Intervista a Dimitri Deliolanes
Corrispondente dall'Italia della Radiotelevisione pubblica greca
L'Eurogruppo ha dato parere positivo alla prima lista di riforme presentata dal nuovo governo greco guidato da Alexis Tsipras.
Dopo la grande vittoria alle elezioni anticipate di gennaio, è una vittoria o una sconfitta per il leader di Syriza?
Ascolta direttamente qui l'intervista per Radio Radicale
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mercoledì 25 febbraio 2015
venerdì 6 febbraio 2015
DEBITO GRECO: I NODI DELLA QUESTIONE
A due settimane dalla vittoria elettorale che ha portato Syriza al governo in Grecia, con i primi passi compiuti dal neo premier Alexis Tsipras e dal suo ministro dell’Economia, Yanis Varoufakis, si sono delineati con precisione le questioni che oppongono Atene alle istituzioni europee e agli altri partner comunitari. Un utile promemoria compilato dall’agenzia Askanews li mette in fila con ordine e permette di aver chiari i termini della questione.
Primo problema: il "prestito ponte". Atene lo chiede per poter fronteggiare le esigenze di finanziamento fino a quando si potrà chiudere un accordo complessivo: il mese di maggio, secondo quanto ha dichiarato Varoufakis. Il problema è che la Banca centrale europea ha fatto chiaramente capire di non pensarci nemmeno. Dall’Eurotower di Francoforte hanno fatto sapere, informalmente, che Draghi ha spiegato al ministro greco che alla Bce è vietato il finanziamento dei debiti pubblici. L'idea di costruire il "prestito ponte" emettendo titoli di Stato a breve scadenza da far comprare alla Bce sembra dunque impraticabile e occorre trovare in fretta un'altra strada visto che il 28 febbraio scade il programma di sostegno europeo.
Il secondo problema è la Troika. L'organismo formato da Banca centrale europea, Commissione europea e Fondo monetario internazionale, e che finora ha avuto un ruolo centrale in questa vicenda, è il principale bersaglio di Syriza e dei movimenti politici che contestano le politiche economiche dell'UE e di tutti i governi dell’area Euro. Ora che è arrivata al governo sull’onda di un vasto consenso popolare, Syriza deve rispettare le sue promesse elettorali rifiutando di trattare con la Troika. L'Unione Europea su questo non è pregiudizialmente ostile, ma una riforma dell'organismo richiede tempi lunghi che la Grecia non si può permettere. Dunque, o Atene ammorbidisce le sue richieste oppure sarà difficile anche solo avviare una discussione.
La terza questione riguarda la necessità di trovare dei punti su cui trattare o quanto meno un terreno comune su cui avviare il negoziato. Il taglio netto e consistente del debito greco, su cui insiste il nuovo esecutivo di Atene, è una prospettiva che le istituzioni europee e i maggiori partner, che sono ormai creditori diretti della Grecia, non possono accettare in questi termini. I Paesi creditori possono accettare una proroga delle scadenze dei pagamenti e di rivedere i tassi di interesse, ma non certo la riduzione richiesta dai greci. Anche qui, a meno di un ammorbidimento delle posizioni da una parte o dall'altra, è difficile capire come si possa trovare un compromesso.
C'è poi il problema che la questione va ben oltre l'ambito dell'unione monetaria. Gli investitori che hanno accettato di scommettere sul recente ritorno sul mercato della Grecia dopo anni, si sono trovati in mano titoli di Stato triennali con un valore diminuito di circa un terzo rispetto a quello di acquisto. Penalizzarli ulteriormente rischia di far cadere la reputazione della Grecia così in basso da impedirle per molti anni di finanziarsi sul mercato e allungherebbe il tempo necessario per ricorrere agli aiuti dell'Unione.
Infine c'è il problema del rapporto con il Fondo monetario internazionale. Se da una parte il Fmi ha fatto
qualche autocritica sulle politiche imposte alla Grecia, ora non può non pretendere la restituzione di quanto erogato e dunque potrebbe mostrarsi più intransigente anche degli stessi tedeschi. Un diverso trattamento per la Grecia costiutirebbe infatti un precedente dalle conseguenze imprevedibili per tutti i programmi di aiuto presenti e futuri con altri Paesi. Le dichiarazioni di Cristine Lagarde nei giorni delle elezioni greche sono state eloquenti a questo proposito, così come la netta smentita che da New York è arrivata alle affermazioni di Varoufakis sull'avvio di negoziati.
L'11 febbraio è prevista un riunione straordinaria dei Paesi dell'area Euro sulla situazione della Grecia. Lo ha annunciato la portavoce del presidente dell'Eurogruppo Dijsselbloem. La data limite per trovare un'intesa resta il 28 febbraio, quando scade il programma di assistenza finanziaria.
[Fonte Agenzia Askanews]
Primo problema: il "prestito ponte". Atene lo chiede per poter fronteggiare le esigenze di finanziamento fino a quando si potrà chiudere un accordo complessivo: il mese di maggio, secondo quanto ha dichiarato Varoufakis. Il problema è che la Banca centrale europea ha fatto chiaramente capire di non pensarci nemmeno. Dall’Eurotower di Francoforte hanno fatto sapere, informalmente, che Draghi ha spiegato al ministro greco che alla Bce è vietato il finanziamento dei debiti pubblici. L'idea di costruire il "prestito ponte" emettendo titoli di Stato a breve scadenza da far comprare alla Bce sembra dunque impraticabile e occorre trovare in fretta un'altra strada visto che il 28 febbraio scade il programma di sostegno europeo.
Il secondo problema è la Troika. L'organismo formato da Banca centrale europea, Commissione europea e Fondo monetario internazionale, e che finora ha avuto un ruolo centrale in questa vicenda, è il principale bersaglio di Syriza e dei movimenti politici che contestano le politiche economiche dell'UE e di tutti i governi dell’area Euro. Ora che è arrivata al governo sull’onda di un vasto consenso popolare, Syriza deve rispettare le sue promesse elettorali rifiutando di trattare con la Troika. L'Unione Europea su questo non è pregiudizialmente ostile, ma una riforma dell'organismo richiede tempi lunghi che la Grecia non si può permettere. Dunque, o Atene ammorbidisce le sue richieste oppure sarà difficile anche solo avviare una discussione.
La terza questione riguarda la necessità di trovare dei punti su cui trattare o quanto meno un terreno comune su cui avviare il negoziato. Il taglio netto e consistente del debito greco, su cui insiste il nuovo esecutivo di Atene, è una prospettiva che le istituzioni europee e i maggiori partner, che sono ormai creditori diretti della Grecia, non possono accettare in questi termini. I Paesi creditori possono accettare una proroga delle scadenze dei pagamenti e di rivedere i tassi di interesse, ma non certo la riduzione richiesta dai greci. Anche qui, a meno di un ammorbidimento delle posizioni da una parte o dall'altra, è difficile capire come si possa trovare un compromesso.
C'è poi il problema che la questione va ben oltre l'ambito dell'unione monetaria. Gli investitori che hanno accettato di scommettere sul recente ritorno sul mercato della Grecia dopo anni, si sono trovati in mano titoli di Stato triennali con un valore diminuito di circa un terzo rispetto a quello di acquisto. Penalizzarli ulteriormente rischia di far cadere la reputazione della Grecia così in basso da impedirle per molti anni di finanziarsi sul mercato e allungherebbe il tempo necessario per ricorrere agli aiuti dell'Unione.
Infine c'è il problema del rapporto con il Fondo monetario internazionale. Se da una parte il Fmi ha fatto
qualche autocritica sulle politiche imposte alla Grecia, ora non può non pretendere la restituzione di quanto erogato e dunque potrebbe mostrarsi più intransigente anche degli stessi tedeschi. Un diverso trattamento per la Grecia costiutirebbe infatti un precedente dalle conseguenze imprevedibili per tutti i programmi di aiuto presenti e futuri con altri Paesi. Le dichiarazioni di Cristine Lagarde nei giorni delle elezioni greche sono state eloquenti a questo proposito, così come la netta smentita che da New York è arrivata alle affermazioni di Varoufakis sull'avvio di negoziati.
L'11 febbraio è prevista un riunione straordinaria dei Paesi dell'area Euro sulla situazione della Grecia. Lo ha annunciato la portavoce del presidente dell'Eurogruppo Dijsselbloem. La data limite per trovare un'intesa resta il 28 febbraio, quando scade il programma di assistenza finanziaria.
[Fonte Agenzia Askanews]
lunedì 2 febbraio 2015
LA VITTORIA DI ALEXIS TSIPRAS VISTA DALLA CROAZIA
Di Marina Szikora
La vittoria del partito dell'estrema sinistra Syriza alle elezioni anticipate greche e' un evento storico sia per la Grecia che per l'Europa, scrive in un commento, subito dopo l'esito del voto, uno dei piu' noti giornalisti e analisti di politica estera croato e precisa che alla vittoria netta di Syriza ha aiutato il sistema elettorale greco. Pero', piaccia o non piaccia, la vittoria di Syrize e' un buon segnale sia per la Grecia che per l'Europa, prosegue questo commento e rileva che per la prima volta, alle elezioni ha vinto il partito che ha contrastato apertamente la dittatura di Bruxelles e di Berlino. Quando nel 2012 il socialista Francois Hollande ha vinto alle elezioni presidenziali francesi, la sua prima visita di stato e' stata quella in Germania, ricorda l'autore, Damir Matkovic e aggiunge che i messaggi elettorali e post elettorali di Alexis Tsipras fanno presumere pero' che ne' la Germania ne' l'Ue non potranno ignorare le richieste e proposte greche. Nelle prime reazioni la Germania ha rigettato ogni idea di nuovi negoziati. Anche se la cancelliera Angela Merkel e' il sostenitore piu' duro del pieno adempimento degli obblighi greci, persino a prezzo di una ripresa piu' lenta dell'economia greca, non e' da trascurare il fatto che nel febbraio 1953 con l'Accordo di Londra gli alleati avevano cancellato la meta' dei debiti tedeschi. Era chiaro che la Germania distrutta dalla guerra non poteva riprendersi sotto un debito cosi' pesante. La Germania aveva ottenuto un'altra agevolazione: il debito veniva pagato soltanto con i soldi dell'esportazione delle merci e dei servizi. In altre parole, se i creditori volevano i loro soldi, dovevano importare di piu' dalla Germania. All'epoca, tra i creditori che cosi' generosamente avevano alleggerito il debito tedesco, c'era anche la Grecia, ricorda l'analista politico croato.
Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 1 febbraio a Radio Radicale
La vittoria del partito dell'estrema sinistra Syriza alle elezioni anticipate greche e' un evento storico sia per la Grecia che per l'Europa, scrive in un commento, subito dopo l'esito del voto, uno dei piu' noti giornalisti e analisti di politica estera croato e precisa che alla vittoria netta di Syriza ha aiutato il sistema elettorale greco. Pero', piaccia o non piaccia, la vittoria di Syrize e' un buon segnale sia per la Grecia che per l'Europa, prosegue questo commento e rileva che per la prima volta, alle elezioni ha vinto il partito che ha contrastato apertamente la dittatura di Bruxelles e di Berlino. Quando nel 2012 il socialista Francois Hollande ha vinto alle elezioni presidenziali francesi, la sua prima visita di stato e' stata quella in Germania, ricorda l'autore, Damir Matkovic e aggiunge che i messaggi elettorali e post elettorali di Alexis Tsipras fanno presumere pero' che ne' la Germania ne' l'Ue non potranno ignorare le richieste e proposte greche. Nelle prime reazioni la Germania ha rigettato ogni idea di nuovi negoziati. Anche se la cancelliera Angela Merkel e' il sostenitore piu' duro del pieno adempimento degli obblighi greci, persino a prezzo di una ripresa piu' lenta dell'economia greca, non e' da trascurare il fatto che nel febbraio 1953 con l'Accordo di Londra gli alleati avevano cancellato la meta' dei debiti tedeschi. Era chiaro che la Germania distrutta dalla guerra non poteva riprendersi sotto un debito cosi' pesante. La Germania aveva ottenuto un'altra agevolazione: il debito veniva pagato soltanto con i soldi dell'esportazione delle merci e dei servizi. In altre parole, se i creditori volevano i loro soldi, dovevano importare di piu' dalla Germania. All'epoca, tra i creditori che cosi' generosamente avevano alleggerito il debito tedesco, c'era anche la Grecia, ricorda l'analista politico croato.
Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 1 febbraio a Radio Radicale
domenica 25 gennaio 2015
#GRECIA2015: SPECIALE ELEZIONI
Uno Speciale di Passaggio a Sud Est per capire che Paese e con che spirito e quali aspettative i cittadini greci vanno alle urne oggi per elezioni anticipate (provocate dallo scioglimento del Parlamento in seguito alla mancata elezione del presidente della repubblica) che in base a tutti i sondaggi vedrà la vittoria di Syriza, la "Coalizione della sinistra radicale", guidata da Alexis Tsipras.
Quali sono i possibili scenari dopo il voto; quali saranno le possibili conseguenze sul resto dell'Unione Europea e sulla moneta unica; quali effetti la vittoria di Syriza potrebbe avere sul rilancio della prospettiva federalista e democratica per l'Europa.
Interventi in trasmissione di:
Elisabetta Casalotti, giornalista di Elefterotipia (in collegamento da Atene)
Dimitri Deliolanes, corrispondente dall'Italia della radiotelevisione greca Ert (in collegamento da Atene)
Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera,
Marco Cappato, dirigente radicale, consigliere del Gruppo radicale federalista europeo al Comune di Milano
Ascolta qui la trasmissione
Quali sono i possibili scenari dopo il voto; quali saranno le possibili conseguenze sul resto dell'Unione Europea e sulla moneta unica; quali effetti la vittoria di Syriza potrebbe avere sul rilancio della prospettiva federalista e democratica per l'Europa.
Interventi in trasmissione di:
Elisabetta Casalotti, giornalista di Elefterotipia (in collegamento da Atene)
Dimitri Deliolanes, corrispondente dall'Italia della radiotelevisione greca Ert (in collegamento da Atene)
Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera,
Marco Cappato, dirigente radicale, consigliere del Gruppo radicale federalista europeo al Comune di Milano
Ascolta qui la trasmissione
venerdì 1 giugno 2012
GRECIA: SE SI VOTASSE OGGI SYRIZA SAREBBE IL PRIMO PARTITO
Tsipras: "Annulleremo e rinegozieremo il piano di salvataggio. Ci serve una moratoria per poter pagare i nostri debiti. Occorre una soluzizone comune europea per evitare la crisi dell'euro"
Secondo nuovi sondaggi pubblicati oggi in Grecia, la coalizione della sinistra radicale Syriza avrebbe 6 punti di vantaggio sul partito conservatore Nea Demokratia. Secondo il quotidiano Kathimerini, se si votasse oggi, Syriza otterrebbe il 31,5% dei consensi, contro il 26,5 di Nuova Democrazia. Terza forza i socialisti del Pasok, con il 13,5%, seguiti dalla Sinistra Democratica con il 7,5%, mentre i neonazisti di "Alba Dorata" scenderebbero al 4,5%, un dato inferiore a quanto ottenuto il 6 maggio ma comunque sufficiente a garantirne la permanenza in Parlamento dove entrerebbero anche altri partiti minori, come il Partito comunista di Grecia e i Greci Indipendenti, seppure a ranghi ridotti.
A Syriza andrebbero 134 seggi, compreso il premio di maggioranza (50 seggi) che spetta al partito che ottiene più voti, mentre Nd e Pasok, entrambi favorevoli al rispetto del piano di salvataggio negoziato con Ue, Bce e Fmi, ne otterrebbero insieme 114, ben al di sotto lontani dalla maggioranza di 151. Syriza resta, dunque, il partito favorito per le elezioni politiche anticipate del 17 giugno, ma il suo leader, Alexis Tsipras, pur avendo un consistente indice di popolarità (49%) è battuto dal segretario de Sinistra Democratica, Fotis Kouvalis, che ottiene il 67%.
La rilevazione pubblicata da Kathimerini contraddice altri sondaggi che nei giorni scorsi indicavano un sostanziale testa a testa tra le Nd e Syriza, entrambe comunque di vari punti sotto il 30%. Ed è interessante notare che, sempre stando al sondaggio, il 58% dei greci ritiene che alla fine a spuntarla saranno i conservatori di Nd e solo il 34% è convinto che il Syriza risulterà il partito di maggioranza relativa.
Secondo gli analisti il voto del 17 giugno potrà provocare sommovimenti piuttosto pesanti anche all'interno degli stessi partiti. Per esempio potrebbe cambiare la leadership del Partito comunista (Kke) se, come indicano i sondaggi, continuerà a perdere preferenze. Lo stesso potrebbe accadere a Nea Dimocratia nel caso in cui perdesse il primo posto, o per il Pasok, se scendesse sensibilmente al di sotto del risultato del 6 maggio (13,18%).
Forse è anche per questo che Tsipras ha deciso di alzare i toni annunciando di voler annullare il piano di salvataggio concordato con Ue e Fmi qualora Syriza dovesse vincere le elezioni. “Il memorandum va applicato oppure annullato e noi lo annulleremo”, ha dichiarato presentando il programma elettorale del partito. Per non apparire troppo “radicale” Tispras ha però subito aggiunto di avere intenzione di “rinegoziare” l'accordo di prestito, per garantire “un risanamento fiscale che sia socialmente equo” e una “partecipazione della Grecia all'Eurozona su un piede di parità”.
Per Tsipras, resta la necessità di una “soluzione comune europea” per risolvere la crisi in Grecia, un concetto che aveva già enunciato in un'intervista al Wall Street Journal del 18 maggio scorso in cui sottolineava la necessità, per Atene come per Bruxelles, di evitare che la crisi greca inneschi la crisi dell'euro. Senza di ciò, ha detto ancora oggi, “noi non riusciremo a rilanciare la nostra economia e a pagare i nostri debiti”. Secondo quanto riporta Kathimerini, Tsipras ha chiesto di legare il pagamento del debito al rilancio della crescita: “Chiederemo una ristrutturazione del debito greco o chiederemo una moratoria fino a quanto non saremo in grado di pagare”.
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| Il leader di Syriza, Alexis Tsipras |
A Syriza andrebbero 134 seggi, compreso il premio di maggioranza (50 seggi) che spetta al partito che ottiene più voti, mentre Nd e Pasok, entrambi favorevoli al rispetto del piano di salvataggio negoziato con Ue, Bce e Fmi, ne otterrebbero insieme 114, ben al di sotto lontani dalla maggioranza di 151. Syriza resta, dunque, il partito favorito per le elezioni politiche anticipate del 17 giugno, ma il suo leader, Alexis Tsipras, pur avendo un consistente indice di popolarità (49%) è battuto dal segretario de Sinistra Democratica, Fotis Kouvalis, che ottiene il 67%.
La rilevazione pubblicata da Kathimerini contraddice altri sondaggi che nei giorni scorsi indicavano un sostanziale testa a testa tra le Nd e Syriza, entrambe comunque di vari punti sotto il 30%. Ed è interessante notare che, sempre stando al sondaggio, il 58% dei greci ritiene che alla fine a spuntarla saranno i conservatori di Nd e solo il 34% è convinto che il Syriza risulterà il partito di maggioranza relativa.
Secondo gli analisti il voto del 17 giugno potrà provocare sommovimenti piuttosto pesanti anche all'interno degli stessi partiti. Per esempio potrebbe cambiare la leadership del Partito comunista (Kke) se, come indicano i sondaggi, continuerà a perdere preferenze. Lo stesso potrebbe accadere a Nea Dimocratia nel caso in cui perdesse il primo posto, o per il Pasok, se scendesse sensibilmente al di sotto del risultato del 6 maggio (13,18%).
Forse è anche per questo che Tsipras ha deciso di alzare i toni annunciando di voler annullare il piano di salvataggio concordato con Ue e Fmi qualora Syriza dovesse vincere le elezioni. “Il memorandum va applicato oppure annullato e noi lo annulleremo”, ha dichiarato presentando il programma elettorale del partito. Per non apparire troppo “radicale” Tispras ha però subito aggiunto di avere intenzione di “rinegoziare” l'accordo di prestito, per garantire “un risanamento fiscale che sia socialmente equo” e una “partecipazione della Grecia all'Eurozona su un piede di parità”.
Per Tsipras, resta la necessità di una “soluzione comune europea” per risolvere la crisi in Grecia, un concetto che aveva già enunciato in un'intervista al Wall Street Journal del 18 maggio scorso in cui sottolineava la necessità, per Atene come per Bruxelles, di evitare che la crisi greca inneschi la crisi dell'euro. Senza di ciò, ha detto ancora oggi, “noi non riusciremo a rilanciare la nostra economia e a pagare i nostri debiti”. Secondo quanto riporta Kathimerini, Tsipras ha chiesto di legare il pagamento del debito al rilancio della crescita: “Chiederemo una ristrutturazione del debito greco o chiederemo una moratoria fino a quanto non saremo in grado di pagare”.
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