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venerdì 16 novembre 2012

CRIMINI DI GUERRA: IL TRIBUNALE INTERNAZIONALE HA ASSOLTO GOTOVINA E MARKAC

Ribaltato la sentenza di primo grado che li aveva condannati a 24 e 18 anni. Esultanza in Croazia che festeggia la liberazione dei suoi eroi. Delusione e amarezza in Serbia: "Decisione politica e scandalosa. Il Tpi ha perso tutta la sua credibilità".


La Corte di appello del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia, presieduta dal giudice Theodor Meron, ha assolto questa mattina i due ex generali croati, Ante Gotovina e Mladen Markac, condannati in primo grado rispettivamente a 24 e 18 anni per crimini di guerra commessi durante la guerra del 1991-95. Non essendo previsto un ulteriore grado di giudizio Gotovina e Markac sono stati immediatamente liberati. Gotovina, che oggi ha 57 anni, era stato arrestato in vacanza alle Canarie nel 2005, dopo quattro anni di latitanza. Marcac, suo coetaneo, si era invece consegnato spontaneamente al Tpi nel 2004, insieme all'altro ex generale, Ivan Cermak, di 62 anni, coimputato nel processo in primo grado nel quale fu però assolto, e che non fu poi chiamato a comparire in appello perché l'accusa non fece ricorso.

“Mi è caduto un macigno dal cuore dopo 17 anni”, ha dichiarato il premier croato Zoran Milanovic in una conferenza stampa convocata subito dopo la notizia: l'assoluzione “è importante per tutta la Croazia”, ha detto Milanovic. “Questo non significa che nella guerra non siano stati commessi errori, ma di questi non sono colpevoli né Gotvina e Markac, né lo stato croato e ciò non deve essere dimenticato”, ha detto ancora il premier che ha ringraziato i due ex generali “per quanto hanno sopportato in nome della Croazia”. “Ora abbiamo la conferma, che ci siamo comportati in modo onorevole”, ha dichiarato il ministro della Difesa, Ante Kotromanovic, prima di volare all'Aia per riportare in patria i due ex generali. “Mi tremano le gambe, non posso descrivere la felicità: finalmente la giustizia ha vinto”, ha dichiarato commossa la moglie di Markac, Marjana, alla tv nazionale che ha seguito in diretta la lettura della sentenza. Il presidente della Repubblica, Ivo Josipovic, ha definito la sentenza “legale e giusta”.

La notizia è stata accolta con esultanza in Croazia dove Gotovina e Markac sono considerati due eroi dell'indipendenza nazionale per aver guidato l'“Operazione Tempesta” che nel 1995 riconquistò i territori della Krajna dove i serbi avevano autoproclamato la secessione subito dopo l'indipendenza dichiarata da Zagabria nel 1991. Migliaia di persone si sono riunite in varie città per assistere in diretta alla pronuncia della sentenza dai maxi schermi allestiti nelle piazze. La notizia dell'assoluzione, riferiscono le agenzie di stampa, è stata accolta da un tifo da stadio e sui social network è esplosa l'esultanza. Polizia, militari e corpi speciali hanno annunciato che l'intenzione di riunirsi nella capitale per accogliere degnamente i generali al loro arrivo dall'Aja.

Di segno nettamente opposto, ovviamente, le reazioni in Serbia dove Gotovina è considerato un criminale di guerra. Con l'assoluzione di oggi il Tribunale ha pronunciato “una decisione politica” e “scandalosa”, ha detto il presidente della Repubblica serbo, Tomislav NIkolic, in un comunicato ufficiale: “E' chiaro che il Tribunale ha pronunciato una decisione politica e non giuridica”, ha affermato Nikolic, secondo il quale la sentenza “non contribuirà a stabilizzare la situazione nella regione e aprirà vecchie ferite”. Nikolic si è detto anche preoccupato per “il piccolo numero di serbi rimasti a vivere in Croazia”. Nell'operazione “oltre 20 mila serbi vennero espulsi e migliaia di uomini donne e bambini uccisi? Chi è colpevole di ciò?”, si chiede Nikolic. “Se fino ad oggi abbiamo avuto delle ragioni di credere a coloro che affermano che il Tribunale è imparziale e qualche cosa di più di un tribunale contro la Serbia e serbi, l'ultima decisione le smentisce”, afferma ancora la nota presidenziale. Duro anche il commento di Rasim Ljajic, ministro serbo incaricato del collegamento con il Tpi, secondo il quale “la decisione di oggi è una prova di giustizia selettiva che è peggio dell'ingiustizia”: il Tribunale internazionale “ha perso tutta la sua credibilità”, ha detto ancora Ljajic.

Cautela da parte di Bruxelles che non può ovviamente schierarsi con un Paese, la Croazia, in procinto di entrare nell'Ue, contro un altro, la Serbia, candidato all'adesione su cui pesa la questione del Kosovo, rischiando di delegittimare in qualche modo l'operato del Tpi. La Commissione europea, dunque, “ha preso nota della decisione del Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia e sostiene il suo lavoro”. “Confidiamo che la Croazia continuerà a guardare al futuro con lo spirito di tolleranza e riconciliazione che ha portato il paese vicino all'appartenenza all'Ue”, ha detto un portavoce dell'esecutivo Ue, Peter Stano, a nome del commissario all'Allargamento Stefan Fuele, dopo aver espresso “vicinanza alle vittime” e “comprensione che ci vorrà del tempo per risanare le ferite della guerra”. E queste ultime parole sono senz'altro vere.

Aggiornamento delle ore 18,45
In seguito all'assoluzione di Gotovina e Markac, il governo serbo ha annunciato la "riduzione a livello tecnico" della sua cooperazione con il Tribunale internazionale per l'ex "eliminando dall'agenda qualsiasi invio di documentazione richiesta dal tribunale". Lo ha annunciato il ministro Rasim Ljajic.


giovedì 21 aprile 2011

CROAZIA: LA CONDANNA DEI GENERALI RESTA AL CENTRO DELL'ATTENZIONE


Di Marina Szikora
Qui di seguito il testo della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 21 aprile a Radio Radicale

La sentenza del Tpi: dall'Aja a Zagabria a Bruxelles
Il tema della condanna dei generali croati Ante Gotovina e Mladen Markač continua ad essere il tema centrale della realta' politica croata e, secondo gli ultimi sondaggi, dopo la sentenza dell'Aja soltanto il 23% dei cittadini croati si pronuncia a favore dell'adesione della Croazia all'Ue. E il governo croato si dice di essere adesso in una offensiva diplomatica ma al tempo stesso avverte i cittadini che l'Ue non ha alternative. Il vicepresidente del Governo e ministro degli esteri e delle integrazioni europee, Gordan Jandroković lunedi' si e' recato a Bruxelles affermando che fine giugno e' una data raggiungibile per la conclusione dei negoziati di adesione. Jandroković si e' detto convinto che i cittadini croati sanno molto bene cosa vogliono e che sceglieranno il futuro europeo poiche' al referendum si decidera' se vogliamo che la Croazia si basi su valori europei o quelli cosidetti balcanici. La premier Kosor ha spiegato che l'interpretazione dei fatti e' il piu' forte argomento croato e gia' a partire da questa settimana saranno promosse delle iniziative a fin di far cadere nel processo d'appello le qualifiche della sentenza a Gotovina e Markač relative all'impresa criminale congiunta.
Se non fosse il presidente della Repubblica, notano i media croati, Ivo Josipović srebbe in questi giorni sicuramente uno degli esperti piu' chiamati e citati in connessione con le questioni del Tribunale dell'Aja. Va ricordato che lo stesso Josipović aveva rappresentato la Croazia e aveva vinto anche un processo contro la procura dell'Aja a favore della Croazia e dell'allora ministro della difesa Gojko Šušak. Il Presidente croato non nega che ci sono stati crimini durante l'operazione 'Tempesta', che la Croazia e' responsabile di non aver ostacolato questi crimini ancora negli anni novanta e poi perche' non li aveva processati da sola. "Sconfiggere la tesi dell'impresa criminale congiunta e' importante per la Croazia dal punto di vista storico e politico gia' per il solo fatto che se cadesse la tesi dell'impresa criminale in quanto forma di responsabilita', allora la difesa sarebbe qui in una posizione molto migliore rispetto all'attuale momento" afferma Josipović.
Tuttavia la questione delle questioni resta quella di far luce sulla sorte di 1013 prigionieri e persone scomparse del 1991 e 1992 ha sottolineato la premier croata Jadranka Kosor rivolgendosi alle famiglie delle vittime scomparse durante la guerra. Ha ricordato che questo e' stato anche il tema principale dei suoi recenti colloqui con il presidente serbo Tadić e il premier Cvetković e ha aggiunto che "i colloqui devono iniziare e finire con la soluzione relativa al destino dei prigionieri e dei scomparsi".

Josipovic: la sentenza non contribuisce al buon clima, ma la riconciliazione non si ferma
Nella trasmissione mensile della radio statale croata "Il caffe' con il Presidente" il capo dello stato croato, Ivo Josipović ha detto di credere che l'evidente calo del sostegno dei cittadini croati all'ingresso della Croazia nell'Ue, dopo le sentenze di condanna di primo grado ai generali croati, sono "una vicenda temporanea poiche' l'Ue non aveva nessun legame diretto con il verdetto, perche' il Tribunale dell'Aja e' un tribunale delle Nazioni Unite e non dell'Ue". Josipović ha commentato cosi' i sondaggi secondo i quali, dopo le sentenze dell'Aja, soltanto il 23 percento dei cittadini croati si pronuncia a favore dell'adesione della Croazia all'Ue. Josipović ha aggiunto che ogni analisi ragionevole dimostrera' che non e' l'Ue quella che ha inflitto le sentenze e si e' detto convinto che i cittadini croati, nel momento in cui ci sara' il referendum sull'adesione, riconosceranno tutti i pregi che implica l'ingresso nell'Ue. Alla domanda se vi e' la possibilita' che la Croazia adesso decida a rivalutare la collaborazione con il Tpi dell'Aja, Josipović ha sottolineato che una tale decisione avrebbe come conseguenza l'esclusione della Croazia dalla comunita' internazionale e che lui stesso non appoggierebbe una tale azione. Il presidente croato ha rilevato che secondo le sue conoscenze, il governo croato aveva consegnato alla difesa dei generali tutti i documenti richiesti. Ha indicato inoltre che la sentenza conferma il coinvolgimento della Serbia nell'agressione contro la Croazia. La qualifica di un conflitto internazionale che si trova nell'atto di accusa implica che le forze serbe in "krajina" furono controllate dalla Serbia. Josipović ha ripetuto che e' inaccettabile la qualifica della difesa croata in quanto un'impresa criminale congiunta e ha sottolineato che "la Croazia in quanto stato di diritto accettera' gli aspetti giuridici della sentenza, ma quelli politici e storici saranno difficilmente accettati se questa interpretazione significa una criminalizzazione dell'intera guerra per la Patria".
Per quanto riguarda la domanda se la sentenza in qualche modo e' anche una sentenza al defunto ex presidente croato Franjo Tuđman e al ministro della difesa Gojko Šušak, Josipović ha osservato che si tratta di una constatazione scomoda che colpisce non soltanto queste due persone della storia croata bensi' anche altri, ma ha sottolineato che la sentenza e' sempre individuale. "La sentenza parla soltanto della colpa individuale delle persone nel processo, le persone fuori dal processo non sono state giustiziate" ha detto Josipović. In conessione alla questione se e' stata legale la consegna al Tribunale del verbale della riunione di Briuni, uno degli elementi chiave della sentenza, il presidente croato ha detto che la Croazia ha una legge costituzionale del 1996 che obbliga alla piena collaborazione con il Tribunale. Questo che accade adesso, ha ricordato il Presidente, di indossare la colpa a questo o quell'altro, a questo o quel governo perche' aveva collaborato con il Tribunale dell'Aja, non va bene. Josipović ha commentato anche la valutazione del presidente serbo Boris Tadić secondo il quale le sentenze di questo tipo contribuiranno alla riconciliazione nella regione. A tal proposito, Josipović ha detto di non essere sicuro che questa sentenza contribuisce a cose giuste, ma sicuramente non sono sentenze ne' dell'Ue ne' della Serbia e quindi non dovrebbero influenzare su quello che va bene per entrambi i paesi, Croazia e Serbia. Josipović si e' detto convinto che il processo di riconciliazione continuera'.

Prigionieri serbi catturati durante l'Operazione Tempesta
Peter Galbraith: L'Operazione Tempesta non fu pulizia etnica
A pronunciarsi sulla vicenda piu' attuale in Croazia e' anche l'ex ambasciatore americano in Croazia Peter Galbraith il quale e' stato uno dei testimoni all'Aja, sia della difesa che della procura. Secondo la sua opinione qui non si e' trattato di pulizia etnica perche' in tal caso l'esercito caccia via la popolazione da un territorio. "In questo caso e' la popolazione che e' fuggita, forse avendo ragioni giustificate, ma e' certo che abbandonarono il territorio prima dell'arrivo delle forze militari croate" spiega l'ambasciatore Galbraith domandato se e' valida l'affermazione che durante la Tempesta e' stata compiuta una pulizia etnica.
Ospite del notiziario notturno della televisione statale croata HTV lunedi', l'ex ambaciatore americano in Croazia ha confermato la sua tesi che nella Tempesta non e' stata compiuta una pulizia entica ma ha indicato che l'allora presidente croato Franjo Tuđman permise il crimine. Ha valutato che la sentenza dell'Aja aveva un significato un po' diverso e che si e' basata sulle riunione, in particolar modo su quella svoltasi a Brijuni per dimostrare che l'intenzione e' stata quella di cacciare via la popolazione serba. "Ritengo che Tuđman non l'aveva fatto ma vedendo quello che era accaduto, che la gente se ne era andata, permise che furono commessi crimini" ha detto Galbraith aggiungendo che furono incendiate case e uccisi quelli che rimasero affinche' altri non potessero piu' ritornare'. L'ex ambasciatore americano in Croazia ha ricordato che il primo agosto 1995 aveva trasmesso al presidente Tuđman il messaggio dell'amministrazione statunitense in cui esprimeva comprensione perche' la Croazia iniziava operazioni militari per salvare la citta' bosniaca Bihać.
"E' importante ricordare che durante l'operazione Tempesta Bihać si trovava sotto l'assedio dei serbi della krajina, Ratko Mladić e serbi bosniaci che proprio prima di questa operazione avevano commesso i crimini a Srebrenica" ha rilevato Galbraith. "Abbiamo detto che in tali circostanze non ci opponiamo alle vostre operazioni militari. Ma ho avvertito chiaramente Tuđman che deve proteggere i civili serbi e lui non ha dato ascolto a questi avvertimenti" ha spiegato l'ambasciatore americano e ha aggiunto che gli Stati Uniti non hanno in nessun modo approvato nessuna operazione il cui obiettivo sarebbe il cacciamento della popolazione serba. Secondo Galbraith i croati avevano compiuto un atto senza precedenti nelle relazioni internazionali nel momento in cui avevano consegnato all'Aja i generali anche se vincitori della guerra. Tutto cio' dimostra quanto la Croazia sia cambiata dai tempi di Tuđman e che si e sviluppata in uno stato democratico moderno in cui esiste lo stato di diritto che probabilmente non sarebbe esistito negli Stati Uniti in simili circostanze, ha concluso Peter Galbraith.

PASSAGGIO IN ONDA

La puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 21 aprile a Radio Radicale

Sommario della trasmissione

Croazia: le reazioni e i commenti dopo la sentenza del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia che ha condannato gli ex generali Ante Gotovina e Mladen Markac per i crimini di guerra commessi in Krajina durante l'Operazione Tempesta nell'agosto del 1995.

Serbia: il leader dell'opposizione conservatrice Tomislav Nikolic fa lo sciopero della fame e della sete per ottenere le elezioni anticipate che, secondo i sondaggi, il suo partito, nato da una scissione del partito ultranazionalista di Vojslav Seselj, potrebbe vincere sull'onda del malcontento popolare provocato dalla crisi economica.

Albania: si avvicinano le elezioni amministrative del 8 maggio, la campagna elettorale è in piena attività mentre i preparativi sono seguiti con attenzione dell'Osce.

Kosovo: superata la crisi politica e scongiurate nuove elezioni anticipate, con l'elezioni di Atifete Jahjaga alla presidenza della repubblica, Pristina rilancia la sua politica estera alla ricerca di nuovi riconoscimenti internazionali.

In conclusione si parla di Turchia con un'ampia sintesi dell'intervento di Emma Bonino alla presentazione del libro di Carlo Marsili, ex ambasciatore italiano ad Ankara, intitolato "La Turchia bussa alla porta. Viaggio nel paese sospeso tra Europa e Asia" (Università Bocconi, 2011).

La trasmissione è stata realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è ascoltabile direttamente qui



oppure sul sito di Radio Radicale, nella sezione delle Rubriche, dove è possibile anche scaricare il file in podcasting.

mercoledì 20 aprile 2011

CONDANNA DI GOTOVINA E MARKAC: LA DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE CROATO

Qui di seguito riporto la dichiarazione del presidente croato Ivo Josipović a seguito della condanna dei generali Ante Gotovina e Mladen Markač emessa dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia, come pubblicata sul sito ufficiale dell'ufficio del presidente.


STATEMENT FOR THE MEDIA BY THE PRESIDENT OF THE REPUBLIC OF CROATIA, PROF. DR. IVO JOSIPOVIĆ, FOLLOWING THE CONVICTION (SUBJECT TO APPEAL) OF GENERALS GOTOVINA AND MARKAČ
 
The conviction of Generals Gotovina and Markač including the reasons for judgment and sentence, in particular the thesis on the existence of a joint criminal enterprise involving Croatia’s highest political and military leadership, is a serious legal and political act which has shocked me also.
 
These generals who gave a great contribution to Croatia’s defence during the war have been convicted by the International Criminal Tribunal for grave crimes. Many citizens find it difficult to accept the judgement and are disappointed with the decision of the Tribunal.
 
The judgement, however grave it may be, does not call into question the legitimacy and legality of the Croatian War of Independence nor the legitimacy and legality of its liberating operations, including Operation Storm. Something of the sort is neither possible, nor would we in Croatia accept it. I am convinced that there was no joint criminal enterprise during Croatia’s defence. To be specific, the thesis on the joint criminal enterprise does not imply that all members of the Croatian Army and police were participants of this criminal enterprise or that all are criminals. Croatia respects and will respect all the heroes who preserved our independence and freedom. In Croatia we are aware that during the Croatian War of Independence crimes were committed by all sides, including our own. Today, the Croatian justice system equally treats and convicts all crimes and shows respect for all victims, regardless of who the perpetrator or victim is. This is part of our legal order and our citizens and our general public sympathize with all innocent victims and their families.
 
Croatia is a state that respects the international legal order and the rule of law. I am confident that both the defenders of this country and all our citizens support such a Croatia. This is a European Croatia. We expect many of the theses underlying this judgement to be thoroughly reviewed and challenged during the appeal procedure. In particular, the respect for the legal aspects of the Tribunal’s work does not mean acceptance of the political and historical aspects of the judgement. For us, the Croatian War of Independence will, independently of this judgement, remain a just and defensive war in which we preserved our freedom and democracy from the aggression and the criminal policy of Slobodan Milošević's regime.
 
Zagreb, 15 April 2011

RADICALI: I CRIMINI DI GUERRA NON SONO MAI GIUSTIFICATI

Le condanne di Gotovina e di Markac riaffermano che i crimini di guerra non possono mai essere giustificati dalla condotta della fazione opposta

15/04/2011

Il Tribunale Penale Internazionale per la ex-Jugoslavia ha depositato oggi la sua sentenza sul caso contro Ante Godovina, Ivan Čermak and Mladen Markač. Il generale Gotovina e Mladen Markač sono stati entrambi riconosciuti colpevoli di 8 capi di imputazione relativi a crimini commessi contro la popolazione serba della regione della Krajina in Croazia nel 1995, mentre Čermak è stato prosciolto da tutte le accuse. Il generale Gotovina è stato condannato a 24 anni di prigione e Mr Markač a 18 anni di prigione.

Dichiarazione di Alison Smith, Consigliere Legale di Non c’è Pace Senza Giustizia:

“L’associazione radicale Non c’è pace Senza Giustizia e il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito (PRNTT) si rallegrano dell’odierna decisione che rappresenta un monito del fatto che le norme del diritto bellico si applicano in egual modo a chiunque durante un conflitto armato, senza considerazione per la fazione alla quale gli individui appartengono. I crimini di guerra, in particolar modo se coinvolgono i civili, non possono mai essere giustificati facendo riferimento alla condotta di una qualsiasi fazione coinvolta in un conflitto armato, né facendo riferimento al fatto che la guerra sia considerata giusta o ingiusta. La condanna di oggi sottolinea anche le responsabilità individuali dei comandanti per le azioni intraprese dai loro subordinati.

La Camera del TPI per la ex-Jugoslavia ha affermato che i crimini compiuti contro i civili serbi hanno avuto luogo nel quadro di molti anni di tensioni tra i Serbi e i Croati nella regione della Krajina, dove già in precedenza erano stati commessi crimini con i Croati. La decisione di oggi evidenzia come questo non possa rappresentare una giustificazione per le azioni intraprese dalle forze croate in violazione del diritto bellico.

I crimini commessi dalle forze croate nella regione della Krajina, inclusa l’Operazione Tempesta, rappresentano una macchia nella cornice degli sforzi della Croazia volti al raggiungimento dell’indipendenza, che può essere cancellata solo attraverso l’accertamento della verità e il ristabilimento della giustizia. Le vittime di simili crimini meritano almeno questo.

NPSG e il PRNTT fanno appello allo Stato croato e ai suoi cittadini affinchè questi colgano questa opportunità di affermare il loro impegno in favore dello stato di diritto e della giustizia e riconoscano una volta per tutte che non c’è posto per l’impunità per i crimini di guerra nella strada verso il futuro. Noi rinnoviamo il nostro incitamento alla Croazia a chiudere i suoi conti con il passato e ad aiutare per questa via a rimuovere i rimanenti ostacoli all’inizio dei negoziati sull’ingresso della Croazia nell’unione Europea portando così a conclusione la fase finale del cammino che porterà la Croazia ad essere il 28esimo membro dell’Unione Europea nel 2012.”

sabato 16 aprile 2011

CRIMINI DI GUERRA: CONDANNATI GOTOVINA E MARKAC, ASSOLTO CERMAK

L'ex generale croato, Ante Gotovina è stato condannato venerdì 15 aprile a 24 anni di carcere dal Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia. Duro verdetto anche per l'altro ex ufficiale croato Mladen Markač condannato a 18 anni. Assolto, invece il terzo ex generale, Ivan Cermak. Pesantissime le accuse che hanno portato alle condanne: crimini di guerra e crimini contro l'umanità, che sarebbero stati perpetrati, in particolare, durante e immediatamente dopo l'Operazione Tempesta, ovvero l'offensiva contro i secessionisti serbi che portò alla riconquista della Krajina, negli ultimi mesi del conflitto nell'agosto del 1995.

Il sito del Tribunale internazionale
per l'ex Jugoslavia


Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Szikora per il notiziario di Radio Radicale di sabato 16 aprile.

Ante Gotovina, Ivan Cermak e Mladen Markac
nell'aula del Tribunale internazionale
La Croazia e i suoi cittadini sono scioccati: un paese che si sente umiliato, questa in poche parole l'atmosfera dopo che ieri, verso mezzogiorno, all'Aja sono state pronunciate le sentenze ai tre generali croati, Ante Gotovina, Ivan Čermak e Mladen Markač accusati per crimini di guerra. Nella sentenza di primo grado, Ante Gotovina e' condannato alla pesantissima pena di 24 anni di carcere, Mladen Markač a 18 anni mentre Ivan Čermak e' stato giudicato non colpevole e dopo il rilascio dal carcere e' gia' tornato in Croazia. "Il Tribunale internazionale per i crimini di guerra concludera' il suo lavoro non soltanto con la memoria di un brutto smontaggio, missione incompiuta, politica fallita, bensi' di una profonda ingiustizia. La pratica del Tribunale dell'Aja e' un grande colpo per la giustizia internazionale nel mondo" afferma oggi nel suo commento Bruno Lopandić, redattore capo del quotidiano di Zagabria 'Vjesnik' .

Venerdi' all'Aja, non soltanto sono state scioccanti le altissime pene contro i generali croati, ma anche il fatto che l'intera sentenza ha rispettato le richieste della Procura qualificando la responsabilita' come quella di una azione criminale congiunta. Contrariamente ad ogni logica e prove che sono state presentate durante il processo, Ante Gotovina e Mladen Markač sono stati condannati a pene altissime proprio a causa della loro partecipazione nell'azione congiunta criminale e la sentenza ha sollevato in protesta l'intera Croazia. Come scrive il capo redattore di 'Vjesnik', anche se la sentenza e' di primo grado, si tratta di una vicenda triste che segnalera' non soltanto quello che e' accaduto negli anni novanta, ma avra' il suo impatto anche sul futuro e collochera' il Tribunale dell'Aja nell'angolo della storia come un progetto fallito che ha fatto piu' del male che contribuito al bene. "Quale che sara' la sentenza definitiva, il Tribunale dell'Aja, purtroppo, gia' adesso si e' rotolato nella storia come una delle istituzioni internazionali piu' infelici e piu' fallite che invece della sua missione generosa alla fine ha portato soltanto nuovi problemi" scrive Bruno Lopandić.

Una tra le principali critiche che giungono dalla Croazia, relative alla scioccante sentenza e' che, detto in parole povere, nessuno puo' spiegare come giustificare l'imputazione di bombardamenti eccessivi contro la citta' di Knin (roccaforte dell'allora ribelle e autoproclamata Krajina serba, il centro del territorio croato occupato dai serbi) in cui ci fu un solo morto e proclamarlo come azione congiunta criminale mentre al tempo stesso non avere nemmeno un atto di accusa per quanto accaduto a Vukovar, la citta' martire croata rasa al suolo dalle forze serbe oppure, Zadar, Šibenik, Karlovac, altre citta' fortemente distrutte durante la guerra, tutti luoghi croati che avevano subito fortissimi bombardamenti e uccisioni di civili innocenti.

La lettura del verdetto del processo a Gotovina, Cermak e Markac



Nessuno dei vertici croati vuole e potra' accettare il fatto che una azione legittima, quale la liberazione del territorio croato sia qualificata come crimine. E soprattutto, la colpevolezza di Gotovina e Markač come partecipanti nell'azione congiunta criminale rappresenta per l'intera Croazia la piu' grande compromitazione del Tribunale dell'Aja poiche' abbandona la giustizia moderna, come dimostrato dalla pratica dell'ICC o delle giustizie nazionali. Semmai l'obiettivo del Tribunale fosse stato quello di giustiziare giustamente e individualizzare la colpa, affermano i media croati, con la sentenza di venerdi', piuttosto che raggiungere o almeno sollecitare il processo di riconciliazione, l'effetto raggiunto e' proprio quello contrario. Si tratta della condanna dell'intero vertice statale croato degli anni novanta e i due generali, Gotovina e Markač come loro esecutori sono diventati un gruppo criminale che aveva promosso l'operazione militare 'Tempesta' solo per poter uccidere e cacciare via la popolazione serba. Non bisogna dimenticare comunque e va sottolineato che questa sentenza e' di primo grado e le esperienze dimostrano che il Tribunale nel passato ha avuto molte svolte. Adesso l'impegno di tutti in Croazia sara' quello di cambiare le cose nel processo d'appello.

La premier croata Jadranka Kosor e il capo dello stato Ivo Josipović hanno reagito subito nella maniera giusta, sottolineando che la tesi dell'azione congiunta criminale e' assolutamente inaccettabile. Segue una nuova battaglia giuridica e il proseguimento della comunicazione e collaborazione con il Tribunale, l'unica via giusta. E mentre il generale Ivan Čermak e' stato liberato dalla responsabilita' e il Tribunale ha dato ordine del suo immediato rilascio, Ante Gotovina e Mladen Markač sono stati giudicati colpevoli in quanto partecipanti nell'azione congiunta criminale alla cui guida si trovava il defunto presidente croato Franjo Tuđman, condannati quindi per atti di persecuzione, deportazione, saccheggi, distruzioni, uccisioni, atti inumani e comportamenti atroci mentre liberati dalla responsabilita' di trasferimenti forzati. In altre parole, il giudice olandese Orie ha accolto praticamente tutte le richieste della Procura senza tener conto minimamente delle prove presentate dalla difesa.

Come una delle principali prove dell'esistenza della cosidetta azione congiunta criminale, il Tribunale ha preso in considerazione "il dibattito alla riunione di Briuni del Presidente Tuđman con i comandanti militari del 31 luglio 1995, alcuni giorni prima dell'inizio dell'operazione 'Tempesta'" ha detto il giudice Orie aggiungendo che il Consiglio ha concluso che le persone che parteciparono a questa riunione avevano esaminato "l'importanza del cacciamento dei serbi come importante esito e parte del prossimo attacco". Secondo Orie, "il Consgilio ha stabilito che alcuni rappresentanti della leadership politica e militare croata avevano come obiettivo eliminare permanentemente la popolazione civile serba della Krajina utilizzando la forza e minacciando con la forza il che implicava deportazioni, traferimento forzato e persecuzioni, conducendo misure restrittive e dricriminatorie, attacchi contro i civili ed edifici civili illegali, deportazioni e trasferimenti forzati" ha aggiunto Orie.

Per il presidente croato Ivo Josipović si e' detto scioccato della sentenza e ha sottolineato che la Guerra per la patria, nonostante questa sentenza, rimarra' una guerra giusta e legittima. "Siamo consapevoli che anche dalla parte croata sono stati commessi crimini, ma sono convinto che nella difesa della Croazia non e' esistita un'azione congiunta criminale. Mi aspetto che nel processo di appello molte di queste tesi verranno riesaminate e negate" ha detto Josipović nel suo primo commento. "I generali che durante la guerra hanno dato un grande contributo alla difesa della Croazia sono accusati dal Tpi per gravi crimini e molti cittadini accettano difficilmente queste sentenze e sono delusi con la decisione del Tribunale. La sentenza, anche se cosi' grave, non mette in questione la legittimita' e legalita' della Guerra per la Patria come nemmeno delle azioni di libarazione legittime e lagali, compresa la 'Tempesta'. Una tale cosa e' impossibile e noi in Croazia non possaiamo accettarla" ha detto il capo dello stato croato e ha sottolienato che la Croazia rispetta e rispettera' i suoi eroi che hanno salvaguardato l'indipendenza e la liberta' del Paese. Per noi – ha rilevato Josipović – nonostante la sentenza, la Guerra per la Patria rimarra' giusta e difensoria in cui abbiamo salvaguardato la nostra liberta' e democrazia dall'agressioen e dalla politica di crimini del regime di Slobodan Milošević.

"Devo dire che per il Governo questo e' inaccettabile. Il mio Governo come finora intraprendera' tutto in base alle possibilita' giuridiche che questa qualifica davanti alla corte d'appello venisse eliminata" ha detto la premier Jadranka Kosor. "Noi non abbiamo paura della verita', siamo orgogliosi delle nostre vittorie e di tutto quello che ha reso possibile che la Croazia sia oggi libera, indipendente e democratica. La Croazia e' anche un paese di stato di diritto in cui vengono rispettate le leggi, istituzioni giuridiche e le loro decisioni" ha aggiunto Kosor.

Tra le prime reazioni in Serbia venerdi' quelle di Dušan Ignatović, direttore dell'Ufficio serbo per la collaborazione con il Tribunale dell'Aja e di Bruno Vekarić, vice procuratore serbo per i crimini di guerra nonche' delle associazioni di profughi serbi della Croazia. Ignatović ha dichiarati all'agenzia di stampa serba Beta che la sentenza dell'Aja e' importante "perche' contribuira' in un certo senso ad affrontare il passato nella regione", influenzera' sulla migliore percezione del Tribunale dell'Aja in Serbia e contribuira' ad un migliore accettamento di tutti i fatti che questo tribunale aveva stabilito in tutti gli atri processi." Il vice procuratore per i crimini di guerra Bruno Vekarić ha valutato che la sentenza ai generali croati il cui comandante e' stato il defunto presidente croato Franjo Tuđman - qualificato come il leader dell'azione congiunta criminale, avra' sicuramente certe implicazioni nelle relazioni tra Serbia e Croazia, soprattutto davanti alla Corte internazionale di giustizia". Questo, da una parte, ha detto Vekarić, da' alla Serbia una posizione piu' confortevole, mentre dall'altra parte potrebbe essere un passo piu' vicino verso la riconciliazione.

L'agenzia serba Beta informa delle reazioni delle associazioni dei profughi serbi che salutano la decisione del Tpi. La Coalizione di queste associazioni ha espresso aspettative che le sentenze di condanna dei generali croati contribuiranno al rinvio dell'ingresso della Croazia nell'Ue finche' non verranno trovate soluzioni giuste, permanenti e sostenibili dei problemi relativi alle proprieta' ed altro dei profughi serbi e aggiunge che la decisione dell'Aja "contribuira' affinche' siano affrontate realmente le cause ed il carattere della guerra sul territorio dell'ex Jugoslavia, vale a dire che siano rigettate le costruzioni di Zagabria ufficiale secondo le quali la Croazia avrebbe condotto una guerra di libarazione mentre i serbi quella di agressione".

Non la pensano cosi' gli Stati Uniti che subito a seguito della lettura delle sentenze hanno rilasciato per mezzo dell'ambasciata americana a Zagabria una dichiarazione in cui si dice che "Gli Stati Uniti appoggiano e rispettano il lavoro del Tpi per l'ex Jugoslavia come un organo di diritto internazionale riconosciuto, approvato da parte del Consiglio di Sicurezza dell'Onu con l'obiettivo di processare i crimini di guerra connessi con le guerre in ex Jugoslavia e accoglie gli sforzi compiuti per arrivare a questa sentenza di primo grado" ma rilevano che "la decisione del tribunale in nessun modo influenzera' i vicini e ottimi rapporti tra Stati Uniti e Croazia. Il 7 aprile 1992 gli Stati Uniti hanno riconosciuto la Croazia come stato indipendente e sovrano e hanno riconosciuto esplicitamente i confini prima della guerra come confini internazionalmente riconosciuti della Croazia." Per tal motivo, si legge nel comunicato dell'ambasciata statunitense, la sentenza non e' la valutazione della Guerra per la patria croata. La Croazia ha avuto il diritto legittimo di difendere la sua indipendenza e integrita' territoriale. In piu', il Tpi indaga su casi singoli. Le sue decisioni non rappresentano valutazioni generali storiche sull'aspetto giusto o ingiusto delle guerre in ex Jugoslavia. "Speriamo che in questo momento difficile il popolo croato, che onora la sua lotta e le sue vittime, guardera' con fiducia nel futuro come popolo orgoglioso, indipendente e democratico" conclude il comunicato americano.

Dopo la sentenza del Tribunale internazionale dell'Aja in diverse citta' croate si sono tenute manifestazioni di protesta. La prima e' iniziata alle ore 11 a Fiume mentre quella centrale è stata convocata nella piazza principale di Zagabria sotto il titolo "Per la Patria", organizzata dal movimento Quercia e dall'iniziativa Azione per una Croazia migliore. Annunciando le proteste, gli organizzatori hanno dichiarato di aspettarsi una esplosione di insoddisfazione. Ma si sono appellati a manifestazioni pacifiche. Hanno qualificato l'attuale politica dello stato come una politica di tradimento e di servitu'.

Il servizio della BBC sulla manifestazione di Zagabria