Visualizzazione post con etichetta aleksandar vucic. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta aleksandar vucic. Mostra tutti i post

martedì 20 gennaio 2015

SERBIA: IL PREMIER VUCIC CONTRO I GIORNALISTI FICCANASO

Il premier serbo Aleksandar Vucic non ha gradito l'inchiesta di quei ficcanaso del Balkan Investigative Reporting Network che hanno pubblicato un'inchiesta sull'affare con cui la società di Stato serba dell’energia, Elektroprivreda Srbije, avrebbe affidato, con un aggravio dei costi, alla Energotehnika–Juzna Backa, un consorzio locale senza esperienza, l’appalto per la ricostruzione della miniera di carbone di Tamnava, danneggiata dalle alluvioni del maggio 2014, che rifornisce di combustibile la centrale TENT che a sua volta fornisce energia a metà del paese. 
Il consorzio della Juzna Backa, secondo Birn, sarebbe collegato a Nikola Petrović, direttore della compagnia statale della rete elettrica Elektromreze Srbije, vicino proprio al premier Vučić, il quale, non solo ha accusato Birn di aver scritto falsità, ma ha anche accusato direttamente l’Unione Europea e il suo capo delegazione a Belgrado, Michael Davenport, di finanziare organizzazioni giornalistiche come BIRN per diffamare il suo governo. Birn naturalmente respinge le accuse e conferma punto per punto la sua ricostruzione.
Non è la prima volta che Vučić mostra qualche fastidio per le critiche. Nel giugno dello scorso anno, per esempio, se la prese con l’Osce accusandola di mentire dopo che essa aveva criticato il suo governo per aver cercato di limitare le critiche online alla sua gestione delle alluvioni. 

Qui di seguito l'articolo di Davide Denti per Eastjournal.net

SERBIA: Il senso di Vučić per la libertà di stampa
di Davide Denti - Eastjournal.net, 19 gennaio 2015

“Dite a quei bugiardi che hanno mentito ancora. E’ tutto ciò che ho da dire”. Così il premier serbo Aleksandar Vučić, venerdì 9 gennaio, parlando in maniera non proprio lusinghiera del Balkan Investigative Reporting Network (BIRN), il network balcanico di giornalismo d’inchiesta basato a Sarajevo, che durante la settimana passata aveva denunciato la corruzione in base alla quale il monopolio statale serbo dell’energia, Elektroprivreda Srbije (EPS), avrebbe affidato ad un consorzio locale senza esperienza, la Energotehnika – Juzna Backa, l’appalto per la ricostruzione della miniera di carbone di Tamnava (regione di Obrenovac), con un forte aggravio dei costi. Il consorzio della Juzna Backa, secondo BIRN, era collegato a Nikola Petrović, direttore della compagnia statale della rete elettrica Elektromreze Srbije, vicino proprio al premier Vučić. La miniera di Tamnava, danneggiata dalle alluvioni dello scorso maggio, rifornisce di combustibile la centrale TENT, che dà energia a metà del paese.

Vučić ha anche accusato direttamente l’Unione Europea e il suo capo delegazione a Belgrado, Michael Davenport, di finanziare direttamente organizzazioni giornalistiche come BIRN per diffamare il governo. “E’ importante che la gente sappia. Hanno ricevuto i soldi da Davenport e dall’UE per parlare contro il governo serbo”.

Vučić l’ha quindi buttata sul nazionalismo economico, sostenendo che BIRN avrebbe fatto lobbying perché il contratto di ricostruzione della miniera fosse affidato ad aziende straniere. “Quelli che hanno vinto i vostri [dell'UE] appalti seguendo strette procedure hanno cercato di forzare il governo della Serbia ad accettare un’offerta di una società occidentale che era più costosa di 23 milioni di euro rispetto all’offerta di una compagnia serba”, ha affermato.

lunedì 17 novembre 2014

LA VISITA DI RAMA A BELGRADO. TRA ALBANIA E SERBIA C'E' DI MEZZO IL KOSOVO?

Il fuori programma delle sue dichiarazioni sul Kosovo ha rischiato di far fallire la storica visita a Belgrado, ma nonostante la tensione le relazioni bilaterali non sono a rischio.

Edi Rama e Aleksandar Vucic
Di Marina Szikora
Le parole del premier albanese Edi Rama a Belgrado appena pronunciate hanno suscitato la smorfia del premier serbo Aleksandar Vucic e la sua durissima replica. “L'indipendenza del Kosovo e' una realta' e prima la Serbia lo accettera', piu' velocemente la regione andra' avanti”, cosi' il premier albanese, forse in modo inaspettato, ma dall'altra parte, come ha osservato il corrispondente croato da Belgrado, nessuno poteva essere cosi' ingenuo di non immaginare che Edi Rama avrebbe utilizzato proprio questa occasione per ribadire la sua posizione e per non far dimenticare a nessuno la solidarieta' degli albanesi, quale che sia il paese al quale appartengono. Per Vucic, almeno di come potevano registrarlo le telecamere, e' stata una brutta sorpresa e qualcosa che, come aveva detto, non e' stato annunciato in nessuno degli talking point di questa visita che si annunciava storica. E sull'inevitabile tema della recente partita che si e' conclusa con il ben noto incidente con la bandiera e le violenze sullo stadio di Belgrado, Rama ha detto: “Non siamo nemici, i nostri nemici comuni sono la poverta', mancanza di prospettiva per i giovani e un grande debito pubblico”. L'invito al suo omologo serbo, di visitare l'anno prossimo l'Albania non e' mancato e per gli albanesi della valle di Presevo, Rama ha detto che possono essere il ponte di collaborazione tra la Serbia e l'Albania.

Rama si e' presentato come un avvocato dell'indipendenza kosovara e Vucic lo ha qualificato come una provocazione. I due premier non dovrebbero discutere “del” Kosovo, bensi' “con” il Kosovo, e' dell'opinione Dragoslav Dedovic, corrispondente della Deutsche Welle sezione serba. Nel suo commento il giornalista si chiede che cosa c'e' di storico nell'incontro Vucic-Rama? E risponde che una dimensione storica vi e' soltanto nel ritardo di quasi un intero secolo. Loro due sono i primi rappresentanti democraticamente eletti di due popoli che si sono decisi ad un incontro bilaterale, Belgrado e Tirana si trovano a due ore di volo da Bruxelles o da Berlino, ma le lontananze politiche ed emotive di queste destinazioni si misurano con anni di luce. Una stretta di mano cordiale con qualcuno che vedi come un nemico solido e un po' di presunzione balcanica e' meglio che nulla, afferma il giornalista della DW e aggiunge che meglio prima che mai. Questo incontro non risolevera' pero' i problemi accumulati, afferma. Pristina sembra essere piena di sex appeal anche se si tratta del piu' povero paese in Europa. Sia Belgrado che Tirana ripetono la stessa formula che Bruxelles ascolta volentieri: rispettiamo i confini immutabili! Con il fatto che la Serbia ritiene di confinare con l'Albania mentre l'Albania ritiene di confinare con il Kosovo, scrive la Deutsche Welle.

giovedì 15 maggio 2014

IL NEO PREMIER SERBO SCEGLIE SARAJEVO PER IL PRIMO VIAGGIO ALL'ESTERO

Il premier serbo Vucic e quello bosniaco Bevanda
Di Marina Szikora
“Sono arrivato in visita in Bosnia Erzegovina come amico e come rappresentante di un paese che rispetta l'integrita' territoriale e la sovranita' e vuole che i due paesi collaborino con successo”: queste le parole del neo premier serbo Aleksandar Vučić, arrivato martedi' a Sarajevo, sua prima visita ufficiale in veste di nuovo premier della Serbia. Vučić ha detto che la Serbia e la Bosnia Erzegovina sono i partner piu' importanti. Giunto a Sarajevo su invito del presidente del Consiglio dei ministri, Vjekoslav Bevanda, Vučić ha illustrato l'interesse della Serbia per la Bosnia con la costante crescita dello scambio commerciale tra i due paesi. Il premier serbo ha aggiunto che la Serbia si aspetta dalla Bosnia l'eliminazione delle norme discriminatorie relative all'importazione di bevande, vino e tabacco trinciato e ha ricordato che la Serbia dal 2012 ha investito in Bosnia 842,4 milioni di euro.

C'e' da dire che una parte dei media in Bosnia Erzegovina ha accolto l'annuncio della visita di Vučić con estrema riservatezza ricordando il suo passato al tempo della guerra ,come ad esempio le dichiarazioni in cui invitava all'uccisione dei musulmani. Hanno avvertito inoltre che sulle pagine web del Partito serbo del progresso di cui Vučić e' il leader, ancora pochi giorni fa c'erano documenti programmatici in cui si annunciava la possibilita' dell'unificazione della Serbia e con la Republika Srpska, l'entita' a maggioranza serba della Bosnia. Cosi' alcuni media bosniaci ricordano che soltanto dall'inizio di questa settimana e' stata tolta la parte del programma dello scorso febbraio in cui di diceva che “l'avvicinamento politico e l'unita' economica con la RS rappresenta una politica reale che nel futuro, in modo pacifico e rispettando la volonta' del popolo, creera' le condizioni per formare uno stato comune e unitario del popolo serbo e di tutti gli altri cittadini che vivono sul territorio della Serbia e della RS”.

Adesso comunque, per voce del nuovo premier, abbiamo potuto sentire dichiarazioni di tutt'altro tipo. In vista del suo viaggio a Sarajevo, Vučić ha dichiarato che in Serbia non esiste odio verso i vicini e ha sottolineato che la Serbia appoggia l'integrita' della Bosnia: “Io sono serbo, amo la Serbia, ma rispetto, apprezzo e auguro molto successo alla Bosnia. Voglio che la Bosnia sia amica della Serbia e voglio che lo senta ogni bosgnacco e ogni croato come vorrei che ogni serbo della Serbia abbia questo tipo di sentimento verso la Bosnia”, ha detto Vučić in una intervista all'emittente Al Jazeera Balkans. Il premier serbo ha smentito le affermazioni di alcuni media di Sarajevo secondo i quali nel programma del suo partito si indica come obiettivo la formazione di uno stato unitario tra Serbia e Republika Srpska di Bosnia. Vucic ha valutato che nel futuro i conflitti non saranno possibili e ha rilevato che in Serbia non vi e' piu' l'odio verso i vicini e che il costante guardare al passato puo' fare soltanto dei danni a tutti.

Il premier della Bosnia Erzegovina, Vjekoslav Bevanda, da parte sua ha valutato i suoi colloqui con Vučić e con i suoi collaboratori come colloqui di “profondo rispetto, ma senza complessi e con molte cose concrete”. “La collaborazione regionale innanzitutto”, ha detto Bevanda esprimendo l'aspettativa “che ci sara' una collaborazione economica piu' concreta tra i due paesi”, aggiungendo che presto verra' deciso se una seduta congiunta dei due esecutivi verra' fissata prima delle elezioni parlamentari in Bosnia, previste per il prossimo ottobre. Bevanda ha precisato che la definizione dei confini tra i due stati e la secessione della RS restano questioni aperte che devono essere risolte nel futuro: “Noi abbiamo bisogno di comprensione e rispetto, quanto in tutto questo ci sara' amore, a ognuno di noi la scelta”, ha detto Bevanda. Secondo il quotidiano di Belgrado 'Blic' i cittadini di Sarajevo hanno accolto favorevolmente la prima visita ufficiale del premier Vučić nel loro paese perche', come dicono, approvano il dialogo dei due stati, la pace e la normalizzazione delle relazioni personali.

La delegazione serba guidata dal premier Aleksandar Vučić ha incontrato anche i rappresentanti dell'Assemblea parlamentare della Bosnia Erzegovina. Božo Ljubić, primo vicepresidente della Camera, ha detto di apprezzare particolarmente il fatto che il nuovo premier serbo ha scelto la Bosnia come prima destinazione all'estero dopo la recente vittoria alle elezioni e dopo aver assunto l'incarico di premier. “Questo ci dice quanto la Bosnia sia importante per la Serbia come partner e come vicino. Tema principale dei nostri colloqui, oltre alle questioni politiche aperte, e' stata la futura collaborazione sul cammino europeo perche' la prospettiva europea e' comune ad entrambi i paesi” ha detto Ljubić a fine incontro esprimendo speranza che la Serbia appoggera' il cammino europeo della Bosnia Erzegovina.

Durante l'incontro con il ministro degli Esteri bosniaco, Zlatko Lagumdžija e' stato rilevato che i rapporti tra i due paesi si sono normalizzati negli ultimi anni e, come detto dal capo della diplomazia bosniaca, e' arrivato finalmente il momento di occuparsi di cooperazione economica e pratica. Secondo Lagumdžija l'incontro e stato particolarmente incentrato sui nuovi fondi Ipa, che sono gli strumenti di pre-accesso dell'Ue, destinati a progetti regionali nei Balcani occidentali.
Rispetto a tutti gli altri media in Serbia che si dicono essere in piena funzione del partito governativo, il Partito serbo del progresso, il quotidiano 'Danas', all'indomani della visita di Vučić a Sarajevo osserva che “il rispetto dell'integrita' territoriale della Bosnia, nonche' della Republika Srpska, il rilievo delle relazioni di amicizia della Serbia verso la Bosnia ma anche il rifiuto di una chiara posizione verso il passato personale durante la guerra degli anni novanta, sono i principali messaggi della visita ufficiale del premier Aleksandar Vučić a Sarajevo”.

Alla domanda dei giornalisti su chi sia il vero Aleksandar Vučić – se il nazionalista degli anni Novanta oppure quello che pochi giorni fa ha detto che niente puo' distruggere la Bosnia Erzegovina - aggiunge 'Danas', il premier serbo ha risposto che molti non hanno capito quali sono i cambiamenti nel mondo e nella regione e che non ha intenzione ne' di lusingare il pubblico bosniaco come nemmeno di rispondere alle speculazioni mediatiche. Il premier ha detto, prosegue 'Danas', che anche lui potrebbe occuparsi del passato politico di molti in BiH ma questo non gli passa per la mente: “I rappresentanti della Bosnia vengono eletti dal popolo”, ha detto Vučić sottolineando che lui rispetta il popolo bosniaco e le sue scelte. “Ci sono persone che hanno perdonato se stessi dieci volte, e agli altri nemmeno una. Non voglio far parte di questa gente”, ha concluso Vučić.

Vuk Bačanović, vice capo redattore del giornale di Sarajevo 'Dani' ha valutato per il quotidiano serbo 'Danas' che l'importanza della visita di Vučić a Sarajevo e' stata “troppo gonfiata”. E' chiaro che in questo momento Vučić non vuole dare l' immagine di qualcuno che  si inginocchia e chiede scusa, cosicche' tutti quelli che si aspettavano grandi parole, molto probabilmente sono rimasti delusi. E' indicativo pero' che Vučić, in vista della sua visita a Sarajevo, abbia ordinato la cancellazione del contestato capitolo del programma del Partito serbo del progresso in cui si parla di creare le precondizioni per l'unificazione della Republika Srpska e con la Serbia, ha aggiunto Bačanović. Secondo la sua opinione e' altrettanto importante il fatto che la prima visita di Vučić in Bosnia non sia stata quella di Banjaluka, capoluogo della RS, e con questo e' stato mandato un forte messaggio che nessuno giochera' con i confini nei Balcani e che la Serbia, per adesso, limitera' la sua influenza a quello che viene suggerito da Bruxelles, e molto evidentemente da Berlino.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

giovedì 1 maggio 2014

SERBIA: VUCIC OTTIENE LA FIDUCIA, SI INSEDIA IL NUOVO GOVERNO

Il neo-premier serbo Aleksandar Vucic
Di Marina Szikora
“Vi propongo di lavorare per il bene del popolo, dei cittadini, non si tratta soltanto delle nostre vite bensi’ delle vite delle future generazioni, spero che tra quattro anni ci troveremo in questa sala orgogliosi di quello che abbiamo fatto” ha detto il neo premier del governo serbo, Aleksandar Vučić rivolgendosi ai membri del suo nuovo esecutivo nel Parlamento della Serbia. Da domenica scorsa, quindi, la Serbia ha il nuovo esecutivo guidato da Aleksandar Vučić e composto da 16 ministri di cui tre sono anche vicepresidenti e due sono ministri senza portofoglio. A favore del governo hanno votato 198 di 250 deputati, 23 sono stati gli astenuti. Nel suo discorso durato ben tre ore prima della votazione, Vučić ha annunciato le riforme che passeranno all’esame del parlamento per creare un ambiente di mercato favorevole, sradicare la corruzione e sollecitare gli investimenti in Serbia.

Le riforme economiche, lo sviluppo del settore privato e il consolidamento del bilancio sono i tre compiti cruciali del futuro governo serbo, ha detto Vučić presentando il suo programma e la sua squadra di ministri. Il neo premier ha rilevato che il programma del suo esecutivo non avra’ molte promesse ma avra’ molta audacia e fermezza per far cambiare il modo di ragionamento in Serbia. Ha invitato i deputati di “lavorare giorno e notte in parlamento” fino al 15 luglio a fin di promulgare al piu’ presto il pacchetto di nuove leggi che secondo lui saranno cruciali per l’adattamento dell’economia serba al 21-esimo secolo. Vučić ha annunciato tagli drastici dei privilegi di molti funzionari nelle istituzioni statali. Le pensioni non verranno ridotte finche’ non si cerchera’ di diminuire il deficit con altri metodi e si risparmiera’ con la riduzione dei salari del 10 per cento nel settore pubblico. I ministeri non saranno piu’ feudi politici dove nessuno e’ responsabile del proprio lavoro e il lavoro dei ministri sara’ analizzato ogni sei mesi. Quelli che risulteranno poco operativi saranno sostituiti, ha avvertito Vučić.

Per Zoran Đilas invece, lider del Partito democratico, il partito in opposizione, la Serbia non ha un nuovo governo bensi’ un governo ristrutturato in cui e’ avvenuto il cambio dei posti di premier e primo vicepresidente del governo. Đilas afferma che nel nuovo governo non ci sono molte persone nuove e che si e’ arrivati a quello che si offriva di cambiare anche senza le elezioni, vale a dire che Vučić diventasse premier mentre l’ex premier Dačić ottenesse l’incarico di primo vicepresidente del governo, cosa che in effetti e’ avenuta a seguito di queste elezioni anticipate in Serbia. Ivica Dačić, oltre ad essere primo vicepresidente del governo adesso e’ anche il nuovo ministro degli esteri serbo.

“La Serbia ha un ruolo chiave nell’Europa sudorientale e per questo mi aspetto che continui a contribuire alla stabilita’, collaborazione e riconciliazione nella regione”, e’ il messaggio del presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso nella sua lettera di congratulazioni al nuovo premier. Barroso ha invitato Vučić di continuare “gli sforzi coraggiosi” a fin della normalizzazione delle relazioni con Priština e ha ricordato la necessita’ che l’avanzamento nel dialogo vada a pari passo con il processo dei negoziati di adesione. Il primo ospite internazionale a seguito della formazione del nuovo governo in Serbia e’ stato l’alto rappresentante dell’Ue per la politica estera e di sicurezza Catehrine Ashton. Una visita che si dice non soltanto di carattere protocollare poiche’ sulla sua agenda si e’ trovato il tema del proseguimento del processo di allargamento e le relazioni tra Belgrado e Priština. Bruxelles continua a ribadire che il dialogo tra Belgrado e Priština “non ha alternative” e che il suo proseguimento e’ nell’interesse di entrambe le parti. Gia’ nei prossimi giorni si attende un nuovo round di negoziati a Bruxelles che dovrebbe anche ufficializzare l’accordo sulla giustizia.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 1° maggio a Radio Radicale

giovedì 24 aprile 2014

SERBIA: A VUČIĆ L’INCARICO DI FORMARE IL NUOVO GOVERNO

Aleksandar Vucic
di Marina Szikora
Martedi’, il presidente della Serbia, Tomislav Nikolić, come previsto e annunciato e ovviamente in base ai risultati elettorali, ha conferito ad Aleksandar Vučić, leader del Partito serbo del progresso, l’incarico di formare il nuovo governo. Precedentemente, settimana scorsa, il capo dello stato serbo ha avviato le consultazioni con i rappresentanti dei partiti che hanno oltrepassato la soglia elettorale, vale a dire con i rappresentanti del Partito socialista serbo, del Partito democratico, del Nuovo Partito democratico, dell’Alleanza degli ungheresi di Vojvodina e del Parito di azione democratica.Ricordiamo che alle recenti elezioni parlamentari tenutesi il 16 marzo scorso, il Partito serbo del progresso (SNS) ha ottenuto il 48,34 per cento dei voti e quindi 158 seggi su 250. Questi risultati potrebbero consentire ai massimi vincitori, il Partito serbo del progresso di controllare i due terzi del parlamento grazie all’appoggio degli 11 deputati delle minoranze e quindi attuare le riforme senza l’appoggio di altri partiti.

Ricevendo l’incarico dal presidente Nikolić, il futuro premier Aleksandar Vučić ha promesso di lavorare con molto impegno e onestamente rilevando che il suo esecutivo trasformera’ la Serbia in uno stato sano e dignitoso. Secondo le sue parole e’ difficile immaginare che finora qualcuno abbia ottenuto l’incarico di premier in circostanze cosi’ difficili, soprattutto „dopo le mali decisioni del 2007 e 2009 a causa delle quali il paese affronta un deficit cosi’ alto con una economia non funzionante“. Vučić ha aggiunto che la Serbia entra in riforme difficili e serie poiche’, cosi’ come annunciato all’inizio della campagna elettorale, la lista che ha ottenuto il maggior numero di voti nella storia moderna serba, lavorera’ per le future generazioni e non per le prossime elezioni. Il presidente Nikolić, da parte sua, ha detto che inizia il tempo di responsabilita’ e che con Vučić ha concordato di collaborare strettamente sulle decisioni che non saranno popolari.

Il futuro governo avra’ tra 16 e 18 membri, ha informato Vučić e faranno parte di questo esecutivo il Partito socialista e l’Alleanza degli ungheresi di Vojvodina. L’accordo di coalizione sara’ firmato il 26 aprile. Nel governo ci saranno anche molte personalita‘ senza appartenenza di partito, esperti di singoli settori, ha precisato il futuro premier, anche se dalle fila dell’opposizione queste mosse vengono qualificate come delle „follie“. „Ci saranno molte sorprese nella composizione del governo“ ha annunciato Vučić dicendosi convinto che i cittadini saranno soddisfatti con il lavoro dell’esecutivo.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale.

giovedì 17 aprile 2014

SERBIA: VUČIĆ PROSEGUE I COLLOQUI CON I POTENZIALI PARTNER DI GOVERNO

Aleksandar Vucic
Di Marina Szikora
La scorsa settimana si e’ concluso il primo giro di consultazioni del presidente del Partito serbo del progresso e futuro premier, Aleksandar Vučić con tutti i rappresentanti dei partiti politici che hanno oltrepassato la soglia elettorale. Vučić ha annunciato che la Serbia avra’ il nuovo esecutivo il 24 o 25 aprile. I colloqui si sono aperti con l’incontro con il leader dell’Unione degli ungheresi della Vojvodina, Istvan Pastor, a cui Vučić ha esplicitamente offerto di prendere parte nel nuovo governo. In effetti, questa si direbbe l’unica offerta certa resa pubblica. Il giorno dopo vi e’ stato l’incontro con il leader dei socialisti e premier uscente Ivica Dačić. 

A seguito di questo incontro Vučić ha detto che non vuole un governo partitocratico ma che l’obiettivo e’ quello di unire la Serbia e affrontare le difficili riforme. Ha fatto sapere anche che i colloqui con i socialisti proseguiranno a fin di stabilire le modalita’ della loro partecipazione nel futuro governo. “Noi siamo pronti ad intraprendere la nostra parte del lavoro – affinche’ la Serbia non manchi all’occasione ma faccia un passo avanti piu’ grande”, ha detto Dačić dopo l’incontro con Vučić. Infine i colloqui con la delegazione del Nuovo partito democratico guidata da Boris Tadić. Un partito che Tadić lasciando il Partito democratico ha formato poco prima delle elezioni. Su questo incontro, Aleksandar Vučić ha detto che con il Nuovo partito democratico e’ stato raggiunto un livello di accordo significativo sulle questioni cruciali, che si e’ parlato in modo consistente della situazione in Serbia e dei compiti che stanno di fronte al paese, quali riforme sono necessarie per creare una economia sana.

“In Serbia e’ arrivato un momento storico quando e’ necessario che il governo e l’opposizione lavorino unisono sulla soluzione dei problemi sociali ed economici” ha rilevato Tadić, l’ex presidente della Serbia succeduto dopo le ultime elezioni presidenziali da Tomislav Nikolić. Tadić ha aggiunto che il suo partito si comportera’ in sintonia con questa necessita’, nel caso faccia parte della coalizione governativa come anche se rimarra’ in opposizione. Gli obiettivi nazionali e strategici dell’NDS e del Partito serbo del progresso non si differenziano, mentre la presenza del Partito socialista serbo sarebbe controproducente, ha detto Boris Tadić e ha osservato che il socialisti non possono in alcun modo dare un contributo positivo al futuro governo serbo. “Se nel 2008 il Partito socialista serbo e’ stato utile per arrivare ad un accordo di orientamento strategico per l’integrazione della Serbia nell’Ue, oggi lo stesso partito non puo’ in alcun modo apportare un contributo nel processo negoziale con cui si realizza un tale obiettivo” ha concluso Tadić.

Per quanto riguarda il nuovo parlamento della Serbia insediatosi il 16 aprile, esso e’ composto da 158 deputati della lista del Partito serbo del progresso, 44 della lista guidata dal Partito socialista serbo, 19 della lista del Partito democratico, 18 della lista del Nuovo partito democratico con i Verdi, sei della lista dell’Unione degli ungheresi della Vojvodina, tre dello SDA del Sangiaccato e due del PDD di Riza Halimi.

La stampa di Belgrado in questo periodo e’ piena di speculazioni su quello che potrebbe essere la composizione del futuro governo. Cosi’ in questi giorni si specula che per quanto riguarda la coalizione guidata dai socialisti, l’unico nome sicuro a far parte dell’esecutivo e’ quello del leader socialista e premier uscente Ivica Dačić. Gli attribuiscono come possibili incarichi, il ministero della difesa o gli esteri. Ma a guidare la diplomazia serba, sempre secondo i media, ci potrebbero essere anche il leader del Nuovo partito democratico Boris Tadić oppure persino il presidente del Movimento serbo per il rinnovamento (SPO) Vuk Drašković. Non si dovrebbe sentir preoccupato Rasim Ljajić, che secondo le stesse dichiarazioni di Vučić, sara’ di sicuro nel suo governo.Boris Tadić pero’ ribadisce la sua posizione espressa durante l’incontro con i massimi vincitori: se verra’ decisa la partecipazione dei socialisti nel prossimo governo, allora in questo esecutivo i nuovi democratici non vogliono prendere parte.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

giovedì 27 marzo 2014

LA SERBIA VERSO IL NUOVO GOVERNO

Commemorato il 15° anniversario dell'inizio dei bombardamenti della Nato

Di Marina Szikora
Secondo i media serbi, in particolare il quotidiano di Belgrado “Danas” il lavoro relativo all’insediamento del nuovo Parlamento e alla formazione del nuovo esecutivo serbo dovrebbe essere completato gia’ entro la prima meta’ di aprile. Si ipotizzano due date: quella del 7 aprile che potrebbe essere la data della prima sessione del Parlamento per confermare l'elezione dei parlamentari ed eleggere il presidente ed i vicepresidenti. Poi, entro il 20 aprile dovrebbe essere formato il nuovo governo che il Partito serbo del progresso (Sns), vincitore della consultazione anticipata del 16 marzo, sara’ “funzionale ed efficace”. Aleksandar Vučić, leader del Sns, annuncia a tal proposito, visto che il futuro premier e l'attuale capo dello stato provengono dalle fila dello stesso partito, che il Sns è pronto ad offrire la presidenza del parlamento a qualcuno dei futuri partner della coalizione di maggioranza. Vučić afferma che i colloqui si terranno con tutti i partiti entrati in parlamento. Sempre secondo le fonti del Partito serbo del progresso, e’ in corso la preparazione del piano e del programma del futuro governo che verra’ presentato ai partner di coalizione. Questo programma includerebbe le indispensabili riforme in tutti i settori della società a partire dall'educazione alla sanità, fino a quello più importante, l’economia. Al momento, sempre secondo le informazioni mediatiche, il Sns anche se ha i numeri per formare il governo da solo, sarebbe intenzionato a far entrare nel governo i socialisti di Ivica Dačić e il Nuovo partito democratico dell'ex presidente Boris Tadić (uscito dal Partito democratico dopo la sconfitta elettorale del 2012) se “possono contribuire con il loro lavoro al benessere della Serbia” e ovviamente se accettano il programma che verrà loro proposto.

E in attesa dell'insediamento del nuovo Parlamento e della formazione del nuovo governo, lunedì 24 marzo, la Serbia si è fermata per commemorare i 15 anni dall'inizio dei bombardamenti della Nato. A tal proposito, il capo dello stato, Tomislav Nikolić, ha detto che nessuno deve aspettarsi che “lui dimentichi quello che è accaduto durante l’aggressione contro la Serbia, 78 giorni e notti, dal 24 marzo al 9 giugno 1999”. Nikolic ha aggiunto che la maggior parte dei serbi non ha dimenticato, né perdonato, poiché “non vi è stata nessuna sincera espressione di scuse”. “E’ nostro dovere di non dimenticare mai l’ingiustizia che ha interrotto la vita di tutti gli innocenti che sono morti sul territorio della Serbia e che è impossibile correggere per l’eternità”, ha detto Nikolić. Come si ricorderà, dopo il fallimento di tutti i tentativi diplomatici, il 24 marzo 1999 la Nato, senza un mandato Onu, iniziò i 78 giorni di bombardamenti per fermare la pulizia etnica del regime di Slobodan Milošević contro la popolazione albanese in Kosovo. Siamo a quindici anni di distanza da quegli eventi, e 5 anni dopo l’autoproclamazione dell'indipendenza di Priština che Belgrado continua a non riconoscere. Un grande passo avanti e’ stato compiuto dai due premier, Ivica Dačić e Hashim Thaci, lo scorso aprile a Bruxelles, quando e’ stato raggiunto l’accordo sulla normalizzazione delle relazioni tra i due governi.

Quindici anni fa la Serbia, colpita dai raid della Nato, subì la distruzione di obiettivi sia militari che civili, caserme ma anche case, scuole, ospedali, edifici pubblici e centri culturali e il numero esatto delle vittime e’ ancora sconosciuto, ma si stimano tra 1200 e 2500 morti e oltre 12 mila i feriti. I bombardamenti terminarono nel giugno 1999 con la risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Milošević accetto’ di ritirare le sue truppe dal Kosovo dove entrarono le forze della Kfor, ancora oggi presenti con 5 mila militari provenienti da 36 paesi. Da allora, secondo i dati dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, 230 mila serbi e rom lasciarono il Kosovo in cui ritornarono invece circa 800 mila profughi albanesi. Come detto, la data e la memoria suscitano tuttora condanne pesanti in Serbia mentre invece gli albanesi kosovari evocano con grande riconoscenza l’intervento militare che rese possibile l’interruzione della pulizia etnica nei confronti di questa popolazione.

Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

giovedì 20 marzo 2014

ELEZIONI IN SERBIA: UN LEADER, UN PARTITO

Di Marina Szikora
Domenica 16 marzo i cittadini della Serbia hanno votato alle elezioni anticipate per il rinnovo del parlamento. Alla corsa per i 250 seggi parlamentari si sono presentate 19 liste di coalizioni, partiti, movimenti e associazioni con in tutto 3020 candidati. 8262 erano le sezioni elettorali allestite in Serbia, 90 quelle in Kosovo e 35 all'estero. Le elezioni anticipate sono state indette su richiesta del Partito serbo del progresso (SNS) di Aleksandar Vučić, maggiore partito della coalizione governativa al quale gia' i sondaggi dell'opinione pubblica e le analisi degli esperti politici prospettavano una vittoria netta. C'e' da dire che la campagna elettorale e' stata segnata anche da una grande attivita' dei partecipanti alle elezioni su Internet e sulle reti sociali. In contemporanea con le elezioni parlamentari si sono svolte anche quelle per i 110 consiglieri dell'Assemblea di Belgrado la quale, secondo l'attuale legge, con una maggioranza di voti elegge il sindaco della capitale serba.

Il Partito serbo del progresso ha conquistato il 48% dei voti, una vittoria attesa e non sorprendente, anche se forse non in queste dimensioni. Si dice che dai tempi di Slobodan Milošević, queste sono state le elezioni piu' scontate. E poi, questa vittoria cosi' eclatante ha battuto anche il risultato di Milošević del 1990. Le prime parole del vincitore Vučić a seguito delle prime proiezioni sono state quelle della promessa: “Siamo pronti a porgere la mano a molti, dimostrare che vogliamo collaborare. Non cercheremo di disprezzare nessuno per questo risultato elettorale. Al contrario, vogliamo sentire le loro idee”. Vučić si e' detto certo che i cittadini dopo molti anni hanno riconosciuto una grande occasione per essere “prudenti, lavorare di piu' e comportarsi diversamente”.

Le analisi del voto in Serbia
Gli analisti politici serbi concordano che il potere assoluto significa anche responsabilita' assoluta dopo questa vittoria netta. Vučić ha annunciato che le priorita' del suo futuro governo saranno il consolidamento fiscale e le riforme strutturali, dialoghera' con tutti perche' non gli interessa la forma bensi' la sostanza”. Ha annunciato inoltre che la Serbia continuera' il cammino europeo ma collaborera' strettamente anche con tutti gli amici nel mondo: “Con russi, americani, cinesi”. Ha promesso una feroce lotta alla corruzione e come compito piu' importante quello di risolvere il problema della disoccupazione.
Il quotidiano di Belgrado ‘Blic’, all’indomani del voto ha scritto che molti sapevano che queste elezioni avrebbero portato alla ricomposizione della scena politica serba, ma quasi nessuno poteva prevedere i grandi cambiamenti. Significativo il fatto che il nuovo Parlamento sara’ il primo parlamento serbo in cui ci saranno soltanto i partiti pro europei che si impegnano per l’ingresso della Serbia nell’Ue. E’ rimasto fuori perfino il Partito democratico della Serbia di Vojislav Koštunica, ma si tratta anche di una grave sconfitta del Partito liberaldemocratico di Čedomir Jovanović. Secondo i commenti, non e’ forse cosi’ sorprendente il 3,1 percento dei liberaldemocratici a livello parlamentare, ma la totale sconfitta a Belgrado e’ un colpo durissimo. Tutti si chiedono cosa fara’ adesso il leader liberaldemocratico Čedo Jovanović?

La sconfitta dei liberaldemocratici e degli europeisti
E Čedomir Jovanović risponde con una lettera aperta ai membri del suo partito. “La Serbia non avanzera’ ne’ con i progressisti ne’ avra’ la democrazia come nemmeno l’opposizione con gli altri partiti entrati in parlamento. L’ottanta per cento dei seggi parlamentari occupano i partiti responsabili per la politica degli anni novanta, meno di 40 deputati sono dai partiti durante il cui potere la Serbia ha perso sia l’economia che il 5 ottobre. Con un tale parlamento, il nostro paese non ha di che cosa sperare fino alle prossime elezioni” si legge nella lettera di Čedo Jovanović. “LDP gia’ da oggi ha la responsabilita’ di lottare con maggiore forza per i suoi valori e convinzioni…. La Serbia ha detto oggi che i tempi non sono per noi: e quando la Serbia dira’ e’ arrivato il momento, sara’ molto peggio rispetto ai tempi odierni”, ha concluso il leader liberaldemocratico promettendo di non cedere e se necessario riprendere il lavoro dall’inizio.
Anche se il premier uscente, Ivica Dačić con il suo Partito socialista serbo, dal terzo posto alle elezioni precedenti, questa volta ha ottenuto la seconda posizione, secondo ‘Blic’ si tratta solo di “una vittoria di Piro” che ha visto poca festa tra i socialisti. Con il trionfo assoluto del SNS e il 14 per cento dei socialisti, il peso del potere e’ cambiato drasticamente a danno dei socialisti, osserva il quotidiano di Belgrado ‘Blic’.
Superando la soglia elettorale, i due partiti democratici, il DS di Dragan Đilas e il neo Nuovo partito democratico dell’ex presidente Boris Tadić possono almeno consolarsi che non hanno avuto il destino di Koštunica, Čedo Jovanović o Mlađan Dinkić. Anche se il suo neo partito e’ entrato in parlamento, Boris Tadić ha detto di non essere soddisfatto con l’esito elettorale anche se il Nuovo partito democratico e’ stato formato soltanto tre settimane prima dell’indizione delle elezioni. “Il risultato e’ buono nelle date circostanze quando non sono entrati in parlamento i partiti che esistono da un quarto del secolo” ha detto Tadić dicendosi pronto ad assumere la responsabilita’ per quello che il partito non e’ riuscito a raggiungere. L’ex presidente della Serbia ha osservato pero’ che non hanno avuto ne’ l’infrastruttura ne’ i mezzi finanziari come nemmeno una campagna elettorale intensa. Si e’ congratulato con i vincitori e ha rilevato che non vi e’ nessun accordo segreto con il Partito serbo del progresso.

I commenti all'estero
Sotto il titolo “La Serbia torna ad essere governata da un leader e da un partito” il sito della radiotelevisione croata informa dei risultati elettorali in Serbia e rileva che queste elezioni hanno dimostrato una totale divisione dell’opposizione nonche’ dell’opzione civica come anche la sconfitta dell’ex DOS e il collasso delle opzioni antieuropee e ultranazionaliste radicali. Sospensione della democrazia e la piu’ grande vittoria degli ultimi 24 anni in Serbia, cosi’ il notiziario serale della HTV croata all’indomani delle elezioni in Serbia. In piu’ la prima intervista al grande vincitore Aleksandar Vučić e chiaramente in primo piano la domanda sulle future relazioni tra Serbia e Croazia. “Non dobbiamo amarci, ma dobbiamo rispettarci. Quelli che non lo capiscono non sono maturi ne’ responsabili per alte posizioni in Serbia” ha detto Vučić nell’intervista. Ha aggiunto che a causa dell’accusa e controaccusa per genocidio davanti all’ICJ ci sono grandi tensioni, ma si e’ detto credulo che una soluzione sara’ trovata perche’ “entrambi i paesi adesso hanno dei problemi piu’grandi, in primo logo quelli economici. Vučić ha detto che in prospettiva saranno “aperte cose economiche importanti”. I vertici croati sono comunque riservati nei commenti e felicitazioni. La ministro degli esteri e affari europei, nonche’ primo vicepresidente del governo croato, Vesna Pusić ha ripetuto che i politici della Croazia e Serbia devono risolvere i problemi oderni e quelli del future e non possono essere ostaggi di questioni del passato. Con la Serbia abbiamo relazioni normali, di vicinato con tutti i problemi del passato che stiamo risolvendo e risolveremo presso le istituzioni competenti, ha detto la ministro Pusić.
E da Vienna, da un incontro trilaterale informale tra i tre presidenti, austriaco Heinz Fisher, croato Ivo Josipović e sloveno Borut Pahor una valutazione positiva per quanto riguarda l’esito elettorale in Serbia perche’, secondo i tre presidenti esso dimostra che i serbi non sono contrari al dialogo tra Belgrado e Priština. Secondo Pahor si e’ trattato addirittura di un “referendum sulle relazioni con Priština”. Per il presidente croato Josipović il risultato delle elezioni e’ un messaggio che la Serbia e’ pronta a proseguire il dialogo con il Kosovo e restare sul cammino europeo.
Secondo Euronews potrebbe essere proprio Aleksandar Vučić quello che introdurra' la Serbia nell'Ue il che e' inaspettato per questo ex ultranazionalista, ministro durante l'epoca di Milošević e per anni avversario dell'Ue. 'Le Figaro' francese riporta le opinioni degli analisti politici di Belgrado che adossano la colpa per la transizione fallita al Partito Democratico durante la quale la Serbia e' precipitata nella crisi e corruzione. Riportano anche le parole dell'analista Dejan Stanković secondo il quale vi e' anche „il pericolo di una putinizzazione della Serbia“. Secondo questo analista serbo, Vučić e' pero' l'ultima speranza e se fallisce non si sa che cosa accadra'.

E ora, governo “monocolore” o di coalizione?
Per adesso non e’ ancora chiaro con chi Vučić entrera’ in coalizione per avere gli oltre due terzi di seggi, il numero necessario per modificare la Costituzione e il paragrafo in cui si dice che il Kosovo e’ parte costituente della Serbia, scrivono i media tedeschi e ricordano che ci sono molti politici europei che chiedono il cambiamento di questo paragrafo della costituzione e pieno riconoscimento dello stato Kosovo in quanto condizione per l’integrazione della Serbia nell’Ue. In piu’ ‘Frankfurter Allgemeine Zeitung’ scrive che SNS deve adesso dimostrare se veramente puo’ risolere i problemi, in primo luogo quelli economici. Alcuni analisti si aspettano che il partito governativo gia’ l’anno prossimo dovra’ proclamare la “bancarotta” perche’ non ci sono gli esperti per le indispensabili riforme sostanziali.
Interessante il commento di Dragoslav Dedović, redattore della Deutsche Welle in lingua serba. Dedović ritiene che “adesso si vedra‘ se Vučić si impegna per una democrazia terrestre oppure per ambizioni immortali”. E osserva che “il trionfatore Aleksandar Vučić ha paragonato la sua vittoria con quella di Slobodan Milošević del 1990. Un paragone un po’ strano per un “grande Europeo”, scrive Dedović e aggiunge che l’elite politiche in Serbia hanno spesso ingannato i loro elettori. Quelle di Milošević hanno portato alla guerra, quelle dopo di lui invece alla transizione che ha avuto dimensioni da cleptomani. Adesso tutte le speranze sono concentrate sui nazionalisti riformatori che all’ordine del giorno non hanno la grande Serbia bensi’ la grande Europa, afferma questo giornalista e si chiede se il risultato e’ tale perche’ la Serbia manca di una vera offerta politica? Oppure i risultati delle elezioni sono la giusta misura per la Serbia, per i paesi vicini e per l’Europa? Quali che siano le ragioni, con le elezioni Vučić ha trasformato la dominazione informale in maggioranza assoluta. Con questo e’ stato adempiuto il senso delle elezioni anticipate, organizzate perche’ lui possa essere alla guida del governo, conclude Dedović.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

lunedì 17 marzo 2014

VUCIC TRIONFA ALLE ELEZIONI: E' L'INIZIO DELLA NUOVA SERBIA?

Come previsto dai sondaggi della vigilia, i conservatori filo europeisti del Partito del progresso serbo (Sns), guidato dal vicepremier uscente Aleksandar Vucic, ha largamente prevalso nelle elezioni anticipate che si sono tenute ieri in Serbia. Stando ai dati preliminari, con quasi il 50% delle preferenze, l'Sns dovrebbe avere 160 dei 250 seggi in Parlamento: si tratta del miglior risultato mai ottenuto da una forza politica in 25 anni di multipartitismo in Serbia. Il partito di Vucic (e del presidente della repubblica Tomislav Nikolic) non avrà bisogno di formare una coalizione per governare: neanche Slobodan Milosevic, nemmeno nel periodo di maggiore consenso popolare, era mai riuscito a raggiungere un tale risultato.

Secondo gli ultimi dati diffusi dal Centro per le elezioni libere e la democrazia (Cesid), l'Sns ha ottenuto il 48,8% delle preferenze, surclassando nettamente il Partito socialista (Sps) del premier uscente Ivica Dacic che si è attestato al 14%. Solo altri due partiti avrebbero superato, e di un soffio, lo sbarramento del 5%: il Partito democratico (Ds), che avrebbe il 5,9%, e il Nuovo partito democratico, dell'ex presidente e già leader del Ds, Boris Tadic, al 5,7%. Fuori dal Parlamento, e anche questa è una notizia, restano i nazionalisti di Vojislav Kostunica, i liberaldemocratici di Cedomir Jovanovic, e i liberali di Dinkic. Bassa l'affluenza alle urne, che alla fine è risultata del 53,2%, con un calo rispetto al 57,7% del 2012.

L'obiettivo di Vucic, che per questo ha voluto il voto anticipato di ieri, era quello di capitalizzare i successi raggiunti dal governo di coalizione con i socialisti nell'ultimo anno e mezzo. Prima di tutto il negoziato di adesione della Serbia alla Unione Europea, partito ufficialmente il 21 gennaio, e poi i progressi sul Kosovo grazie al dialogo con le autorità di Pristina mediato da Bruxelles. L'apertura del negoziato per l'adesione all'UE è stata favorita anche dai risultati concreti nella lotta alla corruzione, una delle questioni centrali poste da Bruxelles. Ringraziando i suoi sostenitori per la vittoria, Vucic ha promesso di continuare sulla strada delle riforme e ha anche citato Alcide De Gasperi quando ha affermato di voler lavorare “per le future generazioni e non solo per le prossime elezioni”.

L'ormai prossimo nuovo premier serbo è atteso ora da un compito per niente facile. La situazione economica del paese non è certo incoraggiante: la disoccupazione viaggia oltre il 20%, il debito pubblico è superiore al 60% del pil e il deficit di bilancio si mantiene da alcuni anni al di sopra del 7%. Poi ci sono le riforme che andranno adottate per poter rientrare nei parametri richiesti dall'UE per l'adesione. Le misure da adottare non saranno né poche, né indolori. Infine c'è il Kosovo: le attuali buone relazioni con Pristina, la disponibilità a trattare sulle questioni bilaterali, lasciano ancora però irrisolta la questione del riconoscimento dell'indipendenza della (ex) provincia che Belgrado continua a non voler concedere.

Il giovane futuro premier, dopo aver lasciato, insieme al presidente Nikolic, il Partito radicale serbo, estremista e ultranazionalista, è approdato negli ultimi anni a posizioni conservatrici e moderate, rispettose dell'identità serba, ma apertamente favorevoli all'integrazione europea e a discutere sulla questione del Kosovo. In questo modo ieri è riuscito a capitalizzare i favori degli elettori, raccogliendo le speranze dei cittadini sulle fine della crisi economica, e a battere sia l'opposizione liberale ed europeista di Tadic, Dinkic e Jovanovic, sia il nazionalismo polveroso e inconcludente di Kostunica, dopo che già i radicali turboserbi erano stati ridotti al lumicino nel 2012. Vucic può così godersi la vittoria e offrire al mondo un'immagine della Serbia sempre più lontana da quella legata al regime di Milosevic e ai conflitti degli anni '90. Vucic, per quanto giovane, non è certo di primo pelo. Forse con lui sta nascendo una nuova Serbia. Lo capiremo nei prossimi mesi. Certo da domani inizia il lavoro più difficile.

giovedì 13 marzo 2014

SERBIA: A POCHI GIORNI DAL VOTO IL PARTITO DI VUČIĆ SEMPRE IN TESTA NEI SONDAGGI

Per Dacic una nuova alleanza tra progressisti e socialisti sarà la prima opzione del dopo voto

Aleksandar Vucic
Di Marina Szikora
Mentre tutti i sondaggi in vista del voto anticipato in Serbia danno una prevalenza netta del Partito Serbo del Progresso (SNS) di Aleksandar Vučić, il premier uscente Ivica Dačić, presidente del Partito Socialista Serbo, in una recente intervista all' agenzia di stampa serba 'Beta' afferma che dopo le elezioni del 16 marzo sara proprio il SNS la prima opzione per i socialisti in quanto futuro partner di coalizione. Saranno comunque i risultati a definire il futuro governo e tutte le future coalizioni, ha detto Dačić vantandosi che per la fiducia degli elettori lui lotta con qualcosa che gli altri partiti non hanno: risultati concreti e visibili. „Io ho mostrato al popolo la chiave delle porte dell'Europa che ho ottenuto, la chiave che appartiene al popolo. Che siano anche gli altri a far vedere le chiavi, ci sono ancora molte porte che la Serbia deve aprire“, ha detto il premier uscente.

Alla domanda come intende riformare il settore pubblico e l'amministrazione statale, Dačić ha precisato che il desiderio e' quello di aderire all'Europa che non si basa su un capitalismo disumano bensi' soprattutto sulla giustizia sociale. Ha detto che e' chiaro che bisogna diminuire il numero di quelli che lavorano nell'amministrazione pubblica ma bisogna assicuare un piano secondo il quale queste persone possano essere aiutate a fare dell'altro, provedere che abbiano una adeguata tutela pensionistica, sociale e di salute e non essere semplicemente licenziati e rimanere senza alcun diritto.

Parlando di investimenti stranieri, Dačić ha detto che la Serbia deve innanzitutto offrire un paese con regole e leggi chiare, una infrastruttura risolta, un buona politica fiscale, uno stato in cui non ci sono differenze tra imprenditori stranieri e nazionali e che i lavoratori di questi imprenditori devono essere completamente protetti.

La Serbia vuole che le relazioni tra l'Ucraina e la Russia si stabilizzino e che sia trovata una soluzione politica tra i due paesi, ha detto Dačić ma ha aggiunto anche che sull'esempio della Crimea si vede in modo migliore quanto sia stata sbagliata la decisione di alcuni paesi a riconoscere l'indipendenza unilaterale del Kosovo. Cosi' e' stato stabilito un precedente che potrebbe diventare una regola in molti paesi nel mondo, ha osservato il premier serbo uscente.

Aleksandar Vučić, il vicepremier uscente, leader del Partito Serbo del Progresso afferma invece che non si occupa di percentuali ma spera che il suo partito potrebbe oltrepassare il 40 per cento di voti. Sottolinea che all fine non e' importante il nummero bensi' quello che si puo' fare dopo le elezioni. In una intervista al quotidiano di Belgrado 'Blic', Vučić rivela di vivere per avere un risultato in Serbia, che la gente lo possa vedere e riconoscere. Se sara' premier, Vučić promette di dedicarsi alla riforma legislativa a fin di creare un migliore clima di lavoro, di portare nuovi investitori, assicurare la riforma fiscale e agevolazioni fiscali per aiutare piccoli e medi imprenditori.

Per l'ex presidente della Serbia, Boris Tadić presidente di un nuovo partito, formatosi in vista di queste elezioni, il Nuovo Partito Democratico, il prossimo voto e' di importanza cruciale poiche' si trata di realizzare una migliore vita per i cittadini della Serbia. Tadić ha detto di essere tornato in politica per rinnovare la missione del suo ex partito, il Partito Democratico. Secondo le sue parole, i dati economici del governo dimissionario sono molto negativi. Ha amesso che anche i risultati economici del governo durante il suo incarico non sono stati soddisfacenti ed e' per questo che hanno perso alle ultime elezioni. Ma i risultati attuali sono ancora peggiori, ha detto Tadić indicando il tasso di disoccupazione del quasi 29 per cento e tre volte maggiore indebitamento del paese rispetto ai tempi il cui il suo ex partito e' stato alla guida dell'esecutivo.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata diPassaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

giovedì 6 febbraio 2014

SERBIA: INIZIA LA CAMPAGNA ELETTORALE, TADIC LASCIA IL PARTITO DEMOCRATICO

Boris Tadic quando guidava il Partito Democratico
Di Marina Szikora
Con le elezioni anticipate indette per il prossimo 16 marzo, l'attenzione in Serbia e' puntata sui principali candidati e partiti in gara, coalizioni pre e post elettorali e cambiamenti all'interno dei singoli partiti. Cosi' settimana scorsa in primo piano la decisione dell'ex presidente della Serbia ed ex presidente del Partito Democratico (DS), Boris Tadić di lasciare il partito di cui e' stato membro da quando questo partito e' stato fondato nel 1990. La sua decisione Tadić l'ha spiegata dicendo che abbandona il DS perche' in questo gruppo politico stanno tornando persone che hanno fatto guadagnare in passato al partito gli epiteti di “corrotto” e “affarista”. La sua decisione di lasciare il partito, ha aggiunto Tadić, non e' contro i membri del DS ma contro queste persone. Tadić si e' detto convinto che la Serbia ha bisogno di un nuovo Partito Democratico il quale potra' garantire una pace permanente nei Balcani occidentali. Va ricordato anche che Tadić fu eletto presidente della Serbia il 27 giugno 2004 e ha riconfermato il suo mandato il 3 febbraio 2008 vincendo contro il suo sfidante all'epoca, Tomislav Nikolić, allora candidato dell'ultranazionalista Partito radicale serbo (SRS). Dallo stesso Nikolić [che nel frattempo ha lasciato il SRS il Partito serbo del progresso, n.d.r.], Tadić è stato poi sconfitto alle elezioni presidenziali del 2012.

La scorsa settimana ci sono state speculazioni mediatiche che alle prossime elezioni anticipate Tadić guiderebbe un largo movimento democratico il cui nome dovrebbe essere “Forum democratico”.
Domenica poi l'annuncio ufficiale di Tadić che correrra' alle elezioni anticipate, ma che non c'e' tempo per formare un partito e che questo non sarebbe stato nemmeno il suo piano. Tadić ha spiegato poi la sua decisione di partecipare alle elezioni perche', come ha detto, l'attuale potere non ha nessun concetto, l'opposizione ha una politica ancora piu' debole mentre oltre un milione di cittadini non sanno ancora cosa fare. Secondo Tadić, la Serbia ha bisogno di una organizzazione politica simile al Partito Democratico di una volta. Ritiene che per lui sara' un successo oltrepassare il dieci per cento di voti. L'ex presidente della Serbia valuta inoltre che sarebbe pericoloso se la Serbia cadra' nelle mani di un solo partito politico quale il Partito Serbo del Progresso.

Le scosse all'interno del maggiore partito di opposizione proseguono anche questa settimana e ci sono diversi componenti del partito che lo abbandonano. Ad analizzare la situazione nel Partito Democratico sono l'analista Milan Nikolić e la sociologa ed esponente politico Vesna Pešić. Entrambi concordano che il DS con la divisione e' molto indebolito. Nikolić pero' ritiene che con l'allontanamento di Tadić questo partito forse non riuscira' nemmeno ad oltrepassare la soglia elettorale. Secondo questo analista, la posizione di Boris Tadić e' invece migliore perche' adesso puo' scegliere un proprio concetto politico e le persone. Vesna Pešić invece vede la precedenza nell'opzione riunita intorno all'attuale presidente del partito Dragan Đilas perche' secondo la sua opinione il DS si e' liberato da tutti i responsabili della sconfitta elettorale del 2012 [il partito perse la presidenza della repubblica ma anche il governo, dato che il Partito socialista di Ivica Dacic ruppe l'alleanza con il DS e per allearsi con il partito di Nikolic, n.d.r.].

Il maggiore partito governativo, il Partito serbo del progresso del presidente Nikolic, guidato dall'attuale vicepremier uscente Aleksandar Vucic, condurra' una campagna positiva per le prossime elezioni. Lo promette Vučić, rispondendo cosi' agli avversari. Vučić ha detto che proporra' che il suo partito dopo le elezioni non sia l'unico a formare il governo. Da qui anche la sua convinzione nella vittoria elettorale. “Noi condurremo una campagna positiva, chiederemo il sostegno del popolo per la nostra responsabilita' e serieta' e non mentiremo ne' diremo che possiamo farcela da soli”, ha detto Vučić. Il leader del Partito serbo del progresso ha precisato che il loro programma e il loro progetto e' quello di riforme complete e l'obiettivo e' di garantire piu' lavoro per i giovani, sollecitare lo spirito imprenditoriale, garantire sicurezza ai pensionati e proseguire con la lotta contro la corruzione e criminalita'. 

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

giovedì 19 dicembre 2013

BOSNIA: SEMPRE PIU’ STRETTO IL LEGAME TRA REPUBLIKA SRPSKA E SERBIA

Aleksandar Vucic e Milorad Dodik (Foto Beta)
Di Marina Szikora
Proseguono le iniziative per rafforzare il legame che unisce la Serbia e Republika Srpska, l’entita’ a maggioranza serba della Bosnia Erzegovina. A Banjaluka, capoluogo della RS, lunedi’ si e’ svolta la quinta riunione congiunta dei due governi. Il primo vicepremier della Serbia, Aleksandar Vučić, ha dichiarato che nel prossimo periodo si vedranno i risultati concreti della collaborazione degli organi competenti di Serbia, Republika Srpska e Bosnia Erzegovina nella lotta contro la criminalita’ e la corruzione. Vučić si e’ detto soddisfatto di questo tipo di riunione dei due governi, ma ha aggiunto che per i cittadini della RS e della Serbia e' molto piu’ importunate costruire le relazioni economiche che produrranno nuovi posti di lavoro e in questo senso si lavorera’ soprattutto sul mercato dei prodotti agricoli. Il presidente della RS, Milorad Dodik, tra l’altro ha detto che la collaborazione tra Belgrado e Banjaluka si svolge in base agli Accordi di Dayton, per il benessere dei due popoli e non va a danno di nessun altro.

E per restare nell'ambito della buona collaborazione e dello stretto legame tra Serbia e RS, che molto spesso infastidisce la Bosnia in quanto stato unitario dei tre popoli costituenti (bosgnacchi, serbi e croati), sempre a Banjaluka, il vicepremier serbo Aleksandar Vučić ha ricevuto il premio “Personalita’ dell’anno” istituito dal quotidiano ‘Nezavisne novine’. Nel suo discorso, Vučić ha voluto dedicare questo riconoscimento ai cittadini della Serbia ringraziandoli della grande fiducia che hanno nel Partito serbo del progresso e della speranza in una vita migliore e diversa in Serbia. Vucic ha invitato i cittadini della Republika Srpska a rispettare i loro vicini bosgnacchi e tutti gli altri popoli. Si e’ detto convinto, inoltre, che con bosgnacchi e croati nel futuro si vivra’ in pace, ma anche meglio rispetto ad oggi. “Prometto ai serbi, in Serbia e nella Republika Srpska, che noi, in quanto leadership del paese e dell’entita’, troveremo sempre il modo per collaborare rispettando gli Accordi di Dayton e la Bosnia Erzegovina, che troveremo il modo di aiutare economicamente i nostri popoli, ma che questo tipo di relazioni le svilupperemo con tutti gli altri popoli, salvaguardando la nostra unita’ culturale e nazionale”, ha detto Vučić.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale.

giovedì 20 dicembre 2012

SERBIA: IL GOVERNO PROMETTE LOTTA ALLA CORRUZIONE SENZA RIGUARDI PER GLI INTOCCABILI

Il vicepremier serbo Aleksandar Vucic
Di Marina Szikora [*]
Il vicepremier serbo, Aleksandar Vučić, ha annunciato che nelle prossime settimane si vedra' e si capira' meglio che il Partito Democratico, l'ex partito di governo, "ha saccheggiato ed impoverito" la Serbia. Non esistono persone intoccabili e piu' forti della legge, ha rilevato Vučić in una intervista per l'emittente B92 aggiungendo di aver messo davanti al giudizio pubblico la sua intera carriera. Al centro delle indagini, ha annunciato il primo vicepremier serbo, si troveranno tra gli altri anche le persone che hanno decine e centinaia di milioni di euro. Per tale motivo questi si aspettano di rispondere all'attacco con "diverse campagne" ha detto Vučić spiegando che questa gente ha molti soldi e molti amici e per questo gli attacchi saranno sempre piu' forti e arriveranno da tutte le parti. Ma la lotta alla corruzione continuera' e questo sara' uno dei lavori piu' difficili in Serbia, collegato con molti rischi ma anche con la sfiducia dei cittadini viste le loro aspettative tradite nel passato, ha rilevato Vučić, presidente del Partito Serbo del Progresso. Si e' vantato del fatto che lui non e' comprabile da nessun politico o oligarca e non rinuncera' a perseguire i responsabili della corruzione.

Va detto che in questi giorni il Tribunale speciale serbo per la criminalita' organizzata ha deciso l'arresto e 30 giorni di stato di fermo per indagini al proprietario della Delta holding e uno dei serbi piu' ricchi e piu' potenti, Miroslav Mišković. Stesso destino per suo figlio Marko e altre cinque persone arrestate a causa di abusi e malversazioni nella privatizzazione delle ditte di trasporto e per appropriamento illegale di circa 30 milioni di euro. Il vicepremier serbo Aleksandar Vučić ha dichiarato che Mišković pagava certi politici mensilmente perfino di somme tra 30 e 50.000 euro ma non ha menzionato nessun nome. Ad una conferenza stampa, Vučić ha sottolineato che ci sono stati molti politici che senza dubbio e senza nasconderlo erano accanto a Mišković e non dalla parte dello stato e su queste basi attualmente sono in corso le indagini. Mišković accumulava il suo impero d'affari e la sua immensa ricchezza utilizzando la sua posizione privilegiata di cui godeva grazie ai suoi contatti con il regime di Slobodan Milošević, scrive il quotidiano serbo 'Blic'. 

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi.