E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 25 gennaio 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La puntata odierna si apre con le parole di Primo Levi in occasione del "Giorno della memoria" della Shoah per non dimenticare che quella tragedia è pronta a materializzarsi di nuovo, seppure non in quelle dimensioni, nell'intolleranza e nel razzismo che si manifestano nella nostra società contemporanea.
Gli argomenti della trasmissione
Europa: la crisi economica favorisce e alimenta i nazionalismi; le considerazioni dell'ex ministro degli Esteri tedesco Joshcka Fischer in un articolo pubblicato dalla Suddeutsche Zeitung.
Energia: l'Unione Europea avrebbe bisogno di un mercato unico dell'energia ma deve vedersela con il nazionalismo dei Paesi fornitori, come la Russia, e anche con quello di alcuni Paesi membri.
Albania: la situazione economica è uno dei principali terreni di scontro tra il governo di centro-sinistra di Edi Rama e l'opposizione guidata dal sindaco di Tirana Llulzim Basha
Italia-Balcani: le relazioni trilaterali tra Roma, Tirana e Belgrado in un vertice alla Farnesina tra i rispettivi ministri degli Esteri
Kosovo: la cooperazione bilaterale con l'Italia in un incontro tra la presidente Atifete Jahjaga e la presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini.
Infine si parla di libertà di stampa, diritto all'informazione dei cittadini e tutela dei giornalisti, temi divenuti di stretta attualità dopo la strage di Charlie Hebdo: mercoledì 28, con un seminario al Parlamento europeo si conclude il progetto europeo "Safety Net for Europea Journalist" promosso e coordinato da Osservatorio Balcani e Caucaso. Se ne parla con un'intervista a Luka Zanoni direttore della testata giornalistica di Obc.
La puntata, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
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domenica 25 gennaio 2015
martedì 26 novembre 2013
PICCOLI NAZISTI CRESCONO: ANCHE IN SLOVACCHIA
Non c'è solo Alba Dorata in Grecia,
Jobbik in Ungheria o il “Partito delle libertà” di Gert Wilders
in Olanda: anche in Slovacchia sale il consenso per formazioni
politiche razziste, xenofobe e intolleranti. Alle elezioni
amministrative di sabato scorso, infatti, il neonazista Marian
Kotleba è diventato governatore della Regione di Banska Bystrice. A
convincere il 55,5% dei votanti del più grande degli otto distretti
regionali in cui è suddiviso il Paese, è stata una campagna
elettorale basata sull'odio contro i “parassiti” rom: Kotleba ha
promesso di difendere i propri concittadini “dal terrore degli
zingari” e che farà di tutto per privarli dall'assistenza sociale
di cui godono. Per altro, già ora nella maggior parte dei casi i rom
in Slovacchia (circa il 9% su una popolazione totale di circa 5
milioni e mezzo di abitanti) vivono in condizioni di assoluta povertà
e di totale esclusione sociale. Ma in una regione dove la
disoccupazione raggiunge il 40%, rispetto ad una media nazionale del
14%, e dove vive la più consistente comunità rom del Paese, le
parole di Kotleba hanno trovato terreno fertile.
Da tempo sono note le posizioni
xenofobe di Kotleba, che si dichiara ammiratore di Jozef Tiso, il
sacerdote cattolico che, dopo l'annessione della Boemia e della
Moravia al Terzo Reich, divenne presidente della Repubblica slovacca
filo nazista per poi finire impiccato per alto tradimento al termine
della seconda guerra mondiale. Kotleba, considera inoltre la Nato
alla stregua di un'organizzazione terroristica e vorrebbe che la
Slovacchia abbandonasse l'Unione Europea e la moneta unica. I
militanti del suo partito, messo fuori legge in passato ma
successivamente reintegrato, portano uniformi che ricordano quelle
dei nazisti hitleriani. A preoccupare sono anche i legami stretti che
collegano Kotleba ad altre formazioni xenofobe presenti nei paesi
europei, come il Front National in Francia e gli ungheresi di Jobbik.
Sabato scorso, il partito socialdemocratico del premier Fico ha
prevalso in sei regioni su otto, ma l'affermazione di Kotleba ha
messo in allarme gli attivisti per i diritti umani e i rappresentanti
delle minoranze etniche.
Ciò che preoccupa è che la galassia
dei vari movimenti razzisti e xenofobi riesca a coagulare le forze in
vista delle elezioni europee del prossimo anno. Irena Bihariova,
responsabile della organizzazione non-profit slovacca “People
Against Racism”, ha manifestato il timore che la vittoria di Kotleba possa “far
aumentare la temerarietà di altri estremisti, rendendoli ancora più
pericolosi”. Anche il presidente slovacco, Ivan Gasparovic, si è
detto sconcertato per un risultato elettorale che ha definito “un
monito rivolto alla classe politica”. E che la situazione sia molto
seria lo dimostra la presa di posizione del Congresso ebraico con
sede a Parigi che ha chiesto ai leader europei democratici a far
fronte contro questa escalation neonazista “prima che sia troppo
tardi”.
E' già successo e nessuno può garantire che non succeda
ancora. Hitler non era che uno spiantato imbianchino austriaco. All'inizio. Le uova del serpente sono sempre pronte a schiudersi. Basta
leggere Goldhagen. O anche Brecht: qualcuno ricorda “La resistibile
ascesa di Arturo Ui”?
mercoledì 23 ottobre 2013
IL NEONAZI UNGHERESE CHE SCOPRI' DI ESSERE EBREO
Come il nazista dell'Illinois che in
“The Blues Brothers” confessa al capo il suo amore
omossessuale, così Csanád Szegedi, numero due del partito
ultranazionalista, razzista e xenofobo ungherese Jobbik ha scoperto
di avere sangue ebraico nelle vene. Non solo: secondo alcune
indagini, la nonna di Szegedi, Mgoldna Klein, sarebbe
sopravvissuta alla Shoah. Un brutto colpo davvero per il
deputato noto per i suoi deliri in cui accusava gli ebrei di
“comprarsi il paese”, occupare le posizioni politiche più
importanti e profanare i simboli nazionali ungheresi. Infatti,
all'epoca della scoperta, circa un anno fa, dichiarava al quotidiano
Barikad, vicino al suo partito, di essere piuttosto sconvolto e che
gli sarebbe occorso parecchio tempo per “mandare giù” una
rivelazione del genere. E alla fine in qualche modo deve averla
digerita se ora è andato in tv a confessare il suo dolore per la
sorte degli ebrei: “Io sono stato una persona che procurava dolore
agli altri, e peggio ancora quando parlavo di Rom o di ebrei istigavo
all'odio anche contro i bimbi di quei gruppi”. E a distanza di un
anno, ha abbandonato ogni incarico dirigente ed è uscito da Jobbik.
“Io sono stato una persona che procurava dolore agli altri, e
peggio ancora quando parlavo di Rom o di ebrei istigavo all'odio
anche contro i bimbi di quei gruppi”, ha dichiarato in televisione
in una sorta di pentimento pubblico. Salvo aggiungere: “Non è
questione di quello che voglio essere, l'albero genealogico lo dice
chiaramente, io sono ebreo”. Parole che, come ha suggerito Antonio
Stango del Partito Radicale Transnazionale, esprimono la stessa
visione nazista per cui si sarebbe ebrei “per razza”, non per
religione o per cultura, e nessuna conversione potrebbe cancellare
questo fatto. Da qui, e non da altro, mi pare, origina la costernazione e il
rammarico espressi da Szegedi. C'è da augurarsi che Jobbik vada
prima o poi a sfracellarsi come l'auto dei nazisti dell'Illinois in
“The Blues Brothers”.
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