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sabato 6 ottobre 2012

BELGRADO: NIENTE PARATA PER IL PRIDE 2012, VINCONO GLI INTOLLERANTI

La parata del Pride 2010 a Belgrado
Oggi avrebbe dovuto svolgersi a Belgrado la parata organizzata per il Pride 2012, ma, esattamente come un anno fa, alla fine la manifestazione è stata annullata per "motivi di sicurezza". Il premier serbo Ivica Dacic, che ricopre anche l'incarico di ministro degli Interni, nella pomeriggio di mercoledì ha annunciato la decisione, presa "sulla base della valutazione della situazione e delle raccomandazioni di sicurezza [...] al fine di garantire la sicurezza dei cittadini e preservare l'ordine pubblico e la pace" a Belgrado, come si legge nel comunicato ufficiale del ministero. Il comunicato si è premurato di precisare che non si tratta di "una resa di fronte a coloro che pensano di poter mettere in questione la tenuta di assemblee pubbliche con le loro minacce”, ma che le autorità hanno ritenuto “che in questo momento si rischiavano serie turbative dell'ordine pubblico". Tant'è che gli incontri del campionato di calcio previsti per il 6 ottobre nella capitale serba sono stati rinviati per gli stessi motivi.

Non si tratta dunque di un divieto, come era stato auspicato invece dal Patriarcato serbo ortodosso che aveva chiesto di proibire quella che aveva definito come la "parata della vergogna", ma solo di un provvedimento precauzionale dettato da ragioni di sicurezza pubblica. Il risultato, però, non cambia: anche quest'anno il Pride di Belgrado non ha potuto svolgersi. Ancora una volta hanno vinto i violenti, gli intolleranti, i razzisti, i fondamentalisti religiosi che credono avere il monopolio della verità e pretendono di imporre la loro visione del mondo e le loro convinzioni al resto della società. Sono gli stessi che avevano indotto ad una analoga decisione le autorità lo scorso anno minacciando di mettere Belgrado a ferro e fuoco, gli stessi che nel 2010 lo avevano fatto davvero provocando violenti scontri di piazza, gli stessi che l'anno prima ancora avevano selvaggiamente aggredito, malmenato e insultato chi cercava di partecipare al Pride. Il tutto con la santa benedizione della gerarchia ortodossa.

"Non credevo che anche quest'anno mi sarei trovato obbligato a rivolgermi a lei – ha scritto il patriarca Irinej al premier serbo – a nome della Chiesa serbo-ortodossa e dei suoi fedeli, che sono la maggioranza in Serbia, ma anche a nome di numerosi fedeli di altre religioni, con la preghiera e la domanda di prevenire, attraverso la sua autorità, la scandalosa mostra fotografica". Non credeva di doverlo fare, ma lo ha fatto, evidentemente convinto che sia suo diritto imporre il suo volere alle autorità civili in nome di un superiore potere che naturalmente spetta a lui esercitare sulla terra. E imporre a che a chi non condivide la stessa fede. Il patriarca Irinej aveva chiesto, infatti, anche di "impedire la scandalosa mostra di fotografie” dell'artista svedese Elisabeth Ohlson Wallin intitolata Ecce homo, costituita da una serie di fotografie che mostrano Gesù insieme a omosessuali, transessuali e malati di Aids. Una mostra “profondamente oltraggiosa”, promossa “dagli omosessuali e dagli organizzatori del gay pride" il quale, secondo il patriarca, "getta una pesante ombra morale sulla nostra città, sulla nostra cultura cristiana e sulla dignità delle nostre famiglie".

Il ministero degli Interni è stato così costretto a mobilitare centinaia di agenti di polizia per garantire la sicurezza dell'inaugurazione della mostra. L'Unione europea, ancora una volta , ha fatto sapere di considerare il Pride una prova di democrazia ammonendo che "gli occhi di tutti sono puntati sulla Serbia". Alla notizia che il Pride è stato vietato, il segretario generale del Consiglio d'Europa, Thorbjorn Jagland, dicendosi sorpreso e deluso della decisione delle autorità serbe, ha ribadito che chiunque deve poter esercitare il diritto alla libertà di espressione e che anche la Serbia deve garantire ai suoi cittadini il diritto a partecipare a qualsiasi evento pacifico. Principi elementari, che dovrebbero essere senso comune e che invece faticano ad affermarsi in una Serbia sempre pericolosamente in bilico che, più che il Kosovo o l'Europa, rischia di perdersi definitivamente illudendosi di ritrovare sé stessa in una tradizione oscurantista.


mercoledì 3 ottobre 2012

PRIDE 2012 A BELGRADO: POSSIBILE L'ENNESIMO DIVIETO PER QUESTIONI DI SICUREZZA

Amnesty International lancia un'azione urgente

Il Pride 2010 a Belgrado: "Insieme si può" (Foto Cecilia Ferrara)

Ci sono forti preoccupazioni che il Pride 2012 in Serbia, fissato per il 6 ottobre a Belgrado, possa essere vietato dalle autorità a causa delle minacce alla sicurezza. Si ripete lo scenario già visto negli scorsi anni e, ancora una volta, si mette in discussione il diritto alla libertà di espressione e di riunione. Per questo gli organizzatori del Pride 2012 in Serbia hanno chiesto al premier Ivica Dacic e agli altri ministri competenti di garantire lo svolgimento dell'evento si svolge. Dacic, in alcune dichiarazioni pubbliche, ha ricordato i problemi per la sicurezza che si potrebbero verificare in occasione della marcia e ha dichiarato che il governo autorizzerà la manifestazione in base alle valutazioni del ministero degli Interni. Dacic ha dichiarato che la marcia del Pride è solo una questione di sicurezza e non di diritti umani e ha annunciato che le decisioni in merito saranno rese note il 4 ottobre.


Secondo Amnesty International il divieto del Pride 2012 a Belgrado violerebbe il diritto alla libertà di espressione e la libertà di riunione pacifica non solo degli attivisti LGBT ma di ogni individuo in Serbia. Per questo Amnety International lancia un'azione urgente e chiede di attivarsi immediatamente scrivendo entro il 6 ottobre (in serbo o nella propria lingua) chiedendo alle autorità
  • di garantire che il Pride di Belgrado 2012 avrà luogo il 6 ottobre e che il diritto alla libertà di espressione e di riunione delle persone LGBT e degli attivisti sia pienamente rispettate anche fornendo la protezione della polizia ai partecipanti e agli organizzatori;
  • di sostenere pubblicamente il Pride 2012 e condannare pubblicamente tutte le aggressioni e le minacce agli organizzatori o ai partecipanti e che tutti i soggetti coinvolti ricevano adeguata protezione della polizia
  • di condurre tempestive, imparziali ed efficaci indagini in qualsiasi ambito contro tutte le aggressioni o le minacce contro gli organizzatori del Pride 2012 o i partecipanti, o qualsiasi altro membro dellacomunità LGBT, e di garantire che i responsabili di tali aggressioni e minacce siano assicurati alla giustizia.
Gli appelli vanno rivolti a

Prime Minister and Minister of Interior
Ivica Dačić
Bulevar Mihajla Pupina 2
11000 Belgrade Serbia
Email: info@mup.gov.rs
Fax: +381 11 3613321

First Deputy Prime Minister and Minister of Defence
Aleksandar Vučić
Birčaninova 5
11000 Beograd Serbia
Fax: +381 11 3006062

Amnesty International ricorda che nel 2011 le autorità serbe vietarono il Pride di Belgrado a causa delle minacce alla sicurezza e sulla base del violenze di piazza verificatesi in occasione del Priode 2012 ad opera dei contro-manifestanti. In quell'occasione le autorità fornirono un'adeguata protezione ai partecipanti alla marcia con il dispiegamento di 5000 agenti di polizia a fronte di più di 6000 contro-manifestanti. Amnesty International si dice ben consapevole dei problemi che il ministero degli Interni deve affrontare per fronteggiare le azioni dei gruppi estremisti di destra. Tuttavia, l'organizzazione osserva che pochi dei presunti responsabili delle violenze o delle minacce agli organizzatori e sostenitori del Pride 2010 sono stati perseguiti dalla giustizia. Ancora meno indagini e procedimenti ha avuto luogo in seguito al divieto del Pride 2011 a causa delle minacce alla sicurezza. Amnesty ritiene che il governo serbo non possa ridurre il rispetto della libertà di riunione dei gruppi LGBT e dei singoli cittadini esclusivamente ad una questione di sicurezza. Vietando la marcia orgoglio, il governo serbo dimostrerebbe ancora una volta di non essere in grado di rispettare l'obbligo internazionale di garantire il diritto alla libertà di espressione e di riunione dei gruppi LGBT e dei cittadini, senza discriminazioni.



giovedì 6 ottobre 2011

LA SERBIA BLOCCA IL PRIDE PER PAURA DEGLI ESTREMISTI

di Marina Szikora [*]
La Serbia e la sua capitale Belgrado sembrano attualmente essere luoghi ad alto rischio, almeno si potrebbe dedurre cosi' dalla decisione delle autorita' serbe di vietare ogni tipo di manifestazioni ivi compreso il Gay pride di Belgrado che doveva essere in programma lo scorso fine settimana. L'appoggio agli organi competenti dello stato e' arrivato anche dal presidente della Serbia Boris Tadić il quale ha ritenuto questa decisione appropriata per proteggere i cittadini dalle possibili violenze. In tal modo vengono protetti i cittadini, rappresentanti della popolazione omossessuale e si pervengono le conseguenze di violenza e possibile perdite di vite umane, ha detto Tadić giustificando cosi' "il diritto dello stato di dover vietare i raduni che hanno come l'idea principale la violenza verso quelli che sono diversi e rappresentano cosi' una minaccia alla sicurezza pubblica". Secondo le organizzazioni omossessuali la decisione degli organi di stato di vietare manifestazioni come il Gay pride sono invece la conseguenza della loro incapacita' ed ignoranza dei problemi di violenze ed omofobia nella societa' serba. Per il membro del comitato organizzativo del Pride, Goran Miletić, la Serbia ha rinunciato alla sovranita' nella capitale il che rappresenta un triste sviluppo di vicende, soprattutto quando vi si aggiungono gli attuali eventi in Kosovo. Secondo le sue parole, lo stato dovrebbe dimostrare proprio adesso di essere sufficientemente forte per garantire ai propri cittadini la loro sicurezza. Miletić ha aggiunto che gli organizzatori del Gay pride hanno avuto il sostegno di molte personalita' pubbliche secondo le quali il divieto della manifestazione e' inaccettabile.

Il ministro degli interni serbo Ivica Dačić da parte sua ha dichiarato per il giornale 'Press' che la decisione di vietare il Gay pride e' stata presa esclusivamente in base alla valutazione di sicurezza e ai dati operativi secondo i quali lo scorso fine settimana a Belgrado poteva succedere uno scenario sanguinoso. Dačić ha affermato che la decisione e' stata presa senza alcuna calcolazione politica e senza l'intenzione di guadagnarsi le simpatie delle larghe masse popolari. Dačić ha spiegato che e' stato scoperto tutto quello che diverse organizzazioni estremiste erano pronte a fare per fermare l'attenzione della polizia e distrarla dalle parti della capitale dove e' stata pianificata la Marcia dell'orgoglio. Secondo il ministro degli interni serbo, alcuni gruppi avevano perfino pianificato di causare vittime umane e trasformare il tutto in un caso politico. Volevano uno scenario nordafricano in Serbia e gli incidenti non erano pianificati soltanto nella capitale Belgrado. Dačić afferma che la sospensione del Gay pride non significa che la polizia ha ceduto agli huligans bensi' che ha reagito preventivamente. Ha aggiunto che le valutazioni di sicurezza hanno dimostrato anche che una decina di ambascate e residenze a Belgrado sarebbero state a rischio per cui il divieto del Pride e' stata l'unica opzione possibile.

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi.

lunedì 3 ottobre 2011

BELGRADE PRIDE: INSIEME NON HANNO POTUTO (PER ORA)

“Mozemo zajedno!” (Insieme possiamo) era lo slogan del Pride di Belgrado dello scorso anno. E insieme ci erano riusciti, nonostante le intimidazioni e le violenze. Quest'anno invece no: insieme non hanno potuto, non per ora almeno. Per ragioni di sicurezza, il ministero dell'Interno serbo ha infatti vietato "tutte le riunioni pubbliche in programma per il fine settimana", incluso il Pride che si sarebbe dovuto svolgere ieri. Al solo annuncio della parata, poco più di un mese fa, i gruppi più violenti dell'estrema destra oltranzista – gli stessi che nel 2010 trasformarono il centro di Belgrado in un campo di battaglia - avevano promesso che la capitale sarebbe "bruciata come Londra" (in riferimento ai gravi incidenti scoppiati nella capitale britannica pochi giorni prima).

L'emittente B92 ha riferito che la decisione "è stata presa previa consultazione con tutte le autorità statali, dopo le valutazioni circa lo stato generale della sicurezza nel paese". Secondo le informazioni riportate da B92, "gli estremisti si stavano preparando a creare disordini in varie parti di Belgrado al fine di disperdere le forze dell'ordine e di bruciare la sede del governo e di società estere. Così come, secondo alcune informative, avevano intenzione di nascondersi nei garage pubblici per poi dare fuoco agli pneumatici delle auto". Il ministero e la polizia hanno quindi imposto lo stop alle manifestazioni "per ragioni di sicurezza".

Dopo il Pride 2010 e gli incidenti che lo avevano accompagnato, Matteo Tacconi sul suo blog faceva notare che l'omofobia e il machismo non contaminano solo la Serbia e sono dettatati da tendenze intrinseche alla regione, ma sottolineava che non tutta la società serba e non tutte le società balcaniche si fondano su questi disvalori. E Giuseppe Zaccaria sulla Stampa segnalava che “a Belgrado si è segnato un passaggio storico e [in un paese tirato su a iniezioni di epica guerriera] quel che non era neppure immaginabile è accaduto”. Quest'anno, purtroppo, non è stato così. Può essere che le autorità abbiano preso l'unica decisione possibile, ma non di meno la vicenda suscita molta amarezza.

“Questo fatto è certamente molto grave e consente ai gruppi clerical-nazional-fascisti di averla vinta con la violenza e le minacce”, ha dichiarato Sergio Rovasio, segretario dell'associazione radicale 'Certi Diritti', annunciando il sostegno ai ricorsi che il comitato organizzatore ha già preannunciato alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, anche perché la Serbia si candida all'adesione all'UE. Rovasio ricorda poi che il Consiglio d'Europa, di cui la Serbia fa parte dal 2003, aveva diffuso nel giugno scorso un rapporto sul rispetto dei diritti civili e umani dei paesi membri chiedendo loro l'applicazione di 36 raccomandazioni, tra cui quella per l' uguaglianza di tutti i cittadini, la lotta alle discriminazioni su basi giuridiche, per la libertà di espressione, per il diritto di riunione e associazione per le persone Lgbt(e)”.

In questa situazione fa una certa impressione leggere che le federazioni calcio di Italia e Serbia non prevedono problemi di ordine pubblico in occasione dell'incontro tra le due nazionali previsto a Belgrado venerdì prossimo, valido per le qualificazioni ai campionati europei del 2012. Tutti abbiamo ancora presente cosa accadde all'andata a Genova un anno fa, con la partita sospesa a causa dei violenti incidenti causati dagli ultras serbi. Che poi sono gli stessi che pochi giorni prima avevano cercato di impedire il Pride e si erano scontrati duramente con le forze dell'ordine. Ciò che accadde a Marassi, dicono ora i responsabili calcistici dei due Paesi, “è storia vecchia”. Quella del Pride invece è storia di ieri, ma il calcio evidentemente è un'altra cosa. O almeno così sperano le autorità.


Il provvedimento di annullamento del Pride 2011

The Republic of Serbia
Ministry of Internal Affairs
Directorate of Police
Belgrade Police Department
PS Savski venac
No.: 212-613/11

30th September 2011 B e l g r a d e

According to Article 11, Paragraph 1 of the Law on Gathering of citizens (The Official Gazette of the Republic of Serbia, no. 51/92, 53/93, 67/93, 48/94, 17/99, 33/99, 29/01 and The Official Gazette of FRY no 21/2001) Ministry of Internal Affairs of the Republic of Serbia, Belgrade Police Department, Police station Savski Venac, acting in accordance with the report of convening of a public meeting and a public meeting in motion whose organizer is the Association "Belgrade Pride Parade", passes a

D E C I S I O N

Convening of public meeting and public meeting in motion , organized by the Association "Belgrade Pride Parade", reported to take place on October 2nd 2011, starting at 11:00 a.m. in "Manjež" Park.
Complaint on the ban from Paragraph 1 of this decision does not postpone enforcement.

E x p l a n a t i o n

Organizer of the public meeting and the public meeting in motion, the Association "Belgrade Pride Parade" submtrred to PS Savski Venac, Belgrade Police Departement a report of convening a public meeting and a public meeting in motion on October 2nd 201, startind at 11:00 a.m. in "Manjež" Park.

In the administered investigation in accordance with the report, it was determined that conflicting circumstances from Article 11, Paragraph 1 of the Law on Gathering of citizens of RS i.e. that during the meeting there may appear obstruction of public transport, endangering health, public moral or safety of individuals and properties.

Information about the legal remedy: It is possible to submit a complaint against this decision for 15 days to the Ministry of Internal Affairs of the Republic of Serbia.

Deliver this decision to:
The Organizer
Archive
Commanding Officer of PS
Freelance sergeant
Vladimir Popovic

venerdì 30 settembre 2011

I NAZIONALISTI MINACCIANO: IN FORSE IL PRIDE 2011 A BELGRADO

Un'immagine della parata del Pride 2010
(Foto Cecilia Ferrara/Osservatorio Balcani e Caucaso)

Potrebbe essere cancellato il Pride 2011 di Belgrado, previsto per domani. Il timore è che si ripetano le gravi violenze dell'anno scorso e le premesse ci sono tutte. Già un mese fa, il solo annuncio della parata aveva provocato le minacce dei gruppi di estrema destra che per domani hanno convocato contromanifestazioni di protesta con la parata dell'orgoglio Glbt. E come un mese fa, il ministro degli Interni, Ivica Dacic, vice-premier e leader del Partito Socialista, ha fatto sapere che se le minacce persisteranno, il corteo non deve assolutamente svolgersi. La questione della difesa dei diritti delle persone Glbt, seguita con attenzione a Bruxelles, nel quadro del processo di integrazione europea della Serbia, mette in serio imbarazzo l'esecutivo guidato dal Partito Democratico, nei confronti dell'opinione pubblica dove pesa ancora molto il richiamo della chiesa ortodossa. L'esecutivo per ora ha preferito non pronunciarsi e, malgrado le pressioni degli ambasciatori europei per autorizzare la parata, il primo ministro Mirko Cvetkovic ieri ha dichiarato che “il governo non ha mai considerato questa questione, ne' quella di chi vi si oppone”. Il sindaco della capitale serba, Dragan Djilas, esponente di spicco del Partito Democratico, ha rivolto da parte sua un appello sia agli organizzatori del Pride, che ai gruppi ultra-nazionalisti perché cancellino ogni evento previsto per domani.

Goran Miletic, uno degli organizzatori del Pride 2011, si è detto scioccato dagli appelli a cancellare tutte le manifestazioni che mettono tutti sullo stesso piano. In effetti è abbastanza sorprendente che un governo non sia in grado di garantire la libertà di manifestazione a chi tra l'altro, vuole scendere in piazza in difesa di diritti civili riconosciuti in tutti gli Stati democratici. L'appello a non manifestare, di fatto, è una resa di fronte alle minacce dei violenti e degli intolleranti. Vero è che l'anno scorso migliaia di estremisti nazionalisti della destra “turboserba” si scatenarono trasformando il centro di Belgrado in un campo di battaglia. Più di cento persone furono arrestate e decine di poliziotti furono feriti da lanci di pietre e bombe molotov, mentre diversi negozi vennero devastati e saccheggiati. Domani la situazione potrebbe farsi anche più difficile di quella dello scorso anno. Alla stessa ora del Pride, infatti, è convocata la manifestazione organizzata dal gruppo di estrema destra Obraz, legato ai gruppi del tifo calcistico più violento, da sempre vivai dell'estremismo nazionalista più acceso. Sono in tutto quattro le marce anti-gay previste per il week end. I 5 mila poliziotti e agenti delle unità antisommossa mobilitati per l'occasione, potrebbero non bastare a proteggere il Pride dagli attacchi degli ultras. [RS]

Parada Ponosa Beograd
Il sito ufficiale del Pride 2011 di Belgrado
 
Il Pride 2011 su Facebook

venerdì 26 agosto 2011

PRIDE A BELGRADO IL 2 OTTOBRE

Ma i nazionalisti minacciano: Belgrado brucerà come Londra

"Insieme possiamo!": un'immagine dal Belgrade Pride 2010
(Foto di Cecilia Ferrara da http://www.balcanicaucaso.org/)

Si svolgerà il 2 ottobre il Pride 2011 di Belgrado: lo hanno annunciato gli stessi organizzatori, dopo averlo comunicato alle autorità. Lo scorso anno, in occasione del primo Pride dopo dieci anni, i gruppi omofobi e ultranazionalisti di estrema destra avevano messo a ferro e fuoco il centro della città, scatenando violenti scontri con la polizia. E sono tornati a minacciare violenze promettendo che Belgrado brucerà come Londra. Per questo Jovanka Todorovic, membro del comitato organizzatore ha informato che l'ora esatta, il luogo e i dettagli del programma della manifestazione saranno comunicati più avanti.

La scorsa settimana il ministro degli Interni, Ivica Dacic, aveva dichiarato di voler evitare che i poliziotti diventino un'altra volta l'obiettivo delle violenze degli estremisti. Per questo motivo ha chiesto il consenso delle forze politiche serbe sulla tenuta del Pride: “Senza consenso non manderò i miei poliziotti” al massacro, aveva detto Dacic. Gli organizzatori del Pride si sono limitati a dire che "la cooperazione con le istituzioni che ci aiutano ad organizzare l'evento è buona", senza ulteriori commenti. L'edificio dove si svolgeva la conferenza stampa era presidiato da numerosi poliziotti, mentre agenti in borghese erano presenti nella sala.

I rappresentanti del movimento Dveri, in una conferenza stampa hanno minacciato la manifestazione sostenendo che potrebbe causare sommosse simili a quelle avvenute a inizio agosto a Londra. I nazionalisti considerano l'utilizzo dei mezzi pubblici per lo svolgimento del Pride una “provocazione” in questi tempi di crisi. Perciò, dicono, se il governo autorizzerà la marcia “Belgrado brucerà come è successo di recente a Londra”. Il Pride dello scorso anno, il primo che si svolgeva a Belgrado dopo dieci anni, era stato segnato da violenti scontri tra centinaia di estremisti omofobi e ultranazionalisti, molti dei quali appartenenti alle frange più violente delle tifoserie calcistiche, e la forze dell'ordine. Gli scontri provocarono circa 150 feriti, quasi tutti poliziotti.

Il sito del Belgrade Pride

Il Belgrade Pride è anche su Facebook


Qui di seguito riporto il comunicato pubblicato oggi sul sito della Beogradska Parada Ponosa 2011 (il testo è una mia personale traduzione che spero non tradisca il senso dell'originale: sono gradite eventuali correzioni).

Annuncio della Belgrade Pride Parade 2011

Il Pride 2011 a Belgrado viene organizzato esattamente dieci anni dopo quello del 2001 in cui un gruppo di attivisti LGBT, il 30 Giugno 2001, furono attaccati violentemente da migliaia di teppisti sotto gli occhi dei poliziotti. Nove anni dopo, nel 2010, di nuovo seimila teppisti hanno attaccato i partecipanti alla parata, ma l'evento è stato protetto da 5000 poliziotti. I disordini, durati per ore, hanno causato gravi danni, ma gli autori delle violenza non sono adeguatamente perseguiti dalle autorità competenti. Anche se la sfilata del 2010 ha mostrato in ogni ambiente la realtà delle persone LGBT che vivono in Serbia, l'atteggiamento della società non è cambiato in maniera significativa. Il tema dei diritti LGBT è aperto e se ne parla, ma ci sono barriere enormi alla comprensione da parte della élite politica, delle istituzioni e dell'opinione pubblica in Serbia, che impedisce che la questione dei diritti LGBT sia messa all'ordine del giorno.

La democrazia in Serbia non è ancora consolidata nella misura in cui noi vogliamo, e ogni anno la Pride Parade porta in discussione le nostre richieste politiche in materia. Chiediamo un chiaro sostegno alle autorità statali e alle autorità cittadine per i prossimi eventi, in conformità alla loro autorità, perché sostengano gli sforzi della comunità LGBT per esercitare i suoi diritti umani fondamentali. Le istituzioni devono tutelare i diritti di coloro che non hanno abbastanza potere per proteggere i propri diritti. Pertanto, esortiamo le autorità a dimostrare che l'integrazione europea e la democrazia non sono solo argomenti da utilizzare in campagna elettorale, ma che consentano a tutti i cittadini serbi di godere veramente dei diritti costituzionalmente garantiti.

I bisogni della popolazione LGBT in Serbia hanno bisogno di un grande sostengo. Quest'anno il focus della campagna che accompagna la Pride Parade, punta al ruolo della famiglia come fonte primaria di sostegno nella società. La famiglia è la prima unità della società che deve rispettare i valori della tolleranza, della diversità e dell'accettazione dei bisogni degli altri, perché l'identità personale si manifesta in diverse forme. Non sostenere i diritti LGBT è una scelta legittima, ma ogni atteggiamento omofobico potenziale può influire direttamente sulla vita di un membro della famiglia. Dato che viviamo in una società con un alto grado di violenza, è necessario che l'azione di promozione dei diritti LGBT, comprenda l'importanza della famiglia, spiegando che non si deve aver paura e vergogna di amare, ma comprendere e sostenere i suoi membri LGBT.

giovedì 23 giugno 2011

ZAGREB PRIDE 2011: LA FACCIA BELLA DELLA CROAZIA

Una settimana fa, proprio mentre arrivavano ottime notizie sul suo ingresso nell'Unione Europea, la Croazia offriva al mondo la sua faccia peggiore. O meglio. Una certa Croazia, violenta e intollerante, decideva di mostrare la propria pessima faccia impedendo la sfilata del Pride 2011 a Spalato. Sabato scroso, una settimana dopo Spalato, la capitale Zagabria, con la propria pacifica sfilata del Pride 2011, si è incaricata di dare una risposta di democrazia e di civiltà a chi è incapace anche solo di immaginare che possa esistere un mondo diverso al di là del proprio orticello rinsecchito.
Qui di seguito la corrispondenza di Marina Szikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale.


A differenza della triste notizia che abbiamo riportato nella nostra scorsa trasmissione relativa alle violenze e agli incidenti che hanno interrotto bruscamente il primo Gay pride a Spalato, una settimana dopo, piu' precisamente sabato scorso, a Zagabria ha trionfato invece una Croazia democratica e tollerante. Il decimo Zagreb pride ha visto la partecipazione, secondo le stime, di 4000 persone che hanno marciato per le strade del centro della capitale culminando poi in un evento di piazza terminato nella felicita' dei colori dell'arcobaleno, musica e danza di gente soddisfatta per il sucesso che la loro citta' e il loro Paese e' riuscito questa volta a mandare un messaggio del tutto diverso rispetto a quello di Spalato. Il decimo Zagreb pride e' stato il piu' massiccio finora e gli organizzatori hanno sottolineato che "i cittadini di Zagabria hanno dimostrato un'altra volta di essere orgogliosi, tolleranti e dignitosi". Hanno partecipato cittadini da tutta la Croazia ma anche ospiti dai paesi vicini. Forse il piu' grande valore del Zagreb pride e' stato il fatto che hanno marciato insieme agli omosessuali anche genitori con figli, scrittori, politici, personalita' della vita pubblica. Tuttavia, 17 sono state le persone fermate dalla polizia per aver offeso i marciatori. Si tratta comunque di minori incidenti, quali gesti di offese contro i manifestanti, ha detto il portavoce del ministero degli interni croato.

La consigliera per gli affari sociali del presidente croato Ivo Josipović ha marciato con altre persone portando il manifesto "Split Pride" e ha sottolineato di essere venuta alla marcia dell'orgoglio in quanto rappresentante del presidente croato. "Questo e' il sostegno alla tolleranza ma anche una reazione a quello brutto accaduto a Spalato. Spero, ne sono quasi certa, ha detto, che nulla di simile accadra' a Zagabria come deve essere per una citta' che tra breve diventera' una delle capitali dell'Ue. Tra i partecipanti che hanno rappresentato l'appoggio del mondo politico anche i popolari-liberali croati, Vesna Pusić e Radimir Čačić, leader del Partito popolare croato – democratici liberali (HNS). Alla domanda dei giornalisti perche' e' venuta ad unirsi alla marcia del Gay pride, Vesna Pusić ha risposto di non sapere un posto piu' intelligente dove esserci. Sempre nella storia una minoranza ha intrapreso il compito di lottare per il diritto di tutti. Anche i partecipanti della marcia dell'orgoglio in tutti questi dieci anni dimostrarono che tutti gli uomini sono uguali e liberi, ha detto Vesna Pusić aggiungendo di credere che il gran numero delle persone al Zagreb Pride sono anche una reazione a quanto accaduto a Spalato. Molti sono venuti perche' sentono vergogna, ha detto Pusić, ma anche perche' sentono che bisogna mostrare che non e' meno importante esprimere anche in questo modo la lotta per i diritti umani.

Anche il noto intelettuale croato, Predrag Matvejević ha voluto riunirsi alla marcia. Facendo riferimento alle opere di Michelangelo e Da Vinci, portatori di grandissime ispirazioni e noti come omosessuali, Matvejević ha posto la domanda se questa ispirazione e' divina, come mai i clericali non vogliono riconoscere anche i valori che loro stessi proclamavano e non negavano.

giovedì 16 giugno 2011

PASSAGGIO IN ONDA

La puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 16 giugno a Radio Radicale

La prima parte del programma è dedicata alle elezioni del 12 giugno in Turchia che hanno visto la larga vittoria del premier Recep Tayyip Erdogan e del suo partito AKP che ha avuto in pratica il 50% dei consensi ma, per effetto della legge elettorale, non ha conquistato la maggioranza assoluta dei deputati e, anzi, ha visto calare (di poco) la sua compagine parlamentare cosa che gli impedirà di proseguire le riforme istituzionali e costituzionali da solo. Dopo il commento a caldo di Emma Bonino sull'esito elettorale, il programma propone un passaggio dell'intervista a Marta Ottaviani (corrispondente di TMNews e collaboratrice della Stampa e di Avvenre) sulla possibilità che Erdogan a questo punto rinvii le riforme e si concentri su altre questioni (quella curda in primis), e una sintesi dell'intervista a Fabio Salomoni (sociologo della Koc Universitesi di Istanbul) sul significato del voto e la nuova realtà politico-sociale della Turchia di Erdogan. Questi contributi sono tratti dallo Speciale sulle elezioni turche andato in onda a Radio Radicale il 14 giugno.

Gli altri argomenti della trasmissione

Croazia: la Commissione Europea dà luce verde alla chiusura dei negoziati e al possibile ingresso nell'Unione il 1 luglio del 2013

Kosovo: nuove grane per il premier Hashim Thaci accusato da un testimone di aver ordinato centinaia di omicidi mirati di "collaborazionisti" e avversari politici

Albania: prosegue la storia infinita dell'elezione del sindaco di Tirana

Macedonia: le trattative per la formazione del nuovo governo dopo le elezioni del 5 giugno e la ricerca di una soluzione della disputa con la Grecia sul nome della repubblica ex-jugoslava

Split Pride 2011: la violenza degli estremisi impedisce il Pride di Spalato e, negli stessi giorni in cui Zagabria vede aprirsi le porte del'UE, mostra una delle facce peggiori della realtà croata

La trasmissione è stata realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è riascoltabile direttamente qui



oppure sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche insieme a tutte quelle precedenti.