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martedì 27 gennaio 2015

27 GENNAIO: LA MEMORIA EBRAICA PER TUTTE LE VITTIME DEL MONDO E DELLA STORIA


Oggi si celebra il Giorno della Memoria. La data è quella in cui, nel 1945, l'Armata Rossa entrò nel campo di sterminio nazista di Auschwitz. Sono passati esattamente settant'anni. Oggi si ricorda lo sterminio e si onora la memoria dei milioni di ebrei e, insieme a loro, degli slavi, dei rom e sinti, dei prigionieri, dei dissidenti politici, dei disabili, degli omosessuali, di tutti coloro che furono messi a morte in maniera pianificata e sistematica e implacabile perché "subumani", "inferiori", “indesiderabili” non meritevoli di vivere. La Shoah è la pagina più abominevole e indicibile della storia dell'umanità. Non è l'unica, purtroppo, ma è unica nel modo con cui l'annientamento fu teorizzato, organizzato e realizzato dal Nazismo e dai suoi alleati: il culmine di una storia secolare di persecuzioni, pregiudizi e discriminazioni.

Lo scorso anno, il rabbino capo della Comunità ebraica di Roma Riccardo Di Segni, in un articolo sul quotidiano Il Tempo, ammoniva che l’ostilità antiebraica non si è esaurita con la Shoà, ma "continua in questo Paese oggi e si esprime in tante forme". Per questo, continuava Di Segni, "è necessario che la società vigili e ricordi, che denunci, che non ceda, che non minimizzi, che non assolva e che non si autoassolva", perché "non c'è bisogno di essere ebreo per essere oggetto di ostilità e di odio, basta essere in qualche modo solo un po’ diverso". E' per questo che l’insegnamento che deriva da quella tragedia non riguarda solo gli ebrei e fatti di 70 anni fa, ma "è un discorso attuale in una società che cambia e che si fa fatica e seguire nelle sue evoluzioni tumultuose e nei germi anche micidiali che può covare al suo interno".

Primo Levi, in un'intervista della Rai degli anni '70, ad un certo punto diceva: "Pochissimi oggi riescono a ricostruire, a ricollegare quel filo conduttore che lega le squadre di azione fasciste degli anni Venti in Italia [...] con i campi di concentramento in Germania - e in Italia, perché non sono mancati nemmeno in Italia, questo non molti lo sanno - e il fascismo di oggi, altrettanto violento, a cui manca soltanto il potere per ridiventare quello che era, cioè, la consacrazione del privilegio e della disuguaglianza [...] Il lager, Auschwitz, era la realizzazione del fascismo, era il fascismo integrato, completato, aveva quello che in Italia mancava, cioè il suo coronamento [...] Io, purtroppo, devo dirlo, lo so questo, non è che lo pensi, lo so: so che si possono fare dappertutto [...] Dove un fascismo - non è detto che sia identico a quello - cioè un nuovo verbo, come quello che amano i nuovi fascisti in Italia, cioè non siamo tutti uguali, non tutti abbiamo gli stessi diritti, alcuni hanno diritti e altri no. Dove questo verbo attecchisce alla fine c'è il lager: questo io lo so con precisione".



Claudio Magris, nel discorso pronunciato al Quirinale in occasione della celebrazione del 27 gennaio 2009, spiegò come memoria significhi rapporto con la propria identità e consapevolezza non fanatica di quest'ultima: "La memoria è anche una garanzia di libertà; non a caso le dittature cercano di cancellare la memoria storica, di alterarla o distruggerla del tutto. Le tirannidi la deformano, i nazionalismi la falsificano e la violentano, il totalitarismo soft di tanti mezzi di comunicazione la cancella, con una insidiosa violenza che scava paurosi abissi fra le generazioni. La memoria ebraica può parlare a nome di tutte le vittime del mondo e della storia. La memoria guarda avanti; si porta con sé il passato, ma per salvarlo, come si raccolgono i feriti e i caduti rimasti indietro".

Memoria, dunque, non semplice ricordo e rituale celebrazione; memoria come coscienza di sé, della propria storia e del proprio futuro; memoria viva come strumento di conoscenza perché, come disse Primo Levi, "se comprendere è impossibile, conoscere è necessario".

domenica 25 gennaio 2015

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 25 gennaio 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

La puntata odierna si apre con le parole di Primo Levi in occasione del "Giorno della memoria" della Shoah per non dimenticare che quella tragedia è pronta a materializzarsi di nuovo, seppure non in quelle dimensioni, nell'intolleranza e nel razzismo che si manifestano nella nostra società contemporanea.

Gli argomenti della trasmissione 

Europa: la crisi economica favorisce e alimenta i nazionalismi; le considerazioni dell'ex ministro degli Esteri tedesco Joshcka Fischer in un articolo pubblicato dalla Suddeutsche Zeitung.

Energia: l'Unione Europea avrebbe bisogno di un mercato unico dell'energia ma deve vedersela con il nazionalismo dei Paesi fornitori, come la Russia, e anche con quello di alcuni Paesi membri.

Albania: la situazione economica è uno dei principali terreni di scontro tra il governo di centro-sinistra di Edi Rama e l'opposizione guidata dal sindaco di Tirana Llulzim Basha

Italia-Balcani: le relazioni trilaterali tra Roma, Tirana e Belgrado in un vertice alla Farnesina tra i rispettivi ministri degli Esteri

Kosovo: la cooperazione bilaterale con l'Italia in un incontro tra la presidente Atifete Jahjaga e la presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini.

Infine si parla di libertà di stampa, diritto all'informazione dei cittadini e tutela dei giornalisti, temi divenuti di stretta attualità dopo la strage di Charlie Hebdo: mercoledì 28, con un seminario al Parlamento europeo si conclude il progetto europeo "Safety Net for Europea Journalist" promosso e coordinato da Osservatorio Balcani e Caucaso. Se ne parla con un'intervista a Luka Zanoni direttore della testata giornalistica di Obc.

La puntata, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui



lunedì 27 gennaio 2014

27 GENNAIO: LA MEMORIA COME GARANZIA DI LIBERTA'

"Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario"
Primo Levi



Oggi si celebra il Giorno della Memoria. La data è quella in cui, nel 1945, le avanguardie dell'Armata Rossa entrarono ad Auschwitz. Oggi si ricorda lo sterminio di milioni di ebrei nei campi di sterminio nazisti. E insieme a loro gli slavi, i rom e sinti, i prigionieri di guerra, i dissidenti politici, i portatori di handicap, gli omosessuali e tutti quelli che furono giudicati non meritevoli di vivere perché ritenuti "subumani", "inferiori" o comunque “indesiderabili”. La Shoah è una pagina abominevole della storia dell'umanità. Non l'unica, purtroppo, ma unica nel modo con cui l'annientamento fu teorizzato, pianificato, organizzato e realizzato dal Nazismo e dai suoi alleati: il culmine di una storia secolare di persecuzioni, pregiudizi e discrimazioni.

"La shoah - scrive Riccardo Di Segni, rabbino capo Comunità ebraica di Roma, sul Tempo di oggi - è stata l’epilogo violento di una storia di millenni di ostilità, nella quale sono confluite contro il popolo ebraico motivazioni religiose, psicologiche, economiche, nazionalistiche, razziali. Siamo tutti testimoni del fatto che l’ostilità antiebraica non si è esaurita certo con la shoà. Continua in questo Paese oggi e si esprime in tante forme". Per questo, continua Di Segni, "è necessario che la società vigili e ricordi, che denunci, che non ceda, che non minimizzi, che non assolva e che non si autoassolva. Ma non c'è bisogno di essere ebreo per essere oggetto di ostilità e di odio. Basta essere in qualche modo solo un po’ diverso [...] La società più civile può scoprirsi all’improvviso crudele, inospitale, aggressiva, può avere leggi democraticissime e protettive ma allo stesso tempo negare i benefici a chi è considerato diverso. Sono perfettamente convinto della unicità della shoà, ma l’insegnamento che ne deriva non riguarda gli ebrei come vittime e una società scomparsa 70 anni fa, è un discorso attuale in una società che cambia e che si fa fatica e seguire nelle sue evoluzioni tumultuose e nei germi anche micidiali che può covare al suo interno".

Per celebrare il "Giorno della Memoria" riporto qui di seguito alcuni passi dell'intervento pronunciato da Claudio Magris al Quirinale in occasione della celebrazione del 27 gennaio 2009.  
“Siamo qui, oggi, per ricordare la Shoah tramite uno dei più grandi valori trasmessi dalla civiltà ebraica, la Memoria. Essa non è il passato, bensì l'eterno presente di tutto ciò che ha senso e valore: l'amore, la preghiera, l'amicizia, la sofferenza, la felicità. Tutto ciò che ha senso «fa parte della storia del cosmo», per citare un passo di Singer; ciò che è soltanto funzionale sparisce nell'oblio, appena esaurita la sua funzione, ma tutte le cose essenziali sono nell'eternità del loro presente. Shakespeare è, non era, un poeta.

Memoria significa pure rapporto con la propria identità e consapevolezza - ma non stolta e feroce idolatria - di quest'ultima. La memoria è anche una garanzia di libertà; non a caso le dittature cercano di cancellare la memoria storica, di alterarla o distruggerla del tutto. Le tirannidi la deformano, i nazionalismi la falsificano e la violentano, il totalitarismo soft di tanti mezzi di comunicazione la cancella, con una insidiosa violenza che scava paurosi abissi fra le generazioni.


La memoria ebraica può parlare a nome di tutte le vittime del mondo e della storia. La memoria guarda avanti; si porta con sé il passato, ma per salvarlo, come si raccolgono i feriti e i caduti rimasti indietro, per portarlo in quella patria, in quella casa natale che ognuno, dice Bloch, il filosofo dell'utopia e della speranza che nutrì il suo pensiero sociale e rivoluzionario con lo spirito dei Profeti biblici, crede nella sua nostalgia di vedere nell'infanzia e che si trova invece in un futuro liberato, alla fine del viaggio".

sabato 29 gennaio 2011

LA MEMORIA NON BASTA

E' accaduto...

In un'intercettazione telefonica la consigliera regionale della Lombardia Nicole Minetti, parlando con la sua assistente Clotilde, così come scriveva ieri La Repubblica, parlando di una presunta nuova fiamma del nostro presidente del consiglio, ad un certo punto dice: "Lui è presissimo da quella, è una montenegrina. Si vabbè, ma è una scappata di casa, io l'ho vista è una zingara, cioè hai presente una zingara?". La frase rivela quel solito razzismo spicciolo purtroppo assai diffuso e dal quale nessuno di noi è del tutto immune. Leggendo quelle parole mi è venuto di fare un collegamento con la "giornata della memoria" celebrata giovedì per ricordare la Shoah e lo sterminio di tutti coloro che finirono nei lager nazisti: ebrei, ma anche rom, slavi, testimoni di Geova, omosessuali, malati mentali, disabili, oppositori politici, appartenenti a minoranze etniche. Direte: cosa c'entra questo con la giornata della memoria della Shoah? Non molto, forse. O forse c'entrano più di quanto sembrerebbe in apparenza. Cerco di spiegarmi.

Primo Levi, in una vecchia intervista della Rai rintracciabile su You Tube, ad un certo punto dice: "Pochissimi oggi riescono a ricostruire, a ricollegare quel filo conduttore che lega le squadre di azione fasciste degli anni Venti in Italia [...] con i campi di concentramento in Germania - e in Italia, perché non sono mancati nemmeno in Italia, questo non molti lo sanno - e il fascismo di oggi, altrettanto violento, a cui manca soltanto il potere per ridiventare quello che era, cioè, la consacrazione del privilegio e della disuguaglianza [...] Il lager, Auschwitz, era la realizzazione del fascismo, era il fascismo integrato, completato, aveva quello che in Italia mancava, cioè il suo coronamento [...] Io, purtroppo, devo dirlo, lo so questo, non è che lo pensi, lo so: so che si possono fare dapperttutto [...] Dove un fascismo - non è detto che sia identico a quello - cioè un nuovo verbo, come quello che amano i nuovi fascisti in Italia, cioè non siamo tutti uguali, non tutti abbiamo gli stessi diritti, alcuni hanno diritti e altri no. Dove questo verbo attecchisce alla fine c'è il lager: questo io lo so con precisione".

Il professor Paolo Mantegazza, giovedì su Liberazione, ha scritto che "la Shoà parla di noi: di noi come esseri umani, di noi che alberghiamo nella nostra coscienza il mostro che è pronto a rinascere quando qualche manipolatore politico riesce a legittimarne gli impulsi, di noi che vediamo continuamente disegnarsi attorno a noi la zona grigia dei collaboratori del dominio, degli ottusi funzionari pronti ad obbedire ad ogni ordine, dei cortigiani proni a qualunque desiderio del Principe di turno e ciechi e sordi nei confronti di ogni pensiero critico. Ma la Shoà parla di noi anche e soprattutto perché le procedure e le strategie dello sterminio non sono state annientate dalla straordinaria forza di resistenza che spazzò via il nazifascismo. Posti a sedere differenziati per lombardi doc sulle metropolitane; maiali portati a urinare sul terreno sul quale deve sorgere una moschea; asili nido vietati ai figli degli immigrati clandestini; medici e dirigenti scolastici ridotti a spie per denunciare il clandestino che si fa curare o frequenta la scuola. Chi non vede in queste proposte, per ora semplicemente buttate lì "per vedere l'effetto che fa", disegnarsi un piano che ovviamente non porterà allo stesso risultato ottenuto dall'hitlerismo ma certamente va a pescare nella stessa zona torbida di emozioni, rabbie, irrazionalità?".

Ecco, qui sta il punto. La giornata della memoria è stata voluta per non dimenticare quel che è successo allora. Scrive Mantegazza che quello che accade oggi non porterà allo stesso risultato ottenuto dall'hitlerismo, ma crimini analoghi sono avvenuti anche dopo il 1945. Da Auschwitz ai gulag stalinisti, dai laogai cinesi al Ruanda, dalla Cambogia dei Khmer rossi a Srebrenica: quello che è successo allora, seppure in forme diverse è riaccaduto dopo e può ancora accadere in futuro e trova il suo humus nelle stesse zone torbide dell'animo umano fatte emergere e sfruttate dall'opportunismo politico che non si ferma davanti a nulla pur di prendere e mantenere il potere. Goldhagen ha ben descritto i "volonterosi carnefici di Hitler". In Italia, molto più modestamente, abbiamo Cetto Laqualunque, la cui vicenda, tuttavia, col tono della farsa racconta di noi molto più di certi poderosi saggi di sociologia o di certi indignati editoriali. Per questo ricordare è fondamentale ma non è abbastanza. Dice ancora Mantegazza: "E' un dovere civico e morale, nonché politico, ma non può essere la conclusione o la finalità di un percorso educativo, bensì ne deve essere l'inizio. Partiamo dalla memoria per farne uno strumento di cambiamento e di denuncia nei confronti di una dimensione del Male che è ancora tra noi: non solo nelle proposte di movimenti razzisti o di politici antidemocratici ma nelle nostre vite quotidiane, al bar come in stazione, a scuola come in piazza".

...potrebbe accadere ancora