E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 15 marzo 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
Energia: le iniziative di Italia e Slovenia e la mobilitazione dei cittadini costringe il governo croato a sospendere gli accordi con le compagnie petrolifere per la ricerca di idrocarburi nell'Adriatico mentre il premier Zoran Milanovic apre ad un referendum popolare.
Albania: il caso del presunto attentato contro il parlamentare ex socialista Tom Doshi sconvolge la politica albanese e fa salire la tensione tra il governo di centro sinistra del premier Edi Rama, e il presidente del Parlamento Ilir Meta, e l'opposizione di centro-destra guidata dal sindaco di Tirana Lulzim Basha.
Croazia: la visita del ministro degli Esteri serbo Ivica Dacic a Zagabria; la possibile candidatura della vicepremier e ministro degli Esteri, Vesna Pusic, alla carica di segretario generale dell'Onu.
La trasmissione propone in apertura un ricordo di Zoran Djindjic, il premier democratico ed europeista serbo, simbolo della rinascita dopo le guerre degli anni '90 e la fine del regime di Milosevic, assassinato a Belgrado il 12 marzo del 2003.
La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
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domenica 15 marzo 2015
lunedì 26 gennaio 2015
RESISTENZE NAZIONALISTE AL MERCATO EUROPEO DELL'ENERGIA
Di Marina Szikora
L'Unione Europea sta entrando nella lotta
sull'energia con i governi nazionalisti. Cosi' un articolo
dell'Economist britannico. In questo testo si rileva che secondo
l'opinione della Commissione europea, l'energia dovrebbe scorrere
liberamente ai membri dell'Ue e circolarvi liberamente tra di loro.
Ma per quanto riguarda questo argomento, il commissario per
l'energetica, Maros Sefcovic ha due avversari. Uno e' la Russia, che
cerca di mantenere il forte controllo sulla fornitura del gas in
Europa dell'Est. L'altro sono i governi nazionali dell'Ue e le
compagnie nella loro proprieta'. A loro piace l'influenza che hanno
sui mercati energetici nazionali ma non piace il fatto che il
traffico transconfinale del gas e dell'energia elettrica erode questa
influenza, scrive l'Economist. Osserva che l'Ue con la Russia ha
raggiunto un certo avanzamento. Finora, quest'inverno ha evitato il
blocco della fornitura di gas. La Slovacchia di Sefcovic e' stata
sollecitata di mandare il gas all'Est, in Ucraina, il che ha
capovolto la direzione consueta della fornitura. L'Ue preme l'Ucraina
di riformare il suo settore energetico, e soprattutto di introdurre i
misuratori del gas al confine con la Russia, piuttosto che
appoggiarsi sui misuramenti ai distributori in paese. Molti vedono
l'insufficienza dei misuratori come la fonte principale della
corruzione, prosegue il giornale britannico. Precisa che la
Commissione ha proclamato che il South Stream nella sua forma
primaria sia illecito: non e' permesso che la stessa compagnia si
occupi della manutenzione del gasdotto e possiede il gas che ci
trascorre.
domenica 25 gennaio 2015
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 25 gennaio 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La puntata odierna si apre con le parole di Primo Levi in occasione del "Giorno della memoria" della Shoah per non dimenticare che quella tragedia è pronta a materializzarsi di nuovo, seppure non in quelle dimensioni, nell'intolleranza e nel razzismo che si manifestano nella nostra società contemporanea.
Gli argomenti della trasmissione
Europa: la crisi economica favorisce e alimenta i nazionalismi; le considerazioni dell'ex ministro degli Esteri tedesco Joshcka Fischer in un articolo pubblicato dalla Suddeutsche Zeitung.
Energia: l'Unione Europea avrebbe bisogno di un mercato unico dell'energia ma deve vedersela con il nazionalismo dei Paesi fornitori, come la Russia, e anche con quello di alcuni Paesi membri.
Albania: la situazione economica è uno dei principali terreni di scontro tra il governo di centro-sinistra di Edi Rama e l'opposizione guidata dal sindaco di Tirana Llulzim Basha
Italia-Balcani: le relazioni trilaterali tra Roma, Tirana e Belgrado in un vertice alla Farnesina tra i rispettivi ministri degli Esteri
Kosovo: la cooperazione bilaterale con l'Italia in un incontro tra la presidente Atifete Jahjaga e la presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini.
Infine si parla di libertà di stampa, diritto all'informazione dei cittadini e tutela dei giornalisti, temi divenuti di stretta attualità dopo la strage di Charlie Hebdo: mercoledì 28, con un seminario al Parlamento europeo si conclude il progetto europeo "Safety Net for Europea Journalist" promosso e coordinato da Osservatorio Balcani e Caucaso. Se ne parla con un'intervista a Luka Zanoni direttore della testata giornalistica di Obc.
La puntata, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La puntata odierna si apre con le parole di Primo Levi in occasione del "Giorno della memoria" della Shoah per non dimenticare che quella tragedia è pronta a materializzarsi di nuovo, seppure non in quelle dimensioni, nell'intolleranza e nel razzismo che si manifestano nella nostra società contemporanea.
Gli argomenti della trasmissione
Europa: la crisi economica favorisce e alimenta i nazionalismi; le considerazioni dell'ex ministro degli Esteri tedesco Joshcka Fischer in un articolo pubblicato dalla Suddeutsche Zeitung.
Energia: l'Unione Europea avrebbe bisogno di un mercato unico dell'energia ma deve vedersela con il nazionalismo dei Paesi fornitori, come la Russia, e anche con quello di alcuni Paesi membri.
Albania: la situazione economica è uno dei principali terreni di scontro tra il governo di centro-sinistra di Edi Rama e l'opposizione guidata dal sindaco di Tirana Llulzim Basha
Italia-Balcani: le relazioni trilaterali tra Roma, Tirana e Belgrado in un vertice alla Farnesina tra i rispettivi ministri degli Esteri
Kosovo: la cooperazione bilaterale con l'Italia in un incontro tra la presidente Atifete Jahjaga e la presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini.
Infine si parla di libertà di stampa, diritto all'informazione dei cittadini e tutela dei giornalisti, temi divenuti di stretta attualità dopo la strage di Charlie Hebdo: mercoledì 28, con un seminario al Parlamento europeo si conclude il progetto europeo "Safety Net for Europea Journalist" promosso e coordinato da Osservatorio Balcani e Caucaso. Se ne parla con un'intervista a Luka Zanoni direttore della testata giornalistica di Obc.
La puntata, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
lunedì 8 dicembre 2014
LA RUSSIA ANNUNCIA LA FINE DI SOUTH STREAM: LE PREOCCUPAZIONI NEI BALCANI
La Russia ha dichiarato la fine del progetto South Stream, il gasdotto - frutto di una joint venture tra Gazprom, Eni Edf e Wintershall - che avrebbe dovuto portare il gas russo in Europa occidentale attraverso i Balcani aggirando l'Ucraina. La chiusura del progetto, annunciata dal presidente russo Putin ad Ankara e confermata dal numero uno di gazprom Miller, ha suscitato sconcerto e preoccupazioni nei Paesi balcanici interessati al passaggio della pipeline.
Di Marina Szikora
Poco prima della notizia della fine del
progetto South Stream, Joe Biden, il vicepresidente americano ha menzionato la
Croazia come un centro energetico regionale, scrive il quotidiano
croato 'Slobodna Dalmacija' di Spalato. Si tratta delle osservazioni
di Biden al recente summit del Consiglio atlantico ad Istanbul quando
ha parlato del fatto che la Croazia ha i potenziali per diventare
“centro energetico regionale”. Ma allora, scrive il giornale
croato, Biden probabilmente non sapeva ancora che il presidente
russo, Vladimir Puti e il direttore di “Gazprom”, Aleksej
Millersamo, una settimana dopo renderanno pubblico che il piano della
costruzione del cosi detto South Stream, vale a dire il progetto
dell' approvvigionamento dell'Europa sudorientale con il gas russo
attraverso il Mar nero sia morto. Biden sapeva pero' benissimo delle
pressioni dell'Ue sulla Bulgaria, durate da mesi, nonche' della
posizione negativa della Commissione europea verso la costruzione del
South Stream e quello ancora piu' importante, il comune dissenso
dell'Ue e della NATO alla diffusione dell'influenza russa in questa
parte d'Europa.
Il quotidiano croato rileva che la
notizia del rinuncio al South Stream, di un valore complessivo di 40
miliardi di dollari ha scioccato e causato incredulita' del governo
dei nostri vicini serbi che proprio su questo progetto basavano la
loro stabilita' energetica. Da parte del governo croato arrivano
invece dichiarazioni presuntuose. Tuttavia, bisogna dire, scrive
'Slobodna Dalmazia' che il nostro esecutivo non ha particolari meriti
per la posizione della Croazia in questo “gioco” tra l'Occidente
e la Russia. Sembra che stiamo sulla buona via di diventare il leader
energetico della regione – senza alcuna colpa! Lo si puo' dedurre
dal commento del ministro dell'economia croato, Ivan Vrdoljak: “Il
rinuncio da parte della Russia non ci riguarda minimamente, non
minaccia la nostra strategia energetica. Noi abbiamo aperto l'opzione
della costruzione del braccio per il South Stream perche' la Croazia
non aveva la possibilita' di essere sulla trasse principale del South
Stream. Di seguito abbiamo iniziato il progetto di esplorazione del
gas e del petrolio nonche' la costruzione del terminale LNG e questo
evidentemente sara' una opzione di fornitura del gas in questa parte
d'Europa. E evidentemente avevamo ragione” ha detto il ministro
croato. Un noto esperto economico croato, Damir Novotny, osserva
pero' che la Croazia finora dipendeva troppo dal gas della Russia e
l'aumento di questa dipendenza non sarebbe buono ne' per l'economia
ne' per la stabilita' politica nella regione. “... questa e'
l'occasione di ricuperare gli anni perduti e ne abbiamo perso almeno
15 fidandoci dell'approvvigionamento da una sola fonte” e'
dell'opinione l'esperto economico croato e aggiunge che questo
dovrebbe essere anche uno stimolo per l'esplorazione delle possibili
fonti petrolifere nel nostro mare ma anche per il progetto del
terminale LNG per il gas liquido.
Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud est andata in onda il 7 dicembre a Radio Radicale
lunedì 20 ottobre 2014
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 19 ottobre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della trasmissione
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della trasmissione
giovedì 22 maggio 2014
LE COMPAGNIE PETROLIFERE AMERICANE INTERESSATE ALLE RISORSE ENERGETICHE CROATE
Di Marina Szikora
Nella nostra scorsa puntata di Passaggio a Sud Est vi abbiamo informato del viaggio del presidente croato Ivo Josipović negli Stati Uniti di cui la tappa a Houston e’ stata la piu’ importante nella prospettiva degli investimenti americani nei possibili giacimenti di petrolio e gas nelle acque territoriali croate dell’Adriatico. Secondo i media croati, dopo i colloqui con importanti esperti petroliferi americani, ci sono buone speranze e probabilmente anche delle promesse fatte. Quale sarebbe il capitale che potrebbe entrare in Croazia lo sapremo nel novembre di quest’anno quando si conclude la gara internazionale ma e’ chiaro che le compagnie petrolifere americane sono seriamente interessate per investire nell’Adriatico. Va detto che nell’ultimo mese i rappresentanti di diverse compagnie texane si sono recati a Zagabria. Adesso era la volta del presidente Josipović a viaggiare a Houston per convincere sia la politica che il business che la Croazia e’ il paese in cui ne vale la pena investire per i prossimi 30 anni.
Il Texas e’ l’esempio di un sicuro e ben contemplato sfruttamento di risorse energetiche, ha spiegato Rick Perry, il governatore di Texas, uno degli interlocutori del presidente croato a Houston. Secondo Josipović vi e’ interesse per i possibili giacimenti di gas e petrolio in Croazia ma anche l’interesse per la Croazia in quanto possibile porta del petrolio e gas dell’intera Europa centro-orientale. “E’ un’occasione che non possiamo perdere. Tutto questo puo’ drammaticamente cambiare il futuro della Croazia al meglio” ha detto Josipović a conclusione del suo viaggio negli Stati Uniti. Ha aggiunto che adesso la Croazia e’ nell’interesse della politica americana in un modo diverso: “Non siamo piu’ un paese le cui qualita’ si stanno esaminando perche’ possa diventare un partner o no. Adesso la Croazia e’ davvero un partner. Vi e’ un consenso della politica e del business americano sull’importanza della Croazia quando si tratta di energetica”, e’ convinto il capo dello stato croato. La Croazia si aspetta di attirare 2,5 miliardi di dollari americani di investimenti nel periodo di cinque anni, diminuire la dipendenza del paese per quanto riguarda l’importazione del petrolio e gas, alzare l’inerte economia e aiutare nel posizionamento strategico della Croazia come centro energetico della regione.
Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale.
Nella nostra scorsa puntata di Passaggio a Sud Est vi abbiamo informato del viaggio del presidente croato Ivo Josipović negli Stati Uniti di cui la tappa a Houston e’ stata la piu’ importante nella prospettiva degli investimenti americani nei possibili giacimenti di petrolio e gas nelle acque territoriali croate dell’Adriatico. Secondo i media croati, dopo i colloqui con importanti esperti petroliferi americani, ci sono buone speranze e probabilmente anche delle promesse fatte. Quale sarebbe il capitale che potrebbe entrare in Croazia lo sapremo nel novembre di quest’anno quando si conclude la gara internazionale ma e’ chiaro che le compagnie petrolifere americane sono seriamente interessate per investire nell’Adriatico. Va detto che nell’ultimo mese i rappresentanti di diverse compagnie texane si sono recati a Zagabria. Adesso era la volta del presidente Josipović a viaggiare a Houston per convincere sia la politica che il business che la Croazia e’ il paese in cui ne vale la pena investire per i prossimi 30 anni.
Il Texas e’ l’esempio di un sicuro e ben contemplato sfruttamento di risorse energetiche, ha spiegato Rick Perry, il governatore di Texas, uno degli interlocutori del presidente croato a Houston. Secondo Josipović vi e’ interesse per i possibili giacimenti di gas e petrolio in Croazia ma anche l’interesse per la Croazia in quanto possibile porta del petrolio e gas dell’intera Europa centro-orientale. “E’ un’occasione che non possiamo perdere. Tutto questo puo’ drammaticamente cambiare il futuro della Croazia al meglio” ha detto Josipović a conclusione del suo viaggio negli Stati Uniti. Ha aggiunto che adesso la Croazia e’ nell’interesse della politica americana in un modo diverso: “Non siamo piu’ un paese le cui qualita’ si stanno esaminando perche’ possa diventare un partner o no. Adesso la Croazia e’ davvero un partner. Vi e’ un consenso della politica e del business americano sull’importanza della Croazia quando si tratta di energetica”, e’ convinto il capo dello stato croato. La Croazia si aspetta di attirare 2,5 miliardi di dollari americani di investimenti nel periodo di cinque anni, diminuire la dipendenza del paese per quanto riguarda l’importazione del petrolio e gas, alzare l’inerte economia e aiutare nel posizionamento strategico della Croazia come centro energetico della regione.
Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale.
sabato 26 aprile 2014
ITALIA, EUROPA, MONDO: SCEGLIERE PER CONTARE
Presentazione del rapporto IAI sulla politica estera italiana
Negli ultimi anni, il sommarsi di crisi interna ed esterna, afferma il rapporto, ha messo l'Italia in una posizione di particolare svantaggio e mentre l'economia europea e mondiale sono ora in ripresa e appaiono meno soggette a rischi sistemici, l'Italia trova difficoltà a trarne pieno beneficio perché la sua struttura economica e il suo tessuto sociale si sono notevolmente indeboliti. Anche il quadro politico europeo continua a non essere dei più favorevoli: gli assetti interni dell'Unione Europea rimangono incerti, mentre è emersa una serie di fattori che possono minare la sicurezza del continente a partire dalle tensioni con la Russia generate dalla crisi ucraina.
Lo scorso 16 aprile è stata presentata
a Roma l'edizione 2014 del Rapporto sulla politica estera italiana dell'Istituto Affari Internazionali:
alla tavola rotonda su "Italia, Europa, Mondo: scegliere per
contare", hanno preso parte tre ex ministri degli Esteri, Emma
Bonino, Massimo D'Alema e Franco Frattini, e l'attuale
sottosegretario Benedetto Della Vedova.
Negli ultimi anni, il sommarsi di crisi interna ed esterna, afferma il rapporto, ha messo l'Italia in una posizione di particolare svantaggio e mentre l'economia europea e mondiale sono ora in ripresa e appaiono meno soggette a rischi sistemici, l'Italia trova difficoltà a trarne pieno beneficio perché la sua struttura economica e il suo tessuto sociale si sono notevolmente indeboliti. Anche il quadro politico europeo continua a non essere dei più favorevoli: gli assetti interni dell'Unione Europea rimangono incerti, mentre è emersa una serie di fattori che possono minare la sicurezza del continente a partire dalle tensioni con la Russia generate dalla crisi ucraina.
L'Italia si trova ad affrontare una
sfida duplice: da una parte deve riprendere con più coerenza e
determinazione le riforme necessarie per riacquistare stabilmente
credibilità internazionale, dall'altra deve aggiornare la propria
strategia complessiva di politica estera alla luce dei cambiamenti
del quadro europeo e internazionale. In particolare, vanno
profondamente riviste alcune politiche come quelle sull'immigrazione
e sulla difesa. Solo con un concreto programma di riforme, infatti,
l'Italia può sperare di ottenere da Bruxelles una maggiore
flessibilità nel rispetto dei parametri fiscali. D'altra parte deve
anche insistere per alcune modifiche sostanziali della strategia e
dell'agenda di politica estera dell'Unione: il primo banco di prova
sarà la presidenza italiana dell'UE nel secondo semestre del 2014.
Italia, Europa. Mondo: scegliere per contare
La registrazione della tavola rotonda dal sito di Radio Radicale
La registrazione della tavola rotonda dal sito di Radio Radicale
giovedì 10 aprile 2014
CROAZIA: AL VIA LA PRIMA GARA PUBBLICA PER LA RICERCA DI GAS NATURALE E PETROLIO NEL MARE ADRIATICO
Di Marina Szikora
Anche se in questa trasmissione ci occupiamo maggiormente di questioni politiche, niente mento importanti sono i temi economici, soprattutto quando si tratta di possibili investimenti stranieri nei singoli paesi dell'Europa sudorientale. Per il neo stato membro dell'Unione Europea, la Croazia, settimana scorsa si e' aperto un capitolo economico, o meglio energetico molto importante. Il ministro dell'Economia croato, Ivan Vrdoljak ha aperto ufficialmente la prima gara pubblica per il rilascio di permessi per l'esplorazione e la ricerca di gas naturale e petrolio nella parte croata dell'Adriatico. Durante una conferenza stampa sono stati presentati tutti i dettagli della gara ivi inclusi i presupposti legali che permettono l'esplorazione di giacimenti di idrocarburi sulla costa. L'obiettivo e' quello di assicurare le garanzie per gli investimenti in modo tale da rendere possibile che la Croazia diventi uno snodo energetico dell'intera regione.
Come spiegato dallo stesso ministro dell'Economia, la Croazia e' stata per anni in una situazione di stallo e adesso sono stati creati i presupposti per investimenti importanti nell'esplorazione e nella ricerca di idrocarburi. Va detto che i dati relativi alle potenzialita' di sfruttamento di idrocarburi sulla costa croata sono stati raccolti dalla compagnia norvegese Spectrum e precedentemente dalla compagnia petrolifera croata Ina e quindi messi tutti a disposizione agli investitori interessati. Alla presentazione della gara hanno preso parte i rappresentanti di una quarantina di compagnie. L'obiettivo e' quello di assicurare il rifornimento di energia e il gas meno costoso per i cittadini e per l'industria della regione. Secondo l'ambasciatore italiano a Zagabria, Emanuela D'Alessandro, in una intervista a proposito di questo gara rilasciata all'agenzia italiana 'Nova', la velocita' con la quale si sta portando avanti questo progetto dimostra il grande interesse del governo croato per gli investimenti esteri.
L'ambasciatore D'Alessandro ha precisato che la Croazia importa il 52 per cento del fabbisogno energetico del paese e il 70 per cento di petrolio e derivati. Ha ricordato inoltre che la maggior parte della costa croata e’ ancora inesplorate. La vicinanza geografica e culturale dei due paesi, Italia e Croazia, secondo l’ambasciatore italiano, potrebbero essere un vantaggio per le compagnie italiane a questo progetto. L’interesse e’ stato dimostrato, tra l’altro, da Eni ed Edison. Nella gara sono state individuate 29 aree di esplorazione, di cui 8 nell’Adriatico settentrionale e 21 in quello centrale e meridionale, la superficie varia dai 1.000 ai 1.600 chilometri quadrati. Si possono presentare progetti entro il 3 novembre mentre i primi contratti dovrebbero essere firmati nella primavera del 2015. Rune Eng, direttore della compagnia norvegese Spectrum la quale ha racolto i dati relativi alle potenzialita’ di sfruttamento di idrocarburi si e’ detto soddisfatto dall’interesse dimostrato dagli investitori all’acquisto di dati ma resta tuttavia cauto nella valutazione. Eng ha detto che ci sono “buone possibilita’ per trovare idrocarburi, ma per trovarli bisogna eseguire perforazioni che non sono state fatte negli ultimi 10 o 15 anni” ed e’ per questo difficile dire al momento se verranno trovati giacimenti interessanti.
Anche se in questa trasmissione ci occupiamo maggiormente di questioni politiche, niente mento importanti sono i temi economici, soprattutto quando si tratta di possibili investimenti stranieri nei singoli paesi dell'Europa sudorientale. Per il neo stato membro dell'Unione Europea, la Croazia, settimana scorsa si e' aperto un capitolo economico, o meglio energetico molto importante. Il ministro dell'Economia croato, Ivan Vrdoljak ha aperto ufficialmente la prima gara pubblica per il rilascio di permessi per l'esplorazione e la ricerca di gas naturale e petrolio nella parte croata dell'Adriatico. Durante una conferenza stampa sono stati presentati tutti i dettagli della gara ivi inclusi i presupposti legali che permettono l'esplorazione di giacimenti di idrocarburi sulla costa. L'obiettivo e' quello di assicurare le garanzie per gli investimenti in modo tale da rendere possibile che la Croazia diventi uno snodo energetico dell'intera regione.
Come spiegato dallo stesso ministro dell'Economia, la Croazia e' stata per anni in una situazione di stallo e adesso sono stati creati i presupposti per investimenti importanti nell'esplorazione e nella ricerca di idrocarburi. Va detto che i dati relativi alle potenzialita' di sfruttamento di idrocarburi sulla costa croata sono stati raccolti dalla compagnia norvegese Spectrum e precedentemente dalla compagnia petrolifera croata Ina e quindi messi tutti a disposizione agli investitori interessati. Alla presentazione della gara hanno preso parte i rappresentanti di una quarantina di compagnie. L'obiettivo e' quello di assicurare il rifornimento di energia e il gas meno costoso per i cittadini e per l'industria della regione. Secondo l'ambasciatore italiano a Zagabria, Emanuela D'Alessandro, in una intervista a proposito di questo gara rilasciata all'agenzia italiana 'Nova', la velocita' con la quale si sta portando avanti questo progetto dimostra il grande interesse del governo croato per gli investimenti esteri.
L'ambasciatore D'Alessandro ha precisato che la Croazia importa il 52 per cento del fabbisogno energetico del paese e il 70 per cento di petrolio e derivati. Ha ricordato inoltre che la maggior parte della costa croata e’ ancora inesplorate. La vicinanza geografica e culturale dei due paesi, Italia e Croazia, secondo l’ambasciatore italiano, potrebbero essere un vantaggio per le compagnie italiane a questo progetto. L’interesse e’ stato dimostrato, tra l’altro, da Eni ed Edison. Nella gara sono state individuate 29 aree di esplorazione, di cui 8 nell’Adriatico settentrionale e 21 in quello centrale e meridionale, la superficie varia dai 1.000 ai 1.600 chilometri quadrati. Si possono presentare progetti entro il 3 novembre mentre i primi contratti dovrebbero essere firmati nella primavera del 2015. Rune Eng, direttore della compagnia norvegese Spectrum la quale ha racolto i dati relativi alle potenzialita’ di sfruttamento di idrocarburi si e’ detto soddisfatto dall’interesse dimostrato dagli investitori all’acquisto di dati ma resta tuttavia cauto nella valutazione. Eng ha detto che ci sono “buone possibilita’ per trovare idrocarburi, ma per trovarli bisogna eseguire perforazioni che non sono state fatte negli ultimi 10 o 15 anni” ed e’ per questo difficile dire al momento se verranno trovati giacimenti interessanti.
Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale
venerdì 28 marzo 2014
LA CRISI UCRAINA E LE FORNITURE ENERGETICHE ALL'EUROPA
Intervista di Lorenzo Rendi a Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, per Radio Radicale
La crisi ucraina tocca in maniera considerevole la questione delle forniture energetiche verso l'Europa occidentale. Il possibile sfruttamento dello "shale gas" (il particolare tipo di giacimenti dai quali viene estratto gas metano, intrappolato nella microporosità delle roccie argillose). Il progetto South Stream, il gasdotto sviluppato congiuntamente da Eni, Gazprom, EDF e Wintershall che connetterà direttamente Russia ed Unione Europea, attraverso il Mar Nero eliminando il transito da ogni Paese extra-comunitario.
La crisi ucraina tocca in maniera considerevole la questione delle forniture energetiche verso l'Europa occidentale. Il possibile sfruttamento dello "shale gas" (il particolare tipo di giacimenti dai quali viene estratto gas metano, intrappolato nella microporosità delle roccie argillose). Il progetto South Stream, il gasdotto sviluppato congiuntamente da Eni, Gazprom, EDF e Wintershall che connetterà direttamente Russia ed Unione Europea, attraverso il Mar Nero eliminando il transito da ogni Paese extra-comunitario.
giovedì 17 gennaio 2013
SOUTH STREAM: C'E' ANCHE LA CROAZIA
E alla fine anche la Croazia avrà la
sua fettina di South Stream. Contrariamente a quanto era parso due mesi fa, tanto da spingere il presidente Josipovic a domandarsi
pubblicamente “Dove abbiamo sbagliato”, Il colosso russo Gazprom
e l'azienda croata del gas Plinacro hanno infatti siglato a Zagabria l'accordo per estendere anche al
territorio croato il tragitto della nuova pipeline lunga quasi 2400
km. Figlia di una joint venture Gazprom-Eni, estesa poi alla francese
Edf e alla tedesca Wintershall, l'opera trasferirà il gas russo
in Europa occidentale, attraverso il Mar nero e i Balcani occidentali,
tagliando fuori l'Ucraina.
La Croazia produce il 70% del suo
fabbisogno di gas e fino al 2010 ha acquistato la restante pare dalla
Russia per poi rivolgersi in seguito ad Austria e Italia. Evidentemente
però Zagabria non voleva rimanere tagliata fuori
da un progetto di tale portata economica e politica e ha insistito
nelle trattative ottenendo alla fine che al tragitto originale venga
aggiunta la connessione verso il proprio territorio. La connessione
"aumenterà la sicurezza delle forniture di gas", ha detto
il capo di Plinacro, Mladen Antunovic, in
una conferenza stampa congiunta con il vicepresidente di Gazprom,
Alexander Medvedev, che ha assicurato che "South Stream è una
delle priorità della nostra cooperazione con la Croazia".
In base all'accordo raggiunto le due
aziende costituiranno entro luglio prossimo una joint venture con lo
scopo di realizzare il tratto croato del gasdotto per un costo
di circa 60 milioni di euro. I lavori di realizzazione del gasdotto
sono stati inaugurati lo scorso dicembre, mentre quelli per il tratto
croato partiranno a luglio 2015 per concludersi entro il dicembre
successivo. Lungo circa 100 km, il tratto croato avrà una capacità
annua di circa 2,7 milioni di metri cubi di gas l'anno, a fronte dei
63 complessivi dell'intera infrastruttura.
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