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lunedì 12 gennaio 2015

BELGRADO ASSUME LA PRESIDENZA DELL'OSCE, MA NON TUTTI SONO ENTUSIASTI

Di Marina Szikora
Dal 1 gennaio 2015 la presidenza dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) è passata nelle mani di Belgrado. Il giornale austriaco 'Die Presse' scrive in questi giorni che nel mezzo della crisi ucraina, la presidenza dell'OSCE passa al paese che si trova a bilanciare tra l'Est e l'Ovest. Nuovi impulsi dal governo di Belgrado non bisogna aspettarsi ed i critici avvertono che ci potrebbero essere anche delle gaffe, scrive 'Die Presse'. Ma il presidente della Serbia, Tomislav Nikolic e' ottimista quando si tratta di questa presidenza e afferma che la Serbia nel conflitto in Ucraina “non favoreggia nessuno”. Ha aggiunto che la presidenza all'OSCE e' “una occasione ideale” di portare tutti i partecipanti della crisi ucraina allo stesso tavolo. “Noi non saremo soltanto da una parte” ha detto Nikolic. Il giornale austriaco osserva che la Serbia si trova pero' in un grande discrepanza tra Bruxelles e Mosca e si comporta in modo indeciso e contrastante. Belgrado da una parte dice di rispettare l'integrita' territoriale dell'Ucraina, dall'altra parte il paese candidato all'adesione all'Ue non accetta le sanzioni contro la Russia. Inoltre, a novembre la Serbia ha permesso a due rappresentanti del governo di partire senza sanzioni dai separatisti in Donjeck e Lugansk, scrive 'Die Presse'. I critici quindi piu' preoccupati che felici si aspettano la presidenza dell'OSCE passata dalla Svizzera alla Serbia e temono le gaffe di Belgrado. Il ministro degli esteri serbo, Ivica Dacic ha ammesso che Belgrado si trova di fronte “alla grande sfida” e quasi come se si volesse scusare ha spiegato che la presidenza non e' stata richiesta dall'attuale bensi' dal precedente governo di Belgrado.

“Invece di assumersi la responsabilita', il capo della diplomazia serba ne sta nuovamente sfuggendo” ha osservato l'ex presidente della Serbia, Boris Tadic aggiungendo che “Dacic ha avuto paura ancora prima di aver assunto la presidenza dell'OSCE”. “Tali dichiarazioni sono vergognose per la Serbia e danno l'immagine come se fossimo un paese di gente incapace e irresponsabile” ha detto Tadic. La presidenza ad una organizzazione come l'OSCE e' “una grande occasione” ma non esclude “il naufragio” osserva invece l'ex ministro degli esteri, Vuk Draskovic. Questo ex dissidente vede il problema della verita' nella posizione contro europea latente di molti funzionari e media nonche' nell' attuazione apatica dell'accordo di Bruxelles sul Kosovo, scrive 'Die Presse'. Infine, secondo il giornale austriaco, Belgrado non dimostra nessuna chiara strategia nella crisi ucraina. Dalla Serbia alla guida dell'OSCE non si aspettano grandi impulsi nell'arena internazionale. Ma integrata nella troica con la presidenza uscente Svizzera e quella successiva – la Germania, che presiedera' nel 2016, questo stato balcanico dovrebbe far passare l'OSCE attraverso il suo 40 esimo anno di giubileo almeno senza grandi fallimenti, conclude 'Die Presse'. E sullo stesso tema la Deutsche Welle tedesca pone la domanda se la Serbia in base alle sue buone relazioni sia con l'Est che con l'Ovest possa aiutare a trovare una soluzione per quanto riguarda la crisi in Ucraina.

Il media tedesco osserva che la modestia non e' mai stata una qualifica della classe politica serba e che sono stati grandi i progetti che Belgrado preannunciava in vista della presidenza dell'OSCE. Quest'anno si celebrano i 40 anni dell'accordo di Helsinki in cui sono state stabilite le basi per, come si credeva allora, una Europa sicura. Un anniversario quindi molto carino per le grandi cerimonie quali non sono una cosa strana per la Serbia, ma possono aiutare anche l'immagine degradata del paese, osserva la DW. Si constatano pero' altrettanto che ci sono sempre piu' quelli che si chiedono se la Serbia sia in grado a presiedere all'OSCE in una situazione cosi' complicata. La Serbia e' attualmente situata nella freddolosa sala d'aspetto europea e li ci rimarra' almeno per altri cinque anni – cosi' hanno detto i nuovi vertici della Commissione Europea, prosegue la DW e aggiunge che l'orientamento europeo non ha pero' in nessun modo titubato le autorita' serbe a dimostrare con forti simboli la loro affezione verso la Russia – quello piu' visibile e' stato il rifiuto decisivo delle sanzioni, la parata militare megalomane per Putin a Belgrado e i congiunti allenamenti militari.

Recentemente, il segretario generale dell'OSCE, Lamberto Zannier, sempre per la DW ha detto che “questi sono gli elementi positivi in base ai quali Belgrado puo' giocare un ruolo di mediatore sincero”. Zannier ha aggiunto che i mediatori neutrali ricevono critiche sia dalla sinistra che dalla destra, ma che soltanto un mediatore neutrale puo' realizzare passi in avanti. Dragan Simeunovic, professore della Facolta' di scienze politiche di Belgrado condivide queste affermazioni e rileva che la Serbia non sara' un decision maker ma che ha una chance a contribuire ad un importante processo di pace. “La vita, storia e favole ci insegnano che qualche volta i piccoli possono fare molto per i grandi” afferma questo analista politico serbo. Non la pensa cosi' Dusan Reljic, capo dell'ufficio brixellese della fondazione tedesca Scienza e politica. Lui non ha molte illusioni e afferma che le principali forze europee, Francia e Germania si trovano in un dialogo diretto con Mosca e non hanno bisogno di mediatori. E' convinto che piccoli paesi quali la Serbia  la quale essa stessa deve affrontare difficolta' economiche e grandi sfide di politica interna ed estera, quali il Kosovo - non possono contribuire molto alla soluzione di problemi globali.

Il testo è tratto dalla trascrizione del contributo per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda l'11 gennaio a Radio Radicale.

martedì 15 aprile 2014

TRANSDNISTRIA: OSCE PUNTA SU RIPRESA NEGOZIATI A MAGGIO

Ma pesa l'incertezza della situazione in Ucraina e il conflitto sempre più aspro tra Kiev e Mosca

Lo stemma della Transdnistria
Mentre la diplomazia al lavoro per cercare di impedire che la situazione in Ucraina possa precipitare in una guerra civile, si cerca di disinnescare anche altri possibili focolai di conflitto nella regione, come quello della Transdnistria. Un nuovo round di negoziati per cercare di risolvere la questione tra la Moldova e la sua regione separatista, a maggioranza russa al confine con l'Ucraina potrebbe tenersi il prossimo maggio. E' quanto ha dichiarato alla France Presse l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), che ha il compito di gestire i colloqui tra le due parti che si tengono nel formato 5+2 con la partecipazione di Moldova, Romania, Transdnistria, Ucraina e Russia, con l'Unione Europea e gli Stati uniti nel ruolo di osservatori. "Speriamo veramente di decidere la prossima settimana una sessione di negoziati a maggio", ha detto Jennifer Brush, capo della missione Osce in Moldova.

La Transdnistria, una striscia di territorio a est del fiume Dnestr, stretta tra Moldova e Ucraina. La regione, che faceva parte della Repubblica Socialista Sovietica Moldava (una delle repubbliche che componevano l'Unione Sovietica), dichiarò unilateralmente la propria indipendenza il 2 settembre del 1990. Dal marzo al luglio 1992 la regione fu teatro di un conflitto armato terminò con un cessate il fuoco, garantito da una commissione tripartita tra formata da Russia, Moldavia e Transdnistria, e la creazione di una zona demilitarizzata comprendente 20 località a ridosso del fiume Dnestr. Di fatto la Transdnistria oggi uno stato indipendente non riconosciuto però dai Paesi membri dell'ONU, nemmeno dalla Russia, anche se Mosca ne ha fatto un suo satellite. Il governo ha sede nella città di Tiraspol. Il 18 marzo scorso ha chiesto l'adesione alla Russia in seguito all'annessione unilaterale della Crimea. Interrotto per sei anni, il dialogo è ripreso nel 2010, ma il nuovo ciclo di negoziati che avrebbe dovuto aver luogo in questi giorni non c'è stato.

La rappresentante dell'Osce in Moldova ha spiegato che che la mancata effettuazione del nuovo ciclo di colloqui è stato dovuto a una legge moldava che avrebbe danneggiato l'industria della Transdnistria. "Questa legge è stata ritirata e non c'è dunque ragione per cui un nuovo ciclo negoziale non abbia luogo", ha affermato il capo della missione Osce che ha però anche riconosciuto che l'instabilità nella vicina Ucraina e il conflitto tra Kiev e Mosca rappresentano un fattore d'incertezza nel processo negoziale. Tuttavia "noi stimiamo che le due parti, i mediatori e gli osservatori, siano per il proseguimento dei negoziati, quindi ritengo che non ci saranno ostacoli", ha detto ancora Brush.


sabato 23 novembre 2013

LE ELEZIONI IN AZERBAIJAN, IL PARLAMENTO EUROPEO, L'OSCE... E PINO ARLACCHI

Foto Afp / Tofik Babayev
Il 9 ottobre 2013 in Azerbaijan si sono tenute le elezioni presidenziali. Grazie alla modifica della costituzione del 2009, confermata da un referendum ma criticata dal Consiglio d'Europa e dalla Commissione di Venezia per la sua dubbia democraticità, il presidente Ilham Aliyev ha potuto ricandidarsi per la terza volta consecutiva ed essere rieletto con l’84.5% dei voti. La missione di osservazione a lungo termine (3 mesi) dell’OSCE/ODIHR, guidata da Tana de Zulueta, nel rapporto molto dettagliato del 10 ottobre, ha concluso che le elezioni “sono state compromesse da limitazioni alle libertà di espressione, di riunione e di associazione, che non hanno garantito la parità di condizioni per i candidati”. Un giudizio opposto a quello espresso nel comunicatocongiunto della missione a breve termine (4 giorni) dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (PACE) e di quella del Parlamento europeo, guidata dal deputato socialista Pino Arlacchi, secondo cui “nel complesso nel giorno delle elezioni abbiamo osservato un processo elettorale libero, equo e trasparente”. Per la prima volta, le missioni di monitoraggio internazionale non hanno trovato una mediazione ed hanno emesso comunicati contrastanti.
 
Il caso, ovviamente, suscita reazioni. L’11 ottobre, l'Alto rappresentante per gli Affari Esteri dell’UE, Catherine Ashton, e il commissario all'Allargamento, Štefan Füle, hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui fanno riferimento solo ai risultati della missione OSCE-ODIHR con solo un rapido accenno alle missioni di monitoraggio PE/PACE. Una settimana dopo, nella Commissione Esteri del Parlamento europeo che ha discusso il rapporto della missione guidata da Arlacchi, il gruppo dei Verdi reagisce duramente e in un comunicato ha criticato il rapporto ufficiale della missione PE accusando il Parlamento europeo di perdere credibilità con dichiarazioni che ignorano la realtà della situazione azera danneggiando la reputazione del Parlamento europeo nella lotta per i diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto. Anche il gruppo socialista, cui appartiene Arlacchi, ha preso le distanze dalle conclusioni della missione PE/PACE, giudicandole così lontane da quelle dell'OSCE da non poter essere minimamente sostenute. Arlacchi però non ci sta e in un'intervista concessa all'agenzia azera Apa, ha ribadito la sua posizione e ha attaccato l'ODIHR accusandolo di essere formato “da un gruppo di cosiddetti esperti senza responsabilità politica, che non sono stati eletti da nessuno”, dunque facilmente manipolabili, “che vogliono solo essere sicuri di ottenere lavoro alla prossima occasione”.
 
La sicumera di Arlacchi non ha però potuto evitare alla questione di aggravarsi. Tanto più che è venuto fuori il caso dei parlamentari europei che, in occasione delle elezioni del 9 ottobre, si sono recati non ufficialmente in Azerbaijan. L’European Voice, autorevole testata del gruppo Economist, in un articolo del 17 ottobre, ha scritto senza mezzi termini che “una grossolana stupidità o una meschina venalità sembrano essere le uniche spiegazioni plausibili per far sì che un membro del Parlamento europeo scelga di andare a Baku come osservatore non ufficiale alla farsa delle elezioni presidenziali in Azerbaijan della scorsa settimana”. Il giornale riporta la lista (precisando che probabilmente è incompleta) coi nomi dei deputati che “pare si siano dati al turismo elettorale” viaggiando a spese della Società per la promozione delle relazioni tedesco-azero, un'associazione tedesca “che appare come una subdola organizzazione di facciata per gli interessi del governo azero”. Tra questi ci sono alcuni aderenti al gruppo ALDE del quale ha fatto parte anche Arlacchi prima di passare al gruppo socialista. Secondo un funzionario interno al PE, citato da Osservatorio Balcani e Caucaso sotto garanzia di anonimato, “non c'è da stupirsi, è risaputo che vari membri del PE sono sulla 'business list azera'. Vale a dire regali, viaggi, hotel di lusso, eccetera”. La stessa fonte non nasconde che sontuosi cesti natalizi, caviale compreso (quello azero è uno dei migliori), raggiungono tranquillamente gli uffici di Bruxelles.
 
Il Parlamento europeo a questo punto reagisce screditando indirettamente le conclusioni della sua stessa missione e nella risoluzione sulle Politiche di vicinato adottata il 23 ottobre viene messo nero su bianco il rammarico per il fatto che “stando alle conclusioni della missione a lungo termine dell'ODIHR, le recenti elezioni presidenziali tenutesi il 9 ottobre 2013 non abbiano, nemmeno in questo caso, soddisfatto gli standard dell'OSCE, essendo state imposte restrizioni alla libertà di riunione e di espressione; chiede, in tale ottica, alle autorità azere di affrontare e attuare rapidamente tutte le raccomandazioni incluse nell'attuale relazione e in quelle passate elaborate dall'ODIHR/OSCE”. Parole che non piacciono per niente al governo azero che, per bocca del suo capo delegazione in Euronest (l'assemblea istituita nel 2009 che riunisce i deputati del PE con quelli di Armenia, Azerbaijan, Georgia, Moldavia e Ucraina), accusa il PE di voler “creare disordini e sabotare l’Azerbaijan” anche se non è riuscito nel suo “piano di sabotaggio” per “trasformare l’Azerbaijan nella Libia o nella Siria” visto quanto ha dichiarato la missione guidata da Pino Arlacchi. Quindi la delegazione azera sospende la sua presenza in Euronest.
 
Il 7 novembre a Bruxelles, la responsabile della missione di monitoraggio elettorale OSCE/ODIHR in Azerbaijan, si è incontrata con i portavoce dei gruppi della Commissione Esteri alla presenza del Democracy Support and Election Coordination Group (DEG). Stando a quanto si è appreso, la riunione è stata piuttosto accesa, ma non ha prodotto risultati, tanto che è stata aggiornata al prossimo 12 dicembre. In attesa di una possibile conclusione della vicenda, restano al momento due punti fermi. Il primo è che a sette mesi dalle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, la crisi delle missioni di monitoraggio in Azerbaijan rischia di compromettere l’immagine di un pilastro importante dell'azione esterna e dell'immagine dell'Unione europea. Lo ha scritto anche l'European Stability Initiative in un recentissimo rapporto. Il secondo è che, al centro di questo pasticcio, c'è Pino Arlacchi, del quale si ricorda la spregiudicata gestione dell'ufficio antidroga dell'Onu, denunciata da un suo collaboratore e documentata in un corposo dossier del Partito Radicale Transnazionale. Una gestione tanto discutibile che, alla scadenza, l'incarico non gli fu rinnovato come da prassi consolidata del Palazzo di vetro, ma solo prorogato. Pare che l'allora segretario generale Kofi Annan abbia chiesto esplicitamente ad Arlacchi di dare spontaneamente le dimissioni per levarlo dall'imbarazzo di non riconfermarlo per un secondo mandato. Passano gli anni ma, evidentemente, non cambiano i metodi con cui il sociologo di Gioia Tauro gestisce gli incarichi che riceve (o almeno alcuni di questi).
 
Per informazioni più dettagliate si rimanda alla lettura dell'articolo di Luka Zanoni per OsservatorioBalcani e Caucaso al quale questo post è debitore.
 
 
Informazioni sulla gestione dell'Ufficio Onu per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine diretto da Arlacchi dal 1997 al 2002 sono reperibili sul sito del Partito Radicale Transnazionale.


lunedì 8 aprile 2013

MONTENEGRO: E' SCONTRO SUL RISULTATO DELLE PRESIDENZIALI


Quando i Balcani sembrano voler confermare stereotipi e pregiudizi: a Podgorica in due si aggiudicano la vittoria alle presidenziali di ieri. Sia il presidente uscente Filip Vujanovic, sia il suo sfidante Miodrag Lekic, si sono infatti dichiarati vincitori, provocando un caos politico. Vujanovic si è detto certo di aver ottenuto un terzo mandato consecutivo, mentre Lekic ha gridato al colpo di Stato. Vujanovic, citando i conteggi effettuati dal suo partito, si è attribuito il 51,3% dei consensi contro il 48,7% di Lekic. Quest'ultimo, senza citare cifre, ha invece dichiarato che "in base allo spoglio del 97% delle schede, i cittadini del Montenegro mi hanno concesso al vittoria" e ha chiesto a Vujanovic “di essere serio e responsabile, perchè dichiarandosi vincitore ha commesso un colpo di Stato". I sondaggi della vigilia davano in effetti Vujanovic - vicino all'uomo forte del Montenegro, Milo Djukanovic - come favorito e la sua eventuale vittoria confermerebbe il ventennale predominio del suo partito, che promette di riformare l'economia e di arrivare rapidamente a un'adesione all'Ue. Il 65enne Lekic, che condivide gli obiettivi euroatlantici del presidente uscente, ha invece puntato la sua campagna elettorale sulla lotta al crimine organizzato e alla corruzione, campi nei quali secondo Bruxelles il Montenegro non ha fatto abbastanza.

L'Osce chiede ai due candidati adi dare prova di "maturità" e lasciare alle istituzioni preposte il compito di determinare i risultati del voto di ieri. "La maturità di un Paese è dimostrata anche dal modo in cui i partecipanti e le istituzioni dello Stato completano il processo elettorale", ammonisce in un comunicato l'Osce preoccupata che lo scontro tra i due apra una grave crisi politica nel Paese ex yugoslavo che sta negoziando l'adesione all'Unione europea. L'Osce chiede quindi alla Commissione elettorale di determinare il risultato dello scrutinio “in modo da rafforzare la fiducia dei cittadini nel processo democratico". Per cercare di gettare acqua sul fuoco l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa ha comunque sottolineato nel suo comunicato ufficiale che "non vi è dubbio che questa elezione, come le precedenti, si sia svolta in accordo con le norme Osce”. Domani dovrebbero esserci i risultati ufficiali. Vedremo se questo basterà a far rientrare lo scontro tra i due candidati alla presidenza o se daranno adito a nuove polemiche dalle conseguenze per ora incerte.


lunedì 21 maggio 2012

SERBIA: LE ELEZIONI PRESIDENZIALI DEL 20 MAGGIO E LA MISSIONE OSCE

Intervista a Matteo Mecacci

Il deputato radicale italiano Matteo Mecacci ha coordinato la missione di breve periodo dell'Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) che ha monitorato le elezioni serbe del 6 e del 20 maggio 2012. L'importante tornata elettorale che ha coinvolto la Serbia (con il rinnovo del Parlamento, delle amministrazioni locali e l'elezione del presidente della repubblica) è stata promossa dall'Osce, che ha anche gestito direttamente le operazioni di voto in Kosovo per i cittadini con doppia cittadinanza.
"La giornata delle elezioni si è svolta correttamente sotto tutti i punti di vista: dalle operazioni di voto, a quelle di conteggio", ha detto Mecacci nella conferenza stampa tenutasi al Media Centar di Belgrado lunedì 21 maggio. La campagna elettorale "si è svolta in un contesto regolare e fortemente competitivo", si legge nello statement dell'Osce in cui si sottolinea come i due candidati alla presidenza serba "hanno avuto pari opportunità di condurre una campagna elettorale, durante la quale è stata offerta agli elettori la scelta tra due diverse opzioni politiche".
Anche per il ballottaggio presidenziale una criticità viene però individuata, come era già accaduto il 6 maggio, nel sistema dei media, i quali, si legge ancora nello statement dell'Osce, "hanno garantito la copertura di dichiarazioni e opinioni, ma senza fornire una lettura critica ed un punto di vista sufficientemente analitico".

Qui di seguito l'intervista a Matteo Mecacci che ho realizzato lunedì 21 maggio a Belgrado per Radio Radicale subito dopo la conferenza stampa tenutasi al Medija Centar in cui è stato presentato il rapporto dell'Osce. La sintesi delle conclusioni dell'Osce e un commento sull'esito del ballottaggio per le presidenziali che ha visto la vittoria del leader conservatore Tomislav Nikolic.



OSCE: Serbian presidential election open and highly competitive, institutions need to be more responsive

OSCE: Statement of Preliminary Findings and Conclusions

OSCE welcomes peaceful voting in Kosovo for Serbian election


domenica 20 maggio 2012

ELEZIONI IN SERBIA: CHIUSE LE URNE. TADIC O NIKOLIC?

20 maggio 2012: un seggio di Belgrado
(Foto R.Spagnoli)
Si sono da poco chiuse le operazioni di voto per il ballottaggio delle presidenziali in Serbia.
Tra poco sapremo se il responso delle urne confermerà le previsioni della vigilia e darà al presidente uscente Boris Tadic, leader del Partito democratico, il terzo mandato oppure se avrà vinto il conservatore Tomislav Nikolic, leader del Partito serbo del progresso che per la quarta volta corre per la presidenza della repubblica (la terza contro Tadic).
In attesa del risultato, si può però già dare un giudizio positivo sullo svolgimento di questo turno elettorale che, come già quello del 6 maggio, si è tenuto in un clima tranquillo e senza irregolarità degne di nota, anche nei comuni a maggioranza serba del Kosovo.

Il deputato radicale Matteo Mecacci, coordinatore della missione di osservazione di breve termine dell'Osce, traccia un primo bilancio delle operazioni di voto ai microfoni di Radio Radicale.

giovedì 10 maggio 2012

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa oggi da Radio Radicale.
La trasmissione è riascoltabile nella sezione "In Onda" del blog oppure, insieme a quelle precedenti, sul sito di Radio Radicale.



martedì 8 maggio 2012

ELEZIONI IN SERBIA: LA MISSIONE DI OSSERVAZIONE DELL'OSCE

Matteo Mecacci, deputato Radicale eletto nel Pd, presidente del Comitato Democrazia, Diritti umani e Questioni umanitarie dell'Assemblea parlamentare dell'Osce, che ha coordinato la missione di osservazione internazionale dell'organizzazione, in un collegamento nel notiziario del mattino di Radio Radicale, traccia un primo bilancio della giornata elettorale del 6 maggio in Serbia, nella quale si è votato per il rinnovo del parlamento e delle amministrazioni locali e per il primo turno delle elezioni presidenziali.



Lo statement dell'Osce sulle elezioni del 6 maggio in Serbia

sabato 5 maggio 2012

SERBIA: DIECI ANNI DI PROGRESSI DEMOCRATICI

Qui di seguito l'articolo di Matteo Mecacci uscito ieri a pagina 4 del quotidiano serbo Blic nella versione inglese. Oggi viene pubblicato in italiano su "Libero".
Matte Mecacci, deputato radicale eletto nel Pd, è il presidente del Comitato Democrazia, Diritti umani e Questioni umanitarie dell'Assemblea parlamentare dell'Osce ed è il coordinatore della missione di osservazione dell'Osce in Serbia per le elezioni del 6 maggio.




A Decade of Democratic Progress
By Matteo Mecacci

Where was Serbia just a decade ago?
As a young man growing up on the other side of the Adriatic, I remember those vivid images of war in Croatia and Bosnia and Herzegovina. I recall refugees fleeing Kosovo and buildings destroyed in the center of Belgrade.
The scars of war are still very much present in today’s Belgrade. But Serbia has profoundly changed.
In 2000, the revolution which toppled Slobodan Milošević fueled the hope that – much like the uprising that tore down the Iron Curtain in 1989 and before the Color Revolutions in the former Soviet Union – Serbia was fully embracing its democratic aspirations.
Yet, general distrust in politics led to the annulment of three consecutive presidential elections, and in 2003, organized crime threatened the rule of law as assassins took the life of Prime Minister Zoran Ðinđic.
On 6 May, Serbians will be able to choose among twelve presidential candidates and eighteen parliamentary lists. The campaign’s wide political offer has driven the people’s interest. A recent report shows that more than two million citizens – almost 30 per cent of the population – are now members of a political party.
This goes to show that Serbians have regained trust in theirinstitutions and are taking new ownership of their democratic process. They know that political activism is an agent of change. Today, citizens across Serbia are aware that their voice is being heard through the ballot they cast.
Based on previous recommendations made by the OSCE, reforms introduced to the electoral framework provide an improved basis for democracy.
Since 2008, the elimination of blank resignations (letters once used to assure a member’s party loyalty) and the clarification of certain provisions on campaign finance have increased the transparency and accountability of the electoral process. The creation of a single, unified, and electronic register of voters allows easier access to the voting booth for citizens in Serbia and abroad.
Having observed elections on five occasions since 1997, the OSCE Parliamentary Assembly has been closely monitoringSerbia’s progress.
Over the past decade, we have witnessed Serbia embracingdemocracy, the rule of law, and European integration. In 2006, Montenegro and Serbia peacefully parted ways, and,despite continued tensions in Kosovo, Belgrade has clearly moved away from military engagement.
As a sign of its progress, Belgrade hosted our Annual Session last year, marking the first time our high-level meeting has occurred in South East Europe. As we return this year as election observers, we will be concerned with the election process not its result.
On 6 May, I will lead a team of parliamentarians from 15 OSCE countries to assess Serbia's democratic commitments that stem from the 1990 Copenhagen Document. Covering all aspects of a free society, ranging from equal opportunity toseek public office, to a fair media and a campaign environment that allows voters to make an informed choice, we will above all observe whether the election reflects the genuine will of the people.
Nonetheless, democratic elections require that the voice of every individual be heard. To avoid the disenfranchisement of certain Serbian citizens, the OSCE has offered its assistance tofacilitate the process of organizing elections in Kosovo. I welcome the agreement reached with Belgrade few days ago after lengthy negotiations, and I hope that it will be implemented in good faith and all its parts. Furthermore, I hope that no provocations will take place in Kosovo to spoil an electoral process aimed at ensuring the right to vote of every citizen.
Four years ago, we found that Serbia’s elections had overall been held in line with OSCE commitments. Although challenges linger, we expect to witness a test of maturity on 6 May.
Through these elections, Serbia can set a positive example of political stability, not only for the Balkans, but also for the rest of the OSCE region.
A decade ago, few would have deemed that possible.

martedì 1 maggio 2012

ELEZIONI IN SERBIA: MECACCI GUIDA LA MISSIONE DI OSSERVAZIONE DELL'OSCE

La Missione di Osservazione Elettorale in Serbia questa settimana includerà più di 35 partecipanti. La delegazione per osservare le elezioni Parlamentari e Presidenziali del 6 maggio sarà guidata dal Parlamentare italiano Radicale Matteo Mecacci.

Il Presidente in Esercizio dell’OSCE e Vice Primo Ministro Irlandese Eamon Gilmore ha nominato Mecacci come Coordinatore Speciale a guida della Missione di Osservazione OSCE.
Mecacci è anche Presidente del Comitato sui Diritti Umani dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE e ha partecipato a molte Missioni di Osservazione elettorale in passato incluso nel ruolo di vice capo delegazione per le elezioni presidenziali in Kazakhstan nel 2011.

“La Serbia ha fatto molta strada in un tempo relativamente breve per rafforzare il suo impegno al rispetto delle regole democratiche” ha detto Mecacci. “Spero che questa settimana osserveremo un processo elettorale che possa essere visto come una storia di successo per tutta la regione dell’OSCE”.

L’OSCE farà una valutazione delle elezioni in Serbia per quanto riguarda il rispetto degli impegni sanciti dal Documento di Copenaghen del 1990 sottoscritto dalla Serbia. Mecacci farà questa valutazione con un documento post elezioni a nome dell’OSCE nella conferenza stampa che si terrà lunedì 7 Maggio.

lunedì 16 aprile 2012

ELEZIONI IN SERBIA: L'OSCE PUO' AIUTARE I SERBI DEL KOSOVO

Matteo Mecacci, deputato Radicale eletto nel Pd, presidente della Commissione Democrazia, diritti umani e questioni umanitarie dell'Assemnblea parlamentare dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, ritienere che il dialogo in corso tra la comunità internazionale e Belgrado in merito alla partecipazione dei serbi del Kosovo alle elezioni serbe del 6 maggio prossimo, condurrà ad un accordo e ha aggiunto che l'Osce potrà assistere i serbi nella rivendicazione del loro diritto di voto. Mecacci è stato incaricato di coordinare la missione internazionale di osservazione dell'Osce.

“L'OSCE non affronterà la questione del riconoscimento o non riconoscimento del Kosovo. Il ruolo che possiamo svolgere e il contributo che possiamo offrire riguardano la sostanza – garantire alle persone il diritto di voto", ha affermato il coordinatore speciale per le elezioni in Serbia, facendo seguito alla richiesta avanzata mercoledì dal ministro per il Kosovo e Metohija, Goran Bogdanovic, affinché l'Osce offra assistenza per lo svolgimento delle elezioni. Le autorità di Pristina concordano sul fatto che l'Osce organizzi le elezioni parlamentari e presidenziali indette da Belgrado, ma esorta altresì l'Osce ad organizzare le elezioni locali indette da Pristina nel nord, secondo quanto riportato in precedenza dalla stampa di Pristina.

In merito al ruolo dell'OSCE nel processo elettorale in Serbia, Mecacci, che si è recato a Belgrado per una visita di due giorni, ha affermato che gli osservatori dell'organizzazione seguiranno la campagna elettorale e analizzeranno sia i resoconti dei media che le decisioni emesse dalla commissione elettorale. Inoltre, il giorno delle elezioni, 50 gruppi composti da membri dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE e del Consiglio d'Europa si recheranno in varie parti della Serbia al fine di controllare lo svolgimento delle elezioni.

In merito alla presidenza di turno dell'OSCE che nel 2015 toccherà alla Serbia, Mecacci ha dichiarato: “Presiedere una tale organizzazione sarà per la Serbia un'occasione per dimostrare che i suoi politici sono responsabili e capaci di guidare organizzazioni internazionali, soprattutto se si considera che l'Osce si occupa di cooperazione nel settore della sicurezza e dei diritti dell'uomo. Ritengo che questa straordinaria occasione permetterà alla Serbia di essere considerata come merita, ovvero parte della famiglia europea".

martedì 10 aprile 2012

ELEZIONI IN SERBIA: L'ITALIANO MECACCI CAPO MISSIONE OSCE

Intervista al deputato italiano Matteo Mecacci che guiderà la missione  di osservazione Osce per le elezioni del 6 maggio in Serbia

Il parlamentare italiano Matteo Mecacci (Radicale eletto nel gruppo del Partito Democratico) è stato designato quale coordinatore speciale a capo della missione di osservazione elettorale dell’OSCE per le elezioni che si terranno il 6 maggio in Serbia. Mecacci, presidente della Commissione per la democrazia, i diritti umani e le questioni umanitarie dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE, ha finora preso parte a undici missioni internazionali di osservazione elettorale dell’OSCE, tra le quali quella in occasione delle elezioni presidenziali del 5 marzo in Russia, e ha svolto le funzioni di vice capo della missione che ha osservato le elezioni presidenziali in Kazakhstan.

Mecacci guiderà una visita preelettorale a Belgrado che si svolgerà domani e dopodomani 11 e 12 aprile: la vista sarà la prima dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE in Serbia dopo l’annuncio delle dimissioni del presidente Boris Tadic. Mecacci incontrerà esponenti governativi, dirigenti di partiti politici e rappresentanti dei media e delle organizzazioni non governative. Mecacci sarà accompagnato dal vicedirettore per le operazioni sul campo dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE, Roberto Montella, che per dieci anni ha prestato servizio nell’ambito delle missioni dell’OSCE, ultimamente in veste di consigliere esecutivo della missione OSCE in Serbia.

Lo scorso mese di marzo Mecacci, nell'ambito di una rappresentanza della Delegazione italiana all’Assembla parlamentare dell’OSCE, insieme al deputato Riccardo Migliori, presidente della delegazione e vicepresidente dell’Assemblea OSCE, e ai senatori Mauro Del Vecchio e Giuseppe Caforio, ha svolto una visita in Kosovo, per approfondire i temi della presenza dell’OSCE in Kosovo, sede della più ampia missione sul terreno dell’organizzazione, con particolare riferimento alla tutela dei diritti umani e delle minoranze.

Dopo l’incontro con il capo missione, l'ambasciatore Almhofer, la delegazione ha visitato il monastero ortodosso di Decani e il patriarcato di Pec, centri di cultura e fede ortodossa presidiati dall’esercito italiano nell'anbito della missione Kfor, approfondendo le condizioni di vita e la situazione dei diritti delle minoranze presenti nell’area. I parlamentari italiani hanno poi visitato i comandi della Kfor e gli uffici della missione civile dell'Ue (Eulex), le enclavi serbe del sud del Kosovo e la città di Mitrovica, e hanno avuto incontri con il viceministro degli Esteri, il presidente del Parlamento e i membri della Commissione Affari esteri, nonché con i rappresentati delle forze politiche e dei gruppi parlamentari.

La rappresentanza italiana ha espresso complessivamente una valutazione favorevole ad un ampio coinvolgimento della comunità internazionale per la difesa dei delicati equilibri politici ed istituzionali nell’area balcanica concordando sulla necessità che la comunità internazionale si faccia promotrice di una forte iniziativa politica per garantire che le minoranze in Kosovo, e in particolare quella serba, possano godere di una effettiva autonomia secondo le 19 raccomandazioni OSCE di Bolzano.



Qui di seguito l'intervista a Matteo Mecacci sulla situazione in Serbia e Kosovo, alla luce degli ultimi sviluppi politici e in vista delle elezioni serbe del prossimo 6 maggio, e più in generale sulla situazione complessiva dell'area balcanica ed ex jugoslava.




mercoledì 4 aprile 2012

ELEZIONI IN SERBIA: IL DEPUTATO ITALIANO MATTETO MECACCI GUIDERA' LA MISSIONE OSCE

Matteo Mecacci ad un vertice Osce
"La presidenza di turno dell'Osce mi ha nominato coordinatore della Missione elettorale in Serbia in occasione delle prossime elezioni il 6 maggio e, dopo l'annuncio di oggi del Presidente Tadic, ci occuperemo anche delle elezioni presidenziali che sono molto importanti per il futuro della Serbia e dell'Europa" lo ha dichiarato a Radio Radicale il deputato radicale eletto nelle liste del PD Matteo Mecacci, presidente del Comitato Diritti umani dell'Assemblea parlamentare dell'Osce. "La nostra missione comprende - spiega Mecacci - decine di parlamentari dai 56 paesi membri dell'Osce e mira a verificare che i passi sulla via della democratizzazione da parte della Serbia in questi ultimi anni si consolidino nella prospettiva della piena integrazione europea".

Ascolta qui l'intervista

lunedì 10 ottobre 2011

L'ASSEMBLEA PARLAMENTARE OSCE A DUBROVNIK

Dal 7 al 10 ottobre a Dubrovnik, in Croazia, si è svolta la decima sessione autunnale dell'Assemblea parlamentare dell'Osce con la presenza di più di 200 parlamentari, in rappresentanza dei 50 stati dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e degli stati partner dell'area mediterranea.
La sessione ha incluso una conferenza sullo sviluppo regionale dell'Europa sud orientale, un forum su libertà, sicurezza e giustizia nella regione mediterranea e incontri sul ruolo dell'Osce nella soluzione dei conflitti.
La conferenza sull'Europa sud orientale ha affrontato in particolare la questione dell'integrazione euro-atlantica e della promozione della stabilità della regione.

Sui contenuti e i risultati del meeting di Dubrovnik vi segnalo l'intervista di Andrea Billau di Radio Radicale a Matteo Mecacci, deputato radicale eletto nel Pd, presidente della Commissione Diritti umani dell'Assemblea parlamentare dell'Osce.



Nell'intervista si parla anche delle violenze contro i rom esplose recentemente in Bulgaria e sulle quali lo stesso Mecacci ha rivolto un appello alla calma e al rispetto dei diritti umani.

venerdì 8 luglio 2011

OSCE: LA COMMISSIONE DIRITTI UMANI APPROVA IL RAPPORTO MECACCI

Maggiore trasparenza dell’OSCE e iniziative nel campo dei diritti umani senza il principio del consenso assoluto

La Commissione per i Diritti umani dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) ha votato oggi in favore di un rafforzamento del ruolo della società civile e per una maggiore trasparenza all’interno dell’organizzazione, spesso considerata il principale garante dei diritti umani in Europa. La risoluzione, promossa dal deputato italiano Matteo Mecacci (radicale eletto nel Pd), relatore su democrazia, diritti umani e questioni umanitarie, chiede all’OSCE di sospendere il suo processo decisionale basato sul consenso e di usare la procedura del cosiddetto “consenso meno uno” per i casi di “violazione palese e scorretta degli impegni assunti dall’OSCE”.
“Sulla scia di violazioni così palesi come quelle a cui continuiamo ad assistere in Bielorussia, dove centinaia di manifestanti sono stati arrestati solo per aver applaudito, dobbiamo chiederci: se non usiamo ora gli strumenti a nostra disposizione,quando lo faremo?”, ha affermato Mecacci.

Un’OSCE più efficiente attraverso la trasparenza
La risoluzione, che dovrebbe essere approvata domenica nel corso della seduta plenaria, chiede al principale forum diplomatico dell’OSCE, il Consiglio permanente, di tenere sedute bisettimanali per esaminare le questioni relative ai diritti umani. Le sedute dovrebbero includere rappresentanti della società civile ed essere aperte al pubblico e alla stampa. Il Consiglio permanente, formato dagli ambasciatori dei 56 Stati partecipanti, si riunisce settimanalmente per valutare il lavoro dell’OSCE, di norma a porte chiuse e senza consentire l’accesso alla stampa. “Da decenni noi dell’OSCE portiamo la fiaccola delle libertà fondamentali, ma ora dobbiamo fare un ulteriore passo avanti per garantire che il nostro organo direttivo ascolti più spesso i rappresentanti della società civile, che sono le voci troppo spesso messe a tacere in molti dei nostri paesi”, ha affermato Mecacci.

La Commissione Diritti umani dell'Osce approva la relazione
presentata dal deputato italiano Matteo Mecacci

Per ulteriori informazioni e per la diretta video della Sessione annuale, visitare il sito http://www.oscepa.org/

Qui l'intervista del 6 luglio a Matteo Mecacci per Radio Radicale



L’Assemblea parlamentare dell’OSCE è formata da 320 parlamentari provenienti da 55 Paesi, che vanno dall’Euorpa all’Asia centrale all’America del nord. L’Assemblea rappresenta un foro per la diplomazia parlamentare, monitora le elezioni e rafforza la cooperazione internazionale a sostegno degli impegni assunti in materia di politica, sicurezza, economia, ambiente e diritti umani.

giovedì 7 luglio 2011

PASSAGGIO IN ONDA

La puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 7 luglio a Radio Radicale

Sommario della trasmissione

Il processo a Ratko Mladic: la trasmissione si apre con una sintesi della seconda udienza tenutasi lunedì 4 luglio nella quale l'ex generale, imputato di genocidio e crimini di guerra, ha rifiutato di dichiararsi colpevole o innocente e ha assunto un atteggiamento di aperta sfida che ad un certo punto ha costretto il presidente della corte, Alphonse Orie, a farlo allontanare dall'aula. Con stralci della registrazione dell'udienza tratta dal sito del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia.

Bosnia-Erzegovina: dieci mesi dopo le elezioni non si riesce ancora a formare il governo centrale a causa delle divisioni e delle contrapposizioni interetniche; la situazione rende sempre più difficile proseguire il processo di integrazione europea. Intanto il presidente serbo Boris Tadic ha compiuto una storica visita a Sarajevo dove ha ribadito la contrarietà della Serbia ad ogni ipotesi di divisione del paese.

Kosovo: il premier Hashim Thaci in visita a Bruxelles ha incontrato i vertici dell'Ue. Intanto sono stati firmati tre accordi tecnici nell'ambito dei colloqui con la Serbia tra le proteste dei nazionalisti albanesi di Vetevendosje, mentre da Belgrado si chiarisce che gli accordi non significano il riconoscimento dell'indipendenza.

Sicurezza e cooperazione in Europa: a Belgrado si tiene la ventesima sessione dell'Assemblea parlamentare dell'Osce: il deputato radicale italiano Matteo Mecacci, presenta il suo rapporto su democrazia e diritti umani

Albania: l'Ue invita a concludere al più presto la questione dell'elezione del sindaco di Tirana e a concentrarsi sul processo di integrazione europea.

La trasmissione è stata realizzata con la collaborazione dei corrispondenti Marina Szikora e Artur Nura ed è riascoltabile direttamente qui



oppure sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche insieme alle puntate precedenti.

martedì 10 maggio 2011

ALBANIA, OSCE: ELEZIONI TRASPARENTI, PARTITI IRRESPONSABILI

Le elezioni amministrative in Albania sono state competitive e trasparenti, ma i partiti politici, di maggioranza e di opposizione, si sono comportati in modo irresponsabile. Questo il giudizio dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), che ha mobilitato gli osservatori dell'Ufficio per la democrazia e i diritti umani (Odihr) in occasione del voto dell'8 maggio. "Diversi aspetti di queste elezioni pongono le basi per i futuri progressi. Ma sfortunatamente i due principali partiti hanno abusato ancora una volta del loro ruolo nell'amministrazione delle elezioni per continuare la loro battaglia politica. Tutti i partiti dovrebbero lavorare assieme per rafforzare ulteriormente il processo elettorale", ha spiegato il capo della missione d'osservazione, Jonathan Stonestreet.
L'Osce registra con favore il fatto che il voto ha auto luogo generalmente in un'atmosfera calma, nonostante la campagna elettorale abbia registrato episodi di violenza in diverse aree. I problemi più seri riguardano il clima politica generale. “Siamo rimasti preoccupati che l'estrema polarizzazione della vita politica possa impedire il dialogo costruttivo necessario a soddisfare i bisogni dei cittadini e garantire la governance locale”, ha affermato Stonestreet, sottolineando che la Commissione elettorale centrale ha lavorato sì in maniera trasparente, ma che le sue decisioni hanno seguito logiche di parte provocando un'evidente frattura. Ci sono partiti che non hanno nominato i loro rappresentanti nella Commissione e poi hanno cercato di minare la fiducia nel processo elettorale, mettendo in discussione l'amministrazione delle elezioni.

mercoledì 12 gennaio 2011

STOP LUKASHENKO

Alcune ong hanno promosso un appello internazionale per chiedere l'applicazione nei confronti del la Bielorussia del cosiddetto "Meccanismo di Mosca" previsto dall'Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa): in pratica, se almeno 10 paesi membri dell'Osce sono d'accordo, si può fare un rapporto sul Paese anche se il governo di quest'ultimo non lo consente.
Le ong hanno raccolto molte testimonianze sulle violazioni di diritti umani in atto da tempo nel Paese: dopo le recentissime elezioni, vinte per l'ennesima volta dal presidente Aleksandr Lukashenko (non a caso definito l'ultimo dittatore d'Europa, con buona pace del suo amico italiano Silvio Berlusconi) grazie ad un controllo ferreo dell'informazione, alla repressione del dissenso e al ridicolo spazio di propaganda concesso ai candidati concorrenti, ci sono state retate e arresti indiscriminati di militanti e candidati dell'opposizione e di giornalisti dei quali non si hanno notizie. Lukashenko ha anche ordinato tempo fa la chiusura dell'ufficio Osce di Minsk.
L'appello è già stato firmato da molte altre organizzazioni internazionali come Amnesty International e l'Helsinki Committeei.

Qui di seguito il testo dell'appello.

Dear Colleagues,
We, civic organizations and activists from Russia, Ukraine and Central Asian countries, including those involved in the creation of the International Monitoring Committee for Human Rights in Belarus in December, 2010, wish to urgently appeal to OSCE participating States to immediately initiate the Moscow Mechanism of the OSCE with respect to the situation in Belarus. This mechanism, unlike other procedures within the OSCE, does not require consensus across the whole organization, but the endorsement of only 10 participating States. The mechanism would initiate a fact finding mission to assess and analyze serious violations of OSCE Human Dimension commitments, resulting in the publication of a report on the results of the mission. The findings and recommendations of the report, an official document of the OSCE, would serve as a basis for dialogue between the OSCE and Belarus, and can also be used by other international organizations in their dialogue and engagement with the country. Even if the authorities refuse to accept the mission, the decision to trigger the mechanism would be adopted through the decision of 10 countries, and the report will be compiled from the available materials irrespective of the ability to execute the mission. The amount of information and material available about the events of and following the 19 December elections is already significant, and will increase in the near future.

Belarusian colleagues, with whom we have daily communication, actively support this idea. Our consultations with diplomats from across the OSCE region have shown that they are willing to actively support the proposal and are waiting for the initiative of civil society. Within the OSCE, there is an active desire to finally do something about the situation in Belarus.

We have prepared the text of the statement on behalf of civil society (see attachment). We would like to send this statement on 10 January, signed by civil society organizations from across the OSCE region, to all missions of participating States to the OSCE. In addition, we will release it to the media and publish it on the internet. The situation in Belarus requires urgent action, and diplomats of participating States are awaiting civil society action. In addition, on 12 January, the European Parliament will hold hearings on Belarus, and the EU Committee on international cooperation and security will also be meeting. Although the EU is not the OSCE, our appeal will also be useful towards these events, as all EU countries are also participating States of the OSCE.

Please send all signatures and comments to
moscow-mechanism-for-belarus@googlegroups.com

We are eagerly awaiting your response and look forward to successful cooperation!

Sincerely, authors of the appeal:
Andrew Aranbaev, Turkmenistan
Dmitry Makarov, International Youth Human Rights Movement (regional)
Andrei Yurov, the Moscow Helsinki Group, Russia
Yuri Dzhibladze, Center for Democracy and Human Rights, Russia
Olga Zakharova, International Socio-Ecological Union (regional)