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venerdì 9 novembre 2012

SONDAGGIO: TRA L'UE ED IL KOSOVO I SERBI SCELGONO IL KOSOVO


Se in Serbia i cittadini fossero chiamati a votare in un referendum per scegliere tra l'adesione all'Unione Europea e il mantenimento del Kosovo, il 59% voterebbe a favore del Kosovo e solo il 27% sceglierebbe l'ingresso nell'Unione Europea. E' quanto emerge da un sondaggio condotto dall'Istituto Ipsos Strategic Martketing diffuso dall'emittente indipendente B92. Una maggioranza non schiacciante ma comunque netta e significativa. Andando ad analizzare le risposte secondo gli orientamenti politici degli intervistati, vede come l'opinione rispecchi le posizioni dei partiti politici di riferimento.
La maggiore percentuale di favorevoli al mantenimento del Kosovo, il 78%, si registra infatti fra i sostenitori del Partito del progresso serbo (Sns), la formazione di orientamento conservatore nazionalista moderato del presidente Tomislav Nikolic, nata da una scissione del Partito radicale serbo, dell'ultranazionalista Vojislav Seselj, sotto processo all'Aja per crimini di guerra. Fra coloro che si dichiarano elettori del Sns solo il 14% opterebbe per l'adesione all'Ue. Al contrario, i piu' europeisti si rivelano i sostenitori del Partito liberaldemocratico (Ldp) di Cedomir Jovanovic, da sempre favorevole al riconoscimento dell'indipendenza dell'ex provincia: il 74% sceglierebbe l'Ue, mentre solo l'8% il Kosovo. I socialisti di Ivica Dacic sono schierati anch'essi a favore del Kosovo con il 77% rispetto al 9% che opterebbero per la Ue: del resto si tratta del partito che fu di Slobodan Milosevic che anche se sottoposto ad un restiling dall'attuale premier, mantengono evidentemente un forte legame con le proprie radici. Significativo, infine, il dato relativo al Partito democratico (Ds) dell'ex presidente Boris Tadic che e' praticamente spaccato in due: il 46% a favore del Kosovo, il 43% per la Ue. Un dato che riflette la crisi del partito emersa con forza dopo la sconfitta incassata alle elezioni politiche e presidenziali della scorsa primavera che lo ha mandato all'opposizione per la prima volta dalla caduta del regime di Milosevic.




venerdì 27 aprile 2012

ELEZIONI IN SERBIA: PARTITI, CANDIDATI E PREVISIONI

Qui di seguito un articolo di Filip Stefanovic pubblicato ieri da Eastjournal.Net


Domenica 6 maggio si terranno sia le elezioni parlamentari che presidenziali in Serbia. Sono chiamati al voto 7.058.683 elettori iscritti alle liste, e secondo il più recente sondaggio del 23 aprile, dell’agenzia Faktor Plus, l’affluenza si attesterà attorno al 55%, di cui un 8% si dichiara ancora indeciso su chi votare, mentre l’1% opta per annullare la scheda. A contendersi la maggioranza del paese sono il Partito Democratico (DS – Demokratska Stranka) di Boris Tadić (28,3%), già presidente del paese dimessosi il 5 aprile scorso, e il Partito Progressista Serbo (SNS – Srpska Napredna Stranka), guidato da Toma Nikolić, al momento in testa con un margine di ben 5 punti (33,5%).

Segue, in ordine e con un notevole distacco, la coalizione guidata dal socialista Ivica Dačić (SPS – Socijalistička Parija Srbije), attuale ministro dell’interno nel governo di coalizione DS-SPS, che unisce al Partito Socialista di Serbia i minoritari Partito dei Pensionati Uniti Serbi (PUPS – Partija ujedinjenih penzionera Srbije) e Serbia Unica (JS – Jedinstvena Srbija), all’11,8%. A superare la soglia di sbarramento del 5% sarebbe anche la coalizione Preokret (“Capovolgimento”, al 6,2%), che unisce il Partito Liberal Democratico di Čedomir Jovanović (LDP – Liberalno Demokratska Stranka) ed il Movimento Serbo di Rinnovamento di Vuk Drašković (SPO – Srpski Pokret Obnove), che ad oggi detiene ancora solo quattro seggi parlamentari dei complessivi 250, il Partito Democratico di Serbia dell’ex presidente Vojislav Koštunica (DSS – Demokratska Stranka Srbije), al 5,7%, ed il Partito Radicale Serbo (SRS – Srpska Radikalna Stranka) di Vojislav Šešelj, oggi in custodia presso il tribunale internazionale dell’Aja, fermo al 5,5%. Le Regioni Unite di Serbia (URS – Ujedinjeni Regioni Srbije), dell’economista Mlađan Dinkić, già governatore della Banca Nazionale Serba dal 2000 al 2003, e successivamente ministro delle Finanze prima (2004-2006), dell’Economia e dello Sviluppo regionale poi (2007-2011), non dovrebbe superare lo sbarramento, attestandosi al 3,3%. Infine, i clerofascisti di Dveri, che a febbraio 2011 avevano annunciato la propria partecipazione indipendente alle elezioni, trasformando il proprio movimento in partito (sebbene essi preferiscano definirsi come “famiglia”), puntano all’1%.

Per quanto riguarda le presidenziali, il quadro cambia, sebbene non di molto: il testa a testa tra Boris Tadić (DS) e Toma Nikolić (SNS) è all’ultimo voto (rispettivamente 35,7% contro il 36,1%), un 11,3% per Ivica Dačić (SPS), 5,7% per Čedomir Jovanović (LDP), 4,5% per Vojislav Koštunica (DSS) e sotto il 3% l’unica candidata donna, la radicale Jadranka Šešelj (SRS).

Per concludere è interessante citare un’altra indagine, ad opera dell’agenzia Kliping, che confrontando i telegiornali nazionali nel periodo tra l’1 ed il 14 aprile ha rilevato come il secondo telegiornale della principale rete televisiva nazionale, RTS1, abbia dedicato uno spazio di gran lunga preponderante al partito del presidente Tadić, quasi doppio rispetto a quello di tutti gli altri candidati (1587 secondi contro, ad esempio, i 901 di Toma Nikolić, i 755 di Vojislav Koštunica e così via), rimarcando un notevole squilibrio nella possibilità di accesso equo ai media nazionali.

martedì 20 dicembre 2011

ELEZIONI IN SERBIA: IL 43% E' INDECISO

La prossima primavera, i cittadini serbi saranno chiamati alle urne per il rinnovo del Parlamento. Si dice che i nazionalisti siano favoriti e che il fronte europeista che ha nel presidente Boris Tadic il suo leader, uscirebbe sconfitto dal voto a causa dell'attuale crisi del Kosovo e del no del Consiglio europeo alla concessione dello status di Paese candidato all'adesione all'Ue. Eppure se si votasse oggi il 43% degli elettori non saprebbe a chi dare la propria preferenza. Lo dice un sondaggio pubblicato dal quotidiano Politika e condotto dall'agenzia Faktor Plus, tra il 10 ed il 18 dicembre. L'alta percentuale di incerti è definita "inusuale" dal direttore di Faktor Plus, Vladimir Pejic: “La gente non si fida dei partiti, c'è sempre un numero di persone indecise a ridosso della chiamata a elezioni, ma un tale livello non si registrava da tempo”.

Il campione (1200 persone in età di voto, rappresentative degli elettori) è stato interpellato anche in merito alla recente bocciatura da parte dell'Ue, della richiesta di candidatura all'adesione presentata da Belgrado, a causa della crisi aperta in Kosovo: il nuovo esame di Bruxelles è atteso tra febbraio e marzo prossimi: solo il 12% si dice ottimista in merito, mentre per il 40% la Serbia non otterrà la candidatura “in nessuna circostanza”. Il direttore di Faktor plus evidenzia sul tema un approccio di rassegnazione, quasi fatalista: “Gran parte considera in maniera realistica che la candidatura sia legata al rispetto di alcune condizioni, ma un'alta percentuale crede che (il paese) non riceverà lo status di candidato in nessun caso, riducendo la questione ad 'avremo la candidatura o non l'avremo'".