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martedì 11 novembre 2014

1989-2014: VENTICINQUE ANNI FA LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO

Uno speciale di Radio Radicale per ricordare i giorni della caduta del muro di Berlino e gli eventi di quell'anno straordinario che cambiò la storia e la geografia politica europea e ai quali si intrecciò l'iniziativa politica del Partito Radicale che, divenuto "transnazionale", in aprile tenne il suo 35° Congresso a Budapest, quando ancora esisteva la "cortina di ferro". Con interventi di Emma Bonino, Marco Pannella, Marino Busdachin, Antonio Stango, una sintesi della relazione tenuta a Budapest da Sergio Stanzani, allora segretario del PR, e documenti sonori dell'epoca.


Venticinque anni fa, poco prima delle 7 di sera del 9 novembre 1989, il portavoce del Partito comunista della Repubblica democratica tedesca, Guenter Schabowski, durante una conferenza stampa convocata poco prima, annunciava ai giornalisti della stampa internazionale a Berlino Est che i cittadini della Germania orientale avrebbero potuto recarsi all'estero senza più bisogno di permessi speciali. Poco tempo prima le autorità della Ddr avevano annunciato un provvedimento simile, anche in risposta alle manifestazioni popolari sempre più imponenti che da Lipsia a Dresda alla stessa Berlino, chiedevano riforme e libertà di movimento, ma la cosa era rimasta lettera morta.

Il corrispondente dell'agenzia Ansa da Berlino, Riccardo Ehrman, lo fece notare piuttosto seccamente e chiese se questa volta le nuove disposizioni sarebbero entrate in vigore da subito. Ma Schabowski non aveva istruzioni precise e, non aveva avuto il tempo di leggere con attenzione le carte che gli erano state passate e di prepararsi una risposta. Così, colto di sorpresa, rispose con un certo imbarazzo: “Sofort. Da subito”.

In pochi minuti la notizia fece il giro del mondo, ripresa da tutte le emittenti internazionali, compresa la televisione della Germania ovest, regolarmente seguita nella Ddr. I cittadini di Berlino est cominciarono allora ad affluire check-point. Nelle ore successive, quando anche la televisione di stato della Germania est manderà in onda le dichiarazioni di Schabowsky, diventeranno decine di migliaia: una folla sempre più imponente che chiedeva di poter finalmente andare liberamente all'ovest, come era stato annunciato.

Le guardie di frontiera - i “Vopos”- rimasero disorientate e chiesero inutilmente istruzioni, ma la situazione rimaneva confusa. Prima venne detto loro di lasciar passare solo le persone in possesso del passaporto. Poi di respingerle al momento in cui sarebbero tornate per rientrare a casa. Col passare del tempo la folla aumentò, così come le file di Trabant in attesa di andare all'ovest. La tensione crebbe e la situazione rischiò di sfuggire di mano. Gli agenti della “Volkspolizei” non sapendo bene cosa fare e cercavano di tenere calma la folla che si sentiva sempre più presa in giro per l'ennesima volta.

Alle 22.30, l'ufficiale responsabile del varco sulla Bornholmerstrasse, Harald Jaeger, dopo essersi consultato con i suoi sottoposti, decise che non si poteva più attendere oltre e ordinò di aprire le sbarre. Di lì a poco lo stesso avverrà in tutti gli altri check-point. La frontiera più chiusa d'Europa si apriva: dopo 28 anni il “muro di Berlino” non esisteva più abbattuto sull'onda delle pressione popolare, ma anche di scelte politiche prese non solo in Germania.

Per oltre un quarto di secolo, anche se fisicamente non ne faceva parte, il “Muro di Berlino”, che separava la parte occidentale della città, appartenente alla Germania Ovest (la Repubblica federale tedesca, legata agli Stati Uniti), da quella orientale, capitale della Germania Est, la Repubblica democratica tedesca, la Ddr, strettamente legata ll'Unione Sovietica, era stato il simbolo e la rappresentazione più cruda della “cortina di ferro” che dal Baltico all'Adriatico tagliava l'Europa in due entità appartenenti a due sistemi politici, ideologici ed economici in conflitto fra di loro (la “guerra fredda”).

Questo Speciale, grazie a materiali sonori tratti dall'archivio di Radio Radicale e ad altre registrazioni dell'epoca, vuole ricordare quel formidabile 1989 e con esso l'iniziativa politica dei Radicali che, prima che cadesse il muro di Berlino e prima che si aprisse la “cortina di ferro”, in quello stesso anno andarono a Budapest a tenere il 35° congresso del loro partito diventato “transnazionale” e che, mentre da anni lottavano per l'affermazione della democrazia e dei diritti umani nell'Europa dell'est, denunciavano il rischio che le democrazie liberali dell'Occidente diventassero democrazie “reali”, autoritarie e burocratiche,  così come nei Paesi dell'est il socialismo era divenuto “socialismo reale”.

Ascolta lo Speciale sul sito di Radio Radicale

lunedì 10 novembre 2014

25 ANNI DOPO LA CADUTA DEL MURO CI SONO ANCORA DUE GERMANIE?

Di Marina Szikora
Un quarto del secolo dopo la caduta del Muro di Berlino, il che ha portato all'unificazione un anno dopo, ultimamente e a volte, fa pensare che le due Germanie esistono ancora. Ma non la Germania dell'Est e dell'Ovest, bensi' la Germania interna ed esterna. Cosi' in questi giorni il giornale irlandese 'The Irish Times'. Il giornale scrive che queste due Germanie non esistono su nessuna mappa, bensi' nelle menti della gente. Il primo paese e' quello che vedono i tedeschi: un paese prospero – piu' povero rispetto alla Germania Occidentale, piu' ricco rispetto alla Germania dell'Est – che realizza i risultati e vende gli automobili. Le ombre storiche indietreggiano in questa Germania, mentre la generazione presuntuosa dell'”unificazione', nata intorno al 1989/1990 rigetta le vecchie differenze dei loro genitori tra l'est e l'ovest, scrive il giornale irlandese e aggiunge che vi e' pero' anche un'altra Germania. Quella che esiste nella mente dei suoi vicini europei. Dieci anni fa, questa Germania veniva considerata il malato dell'Europa. Adesso la macchina mediatica sul malato ha cambiato rotta, e la Germania e' un potente egemone “über-efficace” in Europa. Sembra particolarmente grande a quei paesi dell'Ue le cui economie come anche la loro certezza negli ultimi anni sono inciampate. Queste due Germanie, scrive 'The Irisch Times', quella interna e quella esterna, cosi' come percepita dai suoi vicini, sono parte di un quadro piu' grande. Invece di essere osservate come complementari, queste due Germanie sono lasciate ad una reciproca abrasione in maniera sbagliata. Il dibattito dopo la crisi, se il continente si puo' aspettare un' Europa tedesca oppure una Germania europea, trascorre inosservato per la maggior parte della gente, ma diventa invece entusiasmante per l'elite politica e mediatica europea, osserva il giornale irlandese. Negli ultimi anni i leader tedeschi venivano lusingati per la loro importanza in Europa e da loro si aspettava molto. Cosi' essi si sentono sicuri a causa della forza tedesca nella attuale Europa la quale pero' e' ancora vulnerabile per i suoi punti deboli nel futuro: il tick-tack della bomba demografica, il progresso che si basa sul trasferimento incerto alle fonti energetiche rinnovabili e l'infrastruttura troppo affaticata della Germania occidentale. Questi tedeschi presuntuosi ma ancora vulnerabili vedono rosso quando devono affrontare le idee altrui: che Berlino puo' e deve dare un sacco di soldi per risolvere i problemi finanziari europei, osserva “The Irish Times”.

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 9 novembre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


Kosovo: l'indagine su alcuni funzionari della missione civile europea Eulex e le possibili soluzioni dello stallo politico che impedisce la formazione di un nuovo governo dopo le elezioni anticipate dello scorso giugno.

Croazia: la difficile situazione della crisi economica e le valutazioni negative da parte dell'Unione Europea a due mesi dalle elezioni presidenziali (non ancora fissate ufficialmente).

Albania: la legge finanziaria in discussione in parlamento e l'accordo di cooperazione con l'Italia per la lotta alla criminalità organizzata.

L'apertura del programma è dedicata al 25° anniversario della caduta del Muro di Berlino e ad alcune analisi sulla realtà della Germania riunificata di oggi.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione dei corrispondenti Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui






giovedì 23 ottobre 2014

"VERDECORTINA": IL VIAGGIO LUNGO LA EX CORTINA DI FERRO RACCONTATO ANCHE IN UN LIBRO

"Verdecortina" è il racconto di un viaggio lungo la ex "cortina di ferro" compiuto da Matteo Tacconi, giornalista, saggista e coordinatore del portale Rassegnaest.com, insieme al fotografo Ignacio Maria Coccia, per raccontare come è cambiato quello che per quasi mezzo secolo fu il confine tra due Europe e i due sistemi politici e ideologici che facevano riferimento da una parte agli Usa e dall'altra all'Urss. Quella linea di confine che correva dal Baltico all'Adriatico, da Lubecca a Trieste, e che avrebbe potuto diventare la linea del fronte in caso di conflitto aperto tra i due blocchi, era segnata da reticolati e torrette di sorveglianza e vigilata da guardie armate e divideva profondamente l'Europa uscita a pezzi dalla seconda guerra mondiale: di quella divisione il muro di Berlino fu il simbolo più forte e drammatico.
Il viaggio di Tacconi e Coccia, realizzato venticinque anni dopo la caduta del muro, racconta come oggi la "cortina di ferro", per una serie di fortunate circostanze, si sia trasformata in una "cortina verde" di parchi e aree protette e di come la frontiera sia diventata più labile grazie alla riunificazione tedesca e all'allargamento dell'Unione Europea a est. Ed è lungo questa "cortina verde" che oggi si intrecciano memorie e ricordi, dimenticanze e rimozioni, nuove realtà e nostalgie.
Ora quel viaggio, dopo essere stato raccontato su Verdecortina.com e anche a Radio Radicale, è diventato un libro pubblicato grazie ad una campagna di fund raising e distribuito online.

L'intervista a Matteo Tacconi per Radio Radicale




Il sito ufficiale di Verdecortina

La pagina speciale realizzata da Radio Radicale con il racconto del viaggio

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est dedicato al viaggio


domenica 13 aprile 2014

PROSEGUE IL VIAGGIO LUNGO LA EX CORTINA DI FERRO

Prosegue il viaggio di Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia lungo la ex “cortina di ferro”, dal Baltico all'Adriatico, per scoprire come è cambiata questa parte di Europa 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino.

Foto di Ignacio Maria Coccia
 Dopo Lubecca, l'unica città dell'allora Germania ovest che toccava fisicamente la cortina di ferro, il “Checkpoint Alpha”, principale valico di frontiera fra le due Germanie, e la Berlino attuale con la sua memoria del muro , il viaggio prosegue verso sud, verso la Baviera, la Repubblica Ceca e l’Austria, nelle zone dove la Nato si attendeva l’eventuale invasione dei carri armati dell’Armata Rossa.

Ascolta qui l'intervista a Matteo Tacconi




Foto Ignacio Maria Coccia
Vienna e Bratislava, una volta divise dal confine che separava l'Europa tra l'occidente atlantico e l'oriente sovietico, sono oggi unite dalla comune appartenze all’Unione Europea. A Gmund, in Austria, si sfruttano le bellezze neturalistiche e le acque termali, mentre subito al di là della frontiera pullulano casinò, pensioni un po’ dubbie, sexy shop e “asian market”, in una sorta di Tijuana mitteleuopea. Rispetto alla Germania, riunificata dopo la caduta del muro di Berlino, tra Austria, Slovacchia e Repubblica Ceca si avverte di più la presenza di un confine anche se oggi del tutto aperto grazie agli accordi di Schengen. Più sfumata invece, rispetto alla Germania, la memoria della cortina e della divisione determinata dall'appartenenza ai due sistemi politici che si contrapponevano in Europa.

Ascolta qui l'intervista a Matteo Tacconi




Per ritrovare tutte le puntate, a partire dall'intervista di presentazione del viaggio, vai alla pagina speciale sul sito di Radio Radicale


Il sito ufficiale del viaggio di Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia

giovedì 10 aprile 2014

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 10 aprile 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


Turchia: intervista a Emma Bonino sul terzo rapporto della Independent Commission on Turkey presentato a Istanbul il 7 aprile che, anche alla luce degli avvenimenti degli ultimi mesi, dopo aver sottolineato gli errori europei e indicato le responsabilità turche per lo stallo nei negoziati, ribadisce con forza la necessità di rilanciare la prospettiva di adesione all'Unione Europea. Emma Bonino sottolinea, in particolare, il dovere delle classi politiche di andare oltre le contingenze quotidiane e avere una visione strategica a medio-lungo termine nella quale inquadrare il processo di adesione.

Macedonia: nella campagna per la presidenziali del 13 aprile entra la questione della disputa ultra ventennale con la Grecia sulla questione del nome ufficiale della repubblica ex jugoslava che blocca l'adesione di Skopje alla Unione Europea e alla Nato. Intanto il Congresso Usa vota una risoluzione a favore dell'adesione della Macedonia all'Alleanza Atlantica.

Albania: la visita a Berlino del ministro degli Esteri Ditmir Bushati una settimana dopo quella del premier Edi Rama per consolidare il sostegno tedesco per l'ottenimento della candidatura all'adesione all'Unione Europea al prossimo Consiglio europeo di giugno.

Kosovo: mentre il presidente serbo Tomislav Nikolic ribadisce il no al riconoscimento dell'indipendenza, a Pristina fa discutere la proposta di istituire un tribunale ad hoc sui crimini di guerra commessi dagli albanesi durante il conflitto del 1999 prima delle elezioni anticipate ormai sicure (anche se ancora non è stata fissata la data del voto).

Croazia: l'Adriatico nasconde forse importanti giacimenti di gas e petrolio e il governo di Zagabria, che non vuole lasciarsi sfuggire questa importante risorsa energetica ed economica, ha bandito la prima gara pubblica per appaltare le ricerche nei propri fondali.

Nella puntata si parla anche di una recente conferenza del Partito popolare europeo sul processo di integrazione europea dei Balcani.

Prosegue, infine, il viaggio di Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia lungo la ex cortina di ferro per raccontare come è cambiata la fetta di Europa dove correva la frontiera tra il blocco sovietico e il "mondo libero" 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino: dopo la capitale tedesca il viaggio prosegue verso sud, verso la Baviera, la Repubblica Ceca e l'Austria, attraverso le zone di boschi e colline dove la Nato riteneva avrebbero attaccato gli eserciti del Patto di Varsavia nel caso in cui la "guerra fredda" fosse diventata calda.

La trasmissione, realizzata con le corrispondenze di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui



venerdì 4 aprile 2014

E' INIZIATO IL VIAGGIO LUNGO LA EX CORTINA DI FERRO

E' iniziato il viaggio di Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia lungo la ex “cortina di ferro”, dal Baltico all'Adriatico, per scoprire come è cambiata questa parte di Europa 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino. 

Foto Ignacio Maria Coccia
Matteo Tacconi, in questa seconda intervista per Radio Radicale dopo quella di presentazione del viaggio, racconta di Lubecca, l'unica città della Germania ovest che toccava fisicamente la frontiera con la Germania est e la cortina di ferro e dove il centro storico ancora racconta i tempi gloriosi della Lega Anseatica. Lì c'è Schlutup, il sobborgo dove sorgeva la più settentrionale delle dogane disposte lungo la frontiera tra le due Germanie. Sul fiume Trave, c'è Travemunde, località di villeggiatura dove il primo tratto di cortina segnava il confine tedesco-tedesco. Poi ancora, il Checkpoint Alpha, il principale valico di frontiera fra le due Germanie, e la Berlino di oggi dove, da Potsdammerplatz alla campagna del Brandeburgo, le memoria del muro ha accompagnato i grandi cambiamenti che la città ha vissuto nell'ultimo quarto di secolo.





Ascolta qui l'intervista




Il sito ufficiale del viaggio

giovedì 3 aprile 2014

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 3 aprile 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


L'argomento principale della puntata odierna sono le elezioni del 30 marzo in Turchia e la notevole affermazione, al di là delle previsioni, del premier Recep Tayyip Erdogan: una vittoria che lo lancia ora verso la presidenza della repubblica. Una tesi, questa, sostenuta da molti osservatori, ma messa in dubbio sul Corriere della Sera da Antonio Ferrari che in un'intervista a Radio Radicale spiega perché, a suo giudizio, il premier turco è invece in declino e perché gli sarà difficile correre per le presidenziali di agosto.

L'apertura della puntata è invece dedicata alla Grecia, alla nuova tranche di aiuti internazionali in arrivo mentre il Paese sembra intravvedere una risalita dalla crisi ma con un costo sociale pesantissimo.

Gli altri argomenti
Albania: la visita del premier Edi Rama a Berlino e l'incontro con la cancelliera Angela Merkel le prove di dialogo, finora senza esito, con il leader dell'opposizione di centro-destra Lulzim Basha.
Kosovo: il governo vuole trasformare le attuali forze di sicurezza in un vero e proprio esercito e tuttavia, nonostante la ferma protesta della Serbia, è ripreso positivamente il dialogo tra Pristina e Belgrado mediato dall'Unione Europea.
Serbia: entro fine mese è attesa la formazione del nuovo governo dopo le elezioni anticipate del 16 marzo che hanno visto la nettissima vittoria del Partito del progresso guidato dall'attuale vice-premier Aleksandar Vucic.

In chiusura Matteo Tacconi racconta la prima parte del viaggio lungo la ex cortina di ferro che sta compiendo con Ignacio Maria Coccia: Lubecca, il "checkpoint Alpha" e la Berlino di oggi, venticinque anni dopo la caduta del Muro.

La trasmissione, con le corrispondenza di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

sabato 29 marzo 2014

LA CORTINA VERDE: OVVERO, DOVE UNA VOLTA C'ERA LA CORTINA DI FERRO

Da Lubecca a Trieste: un viaggio dal Muro all'Europa senza frontiere

Un viaggio da Lubecca a Trieste lungo quella che un tempo, e per molto tempo, fu la “cortina di ferro” che divise in due l’Europa, separò gli europei e fu la linea del fronte della guerra fredda. A compiere questo viaggio, 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino, un giornalista e un fotografo: Matteo Tacconi, che per varie testate da anni segue i Balcani, l’Europa centrale e l’area post-sovietica e coordina Rassegna Est, portale dedicato all’Europa emergente, e Ignacio Maria Coccia, che ha dedicato molta attenzione all’Europa dell’est e al tema delle frontiere e delle periferie continentali.

Fino al 1989, per circa 2000 chilometri, dal Baltico all'Adriatico, sorgevano reticolati, dogane e torrette d’avvistamento e c’erano gendarmi armati che sorvegliavano il confine. Oggi molte cose sono cambiate: non c’è più il comunismo, l’Unione Europea si è allargata a est, il divario economico tra le due Europe va progressivamente riducendosi e le persone possono circolare liberamente attraverso le frontiere. Lungo la ex cortina di ferro a cavallo tra confini scomparsi (come quello tra le due Germanie) e altri che esistono ancora ma nel frattempo si sono aperti, corre una spina dorsale di parchi, riserve e aree protette: una “cortina verde”.

L’origine di questa area protetta, larga qualche chilometro, è dovuta al fatto che durante la guerra fredda nessuno costruiva lungo la frontiera, né da una parte, né dall’altra. Nella “terra di nessuno”, che fungeva da cuscinetto psicologico tra paesi e sistemi rivali, la natura ha potuto così prosperare indisturbata, dando vita a uno dei più suggestivi paradossi dell’Europa: la nascita involontaria di un’oasi ecologica, sviluppatasi in anni di serrato confronto politico, sociale, economico, culturale e militare tra il blocco occidentale e quello sovietico.

Matteo Tacconi presenta il viaggio a Radio Radicale


L’obiettivo del viaggio è quello di seguire palmo a palmo la linea dell’ex cortina di ferro, ma con lo sguardo e il passo ancorati al presente: non un racconto all’insegna del “come era” una volta, dunque, ma una storia fatta di tante storie di confine che sappia narrare il “come è” oggi. Attraverso i parchi naturali, la vita di frontiera, i rapporti tra le cittadini dell’una e dell’altra parte dei confini, il viaggio diventa allora un itinerario alla ricerca del senso dell’Europa.

Il progetto, reso possibile dal contributo, economico o logistico, di Moroni & Partners, gruppo di Ancona leader internazionale nel campo delle rinnovabili, di Ampelmann, celebre azienda tedesca che ha fatto dell’”omino dei semafori” dell’ex Ddr un logo commerciale di fama mondiale, dell’Ente nazionale germanico per il turismo e di Austria turismo, vede come media partner Huffington Post e Radio Radicale che segue il viaggio attraverso la rubrica Passaggio a Sud Est.

Il sito ufficiale del viaggio









lunedì 15 agosto 2011

"IO SONO EUROPEO", CONTRO TUTTI I MURI, CINQUANT'ANNI DOPO BERLINO

Cinquant'anni fa, nella notte tra il 12 ed il 13 agosto 1961, la Ddr - la Repubblica Democratica Tedesca – iniziava la costruzione del “muro di Berlino”. La mattina di quel 13 agosto migliaia di berlinesi si ritrovarono a guardare, impotenti e attoniti, quello che stava accadendo davanti ai loro occhi. Molti tentarono di sottrarsi a quella gabbia che gli si stava chiudendo attorno e si buttarono all'ovest prima che la barriera si chiudesse definitivamente. Intere famiglie vennero sfrattate dalle case che si trovavano lungo il confine, altre furono restarono separate: affetti, legami, rapporti di lavoro, furono tagliati in due come le strade e le case. A niente valsero le proteste e le richieste di intervento. Le potenze occidentali che occupavano la Germania dopo la fine della guerra mondiale non avevano nessuna intenzione di aggravare le tensioni con l'Urss: se la Germania comunista voleva impedire la fuga dei suoi cittadini (fino a quel momento erano già stati 2 milioni e mezzo, il 20% della popolazione) che lo facesse e amen. Così, prima con i reticolati di filo spinato, poi con i mattoni, poi ancora con il cemento armato, i reticolati e i fossati, i cavalli di frisia, le torrette di sorveglianza, il Muro per quasi trent'anni ha diviso in due la Germania e l'Europa. E di fronte al muro, il 23 giugno 1963, John Kennedy pronunciò il discorso con la celebre frase: “Io sono berlinese”.



La costruzione del “muro di Berlino” è un momento cruciale nella storia della Germania e dell'Europa del '900. Lungo 43 chilometri, con 14 mila guardie armate, 302 torrette di guardia, 20 bunker e 259 corridoi per cani, il “muro” segnò e cambiò la vita di migliaia di persone. Fino al '61, ogni giorno 12 mila berlinesi dell'ovest si erano recati all'est a lavorare, mentre 53 mila erano gli abitanti orientali facevano il contrario. Con il tempo la divisione divenne anche economica: 100 marchi della Ddr valevano 9 di quelli della Germania federale. Nei quasi tre decenni della divisione, la popolazione di Berlino Ovest (più o meno due milioni di persone) fu un po' meno del doppio di quella dell'Est. Le persone che riuscirono a fuggire all'ovest furono 5043 (tra i quali 574 militari). Tanti i mezzi utilizzati, più o meno fantasiosi o disperati, dalle auto col doppio fondo, alle mongolfiere, ai tunnel nel sottosuolo: di questi ne furono scavati 70, uno dei quali, lungo 130 metri, sbucava in un panificio e permise la fuga di 57 persone. Non tutti ebbero però la stessa fortuna: la Stasi, la polizia segreta del regime comunista che aveva un suo agente ogni 150 abitanti, riuscì a bloccare oltre 3200 persone che tentavano di scappare. I morti accertati furono 136, ma secondo altre stime sarebbero circa 240 (un po' di più i feriti). La prima vittima fu Ida Siekmann che cadde dalla finestra di un palazzo sulla linea di confine, a Bernauerstrasse, il 22 agosto '61. Due giorni dopo, il primo ucciso: Guenter Liftin, un sarto 24enne, raggiunto da un proiettile alla nuca mentre tentava di fuggire a nuoto all'altezza del porto di Humboldt. Il caso più tragicamente famoso è quello di Peter Fechter, un muratore che venne colpito dai “Grepo”, i poliziotti di frontiera, il 17 agosto del 1962 a poca distanza dal “Check-point Charlie”, e che fu lasciato morire dissanguato sotto gli occhi dei berlinesi e dei media, mentre alle guardie americane veniva ordinato di non intervenire.

Il corpo senza vita di Peter Fechter, a ridosso del Muro
Il Muro cessò di esistere una notte di autunno del 1989. Meno di tre mesi prima, il 23 agosto, l'Ungheria aveva aperto il confine con l'Austria e in poche ore 13 mila tedeschi dell'est che erano in vacanza scapparono. Il crollo dei regimi dell'est Europa, partito proprio da Budapest nel gennaio di quell'anno, aveva raggiunto anche la Ddr e il 9 novembre, il semplice annuncio che i cittadini tedesco-orientali avrebbero potuto recarsi all'ovest si trasformò in uno tsunami umano che travolse pacificamente quasi mezzo secolo di dittatura comunista. E se oggi la data di inizio della costruzione del muro sembra essere quasi dimenticata dentro i libri di storia, altrettanto lontana appare anche quella della sua caduta, in quella notte in cui crollò il simbolo più aspro e più tragico della “cortina di ferro” che aveva diviso l'Europa dalla fine della seconda guerra mondiale. Una notte di festa incontenibile, in cui sembrò che la storia finisse e che tutto fosse diventato possibile. Tuttavia, come ha scritto lo scrittore Peter Schneider (autore de "Il saltatore del muro", ed. Sugarco) sulla Domenica di Repubblica del 7 agosto, "il Muro era la costruzione più assurda del mondo cui nessuno riusciva a sottrarre lo sguardo, l'antagonista tedesco della Statua della libertà, ma al tempo stesso niente si sapeva su quello che la costruzione aveva fatto alle persone che vivevano nella sua ombra". Forse è per questo che, nota sempre Schneider, nonostante oggi non esista più, la sua ombra non è stata cancellata del tutto.

Una placca commemorativa ricorda dove passava il Muro
(Foto Thomas Peter / Reuters)
Dunque, il "Muro di Berlino" non c'è più, abbattuto quasi ventidue anni fa dalla forza del cambiamento che ha cambiando la metà orientale dell'Europa. Purtroppo, però, di muri in Europa ce ne sono ancora. Concreti, come quello che a Cipro corre lungo la "linea verde", che non esistono fisicamente, ma sono comunque molto reali come in Kosovo, a Mitrovica e lungo il fiume Ibar, o immateriali, costruiti nella mente di tante persone, come in Bosnia. Questi ultimi sono i più pericolosi e i più difficili da abbattere. Di fronte a tutte queste barriere, a questi confini – sia quelli fisici, sia quelli mentali – oggi dovrebbero andare tutti coloro che, nonostante tutto, ancora credono nell'unità dell'Europa, nel progetto di unione europea che fu concepito a Ventotene prima della fine della seconda guerra mondiale. Dovremmo andarci tutti davanti a questi muri e, parafrasando John Kennedy, gridare: “Io sono europeo”. [RS]

giovedì 11 agosto 2011

PASSAGGIO IN ONDA

La puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda l'11 agosto a Radio Radicale

Gli argomenti della trasmissione

Kosovo: la situazione nel nord dopo le tensioni delle ultime settimane e gli accordi tra Kfor e parti in conflitto; gli ammonimenti dell'UE; la visita di oggi a Pristina del ministro degli Esteri tedesco

Bosnia: la crisi politica si ripercuote sulla situazione economica, gli investimenti esteri languono; l'allarme dell'Alto rappresentante internazionale Valentin Inzko

Cipro: la situazione politica dopo la crisi di governo e i rischi di crisi finanziaria, mentre l'UE preme per l'accelereazione dei negoziati per la riunificazione

Turchia: dopo l'accordo tra Erdogan e i militari sui vertici delle forze armate sta nascendo la "seconda repubblica"?

Croazia: a pochi mese dalle pesanti condanne degli ex-generali Gotovina e Markac, considerati eroi dell'"Operazione Tempesta", e a poche settimane dall'arresto dell'ex leader serbo-croato Goran Hadzic, il presidente Ivo Josipovic celebra la festa della vittoria nella guerra del 1991-1995 e parla di riconciliazione nei Balcani

Corruzione e democrazia: l'intervista della rivista serba Ekonom a Matteo Mecacci, deputato radicale del Pd e presidente della Commissione diritti umani dell'Osce.

In apertura e in chiusura una riflessione sul futuro dell'unità europea a cinquant'anni dalla costruzione del muro di Berlino.  Dal kennediano "Io sono berlinese" a "Io sono europeo".

La trasmissione è stata realizzata con la collaborazione di Marina Szikora ed è ascoltabile direttamente qui



oppure sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche