mercoledì 27 luglio 2011

TENSIONE SEMPRE MOLTO ALTA NEL NORD KOSOVO

I serbi bloccano la strada Leposavic-Mitrovica
Resta alta la tensione nel Nord del Kosovo anche se la situazione sembra sotto controllo dopo gli incidenti di ieri, sfociati in scontri a fuoco tra poliziotti kosovari e i manifestanti serbi che hanno portato alla morte di un agente kosovaro, membro dell'unità speciale “Rosa”, in circostanze non chiare. Nella serata di ieri uomini dell'unità speciale delle polizia kosovara avevano raggiunto il valico di Brnjak e avevano poi trascorso la notte lungo la strada che collega Leposavic a Kosovska Mitrovica, dopo che la popolazione serba della zona aveva reagito costruendo barricate per proteggere il valico di Jarinje. Diverse persone erano state arrestate, mentre un serbo era rimasto ferito. Le autorità di Pristina avevano deciso di inviare le forze speciali nella zona a maggioranza serba a nord del Kosovo, rimasta fedele a Belgrado, con l'obiettivo di assumere il controllo dei due punti di confine con la Serbia per rafforzare l'embargo all'importazione di merci serbe in vigore dalla scorsa settimana come ritorsione a quello che Belgrado applica alle merci kosovare, dalla dichiarazione di indipendenza del 2008.

I serbi avevano subito reagito bloccando le vie d'accesso alla polizia kosovara e solo l'intervento della Kfor, la missione Nato in Kosovo, ha evitato che la situazione degenerasse in ulteriori e più gravi violenze. Il comandate Kfor, Erhard Buehler, aveva poi mediato un accordo tra le parti che prevedeva il ritiro della polizia kosovara dal Nord dalle 8 di stamattina, congiuntamente allo sblocco delle strade da parte dei manifestanti serbi. I media locali annunciavano quindi l'avvio del ritiro dei poliziotti kosovari dalle barricate vicino Leposavic e più tardi dal valico di Brnjak , ma l'agenzia Beta riferiva poi che la polizia kosovara era tornata verso Brnjak facendo ricorso alle armi per farsi largo tra i manifestanti serbi che cercavano di bloccarne il passaggio. Le forze speciali della polizia kosovara si sono infine ritirate definitivamente solo nel primo pomeriggio di oggi. "Le unità (speciali di polizia) hanno ristabilito l'ordine e creato le condizioni per il dispiegamento e il lavoro di doganieri e della polizia di frontiera" ha riferito un portavoce della polizia di Pristina.

L'azione unilaterale del governo kosovaro è stata fortemente criticata dalla Comunità internazionale che teme per l'andamento del fragile dialogo tra Belgrado e Pristina, ripartito lo scorso marzo con la supervisione e la mediazione dell'Ue, dopo oltre tre anni di gelo. La Russia ha diffuso oggi una nota per dichiarare la propria “preoccupazione per la situazione” nel Kosovo settentrionale. L'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell'Ue, Catherine Ashton, ha parlato oggi sia con il premier kosovaro Hashim Thaci che con il presidente serbo Boris Tadic, invitandoli a “ripristinare immediatamente la calma” e ad “aiutare a disinnescare le tensioni e a fare tutto il necessario per calmare la situazione”.
Per Bruxelles “gli sforzi si devono concentrare sulla risoluzione delle questioni attraverso il dialogo per cui l'Ue opera da facilitatore”, in quanto si tratta della sola strada per risolvere il problema dei dazi doganali e ripristinare il libero commercio tra il Kosovo e la Serbia. Per questo l'Alto rappresentante Ue ha anche chiesto a Pristina e Belgrado di “aiutare gli sforzi del rappresentante speciale dell'Ue e di Eulex che stanno parlando con entrambe le parti per concordare una ragionevole via d'uscita".

Anche se la situazione sembra al momento sotto controllo, la tensione resta molto alta. Il premier kosovaro Hashim Thaci ha definito “difficile eppure necessaria” la decisione del suo governo di inviare unità speciali di polizia alla frontiera per rafforzare il blocco dell'importazione delle merci dalla Serbia, ma il governo di Belgrado non ci sta e ha chiesto la convocazione urgente di una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per affrontare la questione. Da parte serbo-kosovara arrivano anche accuse contro le forze internazionali. In un’intervsita esclusiva per La Voce della Russia, uno dei leader dei serbi che vivono nei territori settentironali del Kosovo, Marko Jakscic, ha affermato che nella base Kfor di Leposavic si troverebbero agenti kosovari arrivati alla vigilia degli scontri di ieri con elicatteri della Kfor: "In questo modo le forze internazionali guidate dalla Nato hanno violato il principio di neutralità", ha detto Jaksic, insistendo sul ritiro di questi poliziotti in quanto la base si trova ad alcuni chilometri di distanza dal valico di Jarinje. "In ogni caso continueremo a difendere la frontiera e siamo pronti ad un nuovo tentativo di Pristina di prendere sotto controllo questa parte della regione", ha detto ancora Jaksic. [RS]

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