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venerdì 16 gennaio 2015

CROAZIA E BOSNIA DOPO L'ELEZIONE DI GRABAR-KITAROVIC

L'elezione di Kolinda Grabar-Kitarovic alla presidenza della Croazia, con la determinante partecipazione al voto dei croati di Bosnia Erzegovina, apre nuovi scenari nei rapporti tra Zagabria e Sarajevo. Su questo particolare aspetto del voto dell'11 gennaio in Croazia, è da segnalare l'interessante analisi di Rodolfo Toé su Osservatorio Balcani e Caucaso.

"La novità - scrive Toè - potrebbe avere degli effetti sull'equilibrio della regione, soprattutto in Bosnia Erzegovina, dove proprio la questione dei diritti dei croati bosniaci è stata una delle più delicate della scorsa legislatura, in particolar modo in relazione alla sentenza della Corte Europea sul caso Sejdić-Finci e sulla necessità (ormai non più rinviabile) di rivedere gli accordi di pace di Dayton, che buona parte dell'opinione pubblica e della comunità internazionale ritiene superati".

Stando alle dichiarazioni di Grabar Kitarović, l'impressione è che la Croazia cerchi di ritagliarsi un ruolo da protagonista nelle questioni bosniache, anche se esiste la possibilità che la nuova presidente croata stia semplicemente facendo della retorica: "Molto probabilmente, occorrerà attendere i prossimi mesi per capire quale sarà l'impatto effettivo del cambio al vertice dello stato croato", conclude Rodolfo Toè.

Il testo integrale dell'articolo su Osservatorio Balcani e Caucaso

giovedì 23 ottobre 2014

BOSNIA: TRE ANALISI SUL VOTO DEL 12 OTTOBRE

Le elezioni del 12 ottobre in Bosnia Erzegovina hanno toccato praticamente tutte le istituzioni elettive del Paese. I 3.278.908 cittadini aventi diritto al voto (2.037.076 nella Federacija BiH, l'entità croato-bosgnacca, e 1.241.832 nella Republika Srpska, l'entità a maggioranza serba) erano chiamati a eleggere i 3 presidenti della presidenza nazionale tripartita, il presidente e 2 vicepresidenti della Republika Srpska, 42 parlamentari del parlamento nazionale, 83 parlamentari della RS, 98 membri del parlamentari e 289 rappresentanti cantonali della Federacija. In tutto 518 posti per i quali i candidati in lizza erano 7.748 (3.276 donne; 4.472 uomini) riuniti in 98 tra partiti, coalizioni e candidati indipendenti. Questo diluvio di numeri è il frutto dell'assetto istituzionale determinato dagli accordi di pace di Dayton che nel 1995 posero fine al conflitto fotografando la situazione sul terreno. E sono proprio quegli accordi che hanno determinato una situazione politico-istituzionale che appare ormai senza via d'uscita e che sta allontanando sempre più il Paese dalla prospettiva dell'integrazione in quella Unione Europea che ha essa stessa responsabilità nella situazione.

Qui di seguito tre interessanti commenti usciti nei giorni scorsi sull'esito del voto in Bosnia del 12 ottobre

La Bosnia di ieri
Andrea Oskari Rossini, Osservatorio Balcani e Caucaso, 13 ottobre 2014

Così la Bosnia torna al 1990
Rodolfo Toè, Il Foglio, 14 ottobre 2014

Il pantano politico bosniaco
Matteo Tacconi, Rassegna Est, 20 ottobre 2014

venerdì 1 marzo 2013

RACCONTA L'EUROPA ALL'EUROPA: BOSNIA ERZEGOVINA

Quinta puntata del ciclo di Speciali di Passaggio a Sud Est che fanno parte del progetto europeo promosso da Osservatorio Balcani e Caucaso



La quinta puntata del ciclo di Speciali prodotti nell'ambito del progetto europeo promosso da Osservatorio Balcani e Caucaso racconta una delle realtà più complesse dell'area ex jugoslava, una situazione difficile e delicata in cui nonostante le divisioni lasciate dalla guerra si possono però individuare anche elementi positivi.

Lo stallo istituzionale e politico, la delicata e dibattuta questione del censimento, il caso emblematico di Mostar, ma anche le possibilità offerte da un turismo responsabile e dalla valorizzazione dei prodotti tipici locali.

Ospiti della puntata:

Zlatko Dizdarevic, giornalista, scrittore, ex ambasciatore, già direttore del quotidiano sarajevese Oslobodjenje durante l'assedio
Rodolfo Toè, corrispondente di Osservatorio Balcani e Caucaso e di Le Courrier des Balkans
Massimo Moratti, esperto di diritti umani qui in veste di grande conoscitore della Bosnia dal punto di vista naturalistico
Michele Rumiz, responsabile delle attività nei Balcani di Slow Food International.

Il commento finale è di Andrea Rossini, giornalista e documentarista di Osservatorio Balcani e Caucaso

Ascolta qui il quinto Speciale "Racconta l'Europa all'Europa": Bosnia Erzegovina




Vai alla pagina dedicata al progetto sul sito di Radio Radicale 

Vai al sito di Osservatorio Balcani e Caucaso


mercoledì 10 ottobre 2012

ELEZIONI IN BOSNIA: VINCONO LE DIVISIONI ETNICHE

Poster elettorali a Srebrenica (Foto Reuters/Dado Ruvic)
In attesa che siano ufficializzati i dati definitivi sulle elezioni comunali di domenica 7 ottobre in Bosnia Erzegovina, il dato che emerge un po' da tutti i commenti e dalle analisi di queste ore è la vittoria delle formazioni nazionaliste e delle divisioni etniche. Come scrive Rodolfo Toè sul suo blog dalle amministrative di domenica scorsa esce un ritratto a tinte cupe della Bosnia Erzegovina: "Mentre i partiti nazionalisti crescono nel sostegno popolare, quella componente civica costituita dai Socialdemocratici e dai movimenti “per i cittadini” (come per esempio “Naša Stranka”, fondato dal regista Premio Oscar Danis Tanović) si trovano ridimensionati. L'esito del voto potrebbe rivelarsi una sorta di “antipasto” di quello che accadrà alle elezioni politiche tra due anni? La prospettiva è allarmante, ma fortemente probabile. È questa, per esempio, l'opinione dell'economista Slavo Kukić: “Per come stanno le cose, siamo tornati indietro di vent'anni, al tempo delle prime elezioni multipartitiche del Paese. Il successo della SDA, delle due HDZ e dello SDS dimostra inequivocabilmente che il nazionalismo è tornato alla ribalta”. Kukić si era visto offrire nel 2011 l'incarico di formare il Consiglio dei Ministri, ma aveva fallito. Oggi è professore universitario a Mostar: “Credo che nei prossimi anni assisteremo ad un'inevitabile radicalizzazione del nazionalismo e alla disintegrazione del Paese”.“E' un risultato molto negativo”, gli fa eco Ibrahim Prohić, analista politico a Tuzla: “l'alternativa civica, non legata cioè a appartenenze nazionalistiche, è tramontata. Ancora una volta, la Bosnia è in balìa dell'etnocentrismo”.


"La Bosnia si risveglia negli anni Novanta": il pezzo di Rodolfo Toè su Linkiesta