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domenica 6 marzo 2016

GRECIA: LA CRISI DEI PROFUGHI E LA SITUAZIONE POLITICA INTERNA

Intervista a Elisabetta Casalotti

In vista del consiglio europeo straordinario di lunedì sulla crisi dei profughi, e dell'incontro con il capo del governo turco Ahmet Davutoglu, il premier greco Alexis Tsipras ha convocato venerdì 4 marzo un vertice di tutti i partiti presenti in parlamento (esclusa Alba Dorata) presieduto dal capo dello stato Pavlopuolos.
Otto ore di confronto e tre ore di trattativa per riuscire a stendere un comunicato congiunto danno la misura delle difficoltà dell'esecutivo che sulla crisi dei profughi rischia la sua stessa tenuta, mentre la popolazione greca cerca come può di affrontare la situazione e di dare una mano alle migliaia di profughi accampati non solo a Idomeni e in altre località di confine, ma anche nella stessa capitale Atene.

mercoledì 25 febbraio 2015

GRECIA: L'ACCORDO ALL'EUROGRUPPO E' UNA VITTORIA O NO PER TSIPRAS?

Intervista a Dimitri Deliolanes
Corrispondente dall'Italia della Radiotelevisione pubblica greca

L'Eurogruppo ha dato parere positivo alla prima lista di riforme presentata dal nuovo governo greco guidato da Alexis Tsipras.
Dopo la grande vittoria alle elezioni anticipate di gennaio, è una vittoria o una sconfitta per il leader di Syriza?

Ascolta direttamente qui l'intervista per Radio Radicale

lunedì 2 febbraio 2015

LA VITTORIA DI ALEXIS TSIPRAS VISTA DALLA CROAZIA

Di Marina Szikora
La vittoria del partito dell'estrema sinistra Syriza alle elezioni anticipate greche e' un evento storico sia per la Grecia che per l'Europa, scrive in un commento, subito dopo l'esito del voto, uno dei piu' noti giornalisti e analisti di politica estera croato e precisa che alla vittoria netta di Syriza ha aiutato il sistema elettorale greco. Pero', piaccia o non piaccia, la vittoria di Syrize e' un buon segnale sia per la Grecia che per l'Europa, prosegue questo commento e rileva che per la prima volta, alle elezioni ha vinto il partito che ha contrastato apertamente la dittatura di Bruxelles e di Berlino. Quando nel 2012 il socialista Francois Hollande ha vinto alle elezioni presidenziali francesi, la sua prima visita di stato e' stata quella in Germania, ricorda l'autore, Damir Matkovic e aggiunge che i messaggi elettorali e post elettorali di Alexis Tsipras fanno presumere pero' che ne' la Germania ne' l'Ue non potranno ignorare le richieste e proposte greche. Nelle prime reazioni la Germania ha rigettato ogni idea di nuovi negoziati. Anche se la cancelliera Angela Merkel e' il sostenitore piu' duro del pieno adempimento degli obblighi greci, persino a prezzo di una ripresa piu' lenta dell'economia greca, non e' da trascurare il fatto che nel febbraio 1953 con l'Accordo di Londra gli alleati avevano cancellato la meta' dei debiti tedeschi. Era chiaro che la Germania distrutta dalla guerra non poteva riprendersi sotto un debito cosi' pesante. La Germania aveva ottenuto un'altra agevolazione: il debito veniva pagato soltanto con i soldi dell'esportazione delle merci e dei servizi. In altre parole, se i creditori volevano i loro soldi, dovevano importare di piu' dalla Germania. All'epoca, tra i creditori che cosi' generosamente avevano alleggerito il debito tedesco, c'era anche la Grecia, ricorda l'analista politico croato.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 1 febbraio a Radio Radicale

domenica 25 gennaio 2015

#GRECIA2015: SPECIALE ELEZIONI

Uno Speciale di Passaggio a Sud Est per capire che Paese e con che spirito e quali aspettative i cittadini greci vanno alle urne oggi per elezioni anticipate (provocate dallo scioglimento del Parlamento in seguito alla mancata elezione del presidente della repubblica) che in base a tutti i sondaggi vedrà la vittoria di Syriza, la "Coalizione della sinistra radicale", guidata da Alexis Tsipras.

Quali sono i possibili scenari dopo il voto; quali saranno le possibili conseguenze sul resto dell'Unione Europea e sulla moneta unica; quali effetti la vittoria di Syriza potrebbe avere sul rilancio della prospettiva federalista e democratica per l'Europa.

Interventi in trasmissione di: 

Elisabetta Casalotti, giornalista di Elefterotipia (in collegamento da Atene)
Dimitri Deliolanes, corrispondente dall'Italia della radiotelevisione greca Ert (in collegamento da Atene)
Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera,
Marco Cappato, dirigente radicale, consigliere del Gruppo radicale federalista europeo al Comune di Milano

Ascolta qui la trasmissione



martedì 20 gennaio 2015

LE GRECIA, L'EUROPA E LA DEMOCRAZIA

Ecco perché un radicale liberista si augura la vittoria di Tsipras
di Marco Cappato, Consigliere del Gruppo Radi­cale fede­ra­li­sta euro­peo al Comune di Milano, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni
Il Manifesto - 20 gennaio 2015

L'eventuale suc­cesso di Tsi­pras sarebbe (a titolo per­so­na­lis­simo) una buona noti­zia anche per me, radi­cale e libe­ri­sta, per­ché segna­le­rebbe l’esigenza di demo­cra­tiz­za­zione fede­ra­li­sta della poli­tica eco­no­mica euro­pea e rap­pre­sen­te­rebbe una spe­ranza per­sino per obiet­tivi anti­sta­ta­li­sti e libe­rali estra­nei a Tsipras.

Prima il metodo: la “gover­nance” eco­no­mica euro­pea non è “governo” per­ché è il risul­tato di una selva di trat­tati tec­ni­ca­mente com­pli­ca­tis­simi cre­sciuti attorno al fiscal com­pact e sot­tratti ad un pro­cesso democratico. Non vale obiet­tare che la respon­sa­bi­lità è comun­que di governi demo­cra­tici, per­ché il fil­tro della governance è opaco e tec­ni­ci­stico al punto da non tol­le­rare inte­ra­zione con l’opinione pub­blica. Una vit­to­ria di Tsipras impe­di­rebbe ai pro­ta­go­ni­sti della gover­nance euro­pea di ope­rare pre­scin­dendo dall’opinione pub­blica di un paese euro­peo che rac­co­glie ampi riscon­tri anche in altri paesi. I Greci pos­sono avere torto, ma l’ostilità con­tro Bru­xel­les e Ber­lino è pro­blema euro­peo prima che greco. La demo­cra­tiz­za­zione fede­ra­li­sta delle politi­che eco­no­mi­che euro­pee è obiet­tivo non più rin­via­bile, e il sem­plice fatto che Tsi­pras sia favo­rito sta obbligando l’Unione euro­pea (e la Ger­ma­nia nell’Ue) a trat­tare la que­stione più seria­mente, a par­tire dalle trattative sull’acquisto di titoli di Stato da parte della Banca cen­trale europea.

Se vince Tsi­pras, infatti, la linea Dra­ghi esce raf­for­zata nella richie­sta di riforme isti­tu­zio­nali nella dire­zione fede­ra­li­sta, per tra­sfor­mare l’acquisto di debito pub­blico da misura d’emergenza a solu­zione strut­tu­rale di governo euro­peo dei debiti sovrani; si raf­forza la pro­po­sta di Michel Rocard che la Banca cen­trale euro­pea possa pre­stare diret­ta­mente a tasso zero ai paesi in avanzo pri­ma­rio, atti­vando il ciclo vir­tuoso della diminuzione del costo del debito.

Solo così esi­ste una spe­ranza di arri­vare a ridurre gra­dual­mente debiti con­si­stenti, magari riu­scendo, parados­sal­mente, ad evi­tare ciò che Tsi­pras pro­pone: la ristrut­tu­ra­zione dei debiti nazio­nali, che potrebbe comunque essere neces­sa­ria in paesi come l’Italia, come lo è stata per la Gre­cia (ma la Ger­ma­nia è riu­scita a scaricare il costo sul fondo mone­ta­rio inter­na­zio­nale invece che sulla ban­che tede­sche) o come lo fu nel ’53 per la Ger­ma­nia, quando la comu­nità inter­na­zio­nale evitò di ripe­tere l’errore dell’umiliazione del debito che dopo la prima guerra mon­diale spianò la strada al nazismo.

Pas­sando dal metodo al merito, la spe­ranza “libe­ri­sta” in Tsi­pras è cer­ta­mente meno scon­tata, ma è fon­data. Fin­ché un paese come il nostro è sof­fo­cato dagli 80 miliardi di inte­ressi sul debito pub­blico, l’ostacolo a politi­che libe­rali è immenso per­ché l’effetto delle riforme fini­rebbe inghiot­tito dal pozzo senza fondo del debito e degli inte­ressi, come acca­duto per le riforme delle pen­sioni o per le pri­va­tiz­za­zioni. Schiac­ciati dal debito, non rimane spa­zio per ricen­trare la spesa dall’assistenzialismo al wel­fare, per disin­ve­stire da aziende par­te­ci­pate inef­fi­cienti e inve­stire nella con­ver­sione eco­lo­gica e con­tro il dis­se­sto idro­geo­lo­gico. La popo­la­rità di una rivo­lu­zione libe­rale, ancora neces­sa­ria, era forte negli anni ’90 ma, dopo il boi­cot­tag­gio anti-costituzionale dei refe­ren­dum radi­cali, è oggi inde­bo­lita sia da 20 anni di pro­messe non man­te­nute da parte di chi ha usato i ves­silli libe­rali per sven­dere pri­vi­legi mono­po­li­stici, sia dalla sen­sa­zione che ogni “sacri­fi­cio” sia vano di fronte ai vin­coli di debito e defi­cit. Non è un caso se due eco­no­mi­sti libe­ri­sti come Ale­sina e Gia­vazzi pro­pon­gono di pas­sare per lo sfon­da­mento del vin­colo del 3% del rap­porto tra defi­cit e debito pub­blico per rea­liz­zare riforme pur molto diverse o oppo­ste da quelle di Tsipras.

Cono­scendo gli epi­goni ita­liani di Tsi­pras, dove la “sua” lista è ser­vita da scia­luppa di sal­va­tag­gio per gli spez­zoni della sini­stra con­ser­va­trice ita­liota, c’è cer­ta­mente il rischio che sia usato o si lasci usare per riproporre solu­zioni sta­ta­li­ste, cor­po­ra­ti­vi­ste e di difesa di ciò che rimane dell’iniquo wel­fare dei garan­titi (che sono sem­pre di meno) con­tro gli ultimi (che sono sem­pre di più). Il rischio c’è, ma è meglio cor­rerlo, per­ché l’alternativa è la cer­tezza depres­siva e anti­de­mo­cra­tica della “gover­nance” euro­pea. Una boc­cata di ossi­geno fede­ra­li­sta euro­peo, e magari per­sino libe­rale, può essere una delle con­se­guenze della even­tuale vit­to­ria di Tsi­pras.

venerdì 1 giugno 2012

GRECIA: SE SI VOTASSE OGGI SYRIZA SAREBBE IL PRIMO PARTITO

Tsipras: "Annulleremo e rinegozieremo il piano di salvataggio. Ci serve una moratoria per poter pagare i nostri debiti. Occorre una soluzizone comune europea per evitare la crisi dell'euro"

Il leader di Syriza, Alexis Tsipras
Secondo nuovi sondaggi pubblicati oggi in Grecia, la coalizione della sinistra radicale Syriza avrebbe 6 punti di vantaggio sul partito conservatore Nea Demokratia. Secondo il quotidiano Kathimerini, se si votasse oggi, Syriza otterrebbe il 31,5% dei consensi, contro il 26,5 di Nuova Democrazia. Terza forza i socialisti del Pasok, con il 13,5%, seguiti dalla Sinistra Democratica con il 7,5%, mentre i neonazisti di "Alba Dorata" scenderebbero al 4,5%, un dato inferiore a quanto ottenuto il 6 maggio ma comunque sufficiente a garantirne la permanenza in Parlamento dove entrerebbero anche altri partiti minori, come il Partito comunista di Grecia e i Greci Indipendenti, seppure a ranghi ridotti.

A Syriza andrebbero 134 seggi, compreso il premio di maggioranza (50 seggi) che spetta al partito che ottiene più voti, mentre Nd e Pasok, entrambi favorevoli al rispetto del piano di salvataggio negoziato con Ue, Bce e Fmi, ne otterrebbero insieme 114, ben al di sotto lontani dalla maggioranza di 151. Syriza resta, dunque, il partito favorito per le elezioni politiche anticipate del 17 giugno, ma il suo leader, Alexis Tsipras, pur avendo un consistente indice di popolarità (49%) è battuto dal segretario de Sinistra Democratica, Fotis Kouvalis, che ottiene il 67%.

La rilevazione pubblicata da Kathimerini contraddice altri sondaggi che nei giorni scorsi indicavano un sostanziale testa a testa tra le Nd e Syriza, entrambe comunque di vari punti sotto il 30%. Ed è interessante notare che, sempre stando al sondaggio, il 58% dei greci ritiene che alla fine a spuntarla saranno i conservatori di Nd e solo il 34% è convinto che il Syriza risulterà il partito di maggioranza relativa.

Secondo gli analisti il voto del 17 giugno potrà provocare sommovimenti piuttosto pesanti anche all'interno degli stessi partiti. Per esempio potrebbe cambiare la leadership del Partito comunista (Kke) se, come indicano i sondaggi, continuerà a perdere preferenze. Lo stesso potrebbe accadere a Nea Dimocratia nel caso in cui perdesse il primo posto, o per il Pasok, se scendesse sensibilmente al di sotto del risultato del 6 maggio (13,18%).

Forse è anche per questo che Tsipras ha deciso di alzare i toni annunciando di voler annullare il piano di salvataggio concordato con Ue e Fmi qualora Syriza dovesse vincere le elezioni. “Il memorandum va applicato oppure annullato e noi lo annulleremo”, ha dichiarato presentando il programma elettorale del partito. Per non apparire troppo “radicale” Tispras ha però subito aggiunto di avere intenzione di “rinegoziare” l'accordo di prestito, per garantire “un risanamento fiscale che sia socialmente equo” e una “partecipazione della Grecia all'Eurozona su un piede di parità”.

Per Tsipras, resta la necessità di una “soluzione comune europea” per risolvere la crisi in Grecia, un concetto che aveva già enunciato in un'intervista al Wall Street Journal del 18 maggio scorso in cui sottolineava la necessità, per Atene come per Bruxelles, di evitare che la crisi greca inneschi la crisi dell'euro. Senza di ciò, ha detto ancora oggi, “noi non riusciremo a rilanciare la nostra economia e a pagare i nostri debiti”. Secondo quanto riporta Kathimerini, Tsipras ha chiesto di legare il pagamento del debito al rilancio della crescita: “Chiederemo una ristrutturazione del debito greco o chiederemo una moratoria fino a quanto non saremo in grado di pagare”.