ljubljanska Banka nei confronti delle ditte croate sono da 4 a 5 volte maggiori rispetto alle richieste della Croazia a nome dei risparmiatori. Intanto, il Parlamento sloveno, in una seduta straordinaria, ha confermato la proposta del documento senza modifiche sul contenzioso sul confine con la Croazia preparato dal Ministero degli esteri sloveno.

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi.


giovedì 24 gennaio 2013

CROAZIA: SULL'ADESIONE ALL'UE RESTA L'OSTACOLO SLOVENIA

Di Marina Szikora [*]
Anche la Francia ha ratificato l'accordo di adesione della Croazia all'UE diventando cosi' il ventunesimo tra i 27 membri che lo hanno fatto. Il Regno Unito e il Belgio potrebbero essere i prossimi tra i rimanenti a concludere la procedura parlamentare: per il Regno Unito va detto che la Camera dei Comuni che quella dei Lord hanno ratificato l'accordo e manca solo la firma della regina. Tra gli stati membri che mancano ancora a concludere la ratifica, con maggiore attenzione si guarda alla ratifica della Germania ma soprattutto della Slovenia. Il Bundestag di Berlino dovrebbe ratificare il trattato di adesione croato dopo che la Commissione Europea il prossimo 21 marzo presentera' l'ultimo rapporto sul monitoring. Se il rapporto sara' del tutto positivo, il Bundestag molto probabilmente ratifichera' l'accordo nel mese di aprile. Il nocciolo piu' duro resta la Slovenia, l'unico dei 27 che non ha nemmeno iniziato la procedura parlamentare.
La Slovenia richiede alla Croazia di ritirare i processi che in Croazia si conducono sulla vicenda della Ljubljanska banka e il pagamento dei risparmi trasferiti. Anche se si e' insistito che la questione sia trattata come un problema bilaterale, la Slovenia continua a collegare la questione della Ljubljanska banka con l'ingresso della Croazia nell'Ue. Il ministro degli esteri sloveno Karl Erjavec insiste ad affermare che l'adesione della Croazia e' problematica se Zagabria non accettera' urgentemente un compromesso. Secondo la sua interpretazione, il compromesso, piu' o meno significa accettare le condizioni slovene. A peggiorare la situazione e' la sempre piu' profonda crisi politica in Slovenia che rischia le dimissioni del governo il che definitivamente ostacolerebbe la ratifica dell'accordo croato nel parlamento sloveno in tempo necessario per far si' che la Croazia aderisca all'Ue come previsto il prossimo 1 luglio.

Il dibattito alla Commissione esteri del Parlamento Europeo svoltosi martedi' ha dimostrato che al PE non si sta riflettendo sulla possibilita' che la Croazia non entri nell'Ue il prossimo primo luglio come pianificato: non esiste quindi un piano B, informano i media croati. Il parlamentare europeo sloveno Jelko Kacin ha ribadito pero' la posizione slovena, vale a dire che la Slovenia non iniziera' il processo di ratifica dell'accordo di adesione croato se il governo croato non provedera' prima al ritiro delle accuse contro la Ljubljanska banka davanti alle corti croate. Va precisato che i membri della Commissione esteri del PE hanno discusso la bozza di risoluzione sull'intero rapporto relativo al monitoring, dello stato di preparazione della Croazia per l'adesione all'Ue preparato dal relatore del PE per la Croazia, il socialdemocratico ceco Libor Rouček. La maggioranza dei deputati che avevano preso parte nel dibattito sono intervenuti sul problema della ratifica dell'accordo croato in Slovenia avvertendo che le questioni bilaterali non possono ostacolare il processo di allargamento. Nel dibattito ha partecipato anche l'osservatore croato al PE, il socialdemocratico Tonino Picula, membro del Consiglio generale del Partito Radicale Transnazionale il quale ha rilevato che la Croazia appoggera' i suoi vicini sul loro cammino verso l'Ue e che non abusera' delle questioni bilaterali per bloccare l'adesione dei vicini e questo il governo croato lo ha detto chiaramente. Picula ha sottolineato che la Croazia e' il primo paese che ha negoziato secondo criteri piu' severi ed e' il primo paese che aderisce all'Ue subendo gravi conseguenze delle guerre in ex Jugoslavia. Il parlamentare croato ha concluso dicendo che la Croazia adempirà tutti i suoi obblighi in tempo. 

[*] Corrispondente di Radio Radicale. La corrispondenza è andata in onda nella puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa da Radio Radicale.


giovedì 15 novembre 2012

SLOVENIA: PAHOR E TUERK AL BALLOTTAGGIO PER LE PRESIDENZIALI

Foto Darko Bandic / Associated Press
di Marina Szikora, corrispondente di Radio Radicale [*]
In Slovenia, domenica 11 novembre, gli elettori si sono recati alle urne per eleggere il nuovo presidente per i prossimi cinque anni. Anche se si tratta di una carica senza grandi poteri, la sua forza simbolica a causa dell'attuale crisi assume un valore aggiuntivo. A vincere al primo turno, dall'indipendenza del 1991, fino ad oggi è riuscito soltanto per due volte Milan Kučan, nel 1992 e nel 1997, mentre il defunto ex presidente Janez Drnovšek, nel 2002, e l'attuale presidente Danilo Tuerk, eletto nel 2007, hanno vinto al ballottaggio. Secondo i risultati di domenica, anche questa volta il futuro presidente sloveno sara' uno dei due sfidanti al secondo turno: l'ex premier Borut Pahor oppure il presidente uscente Danilo Tuerk. Borut Pahor, appoggiato dai socialdemoratici e dalla lista civica di Gregor Virant, ha ottenuto il 40 per cento di preferenze, mentre il presidente uscente Danilo Tuerk, come candidato indipendente appoggiato dal maggiore partito di opposizione, Slovenia Positiva, ha ottenuto il 35,84 per cento. Meno successo invece per il terzo candidato, con il 24,16 percento, l'europarlamentare Milan Zver, candidato del partito di governo Partito Democratico Sloveno dell'attuale premier Janez Janša e dei democristiani di Nova Slovenia.

Commentando i risultati del primo turno, il premier sloveno Janez Janša si e' detto deluso della bassa affluenza alle urne e ha annunciato che il suo partito riflettera' a chi dare il sostegno tra tre settimane al ballottaggio. Janša ha detto che a differenza di Tuerk e Pahor, l'europarlamentare del suo partito, Milan Zver nella sua campagna aveva parlato apertamente della situazione seria in cui si trova lo stato sloveno e ha appoggiato le urgenti riforme necessarie al paese per uscire dalla crisi. Ha accettato quindi il ruolo ingrato di difendere la politica antipopolare del governo. Secondo il premier sloveno, il paese necessita attualmente di diverse misure anticrisi per sanare il sistema bancario appesantito da mali crediti e per stabilizzare le finanze pubbliche. Per questa ragione, la decisione a chi dare appoggio nel secondo turno, tra Pahor o Tuerk, il partito di Janša la prendera' in relazione alla posizione dei due candidati su queste misure. Pahor e Tuerk hanno annunciato una battaglia che servira' a presentare meglio i loro programmi agli elettori.

L'ex premier e candidato con il maggior numero di voti ottenuti al primo turno, Borut Pahor, ha detto che il risultato ha superato le sue aspettative e che questo gli serve come ispirazione. Il presidente uscente Danilo Tuerk ha dichiarato invece che l'esito e' aperto, che lui e' ottimista e che spera nella vittoria al secondo turno. Al tempo stesso ha valutato che nella campagna elettorale ci sono stati molti "colpi bassi" e "menzogne". Ha aggiunto che al ballottaggio fara' il tutto possibile affinche' siano visibili "le differenze concettuali" tra lui e Pahor. "Mi impegno per uno stato onesto e diverso e come presidente nel secondo mandato aiutero' la costruzione di un tale paese", ha precisato Tuerk. Alludendo allo scandalo di corruzione chiamato Patria, il presidente uscente ha indicato che la Slovenia e' l'unico stato dell'Unione Europea in cui si conduce un processo penale contro il presidente del governo e che su questo bisogna riflettere seriamente.

Dal punto di vista croato, c'e' da dire che subito dopo i risultati preliminari, Borut Pahor ha dichiarato al quotidiano di Zagabria 'Večernji list' di essere certo che esiste la possibilita' e il modo in cui i due paesi amici, due popoli amici, possono risolvere il problema della Ljubljanska banka a fin di bene di entrambe le parti. La sua posizione conciliante e moderata, è del tutto diversa rispetto alle voci che negli ultimi tempi arrivano dalla Slovenia, in particolare quando si tratta della ratifica del trattato di adesione della Croazia all'Ue, osserva 'Večernji list'. "Resto assolutamente convinto che la Slovenia deve al piu' presto attivare la ratifica dell'accordo di adesione", ha precisato Pahor e ha aggiunto che la Slovenia ha compiti da fare a casa - problemi economici e politici - mentre ostacolare la ratifica del trattato di adesione croato comprometterebbe soltanto la fiducia tra i Paesi stranieri. Nel caso di tensioni all'interno dell'Ue, la Slovenia deve “proteggersi” con i vicini, membri delle stesse organizzazioni internazionali, della Nato e dell'Ue. Che entrambi le parti facciano passi avanti, la Slovenia con la ratifica, la Croazia verso l'accordo di Vienna sulla secessione, ha rilevato l'ex premier sloveno a cui si attribuisce come uno dei grandi successi la soluzione della disputa sul confine con la Croazia. Va detto infine, che la posizione di Pahor sulla ratifica, almeno formalmente, non e' condivisa dal premier Janez Janša.

[*] Il testo è la trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale


giovedì 11 ottobre 2012

LJUBLJANSKA BANKA: IL CASO NON DEVE OSTACOLARE L'ADESIONE DELLA CROAZIA ALL'UE


Di Marina Szikora [*]
Il contenzioso tra Croazia e Slovenia sulla Ljubljanska banka non deve in nessun modo essere collegato con l'allargamento dell'Ue, ha detto Peter Stano, portavoce del commissario europeo all'allargamento, Stefan Fuele, informano i media croati. Per l'agenzia austriaca APA Stano ha sottolineato che la Commissione uropea e' convinta che tutti i paesi membri dell'Ue ratificheranno l'accordo di adesione della Croazia firmato lo scorso novembre. Il portavoce di Stefan Feule si e' detto certo che la Croazia il prossimo primo luglio diventera' membro a pieno titolo dell'Ue. Le dichiarazioni del portavoce del commissario europeo vengono interpretate in Croazia come un messaggio indiretto della Commissione europea agli sloveni. I lider dell'Ue non vogliono che la questione della Ljubljanska banka diventi un motivo di conflitto che potrebbe rallentare l'ingresso della Croazia nell'Ue. La Commissione europea ha invitato entrambi le parti a trovare una soluzione accettabile ma e' stato rilevato che si tratta di un problema bilaterale che non e' collegato con l'adesione della Croazia all'Ue.

Va detto anche che la Commissione esteri del Parlamento sloveno a fine settembre ha appoggiato la politica del governo e del ministro degli esteri sloveno Karl Erjavec che vuole condizionare la ratifica dell'accordo di adesione della Croazia all'Ue con la soluzione del contenzioso sulla Ljubaljanska banka ed i suoi risparmiatori. Il presidente della Commissione esteri del Parlamento sloveno, Jožef Horvat ha dichiarato settimana scorsa che la soluzione del problema Ljubljanska banka e' un obbligo che la Croazia deve accettare e in questo senso e' collegato con l'adesione della Croazia all'Ue. Reagendo alle dichiarazioni della ministro degli esteri ed affari europei croata, Vesna Pusić la quale aveva detto che la questione della Ljubljanska banka e la ratifica dell'accordo di adesione croato non possono essere collegati, Horvat ha precisato che il Parlamento sloveno ritiene che la soluzione della questione e il rispetto degli obblighi ed accordi internazionali sono collegati con la decisione dei deputati sloveni sulla ratifica dell'accordo di adesione croato. 

Nel rapporto che la Commissione europea dovrebbe approvare questa settimana si dice, secondo le anticipazioni riportate dai media locali, che la Croazia soddisfa generalmente gli obblighi assunti durante i negoziati di adesione. Si tratta del rapporto sul monitoraggio di preadesione che e' stato introdotto per garantire che la Croazia entri nell'Ue avendo soddisfatto completamente le condizioni richieste e questo rapporto non fornisce alcuna ragione agli Stati membri dell'Ue per rimandare le ratifiche dell'accordo di adesione della Croazia.

Ivo Josipovic incontra Francois Hollande a Parigi
L'accordo di adesione della Croazia all'Ue sara' sul tavolo del Consiglio dei ministri molto presto e l'accordo dovrebbe essere ratificato molto probabilmente entro la fine dell'anno, al massimo all'inizio dell'anno prossimo. Lo ha detto il presidente francese Francois Hollande dopo l'incontro con il suo ospite croato Ivo Josipović al Palazzo eliseo in occasione di una tre giorni di visita ufficiale del presidente croato a Parigi. I media croati hanno qualificato questa visita nel segno di una sempre maggiore vicinanza dei due paesi mediterranei.
Anche se il tema chiave dei colloqui craoto-francesi al massimo livello e' stata la ratifica dell'accordo di adesione della Croazia, tutte le circostanze parlano di una accoglienza molto calorosa. Sia dall'incontro tra i due presidenti, che dai colloqui con altre autorita' francesi, risulta chiaramente che la Francia non esitera' a ratificare in tempo rapido l'accordo croato.
La Croazia si aspetta che entro l'anno il processo di ratifica sara' concluso in 20 dei 27 stati membri dell'Ue. Oltre al futuro dell'Ue e del fatto, sottolineato da Ivo Josipović, che il processo di allargamento dell'Unione non si deve fermare con l'ingresso della Croazia il prossimo 1 luglio 2013, si e' parlato anche della situazione nella regione, di relazioni tra i paesi dell'ex Jugoslavia che sono cambiate dopo le elezioni in Serbia lo scorso maggio in cui ha vinto la destra guidata dall'ex partito dell'imputato dell'Aja Vojislav Šešelj.
Hollande ha salutato inoltre gli ottimi rapporti con la Croazia sul piano della cultura mentre sul piano economico e' stato annunciato un ulteriore rafforzamento della collaborazione in concreti progetti infrastrutturali in Croazia. La Croazia dovrebbe essere un fattore di stabilita' nei Balcani e rapppresentare per tutti gli altri paesi della regione l'esempio sul loro cammino verso l'integrazione europea, in particolare quando si tratta di diritti delle minoranze e dello sviluppo della democrazia, ha concluso il presidente francese Hollande.
[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto in parte dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale


giovedì 4 ottobre 2012

IL CASO DELLA LJUBLJANSKA BANKA: CHE COSA VUOLE LA SLOVENIA?


Di Marina Szikora [*]
Il ministro degli Esteri sloveno, Karl Erjavec, a New York in occasione dell' Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha nuovamente espresso i suoi dubbi sulla possibilita' che il caso della Ljubljanska Banka sia risolta a livello di esperti che attualmente cercano la soluzione in merito alla questione aperta che sembra ulteriormente influenzare la posizione slovena relativa all'ingresso della Croazia nell'Ue. Erjavec ha accusato la parte croata di "cambiare continuamente posizione" sulla questione e ha detto di avere l'impressione che i croati non stanno dimostrando molta prontezza affinche' il problema venga risolto. "La ministro croata e' ottimista, ma io no e penso che vada bene avvertirne pubblicamente" ha detto il ministro sloveno riferendosi alla sua collega croata Vesna Pusić. Erjavec ha aggiunto di aspettare adesso l'esito del terzo incontro degli esperti, questa settimana in Slovenia.

Secondo le parole del ministro sloveno, a New York sulla vicenda si sarebbero informati anche altri interlocutori stranieri ai quali Erjavec ha detto che i negoziati non proseguono secondo le aspettative della Slovenia. Alla domanda dei giornalisti, Erjavec ha negato le informazioni mediatiche secondo le quali Bruxelles avrebbe criticato Lubiana perche' sta collegando la questione della Ljubljanska Banka con la ratifica del trattato di adesione della Croazia all'Ue. Secondo il capo della diplomazia slovena si tratterebbe di esagerazioni dei media in Croazia. Secondo Vesna Pusić, al contrario la Croazia ha una posizione assolutamente coerente sul caso della Ljubljanska Banka e sempre a New York, ai margini dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha detto di non capire che cosa sia successo con la Slovenia. Ha ricordato che quest'estate con la parte slovena e' stata concordata la nomina degli esperti finanziari. Zdravko Rogić e France Arhar, gli esperti dei due rispettivi paesi, hanno dunque avuto gia' due incontri mentre il terzo, come annunciato, e' previsto per questa settimana.

"In mezzo a questi colloqui, la Slovenia e il collega Erjavec d'un tratto hanno concluso che non vogliono ascoltare nemmeno il parere del proprio esperto, tanto meno di quello croato, e pongono in maniera ultimativa la condizione della rinuncia a qualsiasi processo collegato con il debito della Ljubljanska Banka", ha spiegato Pusić aggiungendo che in questo momento non si capisce quale sia l'obiettivo e che cosa si vuole ottenere. Secondo il ministro degli Esteri croato e' un po' sotto livello questo tipo di gioco sui propri desideri un giorno si' un giorno no. Pusic ha ribadito che la Croazia e' pronta a risolvere la questione della Ljubljanska Banka sottolineando ancora una volta la posizione che questo problema e la ratifica del trattato di adesione della Croazia all'Ue non sono in nessun modo questioni collegate.

[*] Corrispondente di Radio Radicale. IL testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 4 ottobre 2012 a Radio Radicale



PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa da Radio Radicale oggi 4 ottobre. La trasmissione è riascoltabile nella sezione "In Onda" del blog oppure, insieme a quelle precedenti, sul sito di Radio Radicale.

mercoledì 26 settembre 2012

CROAZIA: RICATTO SLOVENO SUI DEBITI DELLA LJUBLJANSKA BANKA

Articolo di Davide Denti pubblicato su Eastjournal.net
La Slovenia rischia la faccia a Bruxelles: l’ultima mossa del governo Janša è vista in sede europea come un vero ricatto. Lubiana non ratificherà il trattato di adesione della Croazia (mossa già compiuta da 14 stati UE su 27) se Zagabria non cederà sulla questione dei debiti della Ljubljanska Banka di jugoslava memoria.
A seguito del fallimento della Ljubljanska Banka negli anni ’90, 172 milioni di euro di risparmi di 130.000 cittadini croati finirono direttamente nel debito pubblico sloveno. L’istituzione-figlia, la Nova Ljubljanska Banka (NLB), è stata citata in giudizio da due banche croate per riottenere il denaro. Ma secondo la Slovenia l’intera vicenda va giudicata nel contesto degli accordi di successione alla Jugoslavia, direttamente in sede della Bank of International Settlements (BIS) di Basilea in Svizzera. Il governo HDZ di Kosor nel 2010 aveva accettato il principio dei negoziati in sede BIS, ma a fronte di pochi progressi sulla questione l’attuale governo socialdemocratico sembra essere tornato all’idea della risoluzione bilaterale. Nel frattempo, lo scorso mese di giugno la Slovenia ha versato altri 382 milioni di euro nelle casse della NLB per impedirne una nuova bancarotta.
Il ministro degli esteri sloveno Karl Erjavec aveva già sottolineato la questione in giugno e vi è tornato in settembre: “Personalmente mi auguro che la Croazia acceda all’Unione Europea il prima possibile e che l’accordo sia ratificato… ma la precodizione a ciò è che venga risolta la questione della Ljubljanska Banka“.
La comunità diplomatica europea di Bruxelles tuttavia non è affatto felice della mossa slovena: la Commissione e i funzionari degli stati membri vedono come fumo negli occhi questa intromissione di una questione bilaterale in una complessa procedura pluriannuale di rilevanza continentale. La Slovenia sembra sempre più fare la figura del rompiscatole che cerca di far pesare il proprio status di paese membro per risolvere i suoi problemi bilaterali, a scapito dell’interesse generale. Un po’ come Cipro, la cui questione avvelena le fondamentali relazioni tra l’Unione e la Turchia. Per questo la pressione su Lubiana aumenterà a partire dal 10 ottobre, con la pubblicazione dell’ultimo rapporto della Commissione sull’allargamento alla Croazia. Se, come plausibile, questo sarà positivo, la Slovenia non avrà più alibi per tenere in sospeso la ratifica del trattato d’adesione.
Secondo l’analista politico croato Davor Gjenero, inoltre, la questione potrebbe essere gonfiata da entrambe le parti per fini elettoralistici. La Slovenia va alle urne in ottobre per eleggere un nuovo capo di stato, la società è molto divisa e il paese è sull’orlo della bancarotta: riattizzare un “nemico esterno” è una strategia populista che potrebbe servire gli interessi elettorali dell’attuale governo a Lubiana. Se così fosse, il contenzioso dovrebbe rientrare una volta passata la stagione elettorale (pur senza una soluzione in vista per i risparmiatori della LB), e Zagabria non dovrebbe subire eventuali ritardi nel suo accesso all’Unione, previsto per luglio 2013.
Le relazioni bilaterali avevano già messo i bastoni tra le ruote all’adesione della Croazia all’UE nel 2008, quando Lubiana minacciò di bloccare i negoziati per via del contenzioso sui confini marittimi nel golfo di Pirano – questione che la Croazia si impegnò a risolvere tramite arbitrato internazionale, ma che resta ancora aperta. Ancora, l’anno scorso la Slovenia si era messa in cattiva luce quando gli interessi economici di una azienda slovena di costruzioni avevano spinto il governo di Lubiana a mettere il veto ad ulteriori sanzioni contro la Bielorussia, attirandosi l’ira della Polonia e venendo infine costretta a fare un passo indietro.
C’è da augurarsi che la Croazia abbia appreso la lezione e che non si comporti allo stesso modo una volta fatto il suo ingresso nell’UE. I propositi sembrano buoni: dopo la questione del golfo di Pirano, Zagabria dichiarò solennemente che non avrebbe mescolato questioni bilaterali e multilaterali impedendo l’integrazione degli altri stati balcanici. E ultimamente sembra essere vicina alla soluzione anche la questione croato-bosniaca del corridoio di Neum / ponte di Peseljac, grazie alla mediazione UE.