Uno Speciale di Passaggio a Sud Est per capire che Paese e con che spirito e quali aspettative i cittadini greci vanno alle urne oggi per elezioni anticipate (provocate dallo scioglimento del Parlamento in seguito alla mancata elezione del presidente della repubblica) che in base a tutti i sondaggi vedrà la vittoria di Syriza, la "Coalizione della sinistra radicale", guidata da Alexis Tsipras.
Quali sono i possibili scenari dopo il voto; quali saranno le possibili conseguenze sul resto dell'Unione Europea e sulla moneta unica; quali effetti la vittoria di Syriza potrebbe avere sul rilancio della prospettiva federalista e democratica per l'Europa.
Interventi in trasmissione di:
Elisabetta Casalotti, giornalista di Elefterotipia (in collegamento da Atene)
Dimitri Deliolanes, corrispondente dall'Italia della radiotelevisione greca Ert (in collegamento da Atene)
Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera,
Marco Cappato, dirigente radicale, consigliere del Gruppo radicale federalista europeo al Comune di Milano
Ascolta qui la trasmissione
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domenica 25 gennaio 2015
giovedì 28 marzo 2013
CIPRO: LA SITUAZIONE VISTA DALLA CROAZIA E I TIMORI PER LA SLOVENIA
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| Proteste a Cipro contro il piano di salvataggio (Foto AP) |
Di Marina Szikora [*]
La situazione di Cipro e' seguita
ovviamente in tutta Europa e ben oltre. Anche in Croazia le notizie
ed i commenti non mancano. Cosi' il quotidiano di Fiume Novi list
scrive in un commento in vista della decisione dei ministri
finanziari europei che gli osservatori sono divisi sulla domanda se
la crisi cipriota puo' dilagare nel resto dell'Europa. Cio' non crede
la maggior parte dei funzionari europei che al governo di Cipro hanno
posto l'ultimatum di trovare entro lunedi' 5,8 miliardi di euro.
Molti pero' temono "il virus cipriota" poiche' la crisi
nella zona euro non e' per niente risolta bensi' soltanto
temporaneamente curata. Il crollo delle banche cipriote colpirebbe
maggiormente la Grecia, ma si sentirebbe anche in altri posti deboli
della zona euro, quali almeno la Spagna e l'Italia, scrive Novi list
e aggiunge che la crisi in Cipro non e' insensata: potrebbe nuocere
alla ripresa economica dell'Europa. La fiducia negli affari in
Germania, ad esempio, e' nuovamente calata nel mese di marzo proprio
a causa della crisi cipriota. Quale che sara' l'esito, il maggior
peso della crisi alla fine lo porteranno gli stessi cittadini del
Cipro, vale a dire della parte meridionale dell'isola che nel 2004 e'
entrata nell'Ue e ha preso l'euro come valuta nazionale, prosegue il
giornale croato.
Il troppo gonfiato sistema bancario di
Cipro e' come nei casi islandese o irlandese i quali sono crollati
ancora alcuni anni fa. Ma la zona euro si e' mossa a risolvere il
problema di Cipro in modo diverso. Nel caso dell'Irlanda, spiega
Novi list, l'eurozona ha deciso di sanare le perdite delle banche per
mezzo dello Stato e di tutti i cittadini, attraverso il debito
pubblico, mentre nel caso del Cipro la soluzione si pone soprattutto
ai risparmiatori di queste banche. La Germania ha chiesto la
tassazione in particolare dei grandi risparmiatori. I tedeschi
risulta che non vogliono in modo solidale coprire i debiti dei ricchi
russi che tengono nelle loro mani la maggioranza dei depositi nelle
banche cipriote, dietro i quali, molto probabilmente, ci sono
operazioni di riciclaggio di denaro sporco. Il parlamento cipriota si
e' rifiutato ad imporre le tasse non volendo provocare la rabbia del
proprio popolo come nemmeno dei russi. Ma i danni pero' sono gia'
stati fatti, spiega Novi list. I vertici bancari non si assumeranno
la responsabilita' per gli errori fatti. Cadra' ancora una volta
sulle spalle dei cittadini. Se finalmente Cipro avra' l'aiuto europeo
– e' l'opinione di Novi list - il governo cipriota dovra' in
compenso effettuare le piu' severe misure di risparmio che colpiranno
sempre i cittadini. In conclusione, scrive il quotidiano croato,
termina cosi' il lungo miracolo bancario cipriota. E' stato stabilito
dai vertici bancari con la collaborazione dei governi ciprioti che
avevano creato un paradiso fiscale e credevano che questa isola
avrebbe tratto profitto dal settore finanziario perfino attraverso
dubbi affari: adesso pero' le banche di Cipro sono sull'orlo
dell'abisso.
Lunedi', a operazione di salvataggio
decisa, il portale croato www.index.hr ha messo in rilievo l'articolo
del Washingotn Post il quale scriveva che vista la situazione, la
crisi di Cipro e' una storia finita, mentre il nuovo paese di cui
bisogna preoccuparsi e' la Slovenia. Secondo questo articolo, vi e'
un nuovo pericolo economico che si trova "tra Italia, Austria,
Ungheria e Croazia". Non si tratta di una crisi della grandezza
di Cipro ma sicuramente fa parte della "zona pericolosa"
sottolinea il giornale americano chiedendosi come mai e perche' la
Slovenia e' arrivata a questa situazione preoccupante. Il quotidiano
ricorda che la Slovenia nel 2004 e' entrata nell'Ue e ha molto
velocemente scambiato il tallero con l'euro. Si tratta di una
economia piccola che si basa sull'esportazione e all'inizio del
21esimo secolo aveva una crescita piu' grande della zona euro ma con
un debito crescente. Il Washington Post ricorda inoltre che secondo
il rapporto del FMI della settimana scorsa, le tre maggiori banche
slovene, di proprieta' statale, non sopravviveranno senza nuove
capitalizzazioni. Si tratta di almeno un miliardo di euro mentre nel
settore bancario vi e' presumibilmente un vuoto di almeno sette
miliardi di euro di mali crediti.
Dopo tutto, prosegue il quotidiano
americano, vi e' appena stato il cambio del governo e quindi al posto
di Janez Janša che inclinava alla corruzione, e' arrivato un governo
del centro sinistra. La nuova premier Alenka Bratušek ha rilevato
chiaramente che vuole dedicare maggior tempo alla crescita economica
piuttosto che diminuire il debito pubblico il che potrebbe avere
ripercussioni sul rating del Paese. Secondo il FMI la Slovenia
necessita di 3,8 miliardi di dollari di cui un terzo riguarda le
banche. Se rimarrano queste le cifre sara' molto difficile. Secondo
il Post cio' significhera' che il Paese dovra' chiedere aiuto al FMI,
alla Banca Centrale Europea o alla Commissione Europea o anche a
tutte e tre le istituzioni: "In altre parole, la Slovenia avra'
bisogno di salvataggio". Marko Kranjec, membro sia della Banca
Centrale Europea che di quella Slovena ritiene che alla fine il
salvataggio della Slovenia non sara' necessario e che la situazione
in Slovenia e' meno grave rispetto a quella di Cipro: "Se la
Slovenia avesse una valuta propria tutto si potrebbe risolvere
facilmente, ma siccome non ce l'ha, si e' ritrovata sull'orlodel
default", conclude il Washington Post.
[*] Il testo è tratto dalla
trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a SudEst andata in onda il 28 marzo a Radio Radicale
lunedì 17 dicembre 2012
COME LA GRECIA? E COM'E' LA GRECIA?
Uno Speciale di Passaggio a Sud Est
La trasmissione, andata in onda venerdì 14 dicembre, fa il punto sulla Grecia all'indomani del via libera dell'Eurogruppo alla nuova tranche di aiuti internazionali. La situazione politica del Paese, il futuro del governo, i nuovi soggetti e i nuovi leader che si affacciano sulla scena. Ma anche le condizioni di vita della popolazione, le possibilità di uscita dalla crisi e il prezzo che sta costando. Un capitolo è dedicato al fenomeno "Alba Dorata": la minacciosa (e resistibile) penetrazione della formazione estremista di destra nella società e tra i giovani.
"Come la Grecia" è stato il tormentone che per molto tempo ha accompagnato il dibattito sulla situazione italiana fino alle dimissioni del governo Berlusconi. Nel programma si parla infine delle analogie e delle differenze con l'Italia dopo le due elezioni anticipate della scorsa primavera in Grecia, dopo il governo Monti e a poche settimane dalle elezioni in Italia.
Nello Speciale gli interventi di Elisabetta Casalotti, giornalista e corrispondente da Atene, Georgia Manzi, giornalista, scrittrice e blogger, Gilda Lyghounis, corrispondente di Osservatorio Balcani e Caucaso, Dimitri Deliolanes, corrispondente dall'Italia della radiotelevisione pubblica greca.
Ascolta direttamente qui lo Speciale "Come la Grecia? Com'è la Grecia?"
La trasmissione, andata in onda venerdì 14 dicembre, fa il punto sulla Grecia all'indomani del via libera dell'Eurogruppo alla nuova tranche di aiuti internazionali. La situazione politica del Paese, il futuro del governo, i nuovi soggetti e i nuovi leader che si affacciano sulla scena. Ma anche le condizioni di vita della popolazione, le possibilità di uscita dalla crisi e il prezzo che sta costando. Un capitolo è dedicato al fenomeno "Alba Dorata": la minacciosa (e resistibile) penetrazione della formazione estremista di destra nella società e tra i giovani.
"Come la Grecia" è stato il tormentone che per molto tempo ha accompagnato il dibattito sulla situazione italiana fino alle dimissioni del governo Berlusconi. Nel programma si parla infine delle analogie e delle differenze con l'Italia dopo le due elezioni anticipate della scorsa primavera in Grecia, dopo il governo Monti e a poche settimane dalle elezioni in Italia.
Nello Speciale gli interventi di Elisabetta Casalotti, giornalista e corrispondente da Atene, Georgia Manzi, giornalista, scrittrice e blogger, Gilda Lyghounis, corrispondente di Osservatorio Balcani e Caucaso, Dimitri Deliolanes, corrispondente dall'Italia della radiotelevisione pubblica greca.
Ascolta direttamente qui lo Speciale "Come la Grecia? Com'è la Grecia?"
martedì 27 novembre 2012
L'EUROGRUPPO TROVA L'ACCORDO SUGLI AIUTI ALLA GRECIA
Soddisfazione e fiducia rimbalzano da Bruxelles ad Atene, ma non è tutto oro quello che luccica
Alla fine ce l'hanno fatta, anche se
forse non avrebbero potuto fare altro: i ministri delle Finanze della
zona euro, alla terza riunione in tre settimane e dopo 13 ore di
trattativa, hanno trovato l'accordo sulla Grecia che potrà ricevere
così 43,7 miliardi di euro di aiuti divisi in tre tranche: 34,4
verranno pagati a dicembre, mentre il resto sarà versato nel primo
trimestre del 2013, tenendo conto dell'attuazione degli impegni che
la Grecia ha concordato con la troika, tra cui la riforma fiscale che
dovrà partire a gennaio. L'accordo è stato preceduto, poco prima di
mezzanotte, dall'intesa tra Eurogruppo ed Fmi sulla riduzione del
debito pubblico greco, che al momento è al 170% del Pil, che dovrà
scendere al 124% entro il 2020 e sotto al 110% nel 2022. Il via
libera formale all'intesa di questa notte verrà comunque il prossimo
13 dicembre, dopo il voto di alcuni Parlamenti nazionali e dopo la
valutazione dell' “esito della possibile operazione di buy-back da
parte della Grecia”.
“L'accordo è stato molto difficile”
anche operché “non era solo una questione di soldi”, ha
commentato il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, mentre
per il commissario europeo agli Affari economici e monetari, Olli
Rehn, si è trattato di un test “che semplicemente non potevamo
permetterci di fallire”. Soddisfatta la direttrice dell'Fmi,
Christine Lagarde, mentre il presidente della Bce, Mario Draghi,
assicura che l'accordo “sicuramente ridurrà l'incertezza e
rafforzerà la fiducia in Grecia ed in Europa”. “E' andato tutto
bene, tutti greci hanno lottato e domani comincia un giorno nuovo per
ognuno di loro”, è stato il primo commento del premier greco
Antonis Samaras. Anche il leader del Pasok, Evanghelos Venizelos, ha
accolto con favore l'accordo che costituisce “il nuovo punto di
partenza che serviva alla Grecia dopo nove mesi di attesa”. Al di
là dei dettagli ciò che conta, secondo il leader socialista, è
l'immagine positiva grazie ai pesanti sacrifici sopportati dai
cittadini.
Ma non è tutto oro quello che luccica,
è il caso di dire: l'Ocse ha elaborato, infatti, una dinamica
esplosiva del debito pubblico greco che prevede un costante aumento
nel prossimo biennio. Sul 2012 è atteso un rapporto debito-Pil al
181,3 per cento, che nel 2013 salirebbe al 193,2 fino a sfiorare il
200 per cento nel 2014. Certo, la previsione è stata fatta prima che
si definisse il nuovo quadro in seguito all'accordo raggiunto dai
ministri delle Finanze dall'Eurogruppo a Bruxelles la scorsa notte.
Tuttavia, la situazione rende quanto mai centrate le parole del
segretario socialista Venizelos: “Ora tocca a noi greci valorizzare
questo quadro e creare i presupposti per la ripresa nazionale”. L'impressione è che di lacrime e di sangue ce ne saranno ancora molte da versare.
martedì 12 giugno 2012
GRECIA: QUESTA CRISI E' UN'OCCASIONE SPRECATA
Un'intervista di Francesco Martino a Jason Manolopoulos per Osservatorio Balcani e Caucaso
La crisi, anche questa crisi così grave e dolorosa avrebbe potuto essere sfruttata per osare il cambiamento, ma così non è stato. E' mancato, e continua a mancare, un reale dibattito sulle cause dell'attuale situazione greca che ha tre radici: i problemi specifici del Paese, la debolezza dell'euro e la crisi globale. La vera preoccupazione dei greci resta il lavoro e solo i politici hanno fatto passare il voto del 17 giugno come un referendum sull'euro. Anche perché il destino del Paese è già stato deciso "di comune accordo con Bruxelles: a prescindere dai risultati elettorali, Atene uscirà dall'euro. Sarà un processo difficile, e avverrà in modo negoziato, visto che né l'UE né la Grecia sono pronti a questo passo. Lo dice Jason Manolopoulos, autore di "Greece’s ‘Odious’ Debt - The Looting of the Hellenic Republic by the Euro, the Political Elite and the Investment Community", saggio pubblicato lo scorso anno che propone un'analisi delle profonde radici politiche, sociali, e psicologiche del dissesto economico greco, oggi uno dei nodi più problematici della crisi globale partita nel 2008.
Nonostante la certezza dell'uscita dall'euro - "Forse ci vorrà ancora un anno, ma è inevitabile" - Manolopoulos resta convinto che la Grecia avrà ancora bisogno del progetto politico dell'Unione Europea, ma è vero anche il contrario perché "nessuno vuole uno stato fallito al centro del Mediterraneo, in una posizione geopolitica che resta di fondamentale importanza. La Russia non aspetta altro che un errore dell'Occidente per poterne approfittare in termini di influenza". D'altra parte anche una larga maggioranza di cittadini vorrebbe una vera trasformazione europea del Paese, ma non ha un partito che rappresenti questa istanza. E questo perché "la Grecia è ancora preda dei demoni del passato e non riesce a guardare al futuro. Così, "la campagna elettorale è stata un'occasione perduta di confronto vero sul futuro. Purtroppo, i cittadini greci non sono pronti a questa discussione, preferiscono cercare capri espiatori. Anche perché i media sono controllati dalla stessa élite politico-economica che ha portato il paese al disastro".
Leggi l'intervista di Francesco Martino sul sito di Osservatorio Balcani e Caucaso
Grecia, una crisi sprecata
Jason Manolopoulos è un operatore finaziario con una lunga esperienza internazionale oltre che co-fondatore e dirigente della Dromeus Capital
La crisi, anche questa crisi così grave e dolorosa avrebbe potuto essere sfruttata per osare il cambiamento, ma così non è stato. E' mancato, e continua a mancare, un reale dibattito sulle cause dell'attuale situazione greca che ha tre radici: i problemi specifici del Paese, la debolezza dell'euro e la crisi globale. La vera preoccupazione dei greci resta il lavoro e solo i politici hanno fatto passare il voto del 17 giugno come un referendum sull'euro. Anche perché il destino del Paese è già stato deciso "di comune accordo con Bruxelles: a prescindere dai risultati elettorali, Atene uscirà dall'euro. Sarà un processo difficile, e avverrà in modo negoziato, visto che né l'UE né la Grecia sono pronti a questo passo. Lo dice Jason Manolopoulos, autore di "Greece’s ‘Odious’ Debt - The Looting of the Hellenic Republic by the Euro, the Political Elite and the Investment Community", saggio pubblicato lo scorso anno che propone un'analisi delle profonde radici politiche, sociali, e psicologiche del dissesto economico greco, oggi uno dei nodi più problematici della crisi globale partita nel 2008.
Nonostante la certezza dell'uscita dall'euro - "Forse ci vorrà ancora un anno, ma è inevitabile" - Manolopoulos resta convinto che la Grecia avrà ancora bisogno del progetto politico dell'Unione Europea, ma è vero anche il contrario perché "nessuno vuole uno stato fallito al centro del Mediterraneo, in una posizione geopolitica che resta di fondamentale importanza. La Russia non aspetta altro che un errore dell'Occidente per poterne approfittare in termini di influenza". D'altra parte anche una larga maggioranza di cittadini vorrebbe una vera trasformazione europea del Paese, ma non ha un partito che rappresenti questa istanza. E questo perché "la Grecia è ancora preda dei demoni del passato e non riesce a guardare al futuro. Così, "la campagna elettorale è stata un'occasione perduta di confronto vero sul futuro. Purtroppo, i cittadini greci non sono pronti a questa discussione, preferiscono cercare capri espiatori. Anche perché i media sono controllati dalla stessa élite politico-economica che ha portato il paese al disastro".
Leggi l'intervista di Francesco Martino sul sito di Osservatorio Balcani e Caucaso
Grecia, una crisi sprecata
Jason Manolopoulos è un operatore finaziario con una lunga esperienza internazionale oltre che co-fondatore e dirigente della Dromeus Capital
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