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domenica 25 gennaio 2015

#GRECIA2015: SPECIALE ELEZIONI

Uno Speciale di Passaggio a Sud Est per capire che Paese e con che spirito e quali aspettative i cittadini greci vanno alle urne oggi per elezioni anticipate (provocate dallo scioglimento del Parlamento in seguito alla mancata elezione del presidente della repubblica) che in base a tutti i sondaggi vedrà la vittoria di Syriza, la "Coalizione della sinistra radicale", guidata da Alexis Tsipras.

Quali sono i possibili scenari dopo il voto; quali saranno le possibili conseguenze sul resto dell'Unione Europea e sulla moneta unica; quali effetti la vittoria di Syriza potrebbe avere sul rilancio della prospettiva federalista e democratica per l'Europa.

Interventi in trasmissione di: 

Elisabetta Casalotti, giornalista di Elefterotipia (in collegamento da Atene)
Dimitri Deliolanes, corrispondente dall'Italia della radiotelevisione greca Ert (in collegamento da Atene)
Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera,
Marco Cappato, dirigente radicale, consigliere del Gruppo radicale federalista europeo al Comune di Milano

Ascolta qui la trasmissione



giovedì 28 marzo 2013

CIPRO: LA SITUAZIONE VISTA DALLA CROAZIA E I TIMORI PER LA SLOVENIA

Proteste a Cipro contro il piano di salvataggio (Foto AP)
Di Marina Szikora [*]
La situazione di Cipro e' seguita ovviamente in tutta Europa e ben oltre. Anche in Croazia le notizie ed i commenti non mancano. Cosi' il quotidiano di Fiume Novi list scrive in un commento in vista della decisione dei ministri finanziari europei che gli osservatori sono divisi sulla domanda se la crisi cipriota puo' dilagare nel resto dell'Europa. Cio' non crede la maggior parte dei funzionari europei che al governo di Cipro hanno posto l'ultimatum di trovare entro lunedi' 5,8 miliardi di euro. Molti pero' temono "il virus cipriota" poiche' la crisi nella zona euro non e' per niente risolta bensi' soltanto temporaneamente curata. Il crollo delle banche cipriote colpirebbe maggiormente la Grecia, ma si sentirebbe anche in altri posti deboli della zona euro, quali almeno la Spagna e l'Italia, scrive Novi list e aggiunge che la crisi in Cipro non e' insensata: potrebbe nuocere alla ripresa economica dell'Europa. La fiducia negli affari in Germania, ad esempio, e' nuovamente calata nel mese di marzo proprio a causa della crisi cipriota. Quale che sara' l'esito, il maggior peso della crisi alla fine lo porteranno gli stessi cittadini del Cipro, vale a dire della parte meridionale dell'isola che nel 2004 e' entrata nell'Ue e ha preso l'euro come valuta nazionale, prosegue il giornale croato.

Il troppo gonfiato sistema bancario di Cipro e' come nei casi islandese o irlandese i quali sono crollati ancora alcuni anni fa. Ma la zona euro si e' mossa a risolvere il problema di Cipro in modo diverso. Nel caso dell'Irlanda, spiega Novi list, l'eurozona ha deciso di sanare le perdite delle banche per mezzo dello Stato e di tutti i cittadini, attraverso il debito pubblico, mentre nel caso del Cipro la soluzione si pone soprattutto ai risparmiatori di queste banche. La Germania ha chiesto la tassazione in particolare dei grandi risparmiatori. I tedeschi risulta che non vogliono in modo solidale coprire i debiti dei ricchi russi che tengono nelle loro mani la maggioranza dei depositi nelle banche cipriote, dietro i quali, molto probabilmente, ci sono operazioni di riciclaggio di denaro sporco. Il parlamento cipriota si e' rifiutato ad imporre le tasse non volendo provocare la rabbia del proprio popolo come nemmeno dei russi. Ma i danni pero' sono gia' stati fatti, spiega Novi list. I vertici bancari non si assumeranno la responsabilita' per gli errori fatti. Cadra' ancora una volta sulle spalle dei cittadini. Se finalmente Cipro avra' l'aiuto europeo – e' l'opinione di Novi list - il governo cipriota dovra' in compenso effettuare le piu' severe misure di risparmio che colpiranno sempre i cittadini. In conclusione, scrive il quotidiano croato, termina cosi' il lungo miracolo bancario cipriota. E' stato stabilito dai vertici bancari con la collaborazione dei governi ciprioti che avevano creato un paradiso fiscale e credevano che questa isola avrebbe tratto profitto dal settore finanziario perfino attraverso dubbi affari: adesso pero' le banche di Cipro sono sull'orlo dell'abisso.

Lunedi', a operazione di salvataggio decisa, il portale croato www.index.hr ha messo in rilievo l'articolo del Washingotn Post il quale scriveva che vista la situazione, la crisi di Cipro e' una storia finita, mentre il nuovo paese di cui bisogna preoccuparsi e' la Slovenia. Secondo questo articolo, vi e' un nuovo pericolo economico che si trova "tra Italia, Austria, Ungheria e Croazia". Non si tratta di una crisi della grandezza di Cipro ma sicuramente fa parte della "zona pericolosa" sottolinea il giornale americano chiedendosi come mai e perche' la Slovenia e' arrivata a questa situazione preoccupante. Il quotidiano ricorda che la Slovenia nel 2004 e' entrata nell'Ue e ha molto velocemente scambiato il tallero con l'euro. Si tratta di una economia piccola che si basa sull'esportazione e all'inizio del 21esimo secolo aveva una crescita piu' grande della zona euro ma con un debito crescente. Il Washington Post ricorda inoltre che secondo il rapporto del FMI della settimana scorsa, le tre maggiori banche slovene, di proprieta' statale, non sopravviveranno senza nuove capitalizzazioni. Si tratta di almeno un miliardo di euro mentre nel settore bancario vi e' presumibilmente un vuoto di almeno sette miliardi di euro di mali crediti. 

Dopo tutto, prosegue il quotidiano americano, vi e' appena stato il cambio del governo e quindi al posto di Janez Janša che inclinava alla corruzione, e' arrivato un governo del centro sinistra. La nuova premier Alenka Bratušek ha rilevato chiaramente che vuole dedicare maggior tempo alla crescita economica piuttosto che diminuire il debito pubblico il che potrebbe avere ripercussioni sul rating del Paese. Secondo il FMI la Slovenia necessita di 3,8 miliardi di dollari di cui un terzo riguarda le banche. Se rimarrano queste le cifre sara' molto difficile. Secondo il Post cio' significhera' che il Paese dovra' chiedere aiuto al FMI, alla Banca Centrale Europea o alla Commissione Europea o anche a tutte e tre le istituzioni: "In altre parole, la Slovenia avra' bisogno di salvataggio". Marko Kranjec, membro sia della Banca Centrale Europea che di quella Slovena ritiene che alla fine il salvataggio della Slovenia non sara' necessario e che la situazione in Slovenia e' meno grave rispetto a quella di Cipro: "Se la Slovenia avesse una valuta propria tutto si potrebbe risolvere facilmente, ma siccome non ce l'ha, si e' ritrovata sull'orlodel default", conclude il Washington Post.

[*] Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a SudEst andata in onda il 28 marzo a Radio Radicale


lunedì 17 dicembre 2012

COME LA GRECIA? E COM'E' LA GRECIA?

Uno Speciale di Passaggio a Sud Est

La trasmissione, andata in onda venerdì 14 dicembre, fa il punto sulla Grecia all'indomani del via libera dell'Eurogruppo alla nuova tranche di aiuti internazionali. La situazione politica del Paese, il futuro del governo, i nuovi soggetti e i nuovi leader che si affacciano sulla scena. Ma anche le condizioni di vita della popolazione, le possibilità di uscita dalla crisi e il prezzo che sta costando. Un capitolo è dedicato al fenomeno "Alba Dorata": la minacciosa (e resistibile) penetrazione della formazione estremista di destra nella società e tra i giovani.
"Come la Grecia" è stato il tormentone che per molto tempo ha accompagnato il dibattito sulla situazione italiana fino alle dimissioni del governo Berlusconi. Nel programma si parla infine delle analogie e delle differenze con l'Italia dopo le due elezioni anticipate della scorsa primavera in Grecia, dopo il governo Monti e a poche settimane dalle elezioni in Italia.
Nello Speciale gli interventi di Elisabetta Casalotti, giornalista e corrispondente da Atene, Georgia Manzi, giornalista, scrittrice e blogger, Gilda Lyghounis, corrispondente di Osservatorio Balcani e Caucaso, Dimitri Deliolanes, corrispondente dall'Italia della radiotelevisione pubblica greca. 

Ascolta direttamente qui lo Speciale "Come la Grecia? Com'è la Grecia?"





martedì 27 novembre 2012

L'EUROGRUPPO TROVA L'ACCORDO SUGLI AIUTI ALLA GRECIA

Soddisfazione e fiducia rimbalzano da Bruxelles ad Atene, ma non è tutto oro quello che luccica

Alla fine ce l'hanno fatta, anche se forse non avrebbero potuto fare altro: i ministri delle Finanze della zona euro, alla terza riunione in tre settimane e dopo 13 ore di trattativa, hanno trovato l'accordo sulla Grecia che potrà ricevere così 43,7 miliardi di euro di aiuti divisi in tre tranche: 34,4 verranno pagati a dicembre, mentre il resto sarà versato nel primo trimestre del 2013, tenendo conto dell'attuazione degli impegni che la Grecia ha concordato con la troika, tra cui la riforma fiscale che dovrà partire a gennaio. L'accordo è stato preceduto, poco prima di mezzanotte, dall'intesa tra Eurogruppo ed Fmi sulla riduzione del debito pubblico greco, che al momento è al 170% del Pil, che dovrà scendere al 124% entro il 2020 e sotto al 110% nel 2022. Il via libera formale all'intesa di questa notte verrà comunque il prossimo 13 dicembre, dopo il voto di alcuni Parlamenti nazionali e dopo la valutazione dell' “esito della possibile operazione di buy-back da parte della Grecia”.

“L'accordo è stato molto difficile” anche operché “non era solo una questione di soldi”, ha commentato il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, mentre per il commissario europeo agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, si è trattato di un test “che semplicemente non potevamo permetterci di fallire”. Soddisfatta la direttrice dell'Fmi, Christine Lagarde, mentre il presidente della Bce, Mario Draghi, assicura che l'accordo “sicuramente ridurrà l'incertezza e rafforzerà la fiducia in Grecia ed in Europa”. “E' andato tutto bene, tutti greci hanno lottato e domani comincia un giorno nuovo per ognuno di loro”, è stato il primo commento del premier greco Antonis Samaras. Anche il leader del Pasok, Evanghelos Venizelos, ha accolto con favore l'accordo che costituisce “il nuovo punto di partenza che serviva alla Grecia dopo nove mesi di attesa”. Al di là dei dettagli ciò che conta, secondo il leader socialista, è l'immagine positiva grazie ai pesanti sacrifici sopportati dai cittadini.

Ma non è tutto oro quello che luccica, è il caso di dire: l'Ocse ha elaborato, infatti, una dinamica esplosiva del debito pubblico greco che prevede un costante aumento nel prossimo biennio. Sul 2012 è atteso un rapporto debito-Pil al 181,3 per cento, che nel 2013 salirebbe al 193,2 fino a sfiorare il 200 per cento nel 2014. Certo, la previsione è stata fatta prima che si definisse il nuovo quadro in seguito all'accordo raggiunto dai ministri delle Finanze dall'Eurogruppo a Bruxelles la scorsa notte. Tuttavia, la situazione rende quanto mai centrate le parole del segretario socialista Venizelos: “Ora tocca a noi greci valorizzare questo quadro e creare i presupposti per la ripresa nazionale”. L'impressione è che di lacrime e di sangue ce ne saranno ancora molte da versare.


martedì 12 giugno 2012

GRECIA: QUESTA CRISI E' UN'OCCASIONE SPRECATA

Un'intervista di Francesco Martino a Jason Manolopoulos per Osservatorio Balcani e Caucaso

La crisi, anche questa crisi così grave e dolorosa avrebbe potuto essere sfruttata per osare il cambiamento, ma così non è stato. E' mancato, e continua a mancare, un reale dibattito sulle cause dell'attuale situazione greca che ha tre radici: i problemi specifici del Paese, la debolezza dell'euro e la crisi globale. La vera preoccupazione dei greci resta il lavoro e solo i politici hanno fatto passare il voto del 17 giugno come un referendum sull'euro. Anche perché il destino del Paese è già stato deciso "di comune accordo con Bruxelles: a prescindere dai risultati elettorali, Atene uscirà dall'euro. Sarà un processo difficile, e avverrà in modo negoziato, visto che né l'UE né la Grecia sono pronti a questo passo. Lo dice Jason Manolopoulos, autore di "Greece’s ‘Odious’ Debt - The Looting of the Hellenic Republic by the Euro, the Political Elite and the Investment Community", saggio pubblicato lo scorso anno che propone un'analisi delle profonde radici politiche, sociali, e psicologiche del dissesto economico greco, oggi uno dei nodi più problematici della crisi globale partita nel 2008.

Nonostante la certezza dell'uscita dall'euro - "Forse ci vorrà ancora un anno, ma è inevitabile" - Manolopoulos resta convinto che la Grecia avrà ancora bisogno del progetto politico dell'Unione Europea, ma è vero anche il contrario perché "nessuno vuole uno stato fallito al centro del Mediterraneo, in una posizione geopolitica che resta di fondamentale importanza. La Russia non aspetta altro che un errore dell'Occidente per poterne approfittare in termini di influenza". D'altra parte anche una larga maggioranza di cittadini vorrebbe una vera trasformazione europea del Paese, ma non ha un partito che rappresenti questa istanza. E questo perché "la Grecia è ancora preda dei demoni del passato e non riesce a guardare al futuro. Così, "la campagna elettorale è stata un'occasione perduta di confronto vero sul futuro. Purtroppo, i cittadini greci non sono pronti a questa discussione, preferiscono cercare capri espiatori. Anche perché i media sono controllati dalla stessa élite politico-economica che ha portato il paese al disastro".


Leggi l'intervista di Francesco Martino sul sito di Osservatorio Balcani e Caucaso
Grecia, una crisi sprecata

Jason Manolopoulos è un operatore finaziario con una lunga esperienza internazionale oltre che co-fondatore e dirigente della Dromeus Capital