Visualizzazione post con etichetta appello. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta appello. Mostra tutti i post

mercoledì 1 aprile 2015

#SAVEOBC OSSERVATORIO BALCANI E CAUCASO E' IN PERICOLO

Mentre ottiene il sostegno delle istituzioni internazionali guadagnandosi il sesto progetto europeo degli ultimi anni, Osservatorio Balcani e Caucaso sta subendo un drastico taglio del personale, tale da mettere seriamente a rischio la continuazione di un'esperienza che in 15 anni ha prodotto uno dei migliori e più autorevoli portali di informazione, documentazione e analisi sull'Europa sud orientale, l'area balcanica. la Turchia e il vicino Oriente.
Pubblichiamo qui di seguito il comunicato diffuso dai dipendenti di OBC il 27 marzo scorso e invitiamo tutti coloro che ci leggono e ci ascoltano da Radio Radicale a sottoscrivere e a diffondere l'appello.


Si è tenuto oggi a Rovereto, in Trentino, il primo incontro di una vertenza sindacale sul futuro di Osservatorio Balcani e Caucaso: sul tavolo il licenziamento di metà del personale con cui si mette a repentaglio un progetto costruito in 15 anni.
OBC è l'animatore di un'ampia comunità centinaia di migliaia di persone che hanno a cuore il progetto europeo, i diritti di cittadinanza e il pluralismo. E che ha fatto della conoscenza uno strumento per la costruzione di un'Europa aperta e democratica.
OBC stava per iniziare il suo sesto progetto Europeo e ora rischia di non poter più dare il suo contributo in ambito locale, nazionale e internazionale. Chiediamo alla Provincia autonoma di Trento, principale finanziatore, di non smettere di investire sulla qualità, di non rinunciare ad un'eccellenza del territorio e di riconsiderare la strada intrapresa.
Chiediamo a voi, che siete la nostra comunità, di farvi sentire. Dateci il vostro sostegno per continuare insieme a raccontare, approfondire, e relazionarci superando i confini in un'Europa allargata.
Sottoscrivete il nostro appello al Presidente della Provincia Autonoma di Trento Ugo Rossi e all'Assessora provinciale all'università e ricerca, politiche giovanili, pari opportunità e cooperazione allo sviluppo Sara Ferrari.
Lo potete fare compilando il formulario a questo link o mandando una mail con il vostro nome e cognome e l'adesione all'appello all'indirizzo sostieni@balcanicaucaso.org
Grazie per il vostro sostegno che non avete mai mancato di dimostrarci in questa lunga strada percorsa assieme.
Il personale di Osservatorio Balcani e Caucaso

mercoledì 4 dicembre 2013

UN APPELLO PER SALVARE PRESSEUROP.EU

Presseurop.Eu, il portale multilingue che offre una ricca rassegna della stampa europea rischia di chiudere: il contratto con la Commissione europea, che finanzia il sito, scadrà il prossimo 22 dicembre, ma la Direzione generale della comunicazione, che dipende dalla vicepresidente Viviane Reding, ha comunicato ai responsabili del portale che per motivi economici non intende continuare a finanziare il progetto.
In quattro anni di vita Presseurop.Eu ha pubblicato circa duemila articoli tradotti in 10 lingue dando la possibilità a coloro che per lavoro, per studio o per interesse personale si occupano di Europa, Unione europea e politica di allargamento di accedere facilmente alla stampa di molti Paesi.
Proprio questo aspetto è stato sottolineato nell’editoriale di Presseurop.eu: “Ogni giorno voi lettori avete potuto leggere il meglio della stampa europea e internazionale tradotto in dieci lingue, condividendone e commentandone i contenuti. In questo modo è nata una comunità che rappresenta un embrione della cittadinanza europea e che ha saputo animare il dibattito sull’Europa utilizzando una piattaforma di discussione multilingue unica”.
E con il suo multilinguismo, in questi anni Presseurop.eu ha aiutato e favorito il dialogo tra le tante culture diverse che possono essere un problema, ma che fanno anche la ricchezza e l'unicità di quella cosa che è l’Unione Europeae i suoi 500 milioni di cittadini. Passaggio a Sud Est esprime la sua convinta solidarietà ai colleghi di Presseurop.eu e si unisce all’appello rivolto alla Commissione europea perché non chiuda il finaziamento e ne consenta la vita ed il lavoro anche nel 2014.

Se vuoi che Presseurop.eu continui a esistere e a lavorare, firma la petizione online.

mercoledì 12 gennaio 2011

STOP LUKASHENKO

Alcune ong hanno promosso un appello internazionale per chiedere l'applicazione nei confronti del la Bielorussia del cosiddetto "Meccanismo di Mosca" previsto dall'Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa): in pratica, se almeno 10 paesi membri dell'Osce sono d'accordo, si può fare un rapporto sul Paese anche se il governo di quest'ultimo non lo consente.
Le ong hanno raccolto molte testimonianze sulle violazioni di diritti umani in atto da tempo nel Paese: dopo le recentissime elezioni, vinte per l'ennesima volta dal presidente Aleksandr Lukashenko (non a caso definito l'ultimo dittatore d'Europa, con buona pace del suo amico italiano Silvio Berlusconi) grazie ad un controllo ferreo dell'informazione, alla repressione del dissenso e al ridicolo spazio di propaganda concesso ai candidati concorrenti, ci sono state retate e arresti indiscriminati di militanti e candidati dell'opposizione e di giornalisti dei quali non si hanno notizie. Lukashenko ha anche ordinato tempo fa la chiusura dell'ufficio Osce di Minsk.
L'appello è già stato firmato da molte altre organizzazioni internazionali come Amnesty International e l'Helsinki Committeei.

Qui di seguito il testo dell'appello.

Dear Colleagues,
We, civic organizations and activists from Russia, Ukraine and Central Asian countries, including those involved in the creation of the International Monitoring Committee for Human Rights in Belarus in December, 2010, wish to urgently appeal to OSCE participating States to immediately initiate the Moscow Mechanism of the OSCE with respect to the situation in Belarus. This mechanism, unlike other procedures within the OSCE, does not require consensus across the whole organization, but the endorsement of only 10 participating States. The mechanism would initiate a fact finding mission to assess and analyze serious violations of OSCE Human Dimension commitments, resulting in the publication of a report on the results of the mission. The findings and recommendations of the report, an official document of the OSCE, would serve as a basis for dialogue between the OSCE and Belarus, and can also be used by other international organizations in their dialogue and engagement with the country. Even if the authorities refuse to accept the mission, the decision to trigger the mechanism would be adopted through the decision of 10 countries, and the report will be compiled from the available materials irrespective of the ability to execute the mission. The amount of information and material available about the events of and following the 19 December elections is already significant, and will increase in the near future.

Belarusian colleagues, with whom we have daily communication, actively support this idea. Our consultations with diplomats from across the OSCE region have shown that they are willing to actively support the proposal and are waiting for the initiative of civil society. Within the OSCE, there is an active desire to finally do something about the situation in Belarus.

We have prepared the text of the statement on behalf of civil society (see attachment). We would like to send this statement on 10 January, signed by civil society organizations from across the OSCE region, to all missions of participating States to the OSCE. In addition, we will release it to the media and publish it on the internet. The situation in Belarus requires urgent action, and diplomats of participating States are awaiting civil society action. In addition, on 12 January, the European Parliament will hold hearings on Belarus, and the EU Committee on international cooperation and security will also be meeting. Although the EU is not the OSCE, our appeal will also be useful towards these events, as all EU countries are also participating States of the OSCE.

Please send all signatures and comments to
moscow-mechanism-for-belarus@googlegroups.com

We are eagerly awaiting your response and look forward to successful cooperation!

Sincerely, authors of the appeal:
Andrew Aranbaev, Turkmenistan
Dmitry Makarov, International Youth Human Rights Movement (regional)
Andrei Yurov, the Moscow Helsinki Group, Russia
Yuri Dzhibladze, Center for Democracy and Human Rights, Russia
Olga Zakharova, International Socio-Ecological Union (regional)

                               

giovedì 10 giugno 2010

CITTADINANZA AI FIGLI DEGLI IMMIGRATI

Artur Nura mi ha segnalato il testo che segue e che trascrivo per contribuire a farlo circolare. Gli autori sono due giovani albanesi da tempo immigrati nel nostro Paese, Klodiana Cuka e Ismail Ademi. Entrambi sono impegnati in politica, ma pur da sponde contrapposte - la prima sta nel Pdl, il secondo nel Pd - sono accomunati dall'impegno a favore dei diritti dei cittadini non italiani immigrati e hanno deciso di scrivere una lettera alla politica italiana per chiedere che siano riviste lòe norme sulla cittadinanza. Non so se la politica italiana la leggerà, ma almeno cerchiamo nel nostro piccolo di non essere complici del silenzio. Se volete saperne di più su Klodiana e Ismail potete leggere questa intervista. Qui di seguito il testo della lettera.



LETTERA ALLA POLITICA ITALIANA

L’immigrazione ormai è di fatto un fenomeno radicato e strutturale in Italia e di conseguenza le politiche su questa materia devono essere di lungo respiro e contribuire a costruire una società socialmente coesa e forte. Abbiamo assistito in questi anni a politiche non sempre all’altezza della complessità del fenomeno, che hanno contribuito a creare un quadro sociale che spesso vede contrapposti italiani e immigrati e altrettanto spesso anche gli immigrati tra di loro.

Pensiamo che sia arrivato il momento di affrontare alcune questioni inerenti l’immigrazione regolare, che ad oggi conta oltre 4 milioni di persone nel nostro paese, al di fuori di qualsiasi impostazione di tipo ideologico. Proprio per dimostrare che questo è possibile oltre che doveroso, abbiamo deciso di sottoscrivere questa lettera, di comune accordo, anche se facciamo parte di due opposti schieramenti politici.

Siamo convinti che i tempi siano maturi per poter rivedere le norme sulla cittadinanza italiana, soprattutto nei confronti dei figli e figlie di immigrati nati o cresciuti in Italia .Un giovane che nasce o cresce in questo paese, studiando nelle sue scuole, i cui genitori soggiornano regolarmente in Italia da almeno 5 anni, e che si sente italiano a tutti gli effetti, perché non dovrebbe godere degli stessi diritti dei suoi coetanei con il passaporto italiano? Nessuno di noi vuole la cittadinanza facile oppure imposta! Ma non possiamo non riconoscere che l'accesso alla cittadinanza è condizione necessaria e indispensabile per l'Italia per non estraniarsi questi suoi giovani, sui quali essa investe centinaia di milioni di euro in spese per istruzione e sanità").

Riteniamo che chi vive e lavora regolarmente in questo paese da 8 o 9 anni, pagando le dovute tasse e ottemperando tutti i doveri di un comune cittadino, possa poter aspirare a partecipare attivamente alla vita politico-amministrativa del comune di residenza. In questo modo passeremmo dal vedere gli immigrati non come parte del problema, ma bensì come parte della sua soluzione. Citando Kennedy, pensiamo che sia arrivato il momento di chiedere ai migranti che cosa possono fare per l’Italia e smettere di domandarci per un attimo cosa l'Italia possa, debba o non debba fare per loro. Valorizzando gli immigrati regolari lungo-soggiornanti, responsabilizzandoli, dando loro diritti e doveri, si potrebbero contenere ed isolare gli esempi negativi, che pur esistono.

Spesso sentiamo dibattiti sul orientamento politico degli immigrati, e su un presunto radicale ed immediato spostamento degli equilibri elettorali, qualora gli immigrati regolari lungo-soggiornanti potessero partecipare alla vita amministrativa politica del proprio comune. Tuttavia studi recenti hanno confermato quello che già era noto a tutti coloro che come noi lavorano a stretto contatto con le comunità di immigrati, ovvero che gli orientamenti sono molto variegati e non riconducibili alle intere comunità. Molti voterebbero PDL, a tanti piace Berlusconi, alcuni sono orientati a sinistra, molti sono già iscritti alla Lega Nord, e si potrebbe proseguire riscontrando orientamenti che coprono tutto l’arco costituzionale delle forze politiche. Pertanto nessuno ha da temere immediati spostamenti elettorali decisamente favorevoli in un senso o sfavorevoli in un altro.

Pertanto risulta essere una priorità per questa classe politica quella di impegnarsi seriamente per risolvere alcuni nodi cruciali della questione immigrazione, senza cadere in tentazioni populiste dalla propaganda facile ,che portano consenso soltanto nell'immediato. Impegnarsi a risolvere le questioni legate all’immigrazione, guidati dal buon senso e anche dall’esempio di altri paesi europei, significa consegnare alla storia un’Italia più forte, dinamica e in grado di affrontare le sfide che la società globale pone.

Klodiana Cuka
già candidata PDL alle elezioni regionali 2010 in Puglia

Ismail Ademi
responsabile immigrazione PD Arezzo