Dichiarazione di Giulio Manfredi (Direzione nazionale Radicali Italiani, autore del libro “Telekom Serbia: Presidente Ciampi, nulla da dichiarare? Diario ragionato del caso dal 1994 al 2003”, Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri)
Su Repubblica.It è disponibile l'ordinanza di archiviazione del Tribunale di Torino del 9 maggio 2005 sull'affaire Telekom Serbia. “La Repubblica” ebbe il merito di portare all'attenzione dell'opinione pubblica italiana l'affaire Telekom Serbia nel febbraio 2001, quasi cinque anni dopo il trasferimento di 456 milioni di euro di Telecom Italia (allora azienda pubblica, controllata dal Tesoro) nei conti correnti di Slobodan Milosevic (10 giugno 1997). Oggi “La Repubblica” ha il merito di mettere online, a oltre sei anni dalla sua emanazione, l'ordinanza di archiviazione dei giudici torinesi. Finora l'unico sito in tutta Italia a mettere a disposizione quest'importantissimo documento è stato quello dell'Associazione Radicale Adelaide Aglietta.
L'ordinanza torinese è importante perchè c'è scritto nero su bianco quello che i radicali denunciarono, da soli, nel 1997, facendo presentare dal loro unico rappresentante in Parlamento, il compianto senatore Piero Milio, un'interrogazione (n. 4-06641): “…Si è così accertato in primo luogo che l’intero prezzo pagato per Telekom Serbia giunse nella disponibilità del Governo serbo …Il risultato di questa parte dell’indagine spiega anche il motivo per il quale l’opposizione interna a Milosevic era contraria alla vendita di Telekom Serbia; e conferma altresì le dichiarazioni dell’Ambasciatore Bascone (che aveva portato a conoscenza del Ministro degli esteri Dini e del sottosegretario Fassino l’esistenza dell’affare e la contrarietà ad esso di ambienti politici serbi avversi a Milosevic). E’ infatti evidente che la disponibilità di cospicue risorse economiche da parte di quest’ultimo e l’utilizzazione di esse per scopi sociali e di sostegno all’economia si risolveva in un rafforzamento della sua posizione e in una probabile vittoria nelle elezioni che si sarebbero tenute di lì a poco, cosa che infatti poi avvenne …” (pag. 24 e 25 dell'ordinanza).
Al danno si aggiunge la beffa: l'ordinanza dedica una decina di pagine alla vicenda che coinvolge l'on. Italo Bocchino, membro della commissione di inchiesta Telekom Serbia: “…Ciò che costituisce una singolare emergenza messa in luce dalle indagini riguarda la destinazione di una parte delle risorse di Vitali (uno dei due “facilitatori” dell’affaire, ndr), a loro volta, come è stato reiteratamente chiarito, provenienti dall’affare Telekom Serbia. In effetti, Bassini (Loris, titolare di una società finanziaria di San Marino, la Fin Broker S.A., a cui il Vitali aveva affidato la gestione di 22 miliardi di lire, fra cui i compensi percepiti per l’affaire Telekom Serbia, ndr) erogò, nel corso del 2001, 1,8 miliardi di lire ad una società, Goodtime Sas, di cui socia accomandataria era Gabriella Buontempo, moglie dell’on. Italo Bocchino, successivamente componente della commissione d’inchiesta Telekom Serbia; e 2,4 miliardi di lire alla società Edizioni di Roma, di cui socio e Presidente del Consiglio di Amministrazione era lo stesso on. Bocchino…” (pag. 30 dell'ordinanza).
Il proibizionismo sulla conoscenza da parte dei cittadini italiani degli atti inerenti l'affaire Telekom Serbia è stato oggi incrinato. Continua invece implacabile il proibizionismo de “La Repubblica” su quello che i radicali fecero, dal 1997 in poi, per denunciare un'operazione vergognosa politicamente e disastrosa economicamente: nel 2002, per ogni 100 euro investito in Telekom Serbia, Tronchetti Provera ne riporterà a casa 43.
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venerdì 2 dicembre 2011
giovedì 10 novembre 2011
TELEKOM SERBIA: CHIARIRE LE RESPONSABILITA'
Dichiarazione di Giulio Manfredi (membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani, autore del libro “Telekom Serbia, Presidente Ciampi nulla da dichiarare?”, edito da Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri) sulla sentenza di condanna in primo grado di Igor Marini a dieci anni di reclusione per la vicenda Telekom Serbia.
Noi radicali non abbiamo mai dato credito alle dichiarazioni di Igor Marini, mettendo subito in guardia la commissione parlamentare d’inchiesta dal perdersi nella vana ricerca di fantomatici conti correnti di “Mortadella”, “Cicogna” e “Ranocchio”.
Ciò detto, mi pare che dieci anni di galera e un milione di euro di risarcimento rappresentino una condanna eccessiva.
Ciò detto, noi radicali siamo sempre in attesa da parte degli esponenti del governo dell’epoca (giugno 1997) della piena assunzione di responsabilità politica per aver omesso di impedire che 456 milioni di euro dell’allora azienda pubblica “Telecom Italia” finissero nei conti correnti del criminale di guerra serbo Slobodan Milosevic, come appurato dalla Procura della Repubblica di Torino.
Ciampi, Fassino, Dini, Prodi, nulla da dichiarare?”.
Noi radicali non abbiamo mai dato credito alle dichiarazioni di Igor Marini, mettendo subito in guardia la commissione parlamentare d’inchiesta dal perdersi nella vana ricerca di fantomatici conti correnti di “Mortadella”, “Cicogna” e “Ranocchio”.
Ciò detto, mi pare che dieci anni di galera e un milione di euro di risarcimento rappresentino una condanna eccessiva.
Ciò detto, noi radicali siamo sempre in attesa da parte degli esponenti del governo dell’epoca (giugno 1997) della piena assunzione di responsabilità politica per aver omesso di impedire che 456 milioni di euro dell’allora azienda pubblica “Telecom Italia” finissero nei conti correnti del criminale di guerra serbo Slobodan Milosevic, come appurato dalla Procura della Repubblica di Torino.
Ciampi, Fassino, Dini, Prodi, nulla da dichiarare?”.
TELEKOM SERBIA: CONDANNATO MARINI, MA LA VERITA' DELL'AFFAIRE RESTA UN'ALTRA
Igor Marini è stato condannato a 10 anni di reclusione e 15mila euro di multa per aver accusato falsamente Romano Prodi, Piero Fassino e Lamberto Dini di aver preso o veicolato tangenti per oltre un milione di euro nell'ambito dell’affare Telekom Serbia. Prodi, Fassino e Lamberto Dini erano indicati come i destinatari delle mazzette sotto gli pseudonimi di “Mortad.”, “Cicogna” e “Ranoc.”. Le accuse contestate dai giudici della V sezione penale del tribunale di Roma sono quelle di associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione di documenti falsi e contraffatti e diversi episodi di calunnia. Marini dovrà versare anche centinaia di migliaia di euro di provvisionale immediatamente esecutiva per i soggetti da lui ingiustamente accusati.I pubblici ministeri, Giuseppe De Falco e Maria Francesca Loy, avevano chiesto per Marini la pena di 12 anni. Nella requisitoria, lo scorso febbraio, avevano spiegato che i politici indicati da Marini e dagli altri, “furono travolti da dichiarazioni devastanti, di una gravità inaudita e prive di qualsiasi concreto fondamento”. Inoltre, “di quello scandalo fu fatto un grande uso politico perché quello che Marini andava sostenendo al pari di alcuni soggetti che trafficavano in titoli falsi da monetizzare è stato cavalcato per motivi mai chiariti dalla commissione parlamentare d'inchiesta”.
“Le indagini da quanto emerso in dibattimento hanno sancito l'insussistenza di tangenti e, al contrario, l'esistenza di calunnie verbali e documentali", hanno detto i giudici, secondo i quali, “non esiste alcun riscontro positivo alle tantissime dichiarazioni fatte da Igor Marini ai magistrati al punto che il caso Telekom Serbia può considerarsi la madre di tutti i tentativi di denigrazione dell'avversario politico”.
Che le accuse di Marini fossero prive di fondamento e frutto di una macchinazione era chiaro ormai da anni e la sentenza di oggi non può stupire nessuno. Ciò che però né la sentenza né l’inchiesta hanno chiarito sono le responsabilità politiche (quelle sì riconducibili a Fassino, Dini e all’allora ministro Ciampi) di una spregiudicata operazione finanziaria, fatta coi soldi dei contribuenti italiani, che nel pieno dell’embargo contro la Serbia permise al regime di Milosevic di incassare denaro fresco per puntellare il suo regime che aveva trascinato tutti i popoli ex jugoslavi in una serie di guerre tragiche, inutili e devastanti. Ed è su questo che andrebbe fatta luce, mentre invece su tutto l’affaire è calato un velo di silenzio che solo i Radicali italiani hanno cercato in questi anni di sollevare. [RS]Per saperne di più sull’affaire Telekom Serbia va al sito dell’Associazione radicale “Adelaide Aglietta” di Torino
venerdì 16 settembre 2011
BOCCHINO, SUA MOGLIE E L'AFFAIRE TELEKOM SERBIA
Di Giulio Manfredi [*]
Oltre alle vicende amorose dell’onorevole Italo Bocchino, sarebbe interessante se qualche giornalista chiedesse alla signora Gabriella Buontempo: perché nel 2001 lei e l’onorevole Bocchino si rivolsero a una sconosciuta finanziaria di San Marino, la Fin Broker S.A., gestita dal signor Loris Bassini, per ottenere un prestito di 1,8 miliardi di lire per la società Goodtime Sas (di cui socia accomandataria era Gabriella Buontempo) e un prestito di 2,4 miliardi di lire per la società Edizioni del “Roma”, di cui socio e Presidente del Consiglio di Amministrazione era l’onorevole Bocchino; se erano a conoscenza che una parte del prestito proveniva dalle mediazioni pagate al signor Gianfrancesco Vitali per “l’affaire” Telekom Serbia (dal 2002 al 2005 Italo Bocchino è stato membro della Commissione parlamentare d’inchiesta su Telekom Serbia); se Bocchino e la moglie frequentavano il signor Vitali e sapevano del ruolo da lui ricoperto nell’operazione; se hanno restituito al signor Bassini le somme avute in prestito o se è vero quanto dichiarato dal signor Bassini, di avere inviato l’ufficiale giudiziario a pignorare beni della signora Buontempo.
A scanso di equivoci e illazioni, ricordo che quanto riportato fu messo nero su bianco, per la prima volta, nel 2005, dai Pubblici Ministeri della Procura della Repubblica di Torino (che sentirono come testimone l’onorevole Bocchino il 18 aprile 2005 e che non possono certo essere etichettati come “uomini di Berlusconi”) e ripreso poi da noi radicali nel 2007, nel decennale dell’operazione Telekom Serbia; “Il Giornale” ha ripreso il tutto solo nel 2010, quando serviva bastonare il “ribelle” Bocchino.
Avrei evitato di tornare sull’argomento se Italo Bocchino avesse fornito la sua versione dei fatti nella sua autobiografia “Una storia di destra”. Così non è stato. Nel libro non compare nemmeno una volta la parola “Telekom Serbia".
[*] Presidente dell'Associazione radicale "Adelaide Aglietta" di Torino, membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani, autore del libro "Telekom Serbia. Presidente Ciampi, nulla da dichiarare?" (Ed. Stampa Alternativa)
Oltre alle vicende amorose dell’onorevole Italo Bocchino, sarebbe interessante se qualche giornalista chiedesse alla signora Gabriella Buontempo: perché nel 2001 lei e l’onorevole Bocchino si rivolsero a una sconosciuta finanziaria di San Marino, la Fin Broker S.A., gestita dal signor Loris Bassini, per ottenere un prestito di 1,8 miliardi di lire per la società Goodtime Sas (di cui socia accomandataria era Gabriella Buontempo) e un prestito di 2,4 miliardi di lire per la società Edizioni del “Roma”, di cui socio e Presidente del Consiglio di Amministrazione era l’onorevole Bocchino; se erano a conoscenza che una parte del prestito proveniva dalle mediazioni pagate al signor Gianfrancesco Vitali per “l’affaire” Telekom Serbia (dal 2002 al 2005 Italo Bocchino è stato membro della Commissione parlamentare d’inchiesta su Telekom Serbia); se Bocchino e la moglie frequentavano il signor Vitali e sapevano del ruolo da lui ricoperto nell’operazione; se hanno restituito al signor Bassini le somme avute in prestito o se è vero quanto dichiarato dal signor Bassini, di avere inviato l’ufficiale giudiziario a pignorare beni della signora Buontempo.
A scanso di equivoci e illazioni, ricordo che quanto riportato fu messo nero su bianco, per la prima volta, nel 2005, dai Pubblici Ministeri della Procura della Repubblica di Torino (che sentirono come testimone l’onorevole Bocchino il 18 aprile 2005 e che non possono certo essere etichettati come “uomini di Berlusconi”) e ripreso poi da noi radicali nel 2007, nel decennale dell’operazione Telekom Serbia; “Il Giornale” ha ripreso il tutto solo nel 2010, quando serviva bastonare il “ribelle” Bocchino.
Avrei evitato di tornare sull’argomento se Italo Bocchino avesse fornito la sua versione dei fatti nella sua autobiografia “Una storia di destra”. Così non è stato. Nel libro non compare nemmeno una volta la parola “Telekom Serbia".
[*] Presidente dell'Associazione radicale "Adelaide Aglietta" di Torino, membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani, autore del libro "Telekom Serbia. Presidente Ciampi, nulla da dichiarare?" (Ed. Stampa Alternativa)
domenica 31 luglio 2011
D'AVANZO: FECE CONOSCERE AGLI ITALIANI L'AFFAIRE TELEKOM SERBIA
Giuseppe D'Avanzo ebbe il merito di far conoscere agli italiani l'affaire Telekom Serbia e di indicare a procura Torino e Commissione parlamentare la via delle rogatorie internazionali per verificare le società off-shore di Milosevic a Cipro
Di Giulio Manfredi [*]
Giustamente "La Repubblica" e altri giornali ricordano oggi uno dei grandi meriti giornalistici di Giuseppe D'Avanzo (con Carlo Bonini): quello di aver fatto conoscere a tutti gli italiani, con un'inchiesta aperta il 16 febbraio 2001, l'affaire Telekom Serbia, ovvero l'acquisto per 456 milioni di euro del 29% dell'azienda Telekom Serbia da parte di Telecom Italia, il 10 giugno 1997 (all'epoca Telecom Italia era ancora nelle mani del Ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi); ovvero un affare solo per Slobodan Milosevic, che si servì dei soldi dei contribuenti italiani per rinsaldare il proprio traballante potere; quando nel dicembre 2002 Marco Tronchetti Provera rivenderà ai serbi la partecipazione, perderà 500 miliardi di lire.
Vorrei aggiungere che Giuseppe D'Avanzo (con Carlo Bonini) ha avuto anche il merito di indicare la pista giusta da seguire per scoprire dove finirono i soldi dei contribuenti italiani. Esattamente otto anni fa, in un pezzo su "La Repubblica" del 4 luglio 2003, D'Avanzo/Bonini scrivevano, criticando la commissione parlamentare d'inchiesta che non aveva occhi se non per Igor Marini: "La commissione ha preferito far lievitare nel sospetto le rivelazioni di personaggi oscuri senza acchiappare una sola risposta alle domande dell'affaire. Era davvero così arduo ottenere, in un anno, qualche brandello di verità, magari nuovendo con prontezza le rogatorie internazionali, avviate soltanto nelle ultime settimane di lavoro? Per dirne una, era possibile seguire il denaro finito nei conti dei mediatori o nelle casse delle società off-shore di Slobo e ricostruire così, almeno parzialmente, la mappa dei beneficiari dell'acquisizione?".
E più avanti D'Avanzo/Bonini citano l'accurato "Rapporto Torkildsen", dal nome dell'analista norvegese che lo redasse per conto del Tribunale Penale dell'Aja, che offre una precisa descrizione del meccanismo di finanziamento creato da Milosevic a Cipro. Il "Rapporto Torkildsen" fu consegnato dai radicali sia alla Procura della Repubblica di Torino sia alla Commissione parlamentare d'inchiesta su Telekom Serbia; il "Rapporto" è disponibile sui siti radicali. Nè la Procura nè la Commissione fecero indagini sul campo a Cipro.
Qualche giornalista prenderà il testimone lasciato da Giuseppe D'Avanzo e tenterà di continuare la sua opera di indagine, senza guardare in faccia nessuno?
[*] Vice-presidente del Comitato nazionale di Radicali Italiani e autore del libro "Telekom Serbia: Presidente Ciampi nulla da dichiarare? - Diario ragionato del caso dal 1994 al 2003” (Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2003)
Di Giulio Manfredi [*]
Giustamente "La Repubblica" e altri giornali ricordano oggi uno dei grandi meriti giornalistici di Giuseppe D'Avanzo (con Carlo Bonini): quello di aver fatto conoscere a tutti gli italiani, con un'inchiesta aperta il 16 febbraio 2001, l'affaire Telekom Serbia, ovvero l'acquisto per 456 milioni di euro del 29% dell'azienda Telekom Serbia da parte di Telecom Italia, il 10 giugno 1997 (all'epoca Telecom Italia era ancora nelle mani del Ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi); ovvero un affare solo per Slobodan Milosevic, che si servì dei soldi dei contribuenti italiani per rinsaldare il proprio traballante potere; quando nel dicembre 2002 Marco Tronchetti Provera rivenderà ai serbi la partecipazione, perderà 500 miliardi di lire.
Vorrei aggiungere che Giuseppe D'Avanzo (con Carlo Bonini) ha avuto anche il merito di indicare la pista giusta da seguire per scoprire dove finirono i soldi dei contribuenti italiani. Esattamente otto anni fa, in un pezzo su "La Repubblica" del 4 luglio 2003, D'Avanzo/Bonini scrivevano, criticando la commissione parlamentare d'inchiesta che non aveva occhi se non per Igor Marini: "La commissione ha preferito far lievitare nel sospetto le rivelazioni di personaggi oscuri senza acchiappare una sola risposta alle domande dell'affaire. Era davvero così arduo ottenere, in un anno, qualche brandello di verità, magari nuovendo con prontezza le rogatorie internazionali, avviate soltanto nelle ultime settimane di lavoro? Per dirne una, era possibile seguire il denaro finito nei conti dei mediatori o nelle casse delle società off-shore di Slobo e ricostruire così, almeno parzialmente, la mappa dei beneficiari dell'acquisizione?".
E più avanti D'Avanzo/Bonini citano l'accurato "Rapporto Torkildsen", dal nome dell'analista norvegese che lo redasse per conto del Tribunale Penale dell'Aja, che offre una precisa descrizione del meccanismo di finanziamento creato da Milosevic a Cipro. Il "Rapporto Torkildsen" fu consegnato dai radicali sia alla Procura della Repubblica di Torino sia alla Commissione parlamentare d'inchiesta su Telekom Serbia; il "Rapporto" è disponibile sui siti radicali. Nè la Procura nè la Commissione fecero indagini sul campo a Cipro.
Qualche giornalista prenderà il testimone lasciato da Giuseppe D'Avanzo e tenterà di continuare la sua opera di indagine, senza guardare in faccia nessuno?
[*] Vice-presidente del Comitato nazionale di Radicali Italiani e autore del libro "Telekom Serbia: Presidente Ciampi nulla da dichiarare? - Diario ragionato del caso dal 1994 al 2003” (Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2003)
martedì 25 gennaio 2011
PASSAGGIO IN ONDA
La puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale
In primo piano la situazione in Albania dopo gli scontri di piazza e i morti nella manifestazione contro il governo di venerdì scorso.
Gli altri argomenti della puntata:
Croazia: il presidente Ivo Josipovic in Germania alla ricerca di sostegno per l'adesione all'Ue
Serbia: l'integrazione europea condizionata alla cattura di Ratko Mladic e Goran Hadzic
Cipro: l'Onu spinge per un accordo sulla riunificazione
Telekom Serbia: il radicale Giulio Manfredi assolto dall'accusa di aver diffamato l'avvocato Giovanni Di Stefano, già socio in affari del "comandante" Arkan.
Il sito della settimana: East Journal
La puntata è stata realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è riascoltabile direttamente qui
oppure sul sito Radio Radicale nella sezione delle Rubriche (è possibile il podcasting)
In primo piano la situazione in Albania dopo gli scontri di piazza e i morti nella manifestazione contro il governo di venerdì scorso.
Gli altri argomenti della puntata:
Croazia: il presidente Ivo Josipovic in Germania alla ricerca di sostegno per l'adesione all'Ue
Serbia: l'integrazione europea condizionata alla cattura di Ratko Mladic e Goran Hadzic
Cipro: l'Onu spinge per un accordo sulla riunificazione
Telekom Serbia: il radicale Giulio Manfredi assolto dall'accusa di aver diffamato l'avvocato Giovanni Di Stefano, già socio in affari del "comandante" Arkan.
Il sito della settimana: East Journal
La puntata è stata realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è riascoltabile direttamente qui
oppure sul sito Radio Radicale nella sezione delle Rubriche (è possibile il podcasting)
TELEKOM SERBIA: IL RADICALE MANFREDI NON DIFFAMO' L'AVVOCATO DI STEFANO
Giovedì scorso, il Tribunale di Roma ha assolto "perchè il fatto non sussiste" Giulio Manfredi (vice-presidente Comitato nazionale Radicali Italiani e presidente Associazione Radicale Adelaide Aglietta), chiudendo il processo intentato per diffamazione dall'avvocato anglo-molisano Giovanni Di Stefano, amico e socio d'affari del criminale di guerra serbo tristemente noto come "comandante Arkan". La prima udienza del processo si era tenuta a Campobasso nel luglio 2005; questa era l'ottava udienza. Manfredi era assistito dall'avv. Giuseppe Rossodivita.
Nella stessa mattinata Manfredi era stato sentito come testimone nell'ambito del processo contro "Antonio Volpe + 10", relativo alle presunte tangenti che sarebbero state pagate nell'affaire Telekom Serbia; in tale sede l'esponente radicale ha ribadito che la denuncia radicale è stata sempre contro le responsabilità politiche dell'affaire, ovvero l'aver finanziato il regime di Slobodan Milosevic, all'epoca dei fatti sottoposto a embrago internazionale, con i soldi dei cittadini italiani, dato che nel giugno 1997 Telecom Italia ancora di proprietà pubblica. Manfredi nè altri radicali hanno mai accertato responsabilità penali relative al versamento di tangenti.
Giulio Manfredi ha dichiarato:
"Nelle due aule di giustizia dove sono stato questa mattina campeggiava una grande scritta: la legge è uguale per tutti. Non è vero. Il cittadino Giulio Manfredi - uno dei primi a denunciare, già 14 anni fa, l'affaire Telekom Serbia - si è difeso in un processo lungo cinque anni; a suo tempo ha chiesto e ottenuto di essere audito, con altri radicali, dalla Procura di Torino; oggi, su richiesta di parte, ha anche testimoniato, pur essendo consapevole di non aver elementi utili, perchè lo riteneva il suo dovere.
I radicali, da sempre, si difendono nei processi, magari utilizzandoli come strumenti politici ma sempre rispettando le forme e i contenuti del diritto. Altri cittadini, a partire da colui che dovrebbe essere modello di comportamento civile per tutti gli altri, il presidente del Consiglio, si difendono dai processi, sfuggono le aule di giustizia, pur avendo tutti i mezzi per difendersi meglio e di più rispetto a chiunque.
E' uno degli elementi di un regime, preesistente a Silvio Berlusconi, sempre più pervasivo e, proprio per questo, vissuto da sempre più italiani come una seconda pelle, proprio come il regime fascista. Ma Mussolini è durato vent'anni, mentre la partitocrazia italiana dura almeno da quando sono nato e non se ne vede la fine".
L'intervista di Giulio Manfredi ak notiziario di Radio Radicale subito dopo l'assoluzione
Per non dimenticare cosa è stato l'affaire Telekom Serbia segnalo l'utile promemoria redatto dallo stesso Giulio Manfredi disponibile sul sito dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta di Torino.
Sempre sul sito dell'Associazione è disponibile un ampio e documentato dossier sull'affaire
Per saperne di più segnalo inoltre questi due libri
Telekom Serbia: Presidente Ciampi, nulla da dichiarare?
Diario ragionato del caso dal 1994 al 2003
di Giulio Manfredi (con postfazione di Marco Pannella)
Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2003
Telekom Serbia: l’affare di cui nessuno sapeva
di Francesco Bonazzi
Sperling & Kupfer, 2004
Nella stessa mattinata Manfredi era stato sentito come testimone nell'ambito del processo contro "Antonio Volpe + 10", relativo alle presunte tangenti che sarebbero state pagate nell'affaire Telekom Serbia; in tale sede l'esponente radicale ha ribadito che la denuncia radicale è stata sempre contro le responsabilità politiche dell'affaire, ovvero l'aver finanziato il regime di Slobodan Milosevic, all'epoca dei fatti sottoposto a embrago internazionale, con i soldi dei cittadini italiani, dato che nel giugno 1997 Telecom Italia ancora di proprietà pubblica. Manfredi nè altri radicali hanno mai accertato responsabilità penali relative al versamento di tangenti.
Giulio Manfredi ha dichiarato:
"Nelle due aule di giustizia dove sono stato questa mattina campeggiava una grande scritta: la legge è uguale per tutti. Non è vero. Il cittadino Giulio Manfredi - uno dei primi a denunciare, già 14 anni fa, l'affaire Telekom Serbia - si è difeso in un processo lungo cinque anni; a suo tempo ha chiesto e ottenuto di essere audito, con altri radicali, dalla Procura di Torino; oggi, su richiesta di parte, ha anche testimoniato, pur essendo consapevole di non aver elementi utili, perchè lo riteneva il suo dovere.
I radicali, da sempre, si difendono nei processi, magari utilizzandoli come strumenti politici ma sempre rispettando le forme e i contenuti del diritto. Altri cittadini, a partire da colui che dovrebbe essere modello di comportamento civile per tutti gli altri, il presidente del Consiglio, si difendono dai processi, sfuggono le aule di giustizia, pur avendo tutti i mezzi per difendersi meglio e di più rispetto a chiunque.
E' uno degli elementi di un regime, preesistente a Silvio Berlusconi, sempre più pervasivo e, proprio per questo, vissuto da sempre più italiani come una seconda pelle, proprio come il regime fascista. Ma Mussolini è durato vent'anni, mentre la partitocrazia italiana dura almeno da quando sono nato e non se ne vede la fine".
L'intervista di Giulio Manfredi ak notiziario di Radio Radicale subito dopo l'assoluzione
Per non dimenticare cosa è stato l'affaire Telekom Serbia segnalo l'utile promemoria redatto dallo stesso Giulio Manfredi disponibile sul sito dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta di Torino.
Sempre sul sito dell'Associazione è disponibile un ampio e documentato dossier sull'affaire
Per saperne di più segnalo inoltre questi due libri
Telekom Serbia: Presidente Ciampi, nulla da dichiarare?
Diario ragionato del caso dal 1994 al 2003
di Giulio Manfredi (con postfazione di Marco Pannella)
Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2003
Telekom Serbia: l’affare di cui nessuno sapeva
di Francesco Bonazzi
Sperling & Kupfer, 2004
lunedì 21 giugno 2010
LA SCOMPARSA DI PIETRO MILIO: FU L'UNICO PARLAMENTARE A INTERPELLARE IL GOVERNO PRODI SU TELEKOM SERBIA
Sabato scorso è scomparso improvvisamente a Palermo l'avvocato Pietro Milio che negli anni '90 fu prima militante e poi deputato e senatore radicale. Proprio in quella veste, nel 1997 fu l'unico parlamentare a interrogare, senza esito, il governo Prodi sull'"affaire Telekom Serbia" e sui soldi dei cittadini italiani dati a Slobodan Milosevic nonostante l'embargo internazionale che in quel momento era in vigore contro Belgrado.
Giulio Manfredi, del Comitato nazionale di Radicali Italiani, che ha seguito, e continua a seguire, in prima persona con grande impegno tutta la vicenda in un comunicato ha voluto ricordare quella iniziativa parlamentare:
"Ricordo, innanzitutto, di Pietro Milio, le poche volte in cui ci siamo parlati, la squisita cortesia e la grande signorilità. Ricordo, inoltre, accanto alla sua opera indefessa per la vita del diritto, un merito particolare: l’aver presentato, il 25 giugno 1997, su mia sollecitazione, l’unica interrogazione sull’affaire Telekom Serbia a ridosso della conclusione di quel vergognoso accordo che comportò - in cambio dell’acquisto da parte di Telecom Italia (allora ancora controllata dal Ministero del Tesoro) del 29% di Telekom Serbia - il versamento di 456 milioni di euro dei cittadini italiani (più 328 milioni di euro dei cittadini greci) direttamente nei conti correnti di Slobodan Misolevic, di quel criminale di guerra contro cui solamente 22 mesi più tardi l’Italia sarebbe intervenuta militarmente.
L’interrogazione n. 4-06641 dell’allora senatore Pietro Milio, unico parlamentare radicale all’epoca, era diretta al Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi, e al Ministro delle Poste e Telecomunicazioni, Antonio Maccanico. L’8 luglio 1997, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Giorgio Bogi, inviò un telex al Ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi, chiedendo di rispondere all’interrogazione di Milio. La risposta non è mai arrivata".
Per approfondimenti segnalo
il libro "Telekom Serbia – Presidente Ciampi, nulla da dichiarare", diario ragionato del caso dal 1994 al 2003, con postfazione di Marco Pannella, pubblicato da Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri nel 2003
e il ricco dossier radicale sulla vicenda disponibile sul sito della Associazione radicale "Adelaide Aglietta" di Torino
Giulio Manfredi, del Comitato nazionale di Radicali Italiani, che ha seguito, e continua a seguire, in prima persona con grande impegno tutta la vicenda in un comunicato ha voluto ricordare quella iniziativa parlamentare:
"Ricordo, innanzitutto, di Pietro Milio, le poche volte in cui ci siamo parlati, la squisita cortesia e la grande signorilità. Ricordo, inoltre, accanto alla sua opera indefessa per la vita del diritto, un merito particolare: l’aver presentato, il 25 giugno 1997, su mia sollecitazione, l’unica interrogazione sull’affaire Telekom Serbia a ridosso della conclusione di quel vergognoso accordo che comportò - in cambio dell’acquisto da parte di Telecom Italia (allora ancora controllata dal Ministero del Tesoro) del 29% di Telekom Serbia - il versamento di 456 milioni di euro dei cittadini italiani (più 328 milioni di euro dei cittadini greci) direttamente nei conti correnti di Slobodan Misolevic, di quel criminale di guerra contro cui solamente 22 mesi più tardi l’Italia sarebbe intervenuta militarmente.
L’interrogazione n. 4-06641 dell’allora senatore Pietro Milio, unico parlamentare radicale all’epoca, era diretta al Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi, e al Ministro delle Poste e Telecomunicazioni, Antonio Maccanico. L’8 luglio 1997, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Giorgio Bogi, inviò un telex al Ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi, chiedendo di rispondere all’interrogazione di Milio. La risposta non è mai arrivata".
Per approfondimenti segnalo
il libro "Telekom Serbia – Presidente Ciampi, nulla da dichiarare", diario ragionato del caso dal 1994 al 2003, con postfazione di Marco Pannella, pubblicato da Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri nel 2003
e il ricco dossier radicale sulla vicenda disponibile sul sito della Associazione radicale "Adelaide Aglietta" di Torino
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