Il presidente macedone Gjorge Ivanov e il primo ministro Nikola Gruevski, nella giornata della Pasqua ortodossa, condannano fortemente l'uccisione di cinque persone nei pressi di Skopje, una vicenda tragica che ha scosso fortemente la Macedonia e provocato grandi tensioni. Le massime autorita' dello stato hanno espresso le loro piu' profonde simpatie e condoglianze alle famiglie delle vittime e promettono che gli autori di questo atroce assassinio saranno portati davanti alla giustizia, scrive l'agenzia di stampa macedone MIA.
"In questi giorni non possiamo non fermarci a pensare all'uccisione di cinque uomini e ad esprimere solidarietà ai famigliari e ai parenti. Ci aspettiamo che i responsabili siano trovati e puniti", ha detto il presidente Ivanov dopo la liturgia pasquale nella chiesa di San Clemente di Ohrid. Il primo ministro Gruevski ha altrettanto espresso le sue condoglianze alle famiglie delle cinque vittime uccise lo scorso giovedi': "Questo evento ci ha sconvolti tutti. Ci colpisce profondamente ma dobbiamo tenere le nostre teste alte e dobbiamo continuare ad affrontare le sfide. Voglio mandare il messaggio agli autori che prima o poi loro saranno portati davanti alla giustizia e puniti secondo la legge e da Dio se loro perfino riescono a capire che cosa cio' significhi", ha detto Gruevski.
La parlamentare europea Tanja Fajon, componente della delegazione per l'Europa sud orientale e relatrice per la liberalizzazione dei visti per i Balcani occidentali, ha condannato fortemente le uccisioni brutali a Smiljkovci. In un comunicato stampa come reazione alle vicende in Macedonia, Tanja Fajon ha chiamato i cittadini a mantenere la calma e ad astenersi da ulteriori incidenti ribadendo l'importanza di trovare i responsabili dell'omicidio, ma al tempo stesso comportarsi con calma ed intelligenza.
Fajon ha fatto inoltre appello alle autorita' di Skopje perché utilizzino tutti i loro poteri per garantire sicurezza per tutti i cittadini del loro paese e ristabilire immediatamente la pace."Queste uccisioni e conflitti etnici sono inaccettabili e contro ogni valore europeo di rispetto della democrazia, di stato di diritto e di rispetto per le minoranze. L'accordo di Ohrid [che pose fine alla guerra tra macedoni e albanesi nel 2001, n.d.r.] e' vitale per il cammino della Macedonia verso l'Ue. Ogni ulteriore violenza etnica compromettera' seriamente la liberta' di circolazione che i cittadini della Macedonia e dell'Albania godono da quando sono stati sospesi i visti per i liberi spostamenti nei Paesi dell'area Schengen", ha detto l'europarlamentare Fajon.
domenica 15 aprile 2012
sabato 14 aprile 2012
MACEDONIA: APPELLI ALLA CALMA DOPO L'UCCISIONE DI CINQUE PERSONE
Dopo le uccisioni nei pressi di Skopje, non lontano dal villaggio diSmiljkovci, che hanno sconvolto la Macedonia nella giornata del venerdi' santo della Pasqua ortodossa, il presidente macedone Gjorge Ivanov invita alla calma e in un comunicato scritto si appella alla ragionevolezza e responsabilita'. Ha espresso condoglianze ai famigliari delle vittime e ha condannato fortemente il terribile atto: "Richiedo e mi aspetto che le rilevanti instituzioni risolvano il caso", ha detto Ivanov.
L'agenzia di stampa macedone MIA ha diffuso le dichiarazioni della ministro degli Interni, Gordana Jankuloska, la quale afferma che il suo ministero sta facendo il meglio possibile per scoprire le circostanze nelle quali sono state uccise le cinque persone, molto probabilmente - aggiunge il ministro - senza un motivo concreto. Jankuloska ha spiegato che sono stati mobilitati tutti i dipartimenti e e' stata istituita una sede operativa per risolvere velocemente il caso. La ministro degli Interni macedone ha ripetuto l'appello alla calma e ha chiesto ai media di astenersi da ogni tipo di speculazione nonche' azione che potrebbero portare a tensioni interetniche.
Intanto sono state fermate tra 25-30 persone per interrogatori. Quattro delle vittime, Filip Slavkovski, Aleksandar Nakevski, Cvetanco Acevski e Kire Trickovski, avevano tra i 18 e i 20 anni, mentre la quinta vittima, Borce Stefkovski, era un pescatore di 45 anni che si presume essere stato testimone delle uccisioni dei quattro ragazzi.
L'agenzia di stampa macedone MIA ha diffuso le dichiarazioni della ministro degli Interni, Gordana Jankuloska, la quale afferma che il suo ministero sta facendo il meglio possibile per scoprire le circostanze nelle quali sono state uccise le cinque persone, molto probabilmente - aggiunge il ministro - senza un motivo concreto. Jankuloska ha spiegato che sono stati mobilitati tutti i dipartimenti e e' stata istituita una sede operativa per risolvere velocemente il caso. La ministro degli Interni macedone ha ripetuto l'appello alla calma e ha chiesto ai media di astenersi da ogni tipo di speculazione nonche' azione che potrebbero portare a tensioni interetniche.
Intanto sono state fermate tra 25-30 persone per interrogatori. Quattro delle vittime, Filip Slavkovski, Aleksandar Nakevski, Cvetanco Acevski e Kire Trickovski, avevano tra i 18 e i 20 anni, mentre la quinta vittima, Borce Stefkovski, era un pescatore di 45 anni che si presume essere stato testimone delle uccisioni dei quattro ragazzi.
MACEDONIA: INCIDENTI E TENSIONI DOPO LE UCCISIONI
Il ministero degli Interni macedone ha comunicato che gli uomini uccisi sono quattro ragazzi tra 18 e 20 anni del villaggio Radišani e un 45enne del villaggio Creševo. L'omicidio e' avvenuto ieri notte verso le ore 23 e sul posto sono state trovate tracce di armi. Ora le autorità macedoni si appellanno alla calma, ma la situazione e' molto tesa.
I media locali hanno informato che secondo gli abitanti dei villaggi il motivo degli omicidi sarebbe stato di natura etnica e proprio per questo dal ministero degli Interni arrivano appelli a mantenere la calma. Gli abitanti stanno protestando e sono accaduti anche alcuni incidenti.
Secondo l'emittente serba B92, molta gente e' uscita per le strade, le vie locali e le autostrade sono bloccate e ci sono stati lanci di sassi contro le case albanesi. I media di Skopje aggiungono che sono state bruciate delle macchine i cui proprietari sono albanesi.
La polizia ha formato una unita' speciale e un comitato operativo incaricato di seguire questa vicenda. Secondo le informazioni di alcuni media macedoni i ragazzi uccisi sono stati prima messi in fila e poi uccisi da armi di fuoco il che dimostra che si tratterebbe di vere e proprie esecuzioni. Tra la gente c'è' chi afferma di credere che i ragazzi uccisi siano di nazionalita' macedone mentre gli assassini sarebbero albanesi il che potrebbe portare a nuove turbolenze etniche. Negli ultimi due mesi questo e' il secondo grave omicidio in Macedonia.
I media locali hanno informato che secondo gli abitanti dei villaggi il motivo degli omicidi sarebbe stato di natura etnica e proprio per questo dal ministero degli Interni arrivano appelli a mantenere la calma. Gli abitanti stanno protestando e sono accaduti anche alcuni incidenti.
Secondo l'emittente serba B92, molta gente e' uscita per le strade, le vie locali e le autostrade sono bloccate e ci sono stati lanci di sassi contro le case albanesi. I media di Skopje aggiungono che sono state bruciate delle macchine i cui proprietari sono albanesi.
La polizia ha formato una unita' speciale e un comitato operativo incaricato di seguire questa vicenda. Secondo le informazioni di alcuni media macedoni i ragazzi uccisi sono stati prima messi in fila e poi uccisi da armi di fuoco il che dimostra che si tratterebbe di vere e proprie esecuzioni. Tra la gente c'è' chi afferma di credere che i ragazzi uccisi siano di nazionalita' macedone mentre gli assassini sarebbero albanesi il che potrebbe portare a nuove turbolenze etniche. Negli ultimi due mesi questo e' il secondo grave omicidio in Macedonia.
giovedì 12 aprile 2012
ASSEDIO DI SARAJEVO: LA COMMEMORAZIONE DEL VENTENNALE DIVIDE I POLITICI BOSNIACI
| (Foto Giacomo Scattolini) |
La nostra scorsa trasmissione l'avevamo dedicata in buona parte al ventennale del tragico assedio di Sarajevo in cui morirono oltre 11 mila persone e di cui la capitale della Bosnia Erzegovina si e' ricordata con una manifestazione particolare in cui si e' voluto rendere omaggio a queste vittime innocenti dell'atroce guerra degli anni novanta. Ma il tempo passato non e' servito a tutti per fare i conti con quanto accaduto ne' con la propria coscienza.
Milorad Dodik, presidente della Republika Srpska, l'entita' a maggioranza serba della Bosnia Erzegovina, ha inviato una protesta al ministro degli Esteri della Bih, Zlatko Lagumdžija, perche' e' stato organizzato nella serata della giornata di commemorazione un ricevimento per il corpo diplomatico e per tutti gli ospiti stranieri giunti a Sarajevo in occasione dell'anniversario dell'assedio di questa citta'. Dodik ha ritenuto il gesto del capo della diplomazia bosniaca come "assolutamente inaccettabile" e il suo problema principale sarebbe stato quello che l'evento non era stato precedentemente "concordato con tutti le parti della BiH". Dodik ha qualificato questa come una "politica unilaterale" dei rappresentanti del popolo bosgnacco. Insieme al presidente della RS aveva protestato anche il maggiore partito della BiH, il Partito democratico serbo secondo il quale la memoria delle vittime della capitale sotto assedio rappresenta "uno spettacolo di propaganda militare".
Gli eventi a Sarajevo in occasione della commemorazione, secondo il presidente della SDS, Mladen Bosić, avevano fatto ricordare "le vicende della macchina musulmana militare-propagandista durante l'infelice conflitto militare, sollecitando odio e trasformando i musulmani in uniche vittime ed i serbi in aggressori ed assassini. Perfino i protagonisti di questa azione sono gli stessi, a partire da Christiane Ammanpour fino a Paddy Ashdown". Cosi' Mladen Bosić alludendo ai testi che la nota giornalista americana e il politico britannico avevano pubblicato su Internet ricordando le atrocita' di guerra a Sarajevo. Va sottolineato che i maggiori media elettronici e di stampa nella RS avevano o ignorato la commemorazione dell'assedio di Sarajevo oppure avevano descritto il 6 aprile come "la giornata in cui ebbe inizio la cacciata e le persecuzioni dei serbi da Sarajevo e la piu' grande pulizia etnica in Europa dopo la seconda guerra mondiale", come nel caso della radio televisione della RS.
La risposta non e' mancata: l'attuale presidente a rotazione della presidenza della Bosnia Erzegovina, l'esponente bosgnacco Bakir Izetbegović, ha dichiarato di continuare orgogliosamente e fermamente la politica di suo padre, il defunto presidente della BiH Alija Izetbegović, una politica che aveva tentato di evitare la guerra ma che infine non ha avuto successo perche' non e' stato possibile fermare i predecessori di Dodik che avevano condotto l'aggressione ed il genocidio, assediando Sarajevo, attaccandola per anni, devastando e uccidendo 11541 cittadini tra cui ci sono stati anche quelli di etnia serba. Izetbegović ha sottolineato di continuare quella politica che nel 1996 invitava i serbi a restare nelle loro case garantendo loro sicurezza. Questa politica non ebbe successo perche' gli allora leader serbi costringevano inutilmente alla fuga. "Tutti i leader serbi di quell'epoca, vale a dire i predecessori di Dodik da lui stesso mai abbandonati, sono accusati o condannati all'Aja e questo fatto parla abbastanza di loro e delle loro imprese criminali", ha rilevato Izetbegović aggiungendo che Dodik dovrebbe dimostrare doveroso rispetto verso le vittime dell'assedio di Sarajevo o almeno tacere se non e' in grado di rispettarle.
Ospite invece in una trasmissione della TV B92, il presidente della RS, Milorad Dodik ha detto che la guerra a Sarajevo inizio' prima del 6 aprile, con l'attacco ad un matrimonio serbo per il quale nessuno mai ha dovuto rispondere. Per Dodik, l'anniversario dell'assedio di Sarejvo e' solo la continuazione di un tentativo per accusare i serbi, ovvero la RS di tutti i crimini commessi in BiH. Aggiunge che nessuno parla di campi di concentramento per serbi a Sarajevo durante la guerra e che dalla capitale della BiH sono state cacciate via 150 mila persone di cui sono state uccise 5000. "Rispetto ogni vittima, ma rilevo che le vittime serbe vengono minimizzate. Un tale approccio allontana la RS da Sarajevo" afferma Dodik e aggiunge che attraverso la falsificazione della storia si cerca una nuova politicizzazione della vittima e si tenta di utilizzare le vittime per politicizzare le vicende a danno della RS. In questa intervista alla B92, il presidente della RS ha ripetuto di non vedere il futuro della BiH e di non sentirla come il proprio paese: "Questa e' una inevitabilita' storica e un giorno la BiH si disgreghera' nelle sue parti costituenti perche' nemmeno l'intervento di massa internazionale e' riuscito ad assicurare la BiH come stato", ha sottolineato Dodik aggiungendo che la BiH non e' mai stata uno stato. "Il mio paese e' la RS e amo di piu' e vivo di piu' la Serbia come il mio paese piuttosto che la BiH" afferma fermamente Milorad Dodik. A proposito delle dichiarazioni di Izetbegović e suoi annunci di voler esporre denuncia contro Dodik, il presidente della RS ha risposto che l'impegno di Izetbegović e' noto come anche il contenuto della sua "Dichiarazione islamica". "Suo padre, non il mio, aveva portato i mujaheddin in Bosnia", ha detto Dodik. Il presidente della RS ha confermato che alle prossime elezioni in Serbia lui appoggera' Boris Tadić e il Partito Democratico perche' e' da molti anni che collaborano e fanno insieme parte dell'internazionale socialista.
Questo scontro politico e questa lontananza di posizioni sono l'ennesima dimostrazione come in BiH non c'e' accordo politico e come i tre popoli costituenti, bosgnacchi, serbi e croato dopo vent'anni non sono riusciti a superare il sanguinoso passato riconoscendo gli errori e le tragedie e facendo i conti con tutti quelli su cui pesano le responsabilita'.
[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale
SERBIA: RECORD DI CANDIDATI PER LE PRESIDENZIALI DI MAGGIO
Con Tadić e Nikolić entrano nella corsa elettorale molti altri leader politici
Di Marina Szikora [*]
Le prossime elezioni presidenziali in Serbia, che come sappiamo sono state indette per il 6 maggio, in contemporanea con quelle parlamentari, amministrative e regionali, potrebbero essere le elezioni con il piu' grande numero di candidati presidenziali dal 2000. Secondo gli annunci e gli attuali dati, la Serbia avra' 11 candidati alle presidenziali del 6 maggio. Cosi' a far parte nella corsa elettorale oltre ai due maggiori candidati, il presidente uscente e lider del Partito Democratico Boris Tadić e il suo principale sfidante, leader del Partito Serbo Progressivo, l'ex ultranazionalista radicale Tomislav Nikolić, ci saranno anche altri nomi di cui alcuni del tutto nuovi. Tra i candidati anche il leader liberal-democratico Čedomir Jovanović, l'attuale ministro degli interni e vicepremier. Leader dei socialisti Ivica Dačić, anche l'ex premier serbo e presidente del Partito Democratico Serbo Vojislav Koštunica. Ci saranno inoltre Vladan Glišić del movimento Dveri, poi Jadranka Šešelj, moglie dell'imputato dell'Aja e del leader degli ultranazionalisti radicali Vojislav Šešelj, Zoran Dragišić, presidente del Movimento di lavoratori e contadini e forse la piu' grande curiosita', il capo della comunita' islamica in Serbia, Muamer Zukorlić.
Secondo l'analista politico Dejan Vuk Stanković, scrive la Deutsche Welle tedesca, ci sono anche ragioni mediatiche e politiche per questa valanga di candidati presidenziali. Stanković afferma che si dovrebbe fare assolutamente una distinzione tra i candidati dei partiti rilevanti, vale a dire quelli che hanno la loro rappresentanza in parlamento e tutti gli altri. Da escluder qui Tadić e Nikolić, e' dell'opinione questo esperto politico serbo. Secondo Stanković, le candidature di Koštunica, Jadranka Šešelj e Čedo Jovanović vanno nella direzione di evitare il fenomeno di voto simetrico, evitare quindi che la maggior parte dei cittadini che voteranno per Tadić o Nikolić, al tempo stesso votino anche per i loro partiti politici il che sarebbe allora un grande danno per gli altri partiti che per quest ragione hanno presentato i propri candidati. Ci sono anche candidati che si presentano alle elezioni per la prima volta e secondo l'esperto politico serbo, tutti loro basano le speranze sull'insoddisfazione latente degli elettori con l'attuale élite politica in Serbia. Vladan Marjanović, redattore della rubrica di politica estera del giornale serbo NIN sottolinea che tutto questo, se e' vero, fa ritornare ai tempi delle elezioni durante il regime di Slobodan Milošević. Tutto questo parla di una evoluzione della scena politica serba ma in prassi non avra' effetto sui risultati finali delle elezioni, valuta Marjanović.
Il trend europeo del rafforzamento della destra e' visibile anche in Serbia e lo dimostrano le prossime elezioni, avverte Dejan Vuk Stanković e afferma che anche se molti ultranazionalisti europei restano minoranza e piuttosto parte del folcolore politico, in Serbia si tratta di circostanze economiche e sociali e questioni di stato irrisolte che rappresentano un terreno fertile per il rafforzamento della destra in Serbia. Stanković ritiene che "questi 10 a 15 percento di estremisti possono facilmente diventare molto piu' potenti e letali sulla scena politica finche' queste circostanze che accompagnano la loro retorica e posizione politica non vengano relativizzate e superate". Dall'altra parte, l'analista Vladan Marjanović e' dell'opinione che in Serbia non esiste il pericolo che emergano nuove e rilevanti forze della destra estremista.
Va precisato che il termine per la presentazione delle candidature presidenziali e' il 15 aprile mentre l'ordine dei candidati sulle liste verra' reso pubblico il prossimo 20 aprile.
[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa oggi da Radio Radicale.
La trasmissione è riascoltabile nella sezione "In Onda" del blog oppure, insieme a tutte quelle precedenti, sul sito di Radio Radicale.
La trasmissione è riascoltabile nella sezione "In Onda" del blog oppure, insieme a tutte quelle precedenti, sul sito di Radio Radicale.
martedì 10 aprile 2012
NJUZ.NET: UN ALTRO MODO PER PARLARE DELLA SERBIA
Con il post che segue Nicola Dotto inizia la sua collaborazione con Passaggio a Sud Est. Nicola ha 35 anni, è laureato in lingua russa all'università di Padova e da circa due anni vive in Serbia, attualmente a Novi Sad, dove è responsabile della cultura dell'associazione culturale italiana Il Belpaese. Collabora anche come insegnante all'Istituto di Cultura Italiano di Belgrado.
Questo suo primo post riporta e commenta un pezzo pubblicato su Njuz.net un portale che offre articoli di politica, economia, costume e sport con un taglio giornalistico, facendo riferimento a fatti e persone della vita pubblica serba, ma con un tono surreale e grottesco. Njuz.net sta avendo un notevole successo ed è diventato un caso non solo in Serbia.
Per saperne di più potete leggere l'articolo pubblicato sul sito di Osservatorio Balcani e Caucaso.
La Serbia “nuovo eldorado” per le imprese?
Anche a causa dell’inizio della campagna politica per le elezioni di maggio e della fresca accettazione di “status candidato” da parte dell’UE, continuano le visite giornaliere dei vari leader politici nelle aziende del Paese per attrarre investimenti stranieri. In un sito internet satirico di informazione politica, economica, sociale che sta spopolando in tutti i Balcani si scopre, tra lo stupore e un mezzo sorriso, che il governo serbo avrebbe preparato una lista di attesa per le imprese interessate a fare affari in Serbia a causa del grande numero di investitori stranieri. I serbi si rivelano così autoironici e hanno, anche loro, quando vogliono, il loro “pesce d’aprile”; in tempi di vacche magre (anche se lunghi ormai un ventennio, come dicono qui) un sorriso val bene un click del mouse.
Belgrado
IL GOVERNO SERBO HA FORMATO UNA COMMISSIONE DI LAVORO MISTA CHE AVRA’ IL COMPITO DI STILARE UNA LISTA DI ATTESA PER GLI INVESTITORI STRANIERI INTERESSATI A OPERARE NEL PAESE
La commissione sarà formata dai rappresentanti del governo e dai leader dei principali partiti, sostiene il portale “Njuz.net”. La presidenza della commissione sarà doppia e a rotazione tra il presidente serbo e dei Ds Boris Tadić e il presidente del partito progressista Tomislav Nikolić, e questo a causa dell’eccezionale interesse degli investitori per il mercato serbo. - “Siccome nel breve periodo non attendiamo un calo dell’interesse e tenendo in considerazione che il Paese, purtroppo, non ha in questo momento la capacità di accettare tutti gli investitori, formeremo una lista d’attesa”, dichiarano dal governo.
Gli investitori dovranno perciò presentare alla Commissione tutti i dati riguardanti le loro intenzioni, per esempio come sarà calcolata la somma dell’investimento, le attività e il numero dei nuovi occupati. Sulla base di questi elementi che saranno valutati e catalogati, sarà aggiunto, come elemento chiave per la graduatoria, l’intenzione sull’immediata realizzazione o meno dell’investimento. “Tutti gli investitori che intenderanno iniziare i loro progetti prima del 6 maggio o perlomeno immediatamente dopo tale data (giorno delle elezioni politiche e presidenziali nel Paese) – spiegano nel comunicato stampa - riceveranno infatti dei punti speciali e quindi un miglior posto nella stessa lista”.
Venghino signori, venghino!
Questo suo primo post riporta e commenta un pezzo pubblicato su Njuz.net un portale che offre articoli di politica, economia, costume e sport con un taglio giornalistico, facendo riferimento a fatti e persone della vita pubblica serba, ma con un tono surreale e grottesco. Njuz.net sta avendo un notevole successo ed è diventato un caso non solo in Serbia.
Per saperne di più potete leggere l'articolo pubblicato sul sito di Osservatorio Balcani e Caucaso.
La Serbia “nuovo eldorado” per le imprese?
Anche a causa dell’inizio della campagna politica per le elezioni di maggio e della fresca accettazione di “status candidato” da parte dell’UE, continuano le visite giornaliere dei vari leader politici nelle aziende del Paese per attrarre investimenti stranieri. In un sito internet satirico di informazione politica, economica, sociale che sta spopolando in tutti i Balcani si scopre, tra lo stupore e un mezzo sorriso, che il governo serbo avrebbe preparato una lista di attesa per le imprese interessate a fare affari in Serbia a causa del grande numero di investitori stranieri. I serbi si rivelano così autoironici e hanno, anche loro, quando vogliono, il loro “pesce d’aprile”; in tempi di vacche magre (anche se lunghi ormai un ventennio, come dicono qui) un sorriso val bene un click del mouse.
Belgrado
IL GOVERNO SERBO HA FORMATO UNA COMMISSIONE DI LAVORO MISTA CHE AVRA’ IL COMPITO DI STILARE UNA LISTA DI ATTESA PER GLI INVESTITORI STRANIERI INTERESSATI A OPERARE NEL PAESE
La commissione sarà formata dai rappresentanti del governo e dai leader dei principali partiti, sostiene il portale “Njuz.net”. La presidenza della commissione sarà doppia e a rotazione tra il presidente serbo e dei Ds Boris Tadić e il presidente del partito progressista Tomislav Nikolić, e questo a causa dell’eccezionale interesse degli investitori per il mercato serbo. - “Siccome nel breve periodo non attendiamo un calo dell’interesse e tenendo in considerazione che il Paese, purtroppo, non ha in questo momento la capacità di accettare tutti gli investitori, formeremo una lista d’attesa”, dichiarano dal governo.
Gli investitori dovranno perciò presentare alla Commissione tutti i dati riguardanti le loro intenzioni, per esempio come sarà calcolata la somma dell’investimento, le attività e il numero dei nuovi occupati. Sulla base di questi elementi che saranno valutati e catalogati, sarà aggiunto, come elemento chiave per la graduatoria, l’intenzione sull’immediata realizzazione o meno dell’investimento. “Tutti gli investitori che intenderanno iniziare i loro progetti prima del 6 maggio o perlomeno immediatamente dopo tale data (giorno delle elezioni politiche e presidenziali nel Paese) – spiegano nel comunicato stampa - riceveranno infatti dei punti speciali e quindi un miglior posto nella stessa lista”.
Venghino signori, venghino!
ELEZIONI IN SERBIA: L'ITALIANO MECACCI CAPO MISSIONE OSCE
Intervista al deputato italiano Matteo Mecacci che guiderà la missione di osservazione Osce per le elezioni del 6 maggio in Serbia
Il parlamentare italiano Matteo Mecacci (Radicale eletto nel gruppo del Partito Democratico) è stato designato quale coordinatore speciale a capo della missione di osservazione elettorale dell’OSCE per le elezioni che si terranno il 6 maggio in Serbia. Mecacci, presidente della Commissione per la democrazia, i diritti umani e le questioni umanitarie dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE, ha finora preso parte a undici missioni internazionali di osservazione elettorale dell’OSCE, tra le quali quella in occasione delle elezioni presidenziali del 5 marzo in Russia, e ha svolto le funzioni di vice capo della missione che ha osservato le elezioni presidenziali in Kazakhstan.Mecacci guiderà una visita preelettorale a Belgrado che si svolgerà domani e dopodomani 11 e 12 aprile: la vista sarà la prima dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE in Serbia dopo l’annuncio delle dimissioni del presidente Boris Tadic. Mecacci incontrerà esponenti governativi, dirigenti di partiti politici e rappresentanti dei media e delle organizzazioni non governative. Mecacci sarà accompagnato dal vicedirettore per le operazioni sul campo dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE, Roberto Montella, che per dieci anni ha prestato servizio nell’ambito delle missioni dell’OSCE, ultimamente in veste di consigliere esecutivo della missione OSCE in Serbia.
Lo scorso mese di marzo Mecacci, nell'ambito di una rappresentanza della Delegazione italiana all’Assembla parlamentare dell’OSCE, insieme al deputato Riccardo Migliori, presidente della delegazione e vicepresidente dell’Assemblea OSCE, e ai senatori Mauro Del Vecchio e Giuseppe Caforio, ha svolto una visita in Kosovo, per approfondire i temi della presenza dell’OSCE in Kosovo, sede della più ampia missione sul terreno dell’organizzazione, con particolare riferimento alla tutela dei diritti umani e delle minoranze.
Dopo l’incontro con il capo missione, l'ambasciatore Almhofer, la delegazione ha visitato il monastero ortodosso di Decani e il patriarcato di Pec, centri di cultura e fede ortodossa presidiati dall’esercito italiano nell'anbito della missione Kfor, approfondendo le condizioni di vita e la situazione dei diritti delle minoranze presenti nell’area. I parlamentari italiani hanno poi visitato i comandi della Kfor e gli uffici della missione civile dell'Ue (Eulex), le enclavi serbe del sud del Kosovo e la città di Mitrovica, e hanno avuto incontri con il viceministro degli Esteri, il presidente del Parlamento e i membri della Commissione Affari esteri, nonché con i rappresentati delle forze politiche e dei gruppi parlamentari.
La rappresentanza italiana ha espresso complessivamente una valutazione favorevole ad un ampio coinvolgimento della comunità internazionale per la difesa dei delicati equilibri politici ed istituzionali nell’area balcanica concordando sulla necessità che la comunità internazionale si faccia promotrice di una forte iniziativa politica per garantire che le minoranze in Kosovo, e in particolare quella serba, possano godere di una effettiva autonomia secondo le 19 raccomandazioni OSCE di Bolzano.
Qui di seguito l'intervista a Matteo Mecacci sulla situazione in Serbia e Kosovo, alla luce degli ultimi sviluppi politici e in vista delle elezioni serbe del prossimo 6 maggio, e più in generale sulla situazione complessiva dell'area balcanica ed ex jugoslava.
lunedì 9 aprile 2012
SARAJEVSKA CRVENA LINIJA
Ho ricevuto la seguente email da Giacomo Scattolini sulle commemorazioni per il ventennale dell'inizio dell'assedio di Sarajevo. Giacomo Scattolini insieme a Tullio Bugari è l'autore di "Jugoschegge. Storie e scatti di guerra e di pace" (Infinito Edizioni). Maggiori informazioni le trovate al sito www.jugoschegge.it
La linea rossa di Sarajevo
Giacomo Scattolini
Sono andato alle commemorazioni per l'inizio dell'assedio della città di Sarajevo in Bosnia Erzegovina.
Fra noi "balkanizzati" c'è stato un gran discutere se aveva senso andare o meno alle "commemorazioni" dell'inizio di un assedio e non della fine. Avevamo paura che fossero strumentalizzate dai vari nazionalisti al potere...
Ora posso dire che invece, ancora una volta, i sarajevesi hanno dato una lezione a noi "saputelli" occidentali.
Ho assistito ad una commemorazione veramente "alta"- Senza retorica e sciovinismo.
11541 sedie rosse (tante quante le vittime dell'assedio) lungo la via principale dove tutta la popolazione passeggiava e rendeva omaggio con fiori o altri segni di "saluto" ai propri cari. Commevente poi le 653 sedie rosse più piccole... tante quante i bambini morti durante l'assedio.
Il momento più forte quando un coro di ragazzi hanno cantato "Give Peace a Chance" di Lennon. Potevano scegliere mille altre canzoni nazionaliste o, peggio, inni nazionali... hanno scelto di sicuro la più adatta la più PACIFISTA.
Certo qualche anima bella potrebbe dire che all'Holiday Inn ci sono stati dei festeggiamenti e dei ritrovi di tutta la stampa... ma erano gli "internazionali" e non i sarajevesi...
Sarajevo vs Resto del mondo 1-0
| Sarajevo, 5 aprile 2012: la linea rossa (Foto Giacomo Scattolini) |
La linea rossa di Sarajevo
Giacomo Scattolini
Sono andato alle commemorazioni per l'inizio dell'assedio della città di Sarajevo in Bosnia Erzegovina.
Fra noi "balkanizzati" c'è stato un gran discutere se aveva senso andare o meno alle "commemorazioni" dell'inizio di un assedio e non della fine. Avevamo paura che fossero strumentalizzate dai vari nazionalisti al potere...
Ora posso dire che invece, ancora una volta, i sarajevesi hanno dato una lezione a noi "saputelli" occidentali.
Ho assistito ad una commemorazione veramente "alta"- Senza retorica e sciovinismo.
11541 sedie rosse (tante quante le vittime dell'assedio) lungo la via principale dove tutta la popolazione passeggiava e rendeva omaggio con fiori o altri segni di "saluto" ai propri cari. Commevente poi le 653 sedie rosse più piccole... tante quante i bambini morti durante l'assedio.
Il momento più forte quando un coro di ragazzi hanno cantato "Give Peace a Chance" di Lennon. Potevano scegliere mille altre canzoni nazionaliste o, peggio, inni nazionali... hanno scelto di sicuro la più adatta la più PACIFISTA.
Certo qualche anima bella potrebbe dire che all'Holiday Inn ci sono stati dei festeggiamenti e dei ritrovi di tutta la stampa... ma erano gli "internazionali" e non i sarajevesi...
Sarajevo vs Resto del mondo 1-0
domenica 8 aprile 2012
BUONA PASQUA
Vent'anni fa cominciava l'assedio di Sarajevo, il più lungo della storia europea moderna. 1427 giorni, quattro inverni, più di 11.500 morti in città (la stragrande maggioranza civili tra cui 1600 bambini). Il conflitto, costato 100.000 morti, ha lasciato una Bosnia e la sua capitale divise su base etnica.
In questi giorni si ricordano le vittime, si guardare al passato per non dimenticare le responsabilità di quel massacro. E' giusto. Però non si deve alimentare i luoghi comuni e rischiare di dare un'immagine distorta del presente. Come è scritto nella newsletter di Osservatorio Balcani e Caucaso inviata proprio in questi giorni, non c'è bisogno della nostalgia degli ex inviati di guerra o dell'ipocrisia dei rappresentanti della comunità internazionale che agiscono solo dove c'è piena emergenza, fingendo di non sapere che la risoluzione dei conflitti implica politiche coerenti di lungo periodo.
E' necessario guardare al presente, alla Sarajevo di oggi, alla Bosnia di oggi, con tutti i loro problemi, che sono tanti e non semplici, ma anche con tutte le loro risorse e le loro energie. "Don't Let Them Kill Us", era scritto sullo striscione delle "Miss Sarajevo" nel 1993: Non lasciate che ci uccidano.
Non lasciamo che uccidano Sarajevo e la Bosnia.
In questi giorni si ricordano le vittime, si guardare al passato per non dimenticare le responsabilità di quel massacro. E' giusto. Però non si deve alimentare i luoghi comuni e rischiare di dare un'immagine distorta del presente. Come è scritto nella newsletter di Osservatorio Balcani e Caucaso inviata proprio in questi giorni, non c'è bisogno della nostalgia degli ex inviati di guerra o dell'ipocrisia dei rappresentanti della comunità internazionale che agiscono solo dove c'è piena emergenza, fingendo di non sapere che la risoluzione dei conflitti implica politiche coerenti di lungo periodo.
E' necessario guardare al presente, alla Sarajevo di oggi, alla Bosnia di oggi, con tutti i loro problemi, che sono tanti e non semplici, ma anche con tutte le loro risorse e le loro energie. "Don't Let Them Kill Us", era scritto sullo striscione delle "Miss Sarajevo" nel 1993: Non lasciate che ci uccidano.
Non lasciamo che uccidano Sarajevo e la Bosnia.
Iscriviti a:
Post (Atom)




