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lunedì 4 aprile 2016

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 3 aprile 2016.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.


Sommario della puntata


La prima parte della puntata è dedicata alla sentenza con cui il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia ha assolto il leader ultranazionalista serbo Vojislav Seselj dalle accuse di crimini di guerra e contro l'umanità commessi durante i conflitti degli anni '90 in Bosnia, Croazia e Vojvodina: i commenti dei politici della regione e le reazioni dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime dei conflitti; l'intervista a Luca Leone, giornalista e scrittore, sui motivi che stanno dietro la decisione (non unanime) dei giudici e le conseguenze della guerra nella realtà della Bosnia di oggi.

Nella seconda parte si parla delle crisi politiche in Albania, dove si tenta un difficile dialogo tra maggioranza di centrosinistra e opposizione, in Macedonia, dove si andrà al voto il prossimo 5 giugno senza garanzie che si possa risolvere l'attuale stallo politico, ed in Kosovo dove le opposizioni continuano la loro lotta contro l'accordo con la Serbia firmato 3 anni fa con la mediazione dell'Ue e tentano la carta delle elezioni anticipate.


La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui


venerdì 1 aprile 2016

ASSOLUZIONE SESELJ: LA "DISSENTING OPINION" DELLA GIUDICE FLAVIA LATTANZI

La giudice Flavia Lattanzi
La sentenza con cui è stato assolto Vojslav Seselj non è stata condivisa dalla giudice italiana Flavia Lattanzi, componente del collegio del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia che ha giudicato non colpevole il leader ultranazionalista serbo. Per la procura Seselj era direttamente coinvolto o non aveva impedito i crimini indicati nel nove capi d'accusa dei quali era stato chiamato a rispondere: tre crimini contro l'umanità (per persecuzione, deportazione e atti disumani di trasferimento forzato) e sei crimini di guerra (per assassinio, tortura e trattamenti crudeli, distruzione casuale, distruzione o danneggiamento volontario di istituzioni dedicate alla religione o all'istruzione, saccheggio di proprietà pubbliche o private). Per questi reati l'accusa aveva chiesto una condanna a 28 anni di reclusione. Una posizione condivisa dalla giudice italiana che ha votato contro l'assoluzione perché "la giuria non ha tenuto conto del clima di intimidazione che Seselj e i suoi hanno imposto ai testimoni" e non ha "ragionato adeguatamente" sulle prove pur ammettendo che i crimini erano stati compiuti, tanto più che c'erano le prove che Seselj avesse istigato al compimento dei delitti. Come si sa, invece, gli altri due componenti del collegio, il francese Jean-Claude Antonetti e il senegalese Mandiaye Niang, sono stati di diverso avviso e Seselj è stato assolto

Leggi qui la "dissenting opinion" della giudice Flavia Lattanzi (in inglese)

giovedì 31 marzo 2016

LA SENTENZA DI ASSOLUZIONE DI VOJSLAV SESELJ

Intervista a Luca Leone per Radio Radicale

Ad una settimana esatta dalla condanna di Radovan Karadzic, il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia ha assolto l'ultranazionalista serbo Vojslav Seselj, fondatore e presidente del Partito radicale serbo, da tutti i capi d'accusa per crimini di guerra e crimini contro l'umanità per fatti accaduti durante la guerra in Croazia e in Bosnia. Una sentenza che ha sorpreso il procuratore capo del Tribunale, Serge Brammertz, che ha già preannunciato un ricorso contro la decisione dei giudici che ha rigettato completamente l'ipoptesi accusatoria. L'intervista propone un'interessante analisi sulle ragioni dettate dalla realpolitik che spiegano queste due decisioni così di diverse da parte del Tribunale internazionale.

Luca Leone, giornalista, scrittore ed editore (Infinito edizioni) ha scritto doversi saggi sull'ex Jugoslavia e in particolare sulla Bosnia, un paese che ama e conosce molto bene. I suoi interventi si possono leggere sul suo blog Occhio Critico.




ASSOLTO VOJSLAV SESELJ

Benkovac, 1991: Seselj (sin.) all'inzio della guerra in Croazia
Ad una settimana esatta dalla condanna a 40 anni di Radovan Karadzic, il Tribunale internazionale per l'exJugoslavia (Icty) ha assolto il leader ultranazionalista serbo Vosjislav Seselj dai nove capi di imputazione per crimini di guerra e contro l'umanità commessi contro croati e musulmani durante i conflitti del 1991-95. Secondo i giudici dell'Aia la procura, che aveva chiesto una condanna a 28 anni per l'imputato, non è riuscita a provare l'esistenza di un'impresa criminale congiunta". Seselj, dunque, è un uomo libero, come ha detto il presidente della giuria Jean-Claude Antonetti.

Seseslj, che nel 2003 si era volontariamente costituito ed era poi stato scarcerato per motivi di salute nel 2014, non ha voluto essere presente alla lettura della sentenza come aveva fatto sapere da Belgrado e ha elogiato i giudici del tribunale - definiti "degni di onore e giusti" - dopo tutti i processi “che hanno accusato serbi innocenti che hanno ricevuto sentenze draconiane”. Per Seselj i giudici "hanno dimostrato che la loro professionalità e il loro onore è al di sopra di qualsiasi pressione politica" e hanno emesso "l'unico verdetto possibile".

Opposto il giudizio della procura che in un comunicato dichiara di prendere atto della decisione in attesa di esaminare le motivazioni dei giudici e giudica comprensibile “che molte vittime e le comunità resteranno deluse dalla sentenza". Il procuratore capo, Serge Brammertz, da parte sua ha già annunciato di voler fare appello e ha parlato di una sentenza "a sorpresa" sottolineando di condividere la frustrazione di molte delle vittime. "Non posso essere soddisfatto dell'esito", ha dichiarato parlando ai giornalisti. "Le motivazioni non sono assolutamente in linea con la realtà fattuale", ha aggiunto Brammertz.

Seselj doveva risponder di nove capi di imputazione per crimini commessi nell'ambito del suo
progetto di unificazione di "tutte le terre serbe". Secondo l'accusa Seselj era dietro agli assassini di molti croati, musulmani e civili non di etnia serba, come della deportazione forzata di "decine di migliaia" di persone da vaste aree della Bosnia Erzegovina, della Croazia e della Serbia. Inoltre, secondo l'accusa, avrebbe comandato unità paramilitari chiamate "Gli uomini di Seselj". Per la corte, tuttavia, il caso è stato presentato in maniera confusa e ambigua e l'accusa non è riuscita a chiarire il contesto generale in cui si sono svolti gli eventi. La procura ha dato "al massimo un'interpretazione che nasconde il modo in cui si sono svolti i fatti e nel caso peggiore li distorce in relazione alle prove presentate alla camera", ha dichiarato il presidente della corte Antonetti.


La notizia dell'assoluzione del leader dell'ultranazionalista Partito radicale serbo ha fatto subito il giro delle capitali dei Paesi che furono coinvolti nelle guerre degli anni '90 che segnarono la dissoluzione della Jugoslavia. La Croazia l'ha già definita "vergognosa". Il primo ministro Tihomir Oreskovic, in visita a Vukovar, la città che all'inizio della guerra, nell'autunno del 1991, fu assediata e rasa al suolo dalle forze serbe e fu teatro di un efferato eccidio di civili croati, ha parlato di una “sconfitta della corte dell'Aia e dei procuratori” descrivendo Seselj come “un uomo che ha fatto cose malvagie e non ha mostrato rimorso né allora né oggi".


lunedì 15 dicembre 2014

IL CASO SESELJ AL CONSIGLIO DI SICUREZZA ONU

Di Marina Szikora
Il caso Seselj, dopo le fortissime critiche da parte della Croazia che hanno visto l'invio di una lettera aperta del capo dello stato croato, Ivo Josipovic al presidente del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia, Theodor Meron, dopo l'approvazione all'unanimita' di una dichiarazione di condanna del Parlamento croato, succeduta subito dall'iniziativa dei deputati croati al Parlamento europeo che ha prodotto una forte risoluzione di condanna e la richiesta del PE verso il Tribunale di riesaminare la propria decisione sul rilascio di Seselj, martedi' del caso Seselj si e' discusso anche al Palazzo di Vetro a New York, in concreto alla riunione annuale del Consiglio di Sicurezza dell'ONU sul lavoro del Tribunale internazionale. I rappresentanti croati all'ONU hanno parlato soltanto del caso Seselj che ha suscitato un raffreddamento delle relazioni tra Croazia e Serbia, informano i media croati. L'ambasciatore serbo all'ONU, Milan Milanovic, ha accusato la Croazia di utilizzare il Consiglio di sicurezza per condurre una politica elettorale nazionale. Il rappresentante serbo ha poi girato il discorso sulla situazione della minoranza serbe e sui presunti incidenti contro i serbi in Croazia, rilevando i problemi del ritorno dei profughi serbi in Croazia e la restituzione delle loro proprieta'.

Vladimir Drobnjak, ambasciatore croato presso le Nazioni Unite ha detto invece che il Consiglio di Sicurezza non e' il luogo per discutere della situazione della minoranza serba in Croazia. “Seselj invece e' una questione di cui bisogna discutere, mentre il collegamento della mancanza delle reazioni serbe sul caso Seselj con la questione della minoranza non e' soltanto terribilmente improprio ma dimostra anche la non comprensione serba di questo problema” ha detto l'ambasciatore croato e ha aggiunto che “la Serbia non ha imparato certe lezioni del passato”. Il rappresentante serbo ha replicato che la Serbia non appoggia le dichiarazioni belliche di Seselj ma non accetta nemmeno una colpa e responsabilita' collettive. La responsabilita' per i comportamenti di Seselj, secondo Belgrado e' del Tribunale dell'Aja che lo ha rilasciato. La retorica di odio non esiste soltanto in Serbia, bensi' nell'intera regione, ha detto l'ambasciatore serbo rilevando che dell'importanza di Seselj in Serbia parlano i risultati elettorali secondo i quali Seselj e' stato marginalizzato. Secondo il rappresentante croato il rilascio di Seselj e' invece dannoso per la pace e stabilita' in Europa Sudorientale, un'umiliazione per le vittime e compromette le basi fondamentali del Tribunale sull'ex Jugoslavia. “Aspettare undici anni la giustizia e' gia' di per se difficile, ma vederlo libero con provocazioni scandalose e' assolutamente inaccettabile e offensivo” ha detto l'ambasciatore Drobnjak.

Precedentemente a questa aspra discussione tra i due ambasciatori all'ONU, il procuratore dell'Aja, Serge Brammertz ha chiesto la revoca della decisione del rilascio di Seselj. Bremmertz ha detto che Seselj ha ignorato gli ordini del Tribunale e che ha offeso le vittime. Ha aggiunto che le reazioni sul rilascio di Seselj e la ripetizione della retorica di 20 anni fa ricordano quanto la riconciliazione sia fragile. Anche gli Stati Uniti, in seno all'ONU hanno condannato il comportamento bellico di Seselj che secondo Washington rappresenta una sfida alla riconciliazione nella regione. Cosi', nel suo intervento David Pressman, l'ambasciatore americano al Consiglio di Sicurezza ONU. Pressman ha invitato i governi della regione di “fare il tutto possibile a fin di evitare la retorica bellica” e assicurare la piena collaborazione con il Tribunale. Il rappresentante russo, Evgenij Zagajnov non ha voluto invece commentare il comportamento di Seselj, ma ha detto che il fatto di mancanza della sentenza dopo 12 anni di processo rappresenta “il non adempimento degli standard giuridici”.
“Rispettando tutta la complessita' di questo caso, ci aspettiamo dal Tribunale che la sentenza a Seselj venga pronunciata al piu' presto possibile” ha detto la rappresentante britannica rilevando che la sentenza in tempo giusto e' cruciale per la riconciliazione. Il presidente del Tribunale, Theodor Meron non ha fatto riferimento al comportamento di Seselj dopo il rilascio. Ma nel suo intervento ha rilevato che lo stato di salute degli imputati, soprattutto quello di Goran Hadzic, Ratko Mladic e Vojislav Seselj rende la situazione difficile e rallenta i processi.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud est andata in onda il 14 dicembre a Radio Radicale

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 14 dicembre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

La prima parte della puntata è dedicata alla Grecia: l'annuncio delle elezioni presidenziali anticipate, con conseguente rischio di crisi politica e scioglimento anticipato del parlamento, e il conseguente crollo della borsa, con ripercussioni negative su tutti i mercati europei e sull'euro, ma anche la vicenda di Nikos Romanos, il giovane di 21 anni detenuto in sciopero della fame per ottenere di poter studiare all'università. Interviste al sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova e a Elisabetta Casalotti, giornalista di Eleftherotypia.

Si parla poi di Serbia e dei rapporti bilaterali con l'Italia a proposito della visita a Roma del premier Alksandar Vucic che ha incontrato il presidente della Repubblica, Napolitano, il presidente del Senato, Grasso, e il presidente del Consiglio Renzi con cui ha parlato, tra l'altro, del percorso di integrazione europea di Belgrado e delle possibili alternative a South Stream. Intervista al  sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova.

Si prosegue con un ampia pagina sul Kosovo: l'accordo di governo tra Partito democratico, Lega democratica e Lista Srpska con il conseguente accordo sull'autonomia amministrativa dei serbi del nord Kosovo, la garanzia delle minoranze e la tutela dei beni della chiesa ortodossa. Poi l'inchiesta dell'Unione Europa sui presunti casi di corruzione che avrebbero coinvolto funzionari della missione civile europea Eulex.

In Croazia è iniziata la campagna elettorale per la elezioni presidenziali il cui primo turno è fissato il prossimo 29 dicembre e il presidente Ivo Josipovic si presenta per un secondo mandato. I suoi prrincipali sfidanti e i loro programmi elettorali.

In Albania, dopo le pressioni venute da Bruxelles l'opposizione di centro-destra potrebbe rientrare in parlamento mettendo fine a mesi di scontro politico senza uscita con la maggioranza di centro-sinistra che sostiene il governo di Edi Rama.

Infine si parla di crimini di guerra: dopo le polemiche seguite alla liberazione condizionale del leader ultranazionalista serbo sotto processo al Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia, l'imbarazzo del governo di Belgrado, le dure proteste della Croazia e una mozione di censure votata, non senza distinguo, dal Parlamento europeo, il "caso Seselj" è arrivato anche al consiglio di sicurezza dell'Onu.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

lunedì 8 dicembre 2014

SESELJ: LA PROCURA DEL TRIBUNALE INTERNAZIONALE CHIEDE IL RIENTRO IN CARCERE

Di Marina Szikora
Le iniziative giuste e la pressione orchestrata all'unanimita' hanno avuto il suo effetto positivo sull'ICTY, anche se la decisione del rilascio di Seselj, concordano tutti, non doveva nemmeno succedere. La procura dell'Aja ha chiesto che l'imputato Vojislav Seselj torni nel carcere di Scheweningen perche' il suo comportamento in liberta' compromette le basi della decisione del suo rilascio condizionato, e' stato comunicato dall'Aja. Ricordiamolo, il Tribunale aveva preso la decisione del rilascio temporaneo di Seselj argomentandola con la possibilita' che l'imputato avesse una cura adeguata nell'ambiente piu' adeguato, viste le condizioni della sua salute, ma garantendo al tempo stesso la sicurazza dei testimoni e l'intero processo giudiziario.Vojislav Seselj non tornera' pero' volontariamente all'Aja. Lo ha detto il vicepresidente dell'ultranazionalista Partito Radicale Serbo (SRS), Nemanja Sarovic e ha aggiunto che Seselj ha terminato il suo lavoro all'Aja: “Come e che cosa fara' prossimamente, chiedetelo ad Aleksandar Vucic e Tomislav Nikolic”, ha detto Sarovic, stretto collaboratore di Seselj.

Il premier croato, Zoran Milanovic, il quale ha cancellato la sua partecipazione alla riunione bilaterale dei capi di governo dell'Europa centrale e sudorientale con il premier cinese Li Keqiang, fissato per questo mese a Belgrado, ha dichiarato di aspettarsi che le autorita' serbe rispettino i loro obblighi e restituiscano l'imputato per crimini di guerra Vojislav Seselj all'Aja. Milanovic ha aggiunto che il suo desiderio, tutto il tempo, era quello di sentire Belgrado distanziarsi dalla retorica di odio costantemente diffusa da Seselj sin dal suo rilascio in liberta' provvisoria. “Non c'era bisogno di mostrare questi muscoli inesistenti” ha detto il premier croato precisando di aver soltanto voluto che la gente in Serbia prenda posizione per dire che quello che Seselj dice e' un male. “E' noto a tutti quanto io personalmente e il mio esecutivo ci stiamo impegnando per il rispetto delle minoranze in Croazia, soprattutto quella piu' vasta, la minoranza serba, e mi aspetto quindi almeno un minimo di correttezza e umanita' da parte di Belgrado, ma forse mi aspetto troppo” ha detto Milanovic.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 7 dicembre a Radio Radicale

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 7 dicembre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

South Stream: la Russia ha confermato la fine del progetto; i timori e le ripercussioni nei Balcani; i possibili sviluppi geopolitici, dopo l'annuncio di un progetto alternativo che coinvolgerebbe Grecia e Turchia. L'analisi di Nicolò Sartori, responsabile di ricerca del Programma Energia dell'Istituto Affari Internazionali (dal sito www.affarinternazionali.it)

Turchia: dopo le recenti controverse dichiarazioni del presidente Erdogan anche il premier Davutoglu su esprime contro l'ugaglianza donna-uomo. L'opinione di Emma Bonino sullo stato della democrazia turca e i rischi di involuzione autoritaria.

Corruzione: la situazione dei paesi balcanici secondo il rapporto di Transparency International. 

Caso Seselj: dopo lo scandalo e le polemiche per la liberazione condizionata "per motivi di salute", il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia fa marcia indietro e dispone il rientro all'Aja del capo ultranazionalista serbo. 

Albania: la Russia decide l'embargo per i prodotti agricoli albanesi. 

Macedonia/Fyrom: le proteste studentesche contro la riforma dell'istruzione decisa dal governo Gruevsk.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

lunedì 1 dicembre 2014

IL "CASO SESELJ" ARRIVA ANCHE AL PARLAMENTO EUROPEO E PROVOCA CRITICHE E POLEMICHE

Su iniziativa croata il PE ha votato una risoluzione che condanna l'atteggiamento del leader ultranazionalista e critica il Tpi e la Serbia. La reazione di Belgrado: “O si tratta di una ipocrisia di enormi dimensioni oppure vogliono danneggiare la Serbia per altri motivi”. Dissensi anche tra gli eurodeputati.

Seselj a Belgrado dopo il rilascio "temporaneo" deciso dal
Tribunale internazionale per "motivi di salute"
Di Marina Szikora
Non e' la prima volta che una decisione del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia viene criticata, che desta delusione e che fa perdere la fiducia ma anche l'autorita' di questa istituzione internazionale in difesa della sua giustizia. Ma questa volta si tratta di una agitazione molto elevata. Il caso Seselj non cessa di esserne al suo centro e da quando il tribunale ha deciso di lasciarlo a piede libero, con da subito la ripresa della sua accanita retorica dell'odio che invoca la grande Serbia, durissime sono le reazioni da parte della Croazia. Il primo passo e' stata, come abbiamo gia' informato, una lettera del capo dello stato croato, Ivo Josipovic al presidente del Tpi, Theodor Meron. E proprio in questi giorni il presidente del Tribunale si trova in visita in Bosnia Erzegovina e afferma che “la negazione del genocidio di Srebrenica e' molto preoccupante”. Meron ha detto di essere stato molto colpito quando, l'anno scorso, aveva visitato la fossa comune di Tomasica, vicino a Prijedor, che si crede di essere la piu' grande fossa comune nei Balcani. Adesso si tratta di un nuovo viaggio di Meron in Bosnia durante il quale ha visitato Celebici, Uzdol e infine Sarajevo per incontrare le vittime dei conflitti degli anni Novanta nelle zone in cui sono stati commessi crimini contro tutti e tre popoli bosniaci, vale a dire bosgnacchi, croati e serbi.

A proposito del caso Seselj, il presidente del Tribunale internazionale non ha voluto commentare troppo questa decisione. “Come presidente del Tribunale non ho nessun ruolo nel processo di decisione del consiglio. Questo e' il principio fondamentale dell'indipendenza della giustizia e ne resto dedicato. Inoltre, la procura non ha fatto nessun appello alla decisione del rilascio temporaneo di Vojislav Seselj e con questo la questione non e' giunta davanti al consiglio di appello al quale presiedo” ha detto Meron aggiungendo che ogni processo non puo' comunque essere concluso con la pena. “Essere imputato non significa automaticamente colpevole. I giudici prendono decisioni in base alle prove presentate da parte del procuratore....Se tutti i processi terminassero con una sentenza di condanna, il mondo sarebbe lontano dal senso di giustizia”, ritiene il presidente del Tpi.

Sul “caso Seselj” il fatto piu' importante di questa settimana e' l'approvazione di una risoluzione del Parlamento europeo. L'iniziativa a questa risoluzione e' stata promossa dall'europarlamentare croato, Andrej Plenkovic (HDZ) e appoggiata subito all'unanimita' da tutti gli eurodeputati croati. La risoluzione approvata giovedi' a Strasburgo ricorda alla Serbia i suoi obblighi relativi alla collaborazione con il Tribunale dell'Aja come anche gli obblighi di Belgrado in quanto paese candidato che si trova in mezzo ai negoziati di adesione all'Unione Europea. L'Europarlamento si dice preoccupato per la mancanza di una reazione politica adeguata e una risposta legittima delle autorita' serbe al comportamento di Seselj. La risoluzione invita il Tribunale internazionale e la procura di verificare se sono rispettati i criteri per il rilascio temporaneo viste le nuove circostanze. Nel documento si dice che la fiducia nei confronti del Tribunale si e' indebolita a causa “delle dichiarazioni inaccettabili ed offensive di Seselj”. Infine, i parlamentari europei invitano le autorita' serbe ad esaminare se Seselj abbia violato anche le leggi serbe.


mercoledì 26 novembre 2014

SESELJ TORNA IN SERBIA: TORNA ANCHE IL PASSATO?

Le dichiarazioni del capo ultranazionalista sotto processo all'Aja provoca dure reazioni in Croazia

Di Marina Szikora
Il presidente croato Ivo Josipovic ha condannato aspramente le ultimissime dichiarazioni bizzarre del leader degli ultranazionalisti radicali serbi, Vojislav Seselj in occasione dell'anniversario della tragica caduta di Vukovar di 23 anni fa. Il recentemente rilasciato imputato dell'Aja, Seselj si e' infatti congratulato con i “cetnici serbi” in occasione “della giornata della liberazione della Vukovar serba”. Ne ha dato notizia l'agenzia di stampa serba, Tanjug. Sul suo Twitter, Josipovic ha valutato queste congratulazioni come una provocazione vergognosa e ha rilevato che Seselj deve essere riconsegnato all'Aja. L'agenzia di stampa croata Hina, scrive il quotidiano serbo 'Vecernje novosti' ha informato che Seselj ha mandato un messaggio a tutti i media croati in cui ha detto che “nella giornata di oggi, 23 anni fa, i cetnici serbi dopo tre mesi di lotte eroiche hanno liberato la citta' di Vukovar dalle formazioni paramilitari ustasce”. “La Vukovar serba fu la prima citta' serba liberata, la quale senza lotta, grazie all'aiuto del regime di Belgrado fu riconsegnata allo stato ustascia croato” ha detto Seselj riferendosi al passato degli anni novanta. Nel suo messaggio e' stato detto ancora che “Vojislav Seselj e il suo partito non rinunceranno a nessun millimetro dello stato serbo e faranno il tutto possibile affinche' “la Republika della Krajina Serba e la Vukovar serba diventino nuovamente parte integrale della Grande Serbia”. Il presidente croato nel suo messaggio pubblico attraverso la televisione di stato HTV ha fatto sapere di aver scritto al presidente del Tribunale dell'Aja che giudica i crimini commessi in ex Jugoslavia su quanto accade dal rilascio di Sesselj dal carcere dell'Aja. Le notizie sulla lettera di Josipovic a Meron sono state riportate anche dai media serbi, senza pero' ulteriori commenti. In questa lettera, Josipovic ha avvertito che vi e' la possibilita' del rafforzamento delle attivita' politiche di Seselj e il pericolo che la sua retorica di odio minacci gravemente la pace e la stabilita' in Europa Sudorientale.

Il testo è la trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 24 novembre a Radio Radicale

mercoledì 19 novembre 2014

ROSE BIANCHE PER LE CROCI DI VUKOVAR

Vukovar: il memoriale di Ovcara
Anche quest'anno la Croazia si è fermata per commemorare la caduta di Vukovar, la “città martire” che fu conquistata dall'esercito federale jugoslavo (in realtà ormai solo serbo) il 18 novembre del 1991 dopo tre mesi di assedio martellante e dove le milizie paramilitari serbe si abbandonarono a violenze di ogni tipo contro i difensori della città e la popolazione civile superstite. Alla normale emozione che accompagna ogni anno in Croazia la commemorazione, quest'anno si aggiunge il clima politico piuttosto teso in vista delle ormai imminenti elezioni presidenziali (non ancora ufficialmente fissate ma previste per la fine di dicembre o più probabilmente per gennaio) e delle elezioni parlamentari del 2015.
La crisi economica continua a farsi sentire e l'opposizione di centro-destra, guidata dal Hdz, al momento in testa nei sondaggi, cerca in tutti modi di sfruttare la situazione per mettere in difficoltà il governo socialdemocratico di Zoran Milanovic, messo sotto pressione da Bruxelles che spinge sui tagli e sulle riforme, e il presidente Ivo Josipovic, che ha già manifestato per tempo la sua decisione di candidarsi per un secondo mandato.
A questo si aggiunge la questione dei veterani della guerra che da alcune settimane protestano (alcuni con lo sciopero della fame, mentre un altro ha tentato di darsi fuoco) chiedendo le dimissioni del ministro competente, a sua volta reduce di Vukovar, prigioniero in un campo di concentramento serbo dove fu torturato, e del suo vice, Bojan Glavasevic, figlio del giornalista che fu ucciso nel massacro di Ovcara il cui nome e' un simbolo della guerra, che si è trovato al centro di una polemica strumentale per alcune sue dichiarazioni riprese fuori contesto da alcuni organi di stampa. Il tutto è più o meno coinciso con l'arresto di Milan Bandic, sindaco di Zagabria e uno dei più potenti politici croati.
Infine, la scorsa settimana, il rientro a Belgrado di Vojislav Seselj, leader ultranazionalista sotto processo davanti al Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia con l'accusa di omicidio, atti inumani, persecuzioni per motivi politici, razziali e religiosi, sterminio e attacchi contro civili nei territori di Croazia e Bosnia. Seselj è stata posto in libertà condizionata per motivi di salute dopo oltre 11 anni di detenzione preventiva. Una decisione, quella del Tpi, che ha provocato reazioni fortemente negative in Croazia.

Qui di seguito la trascrizione della corrispondenza di Marina Szikora sulla commemorazione della caduta di Vukovar andata in onda ieri nel corso del notiziario serale di Radio Radicale.

Rose bianche per le croci di Vukovar
di Marina Szikora
Come ogni anno, dalla fine della guerra di occupazione degli anni novanta, la Croazia commemora la caduta della citta' simbolica di questa guerra, la citta' martire, Vukovar. Una vicenda questa che e' stata tra le peggiori della guerra contro la Croazia, una vicenda e una citta' che riguardano anche l'impegno ormai storico dei radicali transnazionali di Emma Bonino e Marco Pannella per il riconoscimento delle ex repubbliche jugoslave. Ma forse come mai prima dalla fine di queste guerre, che rendono l'intera regione ancora cosi' vulnerabile, pero' desiderosa di impegnarsi a superare il male del passato e garantire la stabilita' odierna di tutta l'area, forse come mai prima, la commemorazione della caduta di Vukovar e dei massacri di Ovcara, sentono oggi di fallita giustizia internazionale. E come si suol dire in questi giorni in Croazia e non solo, le vittime di Vukovar, Ovcara, Osijek, Dubrovnik e molte altre, sono morte ancora una volta con la decisione inspiegabile del Tribunale dell'Aja che giudica i crimini commessi in ex Jugoslavia di rilasciare il criminale di guerra, l'ultranazionalista radicale serbo, Vojislav Seselj. Una decisione questa dei giudici dell'Aja, dovuta, come la si giustifica, alla salute precaria dell'imputato. Ma invece delle cure adeguate in Serbia, Seselj torna a Belgrado con il suono delle fanfare di vittoria tra i suoi numerosi seguaci. Una vittoria di Piro, l'hanno commentata alcuni, ma per la Croazia una facenda vergognosa che ha permesso ad un progetto folle di tornare in piazza e per le strade della Serbia. Il progetto della Grande Serbia, cosi' spesso invocato da Seselj, durante la guerra, ma anche nei lunghi anni della sua permanenza all'Aja, oltre 11 anni, in un processo senza fine e da lui stesso disprezzato.

martedì 18 novembre 2014

IL RITORNO DI SESELJ

Seselj e Arkan all'epoca delle guerre jugoslave
Vojislav Šešelj, leader ultranazionalista del Partito radicale serbo (Srs), sotto processo per crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi durante le guerre jugoslave degli anni '90, è tornato a Belgrado il 12 novembre scorso dopo che il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia ne ha ordinato la libertà provvisoria per motivi di salute e per permettergli di essere curato in Serbia. Šešelj, che ha 60 anni, era detenuto nel carcere internazionale di Scheveningen (L'Aja) dal 2003 mentre le sentenza del processo che lo vede imputato è attesa non prima del prossimo anno.

I medici serbi che lo hanno in cura hanno dichiarato che è ammalato di tumore al colon che si sarebbe diffuso anche al fegato. Secondo quanto stabilito dai giudici del Tpi, Šešelj non dovrà interferire con le vittime o i testimoni coinvolti nel processo a suo carico e dovrà far rientro al tribunale quando richiesto. E' però innegabile che il suo ritorno in libertà (seppure condizionata) mentre il processo non è ancora giunto a conclusione a 11 anni da suo inizio, rappresenta, come nel caso di Slobodan Milosevic, morto in carcere, una sconfitta per il Tpi e per la giustizia internazionale.

È probabile che Šešelj cercherà ora di rilanciare il Srs, rimasto ormai fuori del parlamento e pesantemente ridimensionato a favore del Partito serbo del progresso (Sns) dell'attuale presidente Tomislav Nikolic, ex braccio destro di Seselj, e del premier Aleksandar Vucic. Il tentativo potrebbe anche ottenere qualche successo, considerando che due anni di governo del Sns ha deluso una parte degli elettori nazionalisti, ma molti esponenti del Srs si sono nel frattempo piazzati in posti chiave, mentre quelli rimasti fedeli a Šešelj sono fuori dal sistema.

Centinaia di suoi sostenitori si sono recati all'aeroporto in cui è atterrato il volo proveniente da Amsterdam e hanno poi manifestato nel centro di Belgrado in favore di Seselj.

Vedi la fotostoria pubblicata da TPortal,hr

lunedì 17 novembre 2014

SESELJ TORNA A BELGRADO PER SCONFIGGERE I DUE 'CANCRI' NIKOLIC E VUCIC

Vojislav Seselj
Di Marina Szikora
In coincidenza, più o meno, con la partenza da Belgrado del premier albanese Edi Rama, protagonista di uno scontro con il suo omologo serbo Alksandar Vucic a proposito del Kosovo, ecco l'arrivo di un'altra grana pesante per la leadership serba: il ritorno, dopo 11 anni di carcere, di Vojislav Seselj, leader dell'estremo radicalismo nazionalista serbo, sotto processo davanti al Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia. Il quotidiano serbo 'Politika' in vista dell'arrivo di Seselj a Belgrado si e' chiesto chi e' che attende Seselj? E scrive che Seselj alla fine ritorna in paese: molto piu' tardi di quanto i suoi fedeli ma poi ridimensionati seguaci politici lo avevano sperato, e comunque prima di quanto se lo aspettavano quelli che lo avevano scortato e salutato in partenza da Belgrado. Il giornale ricorda che i resti dei resti del partito politico serbo che una volta era il piu' potente e maggior organizzato partito negli ultimi anni, alludendo all'ultranazionalista Partito Radicale Serbo, spesso gridavano con manifesti annunciando un rientro trionfale del loro leader dall'Aja. Spesso sembravano tragicomici con sempre la stessa iconografia e con sempre gli stessi preannunci, scrive 'Politika', ma osserva che Seselj non soltanto non attendeva la Serbia, ma ad attenderlo hanno rinunciato nel frattempo anche alcuni dei suoi piu' stretti collaboratori, alludendo proprio alle massime cariche dell'attuale stato serbo. E secondo il giornale di Belgrado, il ritorno di Seselj adesso e' comunque una specie di ritorno da vincitore anche se forse “ferito a morte”. Non bisogna dimenticare che Seselj non ha mai riconosciuto il Tribunale dell'Aja e le sue regole, non ha mai inoltrato la domanda di essere liberato prima del tempo, come nemmeno accettato “le garanzie” e le condizioni delle autorita' serbe. Alla fine hanno dovuto rilasciarlo senza ancora una sentenza.


giovedì 8 marzo 2012

CRIMINI DI GUERRA: LA PROCURA DEL TPI CONFERMA LE ACCUSE CONTRO VOJISLAV ŠEŠELJ

Vojislav Seselj sotto processo
al Tribunale internazionale dell'Aja
di Marina Szikora [*]
La procura dell'Aja ha provato senza dubbi razionali la responsabilita' del leader degli ultranazionalista radicali serbi Vojislav Šešelj per crimini commessi durante la guerra in Croazia e in BiH nonche' contro i croati in Vojvodina, ha detto nel suo intervento conslusivo lunedi' all'Aja il procuratore Mathias Marcusen. Il Tribunale dell'Aja che giudica i crimini commessi in ex Jugoslavia ha accusato Šešelj per aver contribuito ai crimini di guerra innanzitutto con i suoi discorsi di odio e sollecitando a crimini contro la popolazione croata e musulamana in Croazia, Vojvodina e BiH nel periodo tra il 1991 e 1993. Secondo il procuratore Mathias, le prove hanno dimsotrato che l'imputato Šešelj ha commesso crimini a Vukovar e Hrtkovci e che e' responsabile per i crimini che i suoi volontari hanno commesso in Croazia e in BiH ai quali Šešelj invitava a fin di realizzare l'idea della 'Grande Serbia'. Come ormai consueto, Šešelj ha seguito le parole conclusive con commenti ironici.

Il leader ultranazionalista serbo e' accusato di aver tentato, insieme ad altri partecipanti nell'impresa criminale condotta da Slobodan Milošević, a stabilire un nuovo stato serbo nelle parti della Croazia, BiH e nella stessa Serbia commettendo uccisioni, deportazioni, maltrattamenti, saccheggio e distruzione del patrimonio dei croati e bosgnacchi. E' accusato di crimini contro l'umanita' in BiH e Croazia e in particolare del massacro ad Ovčara e delle persecuzioni di craoti nonche' di persecuzioni e uccisioni di bosgnacchi. Durante il processo i procuratori dimostravano che Šešelj era ben consapevole della forza stimolante dei suoi discorsi ferventi in cui aveva etichettato i croati come ustasce mentre tutti quelli in BiH che si impegnarono per la sopravvivenza dello stato venivano considerati fondamentalisti islamici. Va detto che Vojislav Šešlj si trova nel carcere del Tribunale dell'Aja dal 24 febbraio 2003 mentre il processo e' iniziato nel novembre 2007 dopo che a seguito di uno sciopero di fame ha ottenuto il diritto a difendersi da solo.
[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi.

giovedì 4 marzo 2010

GIUSTIZIA INTERNAZIONALE: I PROCESSI A KARADZIC E A SESELJ

di Marina Szikora

Il testo che segue è la trascrizione della corrispondenza per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 3 marzo su Radio Radicale
 
Il tema della giustizia internazionale torna all’ordine del giorno nei paesi dell’ex Jugoslavia ma desta attenzione mediatica anche a livello internazionale. In primo piano la ripresa del processo contro l’ex leader dei serbi bosniaci, Radovan Karadzic. Il processo a Karadzic e’ iniziato lo scorso 26 ottobre ed e’ stato rinviato a piu’ riprese perche’ Karadzic affermava di avere bisogno di maggiore tempo per preparare la sua difesa e si e’ rifiutato di presentarsi in aula.
La ripresa del processo con adesso Karadzic presente davanti al Tribunale, in questi giorni e’ molto seguita in Germania e in Gran Bretagna. Il quotidiano tedesco ‘Die Welt’ inizia uno dei suoi articoli parlando del momento in cui Karadzic ha concluso la sua disposizione lunedi’ in aula del Tpi. Il giornale tedesco scrive che “dalla prima fila una giovane donna salta dalla sedia e vittoriosamente saluta Karadzic. ‘Sono orgogliosa di lui’ dice questa donna che e’ sua parente e sottolinea: ‘Una guerra giusta e santa che lui ha condotto per difendere la BiH dai fundamentalisti islamici’. Quattro fila piu’ in giu’, si trova Munira Subasic, con altre sette donne. Spera ancora che trovera’ le ossa di suo figlio. Aveva soltanto 18 anni. ‘Karadzic e’ stato e rimane un bugiardo” dice Munira e aggiunge che lui di questo e’ perfino orgoglioso. “Anche oggi per me e’ una umiliazione come lo era 15 anni fa’ “. La 62-enne Munira non crede che Karadzic dira’ mai la verita’. La sua versione e’ che i Serbi nel 1990 avevano accettato dolorosamente la divisione della BiH.
‘Non volevamo la guerra, la guerra l’avevano voluta gli altri’. E gli altri per Karadzic, oltre ai bosniaci estremisti, sono l’Occidente, innanzitutto la Germania, gli Stati Uniti e la Nato. Il riconoscimento di Genscher dell’indipendenza della Croazia - e’ certo Karadzic - ha causato la guerra civile’ scrive tra l’altro “Die Welt”. L’ex leader dei serbi bosniaci considera il processo contro di lui in effetti come un processo contro i serbi bosniaci e interpreta la propria difesa con il desiderio, all’epoca, di risolvere la crisi jugoslava in modo paicifico accusando i croati ed i musulmani ad aver voluto uno Stato etnicamente pulito. Come anche prima, anche questa volta, l’imputato dell’Aja che era riuscito a sfuggiere la giustizia internazionale per quasi 13 anni, ha chiesto il rinvio del processo fino al 17 luglio, ma alla fine, dopo che e’ stata rigettata la sua richiesta dai giudici, si e’ presentato in aula del Tpi dell’Aja.
Per la guerra in BiH, Karadzic ha accusato le grandi forze mondiali controponendovi “la propria innocenza nonche’ quella dell’intero popolo serbo”. Secondo le sue parole, i poveri serbi bosniaci sono rimasti senza alcun alleato, tranne alcuni stati poco importanti. “La Croazia e l’Europa centrale sognavano il rinnovamento dell’Impero austro-ungarico, mentre la BiH e la Turchia sognavano l’invasione della Turchia nei Balcani” ha detto Karadzic aggiungendo che la Jugoslavia fu sempre creata e poi scompariva a causa degli interesssi delle forze stranieri.
C'e' da sottolineare che l'imputato per motivi della sua difesa, aveva chiesto lo scorso 11 settembre 2009 dalla Croazia e da altri sei paesi i documenti relativi all'armamento dei bosgnacchi attraverso l'aeroporto di Tuzla, al trasporto delle armi dall'Iran attraverso Zagabria, all'utilizzo delle organizzazioni internazionali per il contrabbando di armi in BiH, all'uccisione dei civili al mercato di Sarajevo nonche' le trascrizioni delle intercettazioni degli ex leader serbo bosniaci. Ancora lo scorso 15 febbraio, l'ambasciatore croati in Olanda, Josko Paro ha informato che la Croazia aveva consegnato a Karadzic 15 documenti e di essere pronta a soddisfare le altre richieste se Karadzic descrivera' con piu' precisazione i documenti richiesti e se questi documenti si trovano negli archivi croati.
Il Tribunale adesso vuole sapere quali sono gli ostacoli che sta' affrontando il Governo croato in cerca dei documenti richiesti, tenendo conto in particolare del fatto che il Ministero della difesa croato aveva trovato una parte dei documenti nonostante la posizione della Croazia che le richieste di Karadzic non sono sufficientemente chiare. Il Tribunale vuole anche la risposta alla domanda se il Governo croato sta' cercando i documenti richiesti e quanto tempo sia ancora necessario per questa ricerca. In piu', se Zagabria ha da aggiungere qualcosa alle affermazioni che i documenti in questione sono in posesso del Governo croato.
Nella sua parola introduttiva durata due giorni, Karadciz si e' soffermato sull'assedio di Sarajevo dichiarando che sono state le forze musulmane ad uccidere al mercato della capitale bosniaca per provocare le condoglianze della comunita' internazionale mentre il massacro di Srebrenica e' un mito con un numero ecessivo di vittime. L'imputato ha detto che Sarajevo non e' mai stata sotto assedio bensi' divisa a secondo dei confini etnici. «Le forze bosgnacche attacavano i quartieri serbi e i serbi vi rispondevano soltanto contro i soggetti militari legittimi difendendosi soltanto dal massacro» afferma Karadzic e aggiunge che «le uccisioni di massa a Sarajevo soni il risultato di una strategia bosgnacca furba». Karadzic ha accusato l'allora presidente della BiH, Alija Izetbegovic di aver ordinato l'uccisione del proprio popolo. Per la morte tragica di oltre 40 civili al mercato Markale a Sarajevo, Karadzic ha detto che forse non ci sono state nemmeno vittime civili, mentre per i campi di concentramento Omarska e Keraterm ha affermato che si e' trattato di centri di investigazione regolari degli organi del potere. Negando il numero delle vittime nel massacro di Srebrenica, qualificandolo come un mito, l'ex leader dei serbi bosniaci ha detto ironicamente ai giudici che «e' gia' crimine quando viene ucciso un solo uomo, perche' allora bisogna esagerare?» e ha affermato che Srebrenica e Zepa erano centri di musulmani che terrorizzarono i serbi, uccidevano interi villaggi a Natale e nei giorni di feste, sparavano dietro alle spalle dell'esercito e sepellirono il popolo impotente senza alcuna ragione.
Mentre Radovan Karadzic esporreva la sua parola introduttiva, davanti al Tribunale si sono riuniti in segno di protesta contro il criminale dell'Aja i membri delle famiglie vittime della guerra in Bosnia tra cui anche le madri dell'associazione 'Madri di Srebrenica'. Nel suo intervento, Karadzic ha accusato per la difusione della guerra in BiH «il nucleo di complotto» del Partito dell'azione democratica (SDA) il quale, secondo l'imputato dell'Aja, ha condotto una politica di guerra a favore dei musulmani e a danno della maggioranza cristiana – serbi e croati. «Qui dimostreremo che l'SDA non voleva i serbi in BiH bensi' i territori serbi nonche' i due terzi del territorio in Bosnia» ha detto Karadzic.
I media britannici avvertono che appare in effetti che Karadzic si presenta come un Vaclav Havel dei Balcani. «Accusato di essere il principale organizzatore dei piu' gravi crimini in Europa dopo quelli del nazismo, le sue vittime cercano di descriverlo come un mostro, ma nel lungo atteso autoritratto davanti al Tribunale, Karadzic ha illustrato se stesso come «un dissidente incompreso e un anticomunista diffamato» scrive 'The Guardian'. Il 'Times' valuta che «il tempo ha reso fertile il terreno» dove cadranno le menzogne di Karadzic. Sono passati quindici anni dalla guerra in Bosnia e le nuove generazioni in Europa non riescono a ricordare chi ha commesso che cosa e perche', aggiunge il giornale britannico e sottolinea che «quando l'abile oratore serbo, quale si dimostra Karadzic, i suoi crimini di guerra descrive come parte di una difesa «giusta e santa» del suo popolo ortodosso cristiano dall'islam militante in Bosnia, molti troveranno argomenti di questo genere accettabili. Secondo «Guardian» il messaggio di Karadzic di difendere davanti al Tribunale non se stesso bensi' il popolo e la sua causa giusta e santa forse sara' ben accolto tra il pubblico televisivo in BiH che attualmente e' preso dalle divisioni etniche in modo ancora piu' elevato che nei tempi di guerra quando Karadzic fu al culmine del suo potere.
Il due marzo ha ripreso anche il processo contro l'ultranazionalista leader radicale serbo Vojislav Seselj, accusato di aver partecipato nei crimini di guerra contro i non serbi in Croazia, Vojvodina e BiH. Martedi' Seselj ha chiesto al Tribunale addirittura due anni per la preparazione della sua difesa. Allo stesso tempo Seselj ha affermato che il Tribunale potrebbe liberarlo gia' alla fine della presentazione di prove dell'accusa poiche' «la procura non ha prove per nessuna delle accuse». Il presidente del Tribunale dell'Aja ha annunciato che l'udizione dei rimanenti sei testimoni nonche' l'esposizione delle prove da parte dell'accusa potrebbero essere terminati a maggio. Secondo le regole del Tribunale, Seselj ha il diritto di chiedere successivamente la sua scarcerazione. «Si potrebbe prendere facilmente la decisione sulla mia liberazione gia' a maggio se non ci fossero influenze esterne...Sono consapevole quanto per le forze Occidentali sia importante che io non torni ancora in Serbia. Se la decisione non sara' qeulla della piena liberazione, non contate che preparero' la mia difesa in due mesi... per questo saranno necessari almeno due anni» ha detto Seselj ai giudici. Ha avvertito, pero', che non potra' presentare le prove della difesa se il Tribunale non sostera' le spese, a partire da quelle arretrate della fase preliminare. La segreteria del Tribunale finora ha rigettato di finanziare la difesa di Seselj argomentando questa decisione con il rifiuto da parte di Seselj di presentare i dati relativi al suo patrimonio. Come annunciato dal giudice Antonetti, il processo riprendera' settimana prossima. Da ricordarvi che Vojislav Seselj si trova nel carcere del Tribunale dal 24 febbraio 2003 quando si era consegnato volontariamente mentre il processo e' iniziato a novembre del 2007.

PASSAGGIO SPECIALE - Crimini di guerra in ex Jugoslavia: Karadzic, Seselj e gli altri

Questa settimana lo Speciale di Passaggio a Sud Est, andato in onda mercoledì 3 marzo su Radio Radicale è dedicato alla giustizia internazionale nei Paesi dell'ex Jugoslavia.
Lunedì 1 marzo all'Aja è ripreso il processo contro Radovan Karadzic davanti ai giudici del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia. Il procedimento era iniziato il 26 ottobre scorso, quindici mesi dopo l'arresto del super ricercato ex capo politico dei serbi di Bosnia, ma si era subito interrotto perché Karadzic, che ha scelto di difendersi da solo come aveva fatto Slobodan Milosevic, non si era infatti ripresentato in aula dopo la prima udienza sostenendo di aver bisogno di più tempo per preparare la sua difesa. Karadžić aveva chiesto un rinvio di dieci mesi: è riuscito ad ottenerne quattro. Si è confermato un buon negoziatore, com'era stato durante la guerra di Bosnia, quando per anni aveva preso in giro la diplomazia europea ed internazionale. A giudicare dalle prime battute di questa ripresa del procedimento sembrerebbe che Karadzic abbia deciso di adottare una tattica un po' diversa, ma staremo a vedere.
I giudici hanno accolto la sua richiesta di potersi difendere da solo, ma gli hanno anche assegnato un avvocato in modo tale che se l'imputato sceglierà nuovamente di non presentarsi, il processo andrà avanti senza di lui. Il lupo comunque non ha perso il pelo (Karadzic continua a sfoggiare un'invidiabile folta capigliatura), ma nemmeno il vizio. Si difende attaccando e sostenendo che le due peggiori atrocità avvenute durante la guerra di Bosnia, l'assedio di Sarajevo e il massacro genocida di Srebrenica sono miti diffusi dai musulmani bosniaci. L'assedio di Sarajevo, durato dal 1992 al 1996 e durante il quale morirono diecimila persone, sarebbe stato il risultato di una battaglia interna tra i musulmani. Il massacro di Srebrenica (ottomila mila morti almeno) è invece una "invenzione", "un mito" sul quale sono state raccontate "menzogne" dai musulmani che hanno raggrupparono dei corpi in fosse comuni per incolpare le forze serbe. Anche il numero delle vittime è stato "esagerato".

Il tema della giustizia internazionale è tornato dunque all’ordine del giorno nei paesi dell’ex Jugoslavia ma desta attenzione anche a livello internazionale. Tra l'altro in questi giorni è ripreso anche un'altro procedimento, quello contro il leader ultranazionalista serbo Vojslav Seselj, capo del Partito Radicale Serbo, accusato di crimini di guerra commessi in Croazia, Vojvodina e Bosnia Erzegovina. Seselj ha chiesto al Tribunale addirittura due anni per la preparazione della sua difesa e ha sostenuto che il Tribunale potrebbe liberarlo molto presto perché la procura non avrebbe prove sufficienti per sostenere le accuse.
Nella trasmissione si parla anche di un altro caso, quello del presunto traffico di organi che sarebbe stato organizzato da elementi dell'Uck, l'Esercito per la liberazione del Kosovo, e del quale sarebbero rimasti vittime prigionieri serbi e non solo, tra Kosovo e nord dell'Albania durante la guerra del 1999. La vicenda era stata rivelata dall'ex procuratrice del Tpi, Carla Del Ponte, nel suo libro "La caccia", ma senza portare prove e mentre l'Ue e la missione civile europea Eulex restano cauti, il Consiglio d'Europa da tempo sta conducendo una sua inchiesta. Nel frattempo la procura serba per i crimini di guerra sostiene di avere trovato testimonianze convincenti, ma le autorità di Pristina negano con decisione e da Tirana è stata fino ad ora negata collaborazione per cercare di fare luce sulla vicenda.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura è disponibile sul sito di Radio Radicale