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giovedì 24 gennaio 2013

PRESEVO: RIMOSSO IL DISCUSSO MONUMENTO AI GUERRIGLIERI ALBANESI

Il controverso monumento eretto a Presevo (Foto Beta)
Domenica 20 gennaio il governo di Belgrado harotto gli indugi e ha ordinato la rimozione del monumento eretto a Presevo, nel sud della Serbia, in memoria dei guerriglieri albanesi dell'Ucpmb (Esercito di liberazione di Medveda, Presevo e Bujanovac) morti nei combattimenti avvenuti tra il 2000 e il 2001 contro le forze serbe. Dopo settimane di accese polemiche e tentativi di mediazione Belgrado ha deciso quindi di procedere. “La Serbia ha agito in base alla legge”, ha dichiarato il premier Ivica Dacic, precisando che l'Ucmpb è stato dichiarato da Belgrado un gruppo terrorista e quindi, “la Serbia si è comportata come un qualunque altro paese nel mondo”. Dacic ha aggiunto che “tutta la Comunità internazionale concorda che si tratta di una questione interna alla Serbia” e che “con i terroristi non si tratta: ce l'ha insegnato l'Occidente”.

La rimozione è avvenuta in un clima di tensione, ma senza incidenti. Rappresaglie si sono invece verificate in Kosovo, dove la minoranza serba è stata oggetto di vari attacchi da parte di estremisti albanesi. Due bombe a mano sono state lanciate contro la sede del comune di Mitrovica Nord, città roccaforte della minoranza serba, senza per fortuna provocare danni a persone. A Djacovica è stato invece sventato un tentativo di attacco a un monastero serbo, già ricostruito dopo essere dato alle fiamme durante i pogrom anti-serbi del marzo 2004. Sono state inoltre profanate 27 tombe di un cimitero serbo.

La rimozione del memoriale di Presevo ha provocato un duro scontro diplomatico tra Belgrado e Tirana. Il premier albanese Sali Berisha ha parlato pubblicamente di "albanofobia" del governo serbo provocando la "dura protesta" del ministero degli Esteri serbo che ha definito “le accuse e le qualifiche rivolte contro il governo serbo al di sotto di ogni dignità”, accusando “il vocabolario usato (da Berisha)” di voler istigare palesemente “ad ulteriori attività finalizzate a destabilizzare la situazione nella Serbia meridionale, nell'intera regione e in tutti i Paesi confinanti abitati da minoranze albanesi”.

Sulla rimozione del memoriale di Presevo dedicato ai guerriglieri albanesi e sulle reazioni di parte serba e di parte albanese segnalo la corrispondenza di Artur Nura contenuta nella puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi aRadio Radicale.


sabato 15 maggio 2010

MACEDONIA: RISCHIO DI SEPARATISMO ARMATO ALBANESE?

Le armi rinvenute dalla polizia macedone a Radusha (Foto: Maja Zlatevska/Dnevnik)
In Macedonia torna a salire la preoccupazione per una possibile destabilizzazione del Paese ad opera dei gruppi separatisti armati albanesi a causa di alcuni episodi avvenuti nelle ultime settimane, con la scoperta di depositi illegali di armi e una sparatoria che ha fatto quattro morti. Quest'ultima è avvenuta nei pressi del villaggio di Radusha, al confine tra Macedonia e Kosovo, nelle prime ore di martedì 11 maggio. Il portavoce della polizia, Ivo Kotevski, ha spiegato che le forze dell'ordine avevano avuto informazioni sul trasporto di armi illegali e quando gli agenti hanno cercato di fermare il furgone dal suo interno è stato aperto il fuoco. Risultato della sparatoria: morti tutti e quattro gli occupanti del furgone, nessuna vittima, né feriti tra i poliziotti. Una grande quantità di armi ed esplosivi è stata poi ritrovata all'interno del veicolo.

Il possesso delle armi è stato rivendicato dal disciolto Esercito di Liberazione Nazionale, gruppo che fece la sua comparsa nel 2001 quando la Macedonia si trovò sull'orlo di un conflitto armato tra le forze governative e i ribelli albanesi, che fu soffocato sul nascere dall'intervento della comunità internazionale. Successivamente, l'accordo di Ohrid mise fine alle ostilità concedendo maggiori diritti alla minoranza albanese, che rappresenta circa un quarto della popolazione della Macedonia. A seguito dell'accordo il gruppo armato si trasformò in un partito politico e ha fatto parte di coalizioni di governo dal 2002.

Albert Musliu, un analista politico macedone citato da WAZ.EUobserver, parla di "deja-vu" e si dice preoccupato per la grande quantità di armi che circola ancora nove anni dopo il conflitto, ma avanza dubbi anche sulla ricostruzione degli eventi fornita dalla polizia. Secondo Musliu una sparatoria con un gruppo armato i cui componenti finiscono tutti morti senza nemmeno un ferito tra i membri delle forze di polizia non è molto credibile.

L'episodio di martedì viene dopo la scoperta da parte della polizia di grandi nascondigli di armi tra fine aprile e inizio maggio: nel secondo caso il luogo era sorvegliato da uomini in uniforme. E un nuovo sequestro di armi, munizioni ed esplosivi è stato messo a segno giovedì dalla polizia macedone che ha anche arrestato quattro persone, un uomo di 59 anni ed i suoi tre figli, nel villaggio di Novo Selo, nei pressi della città nord occidentale di Tetovo. Secondo i media locali il gruppo arrestato a Novo Selo sarebbe stato in contatto con i trafficanti di armi uccisi martedì.

L'operazione di polizia dell'altro ieri ha coinciso con l'annuncio della visita a Skopje di una delegazione di alto livello del governo kosovaro guidata dal ministro degli Interni, Bajram Rexhepi, che con la sua collega macedone, Gordana Jankulovska, discuterà della sicurezza nella regione. Intanto, l'ex ministro macedone della Difesa, Trajan Gocevski, interpellato dal quotidiano macedone Dnevnik e da WAZ.EUobserver, ha parlato di una situazione grave per la regione auspicando che le strutture di sicurezza macedonia non siano lasciate sole, ma operino in coordinamento con l'Ue, l'Osce e le altre organizzazioni internazionali.

Alla fine di aprile, poco prima della scoperta del deposito illegale, la Nato, l'Osce, l'Ue e gli Usa avevano rilasciato una dichiarazione congiunta in cui esprimevano serie preoccupazioni per le recenti dichiarazioni di alcuni esponenti politici che sono tornati a parlare di separatismo, di conflitto e di abbandono degli assetti stabiliti con l'accordo di Ohrid in un quadro di indebolimento complessivo del dialogo politico. I quattro firmatari della dichiarazione hanno ribadito il loro sostegno all'integrazione europea ed atlantica della Macedonia, candidata all'adesione sia all'Ue che alla Nato.