Un reportage di Matteo Tacconi del 2009 da Praga sulla storica emittente della "Guerra fredda"
Solidarność e Lech Wałeşa, l’Ostpolitik di Willi Brandt, la
compattezza granitica della Nato, il processo d’integrazione europeo,
Karol Wojtyla, la perestrojka e la glasnost di Mikhail Gorbaciov,
l’incessante contributo politico e ideale dell’America. La carrellata
degli attori e dei fattori che hanno portato alla caduta del Muro di
Berlino è ricca. Ma nell’almanacco dei protagonisti della vittoria
dell’Ovest sull’Est va inclusa anche Radio Free Europe. Ecco perché.
Siamo a Praga, la capitale della Repubblica ceca. È da qui che Radio
Free Europe/Radio Liberty (nel 1976 ci fu la fusione tra le due
emittenti) continua a essere operativa. Già, perché se è vero che la
Cortina di ferro si è squagliata ormai da vent’anni e l’Urss è
rovinosamente capitolata da diciotto, facendo venire meno la missione
storica per cui le radio, prima distintamente poi insieme, sono state
conosciute e apprezzate, è altrettanto evidente che ci sono altre
cortine da sfondare, altri Paesi dove diffondere sulle onde medie un
messaggio di libertà e democrazia. Nell’Asia centrale e nel versante
settentrionale del Caucaso la sorveglianza dei governanti sui “sudditi” è
infatti serrata, come una volta nell’Est. In Russia, l’era Putin ha
riportato indietro le lancette della storia. Insomma, Radio Free
Europe/Radio Liberty serve ancora.
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martedì 18 novembre 2014
martedì 11 novembre 2014
1989-2014: VENTICINQUE ANNI FA LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO
Uno speciale di Radio Radicale per ricordare i giorni della caduta del muro di Berlino e gli eventi di quell'anno straordinario che cambiò la storia e la geografia politica europea e ai quali si intrecciò l'iniziativa politica del Partito Radicale che, divenuto "transnazionale", in aprile tenne il suo 35° Congresso a Budapest, quando ancora esisteva la "cortina di ferro". Con interventi di Emma Bonino, Marco Pannella, Marino Busdachin, Antonio Stango, una sintesi della relazione tenuta a Budapest da Sergio Stanzani, allora segretario del PR, e documenti sonori dell'epoca.
Venticinque anni fa, poco prima delle 7 di sera del 9 novembre 1989, il portavoce del Partito comunista della Repubblica democratica tedesca, Guenter Schabowski, durante una conferenza stampa convocata poco prima, annunciava ai giornalisti della stampa internazionale a Berlino Est che i cittadini della Germania orientale avrebbero potuto recarsi all'estero senza più bisogno di permessi speciali. Poco tempo prima le autorità della Ddr avevano annunciato un provvedimento simile, anche in risposta alle manifestazioni popolari sempre più imponenti che da Lipsia a Dresda alla stessa Berlino, chiedevano riforme e libertà di movimento, ma la cosa era rimasta lettera morta.
Il corrispondente dell'agenzia Ansa da Berlino, Riccardo Ehrman, lo fece notare piuttosto seccamente e chiese se questa volta le nuove disposizioni sarebbero entrate in vigore da subito. Ma Schabowski non aveva istruzioni precise e, non aveva avuto il tempo di leggere con attenzione le carte che gli erano state passate e di prepararsi una risposta. Così, colto di sorpresa, rispose con un certo imbarazzo: “Sofort. Da subito”.
In pochi minuti la notizia fece il giro del mondo, ripresa da tutte le emittenti internazionali, compresa la televisione della Germania ovest, regolarmente seguita nella Ddr. I cittadini di Berlino est cominciarono allora ad affluire check-point. Nelle ore successive, quando anche la televisione di stato della Germania est manderà in onda le dichiarazioni di Schabowsky, diventeranno decine di migliaia: una folla sempre più imponente che chiedeva di poter finalmente andare liberamente all'ovest, come era stato annunciato.
Le guardie di frontiera - i “Vopos”- rimasero disorientate e chiesero inutilmente istruzioni, ma la situazione rimaneva confusa. Prima venne detto loro di lasciar passare solo le persone in possesso del passaporto. Poi di respingerle al momento in cui sarebbero tornate per rientrare a casa. Col passare del tempo la folla aumentò, così come le file di Trabant in attesa di andare all'ovest. La tensione crebbe e la situazione rischiò di sfuggire di mano. Gli agenti della “Volkspolizei” non sapendo bene cosa fare e cercavano di tenere calma la folla che si sentiva sempre più presa in giro per l'ennesima volta.
Alle 22.30, l'ufficiale responsabile del varco sulla Bornholmerstrasse, Harald Jaeger, dopo essersi consultato con i suoi sottoposti, decise che non si poteva più attendere oltre e ordinò di aprire le sbarre. Di lì a poco lo stesso avverrà in tutti gli altri check-point. La frontiera più chiusa d'Europa si apriva: dopo 28 anni il “muro di Berlino” non esisteva più abbattuto sull'onda delle pressione popolare, ma anche di scelte politiche prese non solo in Germania.
Per oltre un quarto di secolo, anche se fisicamente non ne faceva parte, il “Muro di Berlino”, che separava la parte occidentale della città, appartenente alla Germania Ovest (la Repubblica federale tedesca, legata agli Stati Uniti), da quella orientale, capitale della Germania Est, la Repubblica democratica tedesca, la Ddr, strettamente legata ll'Unione Sovietica, era stato il simbolo e la rappresentazione più cruda della “cortina di ferro” che dal Baltico all'Adriatico tagliava l'Europa in due entità appartenenti a due sistemi politici, ideologici ed economici in conflitto fra di loro (la “guerra fredda”).
Questo Speciale, grazie a materiali sonori tratti dall'archivio di Radio Radicale e ad altre registrazioni dell'epoca, vuole ricordare quel formidabile 1989 e con esso l'iniziativa politica dei Radicali che, prima che cadesse il muro di Berlino e prima che si aprisse la “cortina di ferro”, in quello stesso anno andarono a Budapest a tenere il 35° congresso del loro partito diventato “transnazionale” e che, mentre da anni lottavano per l'affermazione della democrazia e dei diritti umani nell'Europa dell'est, denunciavano il rischio che le democrazie liberali dell'Occidente diventassero democrazie “reali”, autoritarie e burocratiche, così come nei Paesi dell'est il socialismo era divenuto “socialismo reale”.
Ascolta lo Speciale sul sito di Radio Radicale
domenica 13 aprile 2014
PROSEGUE IL VIAGGIO LUNGO LA EX CORTINA DI FERRO
Prosegue il viaggio di Matteo Tacconi e
Ignacio Maria Coccia lungo la ex “cortina di ferro”, dal Baltico
all'Adriatico, per scoprire come è cambiata questa parte di Europa
25 anni dopo la caduta del muro di Berlino.
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| Foto di Ignacio Maria Coccia |
Ascolta qui l'intervista a Matteo Tacconi
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| Foto Ignacio Maria Coccia |
Ascolta qui l'intervista a Matteo Tacconi
Per ritrovare tutte le puntate, a partire dall'intervista di presentazione del viaggio, vai alla pagina speciale sul sito di Radio Radicale
Il sito ufficiale del viaggio di Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia
venerdì 4 aprile 2014
E' INIZIATO IL VIAGGIO LUNGO LA EX CORTINA DI FERRO
E' iniziato il viaggio di Matteo Tacconi e Ignacio Maria
Coccia lungo la ex “cortina di ferro”, dal Baltico all'Adriatico, per scoprire come è
cambiata questa parte di Europa 25 anni dopo la caduta del muro di
Berlino.
Matteo Tacconi, in questa seconda intervista per Radio Radicale dopo quella di presentazione del viaggio, racconta di Lubecca, l'unica città della Germania
ovest che toccava fisicamente la frontiera con la Germania est e la
cortina di ferro e
dove il centro storico ancora racconta i tempi gloriosi della Lega
Anseatica. Lì c'è Schlutup, il sobborgo dove sorgeva la più settentrionale
delle dogane disposte lungo la frontiera tra le due Germanie. Sul fiume Trave, c'è
Travemunde, località di villeggiatura dove il primo tratto di cortina segnava il confine tedesco-tedesco. Poi ancora, il Checkpoint Alpha, il principale valico di
frontiera fra le due Germanie, e la Berlino di oggi dove, da
Potsdammerplatz alla campagna del Brandeburgo, le memoria del muro ha
accompagnato i grandi cambiamenti che la città ha vissuto nell'ultimo
quarto di secolo.
Ascolta qui l'intervista
Il sito ufficiale del viaggio
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| Foto Ignacio Maria Coccia |
Ascolta qui l'intervista
Il sito ufficiale del viaggio
sabato 29 marzo 2014
LA CORTINA VERDE: OVVERO, DOVE UNA VOLTA C'ERA LA CORTINA DI FERRO
Da Lubecca a Trieste: un viaggio dal Muro all'Europa senza frontiere
Un viaggio da Lubecca a Trieste lungo quella che un tempo, e per molto tempo, fu la “cortina di ferro” che divise in due l’Europa, separò gli europei e fu la linea del fronte della guerra fredda. A compiere questo viaggio, 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino, un giornalista e un fotografo: Matteo Tacconi, che per varie testate da anni segue i Balcani, l’Europa centrale e l’area post-sovietica e coordina Rassegna Est, portale dedicato all’Europa emergente, e Ignacio Maria Coccia, che ha dedicato molta attenzione all’Europa dell’est e al tema delle frontiere e delle periferie continentali.
Fino al 1989, per circa 2000 chilometri, dal Baltico all'Adriatico, sorgevano reticolati, dogane e torrette d’avvistamento e c’erano gendarmi armati che sorvegliavano il confine. Oggi molte cose sono cambiate: non c’è più il comunismo, l’Unione Europea si è allargata a est, il divario economico tra le due Europe va progressivamente riducendosi e le persone possono circolare liberamente attraverso le frontiere. Lungo la ex cortina di ferro a cavallo tra confini scomparsi (come quello tra le due Germanie) e altri che esistono ancora ma nel frattempo si sono aperti, corre una spina dorsale di parchi, riserve e aree protette: una “cortina verde”.
L’origine di questa area protetta, larga qualche chilometro, è dovuta al fatto che durante la guerra fredda nessuno costruiva lungo la frontiera, né da una parte, né dall’altra. Nella “terra di nessuno”, che fungeva da cuscinetto psicologico tra paesi e sistemi rivali, la natura ha potuto così prosperare indisturbata, dando vita a uno dei più suggestivi paradossi dell’Europa: la nascita involontaria di un’oasi ecologica, sviluppatasi in anni di serrato confronto politico, sociale, economico, culturale e militare tra il blocco occidentale e quello sovietico.
Matteo Tacconi presenta il viaggio a Radio Radicale
L’obiettivo del viaggio è quello di seguire palmo a palmo la linea dell’ex cortina di ferro, ma con lo sguardo e il passo ancorati al presente: non un racconto all’insegna del “come era” una volta, dunque, ma una storia fatta di tante storie di confine che sappia narrare il “come è” oggi. Attraverso i parchi naturali, la vita di frontiera, i rapporti tra le cittadini dell’una e dell’altra parte dei confini, il viaggio diventa allora un itinerario alla ricerca del senso dell’Europa.
Il progetto, reso possibile dal contributo, economico o logistico, di Moroni & Partners, gruppo di Ancona leader internazionale nel campo delle rinnovabili, di Ampelmann, celebre azienda tedesca che ha fatto dell’”omino dei semafori” dell’ex Ddr un logo commerciale di fama mondiale, dell’Ente nazionale germanico per il turismo e di Austria turismo, vede come media partner Huffington Post e Radio Radicale che segue il viaggio attraverso la rubrica Passaggio a Sud Est.
Il sito ufficiale del viaggio
Un viaggio da Lubecca a Trieste lungo quella che un tempo, e per molto tempo, fu la “cortina di ferro” che divise in due l’Europa, separò gli europei e fu la linea del fronte della guerra fredda. A compiere questo viaggio, 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino, un giornalista e un fotografo: Matteo Tacconi, che per varie testate da anni segue i Balcani, l’Europa centrale e l’area post-sovietica e coordina Rassegna Est, portale dedicato all’Europa emergente, e Ignacio Maria Coccia, che ha dedicato molta attenzione all’Europa dell’est e al tema delle frontiere e delle periferie continentali.
Fino al 1989, per circa 2000 chilometri, dal Baltico all'Adriatico, sorgevano reticolati, dogane e torrette d’avvistamento e c’erano gendarmi armati che sorvegliavano il confine. Oggi molte cose sono cambiate: non c’è più il comunismo, l’Unione Europea si è allargata a est, il divario economico tra le due Europe va progressivamente riducendosi e le persone possono circolare liberamente attraverso le frontiere. Lungo la ex cortina di ferro a cavallo tra confini scomparsi (come quello tra le due Germanie) e altri che esistono ancora ma nel frattempo si sono aperti, corre una spina dorsale di parchi, riserve e aree protette: una “cortina verde”.
L’origine di questa area protetta, larga qualche chilometro, è dovuta al fatto che durante la guerra fredda nessuno costruiva lungo la frontiera, né da una parte, né dall’altra. Nella “terra di nessuno”, che fungeva da cuscinetto psicologico tra paesi e sistemi rivali, la natura ha potuto così prosperare indisturbata, dando vita a uno dei più suggestivi paradossi dell’Europa: la nascita involontaria di un’oasi ecologica, sviluppatasi in anni di serrato confronto politico, sociale, economico, culturale e militare tra il blocco occidentale e quello sovietico.
Matteo Tacconi presenta il viaggio a Radio Radicale
L’obiettivo del viaggio è quello di seguire palmo a palmo la linea dell’ex cortina di ferro, ma con lo sguardo e il passo ancorati al presente: non un racconto all’insegna del “come era” una volta, dunque, ma una storia fatta di tante storie di confine che sappia narrare il “come è” oggi. Attraverso i parchi naturali, la vita di frontiera, i rapporti tra le cittadini dell’una e dell’altra parte dei confini, il viaggio diventa allora un itinerario alla ricerca del senso dell’Europa.
Il progetto, reso possibile dal contributo, economico o logistico, di Moroni & Partners, gruppo di Ancona leader internazionale nel campo delle rinnovabili, di Ampelmann, celebre azienda tedesca che ha fatto dell’”omino dei semafori” dell’ex Ddr un logo commerciale di fama mondiale, dell’Ente nazionale germanico per il turismo e di Austria turismo, vede come media partner Huffington Post e Radio Radicale che segue il viaggio attraverso la rubrica Passaggio a Sud Est.
Il sito ufficiale del viaggio
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