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giovedì 7 febbraio 2013

I BALCANI ALLA CONFERENZA SULLA SICUREZZA DI MONACO


Di Marina Szikora [*]
L'evento principale dello scorso fine settimana, per quanto riguarda le relazioni internazionali e la politica di sicurezza, e' stata la 49esima Conferenza sulla sicurezzasvoltasi a Monaco di Baviera, dal 1 al 3 febbraio, una delle riunioni piu' importanti su questi temi che ogni anno riunisce i capi di stato e di governo, ministri degli esteri e della difesa ma anche rappresentanti di organizzazioni nongovernative, esperti nel campo della politica internazionale e di sicurezza nonche' importanti uomini di affari. Quest'anno, alla conferenza di Monaco di Baviera hanno preso parte circa quattrocento leader politici ed economici, tra cui dieci capi di Stato e di governo, cinque commissari europei. Particolarmente significativa la presenza del vicepresidente americano Joe Biden. Si e' discusso e riflettuto del miglioramento della cooperazione internazionale e del dialogo in cerca di soluzioni dei focolai di crisi e di questioni geostrategiche del nostro mondo.

La Croazia era rappresentata dal presidente Ivo Josipović il quale e' intervenuto nella sessione dedicata a "Sicurezza e stabilita' in Europa Sudorientale e nel Caucaso", moderata dall'ex presidente finlandese ed inviato speciale dell'Onu per il Kosovo, Martti Ahtissari. Nella sessione si e' discusso della situazione di sicurezza nelle due regioni dopo che l'attenzione della politica internazionale e' stata trasferita su altri focolai di crisi. Oltre a Josipović, in questo dibattito sono intervenuti anche i presidenti della Macedonia e dell'Azerbejdzan, i ministri degli esteri della Georgia e del Kazakstan. Ai margini della conferenza, il capo dello stato croato ha avuto tutta una serie di incontri bilaterali, tra cui quelli con il vicepresidente americano Joe Biden, con i presidenti macedone, azero e del Kosovo, con il premier del Quatar, nonché con il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, e con quello tedesco, Guido Westerwelle.

Gli Stati Uniti si aspettano che presto inizi la ratifica dell'accordo di adesione della Croazia all'Ue in Slovenia. La notizia e' giunta dall'Ufficio del presidente croato Ivo Josipović dopo il suo colloquio con il vicepresidente americano Joe Biden ai margini della conferenza di Monaco di Baviera. "La Croazia e la Slovenia sono i partner americani nella Nato e mi aspetto che il contenzioso sulla Ljubljanska banka venga risolto presto", ha detto Biden. Un comunicato ufficiale ha reso noto che la presidente del Kosovo, Atifete Jahjaga, ha discusso con il vicepresidente americano Biden della cooperazione bilaterale tra Washington e Pristina, nonché dell'imminente incontro della stessa Jahjaga con il presidente della Serbia, Tomislav Nikolić. La presidente del Kosovo si e' detta pronta ad incontrare il suo collega serbo ed ha precisato che con questo vuole dare il suo appoggio al dialogo e alla piena normalizzazione delle relazioni tra, come ha detto, "due stati indipendenti e sovrani" [l'incontro si è svolto martedì 6 febbraio a Bruxelles, n.d.r.]. Biden, da parte sua, ha ribadito che gli Stati Uniti continueranno ad appoggiare il Kosovo sul suo cammino europeo e in tutti i processi democratici e che la posizione americana è che "la sovranita' e l'integrita' territoriale del Kosovo sono risolti". Quanto alla presidente del Kosovo, le istituzioni del Kosovo sono dell'atteggiamento che le animosita' del passato nelle relazioni con la Serbia non devono essere lasciate alle giovani generazioni ma si devono risolvere adesso. Jahjaga ha ringraziato gli Stati Uniti per l'aiuto che avevano dato e che offrono tutt'ora al consolidamento dello Stato e della societa' kosovara.

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio aSud Est andata in onda giovedì 7 febbraio a Radio Radicale.


venerdì 10 giugno 2011

BRUXELLES DA' VIA LIBERA ALLA CROAZIA NELL'UE



La Commissione europea questa mattina ha dato il suo parere favorevole all'ingresso della Croazia nell'Unione Europea proponendo al Consiglio dei ministri Ue di chiudere i quattro ultimi capitoli dei negoziati di adesione. Lo ha annunciato in un una nota lo stesso Josè Manuel Barroso, capo dell'esecutivo comunitario, nella quale sottolinea che la decisione apre “alla Croazia la via per unirsi all'Ue come 28mo Stato membro a partire dal primo luglio 2013, se questa data indicativa proposta dalla Commissione sarà ritenuta anche dal Consiglio". La parola passa infatti ora ai 27: il 21 giugno è una delle date nelle quali i ministri degli Esteri dei Paesi membri potrebbero adottare la decisione che richiede comunque l'unanimità.

Le autorità croate da parte loro si sono subito dette pronte a continuare il processo delle riforme. La premier Jadranka Kosor, che ha ricevuto le congratulazioni telefoniche di Barroso per questa "giornata storica", in una nota ha dichiarato che "dopo la chiusura dei negoziati il governo croato seguirà il suo cammino di riforme". Uno degli ostacoli più ostici, la riforma del sistema giudiziario, sembra essere stato completamente superato e con piena soddisfazione della Commissione, almeno stando alle parole di apprezzamento della commissaria Ue per la Giustizia, Vivianne Reding. Ma è tutta la Commissione europea che "ha riconosciuto tutti gli sforzi realizzati dal governo croato e i risultati registrati dalla Croazia lungo il processo negoziale” con Bruxelles, come tiene a far notare la premier Kosor nel suo comunicato.

martedì 15 giugno 2010

I BALCANI, L'EUROPA E IL RUOLO DELL'ITALIA

Durante il mio recente viaggio a Sarajevo per seguire il vertice Ue/balcani occidentali del 2 giugno per Radio Radicale, alla vigilia del summit ho avuto modo di intervistare l'ambasciatore Raimondo de Cardona, che rappresenta da poco più di un anno il nostro paese in Bosnia Erzegovina e con il quale ho parlato della situazione nel Paese e nel resto dei Balcani, del processo di integrazione euro-atlantica e del ruolo dell'Italia nella regione.

L'intervista all'ambasciatore De Cardona è disponibile qui




Di ritorno da Sarajevo, a Belgrado il 4 giugno ho intervistato l'ambasciatore italiano in Serbia, Armando Varricchio che proprio quel giorno festeggiava il suo primo anno nella capitale serba e con il quale ho fatto un bilancio del vertice di Sarajevo e più in generale delle relazioni bilaterali tra Italia e Serbia nel quadro del processo di integrazione euro-atlantica della regione.

L'intervista all'ambasciatore Varricchio è ascoltabile qui

mercoledì 9 giugno 2010

PASSAGGIO IN ONDA

La puntata di Passaggio a Sud Est in onda il 5 giugno alle 22,30 a Radio Radicale

Gli argomenti di questa puntata
In primo piano ancora il vertice Ue/Balcani di Sarajevo del 2 giugno, con altri commenti e analisi e le sintesi delle interviste all'ambasciatore italiano a Sarajevo, Raimondo de Cardona, e dell'ambasciatore italiano a Belgrado, Armando Varricchio.
Nella trasmissione si parla inoltre di Croazia, con il giudizio del Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia che pesa sul negoziato di adesione all'Ue; la Slovenia, al voto per il referendum sull'accordo che affida ad un arbitrato internazionale la definizione sui confini con la Croazia; Albania, la crisi politica interna compromette il processo di integrazione europea; Kosovo, prosegue l'iniziativa diplomatica per ulteriori riconoscimenti; Macedonia, niente elezioni anticipate, mentre la questione del nome dell'ex repubblica jugoslavia sarà sottoposta a referendum

La trasmissione, realizzata come sempre con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è disponibile sul sito di Radio Radicale, oppure ascoltabile direttamente qui

martedì 8 giugno 2010

ALTRI COMMENTI SUL VERTICE DI SARAJEVO

Sempre a proposito del vertice Ue/Balcani occidentali che si è tenuto a Sarajevo il 2 giugno vi segnalo altri commenti pubblicati in questi giorni e di cui ho parlato nella puntata di ieri della rassegna stampa sull'Europa sud occidentale in onda il mertedi attorno alle 6,45 su Radio Radicale.

Il vertice ha riunito a Sarajevo i Balcani occidentali, scrivono Dženana Halimović, Milad Obradović e Dženana Karabegović in un articolo apparso il 2 giugno sul sito di Radio Slobodna Evropa, intitolato "L'avvenire dei Balcani occidentali è più che mai europeo". Kosovo e Serbia si sono seduti insieme allo stesso tavolo grazie al cosiddetto compormesso "Gymnich". I dirigenti dei Paesi balcanici ed i loro omologhi hanno espresso il loro ottimismo sull'integrazione euro-atlantica quale garanzia di stabilità per la regione. Occorre ora proseguire nelle riforme al fine di adeguarsi agli standard richiesti da Bruxelles. A Sarajevo il processo di adesione è apparso più che mai sulla buona strada. Potete leggere l'articolo tradotto in francese sul sito del Courrier des Balkans.

Sul Riformista del 3 giugno, in un articolo intitolato "Frattini guida l'Ue verso i Balcani", Anna Mazzone scrive del ruolo nell'Italia nella conferenza di Sarajevo, un evento voluto dal nostro ministro degli Esteri che lo propose l'anno scorso come uno degli otto punti della "road map" che Frattini presentò in occasione del vertice Ue/Usa. "A Sarajevo, nella città smbolo delle guerre balcaniche [...] è stato da tutti riconosciuto all'Italia il suo impegno coerente e costante sulla strada dell'allargamento europeo ai Balcani occidentali" come fattore di stabilizzazione della regione, scrive Mazzone notando che "in un momento difficile per l'Europa [...] il rischio di accantonare definitivamente il processo di allargamento ai Balcani occidentali è assai concreto [...] Ma l'Italia non ha mai fatto passi indietro" come ha riconosciuto a Frattini il suo omologo spagnolo Miguel Angel Moratinos, presidente di turno dell'Ue.

Meno ottimista Luka Zanoni che in un pezzo intitolato "Europa sì, ma quando?", apparso il 3 giugno sul sito di Osservatorio Balcani e Caucaso, esordisce parlando per il vertice Ue/Balcani di un "magro bilancio, com'era nelle attese della vigilia", e di un "pallido parterre". "Ha fatto sicuramente piacere ai paesi dei Balcani occidentali sentirsi dire che il “loro futuro è nell’Unione europea”. Soprattutto in un momento di grave crisi per la stessa Unione. Tuttavia quali siano i prossimi passi per questi paesi lungo il cammino europeo resta ancora una domanda inevasa", scrive ancora Zanoni notando che "è evidente che l’Ue in questo momento non ha molto più da offrire ai vicini balcanici, se non la riconferma ufficiale della prospettiva di integrazione. Sulla tempistica e sulle modalità però resta tutto in sospeso". Insomma, l'allargamento ci sarà ma di accelerare il passo l’Unione sembra non volerne parlare. Dunque, si chiede giustamente Luka Zanoni, "i Balcani si stanno muovendo, seppur con fatica, verso un futuro migliore. L’Unione invece dove sta andando?".

Tesi analoga quella di Matteo Tacconi nell'articolo intitolato "A Sarajevo la Ue illude ancora i Balcani" apparso su Europa del 4 giugno, nel quale nota che dal vertice sono venute dichiarazioni di buona volontà, ma pochi fatti. Ciò che occorre far ripartire quindi, scrive Tacconi, è lo sforzo europeo per l'allargamento ai Balcani. "Uno sforzo che deve andare oltre la politica dei piccoli passi e del regime agevolato dei visti [...] L'Ue deve fare e dare di più. Le promesse devono tramutarsi in fatti. Il rischio, altrimenti, è che rilanciando la prospettiva europea senza fissare date o con cerimonie come quella di Sarajevo, i paesi dell'ex Jugoslavia si stufino dell'Europa e preferiscano rimanere fuori, piuttosto che attendere all'infirnito".

Dopo il vertice di Sarajevo, di "Balcani occidentali in mezzo al guado" parla Andrea Cellino, direttore del Dipartimento politico e di pianificazione presso la Missione Osce in Bosnia Erzegovina, nell'articolo pubblicato il 4 giugno su Affari Internazionali. "C’erano e ci sono effettivamente ottime ragioni per ribadire l’impegno a portare i Balcani in Europa", scrive Cellino che giudica positivamente anche il tempismo del vertice perché "andavano incoraggiate le tendenze degli ultimi sei mesi, che hanno visto incrementare i segnali positivi tra i leader della regione". Certo, non ci si può nascondere la vaghezza delle dichiarazioni finali, dato che quasi tutti i leader si sono espressi in termini positivi sull’obiettivo finale della piena integrazione europea dei Balcani, ma pochi hanno fornito dettagli su come raggiungere tale risultato. Per cui, secondo Cellino, il problema è proprio questa incertezza sul percorso di integrazione nell’Ue: "Una prospettiva così indefinita e di lungo periodo rischia di offrire incentivi troppo deboli per convincere le classi dirigenti dei paesi interessati ad attuare affrontare riforme impegnative e spesso impopolari". Occorrerebbe, dunque, "qualcosa di più concreto e preciso per incoraggiarle a combattere la corruzione, rafforzare le istituzioni e collaborare tra loro". Inoltre, "una politica dell’Ue più chiara e legata a precisi incentivi favorirebbe un approccio più unitario da parte della comunità internazionale, che troppo spesso fa più fatica ad accordarsi sulla politica della carota che su quella del bastone".

Che gli ostacoli all'integrazione europea dei Balcani stiano nei Balcani stessi, ma probabilmente ancora di più nell'Ue, mi pare sia anche la tesi di Miodrag Lekic, già ambasciatore di Jugoslavia a Roma e oggi docente presso le Università “La Sapienza” e “Luiss - Guido Carli” di Roma. Sempre su Affari Internazionali, in un articolo intitolato "L'ombra della Grecia sui Balcani occidentali" e pubblicato il 4 giugno, Lekic ammette che non era certamente il momento ideale per una conferenza di questo tipo visto che l'Ue, dopo anni di successi e di retorica ottimista, sta attraversando una delle più gravi crisi della sua storia: "Nell’attuale situazione europea era difficile immaginare che anche paesi più aperti all’integrazione dei popoli balcanici e che hanno interessi strategici nella regione, come la Spagna e l’Italia, potessero ricevere un mandato chiaro per aprire una prospettiva concreta di ulteriore allargamento dell’Ue". E però "in ogni caso, anche indipendentemente dall’attuale crisi europea, resta da chiarire se la Ue da sola abbia capacità sufficienti per portare a compimento la stabilizzazione e integrazione della regione e quale ruolo possano svolgervi gli Stati Uniti, ma anche la Turchia e la Russia, ambedue presenti nell’area". Quindi, conclude Lekic, se è vero che "i Balcani occidentali risentono ancora oggi della pesante eredità delle guerre che hanno insanguinato la regione negli anni novanta del XX secolo", è altrettanto vero che negli ultimi dieci anni i paesi della regione hanno fatto notevoli progressi in vari settori e, inoltre, "hanno in totale una popolazione più o meno equivalente a quella della Romania, non tale, quindi, da sottoporre la “capacità di assorbimento” dell’Ue a uno stress eccessivo". E' evidente, allora, che "le indecisioni dell’Ue e la sua difficoltà a definire un percorso più preciso per l’integrazione dei Balcani dipendono in gran parte dalla crisi interna da cui è oggi afflitta e dalla mancanza di una visione più chiara del suo futuro".

lunedì 7 giugno 2010

DOPO SARAJEVO

Riporto qui di seguito la trascrizione della corrispondenza di Marina Szikora per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoled' 2 giugno a Radio Radicale e dedicato al vertice Ue/Balcani occidentali svoltosi lo stesso giorno a Sarajevo.

“La conferenza odierna ‘Ue-Balcani occidentali’ ha mandato un messaggio importante e chiaro che i Balcani occidentali sono pronti per il proseguimento dell’integrazione nell’Ue” – questa e’ stata la valutazione del ministro degli esteri della Serbia Vuk Jeremic. Il capo della diplomazia serba ha informato che il Kosovo non e’ stato il tema di discussione a Sarajevo e che la partecipazione “del rappresentante delle autorita’ temporanee della regione” e’ stata conforme alla Risoluzione 1244, vale a dire che il Kosovo non e’ stato presentato come stato indipendente bensi’ come territorio speciale secondo la Risoluzione 1244. “Il governo della Serbia non cambiera’ la sua politica e non accettera’ mai la partecipazione delle autorita’ temporanee del Kosovo al di fuori della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza”. Per quanto riguarda la valutazione dell’evento, il ministro serbo ha sottolineato che se vi e’ stata alcuna perplessita’ che la cooperazione regionale non funzioni, dopo questa riunione non ci sono piu’ dilemmi a tal proposito.
Il ministro degli esteri croato, Gordan Jandrokovic ha precisato che e’ stata chiaramente rilevata l’importanza del futuro europeo per la stabilita’ di questa parte d’Europa. Ha valutato che per la Croazia, in quanto il paese che si trova nella fase finale di negoziati di adesione con l’Ue, e’ importante che il futuro europeo esista anche per gli altri paesi vicini. Jandrokovic ha ribadito che la Croazia appoggia la liberalizzazione del regime di visti per i cittadini della Macedonia, Montenegro e Serbia sperando che si decidera’ presto nello stesso mondo anche per i cittadini della BiH e dell’Albania.
L’assenza a livello ministeriale di tre grandi dell’Ue, Germania, Gran Bretagna e Francia, e’ una testimonianzia pero’ dell’umore generale dell’Ue nei confronti del processo di ulteriore allargamento. In vista del summit di oggi, il vicepresidente del governo serbo Bozidara Djelic ha affermato che i criteri per l’ingresso nell’Ue d’ora in poi saranno piu’ rigidi e soltanto i paesi che saranno pronti potranno contare all’adesione. “E’ chiaro che i paesi della regione non saranno accolti in un pacchetto come lo si pensava finora, ma l’adesione andra’ in due passi. Dopo la Croazia, vi entreranno quei paesi che saranno pronti, cosi’ come nel caso della liberalizzazione dei visti” ha spiegato Djelic per il quotidiano serbo ‘Blic’.
C’e’ da sottolienare che precedentemente a questa conferenza, sempre nella capitale della BiH Sarajevo, i presidenti di Croazia, Serbia, Montenegro e BiH hanno firmato il 29 maggio, in occasione della celebrazione del decennio della cosidetta Iniziativa di Igman, una dichiarazione che sottolinea proprio l’importanza della cooperazione regionale e il fatto che “la piena adesione nell’Ue e’ un obiettivo strategico di tutti i paesi riuniti nell’Iniziativa Igman”.
Tra le voci pessimiste a qualche giorno prima della conferenza di Sarajevo vi e’ stata anche quella del prestigioso esperto politico serbo Predrag Simic il quale ha affermato che la Germania e’ il grande oppositore all’allargamento dell’Europa nei Balcani occidentali perche’ ogni nuovo candidato fa pensare alla Grecia mentre la riunione di Sarajevo sara’ “soltanto una bella performance, un surrogato per l’accelerato avvicinamento dei Balcani occidentali all’Ue”. “L’Ue in questo momento non ha molto da offrire. Il massimo che puo’ dare e’ la ratifica dell’Accordo di stabilizzazione e associazione oppure la candidatura all’adesione.
Sempre in vista dell’appuntamento di Sarajevo, l’Alto rappresentante per la BiH, Valentin Inzko ha detto invece che la conferenza ministeriale Ue – Balcani occidentali offrira’ una nuova dinamica all’avvicinamento dei Balcani occidenatli all’Ue. Stessa l’opinione del segretario di stato americano Hillary Clinton, dell’alta rappresentante Ue per la politica estera, Catherine Ashton e del ministro degli esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos i quali hanno valutato che l’intera regione dei Balcani occidentali ha una possibilita’ di includersi nella nuova dinamica delle integrazioni euro-atlantiche. In un testo congiunto “I Balcani lo meritano” pubblicato in vista della riunione di Sarajevo sul giornale “The Guardian”, gli autori hanno scritto che i ministri dell’Ue ribadiranno che il posto dei Balcani e’ in Europa. Aggiungono inoltre che i ministri della regione “ancora una volta confermeranno” la loro devozione all’attuazione delle riforme necessarie per l’avanzamento verso l’ingressso nella comunita’ euroatlantica. “I leader dei Balcani occidentali avranno il nostro pieno sostegno mentre affrontano le riforme. Oltre all’adempimento dei criteri politici ed economici di Kopenhagen, devono impegnarsi anche sulla riconciliazione delle comunita’ etniche e religiose nonche’ dei gruppi politici” raccomandano gli autori dell’articolo.
Il ministro degli esteri italiano, Franco Frattini che insieme al ministro degli esteri spagnolo Moratinos e’ stato uno dei promotori della riunione di Sarajevo, in una intervista per il quotidiano bosniaco ‘Dnevni avaz’ del 31 maggio, ha detto che e’ arrivato il momento di analizzare il progresso della regione verso l’Ue. “La presidenza spagnola dell’Ue ha riconosciuto l’importanza di questa idea a dieci anni dal summit di Zagabria. E’ necessario mantenere vivo a Bruxelles l’orientamento verso il futuro allargamento dell’Unione. Inoltre, i cittadini di questa regione hanno bisogno di avere una percezzione chiara sulla prontezza dell’Unione di accogliere i nuovi membri” ha detto Frattini per il giornale di Sarajevo. Sulla questione della BiH, Frattini ha rilevato che i cittadini della BiH devono comprendere che l’avanzamento verso la membership e’ una occasione importante per le riforme delle loro istituzioni e per il funzionamento e la modernizzazione del processo decisionale. Il dialogo con Bruxelles significa anche avere a disposizione l’apparato amminsitrativo che sara’ in grado di dare risposte concrete. “Avremmo desiderato di poter osservare un maggiore progresso nelle riforme. Ma capisco che nell’anno elettorale nessuno stato democratico puo’ facilmente cambiare il suo ordinamento costituzionale” ha detto il capo della Farnesina sottolineando che lui stesso si impenga per la liberalizzazione del regime di visti per i Balcani occidentali, inclusa la BiH e che il Paese si trova nella fase conclusiva di questo processo. “I cittadini della BiH possono essere sicuri che la liberalizzazione avvera’ entro il 2010” ha detto Frattini spiegando che e’ necessario compiere gli ultimi passi procedurali al Consiglio europeo e nel PE.
Ieri, un articolo sul sito della Deutsche Welle, afferma che l’obbiettivo primario della riunione di Sarajevo dei rappresentanti di tutti gli Stati membri dell’Ue, dei paesi dei Balcani occidentali e dei rappresentanti chiave della comunita’ internazionale e’ quello di dare un segnale chiaro alla regione balcanica che la sua prospettiva e’ quella europea, che tutti vogliono la sua realizzazione e che la regione si trova gia’ sulla via di progresso. La portavoce della presidenza spagnola, organizzatore della conferenza di Sarajevo, Kristina Galyak ha affermato, sempre per la Deutsche Welle, che l’Ue vuole dare un segnale a tutti i partecipanti della reiunione che i Balcani occidentali sono importanti per l’Ue e che l’Ue sta’ dietro alle promesse fatte, soprattutto quelle che riguardano la prospettiva europea. “Riterremo la conferenza un successo se avremo la comprensione da parte di tutti i popoli della regione dei Balcani occidentali che, nonostante i numerosi problemi che l’Ue attualmente deve affrontare, la priorita’ dei leader dell’Ue relativa ai rapporti con i vicini e’ la stabilizzazione dei Balcani. L’avvicinamento dei Balcani all’Ue resta il nostro obbligo piu’ importante” ha detto la Galyak aggiungendo che la seconda priorita’ di Sarajevo e’ l’insisitere sulla cooperazione nella regione e ha sottolineato che il progresso nell’integrazione e la cooperazione regionale sono collegati.
Dall’Ufficio dell’alta rappresentante dell’Ue per la politica estera e di sicurezza, Catherine Ashton giungeva invece il messaggio che le aspettative della conferenza di Sarajevo vanno in due direzioni. Da una parte – viene affermato – si aspetta che l’Ue confermi il suo impegno alla prospettiva dei Balcani occidentali, in base a quanto stabilito 10 anni fa al summit di Zagabria e quanto successivamente riconfermato nel 2003 a Salonicco nonche’ nel 2006 nell’ambito del consenso sull’allargamento. Dall’altra parte si aspetta che i paesi dei Balcani occidentali utilizzino la conferenza per impegnarsi ad intensificare il processo di rifome indispensabili per l’avvicinamento all’Ue, ha detto la portavoce dell’alta rappresentante dell’Ue, Maja Kocijancic.
Resta quindi da vedere, dopo che le luci sull’evento saranno del tutto spente, se il risultato di questa riunone sara’ soltanto una conferma del sostegno politico al processo di eurointegrazione, cosa che per molti potrebbe essere sotto le aspettative oppure, potra’ essere, come si prospettava all’inizio dell’inizio, una cosa molto piu’ grande e un valore aggiuntivo all’integrazione dei Balcani occidentali nell’Ue.
Non e’ molto ottimista, in questo senso, il presidente della Commissione del PE incaricato per i Balcani occidentali, Eduard Kukan. Secondo la sua opinione, con l’avvicinamento della conferenza, rispetto all’iniziativa originaria promossa dalla presidenza spagnola, molte buone idee sono svanite e adesso, e’ pessimista Kukan, non ci sono piu’ grandi aspettative relative a questa conferenza. Il presidente della Commissione per i Balcani occidentali non conta con risultati concreti, e al posto della precedentemente prevista “Dichiarazione di Sarajevo” si passa ad un comunicato della presidenza Ue, in altre parole, un documento molto meno importante di quanto atteso e per di piu’ informale. L’accento viene posto quindi sulla cooperazione regionale in quanto il modo migliore per preparare i Balcani occidentali alla futura membership nell’Ue. Un messaggio chiaro quindi che per l’ingresso nell’Ue la cooperazione regionale e’ prioritaria.

PASSAGGIO SPECIALE - IL 2 GIUGNO A SARAJEVO (parte seconda)

Il 2 giugno a Sarajevo, si è svolto il vertice ad alto livello Ue/Balcani occidentali (come è stato ufficialmente defrinito) fortemente voluto dal ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, che lo aveva inserito tra gli otto punti contenuti nella "raod map" sui Balcani proposta l'anno scorso al vertice Ue/Usa. Come ampiamente previsto non ci sono state decisioni eclatanti, né nuovi particolari impegni per l’area. L'Unione Europea ha ribadito quello che aveva detto dieci anni fa per la prima volta alla conferenza di Zagabria, è cioè che il futuro dei Balcani è nell’Unione Europea e che Bruxelles si impegna a sostenere l'integrazione dei paesi dell'area. Con quali scadenze ed entro quali date non è dato sapere e a Sarajevo non è stato indicato. Il risultato importante del meeting è stato quello di aver riunito attorno allo stesso tavolo tutti i leader regionali. Compresi Serbia e Kosovo, grazie al compromesso della cosiddetta "formula Gymnich" proposta da Frattini e che ha permesso di evitare il fallimento che aveva invece caratterizzato il vertice Ue-Balcani svoltosi a Brdo, in Slovenia, il 20 marzo. Insomma, l'Europa ha ripetuto quello che aveva già detto in passato senza però assumere per il momento impegni precisi. Ma senza nemmeno tornare sulle sue passate decisioni è già questo, con la crisi economica che sta mettendo a dura prova la tenuta dell'Unione e la sopravvivenza della mineta unica, per non dire dello "stress da allargamento" che non faciluterà ulteriori adesioni a medio termine (Croazia a parte), è già un risultato discreto.

Alla conferenza Ue-Balcani occidentali del 2 giugno a Sarajevo è stato dedicato lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda lo stesso giorno a Radio Radicale: le reazioni e i commenti a poche ore dalla chiusura del vertice con le corrispondenze di Marina Szikora e Artur Nura.

CONFERENZA DI SARAJEVO: NESSUNA NUOVA, BUONA NUOVA

Dopo qualche giorno di pausa rimetto le mani al blog e riparto da dove ero rimasto, ovvero dalla conferenza Ue/Balcani di Sarajevo. Quello che posto qui sotto è più o meno il testo della corrispondenza che ho fatto per Radio Radicale, mercoledì 2 giugno, più o meno un'ora dopo la fine della conferenza stampa finale tenuta dal ministro degli Esteri bosniaco Sven Alkalaj, in qualità di ospite, dal ministro degli Esteri spagnolo Miguerl Angel Moratinos, in qualità di presidente di turno dell'Ue e organizzatore del vertice, e dal commissario europeo all'Allargamento, Stefan Fuele.

Impegno e responsabilità: con queste due parole il ministro degli Esteri, Miguel Angel Moratinos, presidente di turno dell'Ue, ha voluto sintetizzare l'esito della conferenza Ue/Balcani occidentali che si è svolta oggi a Sarajevo. Gli impegni che Moratinos ha indicato sono tre: il primo per l'Ue, perché prosegua il processo di integrazione dei Balcani; il secondo per i Paesi della regione, perché proseguano nelle riforme richieste per completare il processo di adesione; il terzo riguarda la comunità internazionale nel suo complesso. Era un Moratinos soddisfatto quello che ha parlato nella conferenza stampa conclusiva all'Holiday Inn di Sarajevo: "Voi giornalisti avete molte buone notizie oggi, mentre noi chiudiamo questo meeting con un pieno di buoni risultati". Una soddisfazione che ha spinto il ministro degli Esteri spagnolo ad esordire definendo quella di oggi una giornata storica per Sarajevo: "Ci sono stati altri momenti storici per la città, momenti drammatici e tragici, ma oggi si apre una nuova fase di pace e stabilità", ha detto più o meno Moratinos. Un entusiasmo condiviso dal commissario europeo all'Allargamento, Stefan Fuele, che dopo aver definito "fantastica" la conferenza ha parlato di una nuova fase per l'allargamento dell'Ue, sottolineando il carattere inclusivo di questo meeting che ha messo intorno allo stesso tavolo i rappresentanti di tutti i Paesi della regione e quelli dell'Ue, insieme ai rappresentanti dei Paesi membri, degli Usa, della Russia, della Turchia, di Nato, Osce e Regional Cooperation Council. Entrambi, Moratinos e Fuele, hanno segnalato i positivi sviluppi avvenuti nei Balcani negli ultimi mesi.

Al di là delle dichiarazioni ufficiali e dell'ottimismo di circostanza i problemi però non mancano. A cominciare dalla partecipazione dei ministri dell'Ue: c'erano lo spagnolo Moratinos (che però è il presidente di turno dell'Ue) e l'italiano Frattini (che per primo aveva lanciato la proposta della conferenza e ne è stato il più convinto sostenitore). Non c'erano invece, e si sapeva, i loro omologhi tedesco, Vesterwelle, e britannico, Hague. Erano attesi, e invece non sono venuti, il ministro degli Esteri francese Kouchner e quello turco Davutoglu, che però era rappresentato dal ministro responsabile dei rapporti con l'Ue, Bagis. Del resto, anche il segretario di stato Usa, Hillary Clinton, e il russo Sergei Lavrov ha Sarajevo non si sono visti. Decisioni importanti o novità particolari, non ne sono uscite e nessuno del resto se le aspettava. L'Ue ha confermato il proprio impegno per l'integrazione dei balcani nel quadro del Trattato di Lisbona e nello stesso tempo sollecita i Paesi della regione a proseguire l'impegno per le riforme nel quadro delle condizioni richieste dall'Accordo di Stabilizzazione e Associazione. In particolare, come ha sottolineato Moratinos in conferenza stampa, le tra sfide principali per i Paesi balcanici riguardano: l'implementazione di un vero stato di diritto; le rifome amministrative giudiziarie; la lotta contro la corruzione ed il crimine organizzato.
L'Ue presta attenzione anche alla crisi economica in atto e agli sforzi dei Paesi della regione per mettere in atto misure adatte a prevenire future crisi e favorire uno sviluppo economico sostenibile. L'Ue contribuirà anche ad attenuare l'impatto della crisi (anche se viene spontaneo domandarsi come, viste le resistenze emerse per aiutare un Paese membro in grave difficoltà come la Grecia, per non dire l'incapacità di realizzare un governo comune dell'economia dei Ventisette. La dichiarazione finale della presidenza ribadisce inoltre la necessità di completare il processo sostenibile di rientro degli dei rifugiati e dei profughi delle guerre degli anni '90 e sottolinea l'importanza della cooperazione regionale per proseguire e completare il processo di riconciliazione.

Insomma, a dieci anni dal vertice di Zagabria che indicò per la prima volta la prospettiva dell'integrazione europea per i Balcani occidentali, a Sarajevo l'Ue ribadisce che quella prospettiva resta valida. Messa così sembra poca cosa: dieci anni dopo Zagabria a Sarajevo l'Europa ripete le stesse cose. Una circostanza che, infatti, è stata fatta notare dai giornalisti in conferenza stampa. "I problemi e le difficoltà sono tante, i Balcani occidentali partivano da una situazione difficile", ha obiettato Moratinos, che ha in un altro momento ha tenuto a sottolineare i progressi registrati negli ultimi mesi nella regione. Resta il fatto che l'Ue per i Balcani occidentali avrebbe potuto fare prima, di più e meglio, e non solo negli ultimi dieci anni, ma ben prima, quando si profilò e poi divenne tragicamente concreto il disastro della Jugoslavia. E per ora, Croazia a parte, non ci sono date certe o traguardi concreti per l'integrazione dei Paesi della regione nell'Ue. Di positivo, comunque, c'è da registrare la presenza allo stesso tavolo di tutti i rappresentanti della regione, compresi quelli di Serbia e Kosovo, anche se per ottenere questo risultato c'è voluto un compromesso che ha reso quello di Sarajevo un vertice informale. Oggi però guardiamo alla metà piena del bicchiere, sperando che a nessuno venga in mente di svuotarla.

Satement by the Chair of the High-Level Meeting on the Western Balkans

martedì 1 giugno 2010

PIOVE SU SARAJEVO

Piove sulla Bosnia e su Sarajevo. Piove e fa freddo. E questo clima così autunnale che nasconde l'estate imminente è una buona metafora del clima che mi sembra circondi il vertice di alto livello Ue/Balcani occidentali che tra poche ore avrà luogo nella capitale bosniaca. Perché al di là delle belle parole, degli impegni  delle promesse che hanno preceduto l'appuntamento di domani, non è detto che l'integrazione europea dei Balcani occidentali avvenga in tempi non troppo lunghi (Croazia a parte). La crisi economica globale, lo stress da allargamento, l'incapacità o la non volontà dell'Ue di agire da attore politico sulla scena internazionale (e le resistenze di un Paese come la Germania) potrebbero rimandare ancora per molto tempo l'adesione dei Balcani occidentali. E la data del 2014 (ingresso nell'Ue per tutti i Paesi della regione insieme ad un secolo dallo scoppio della prima guerra mondiale la cui scintilla scoccò proprio a Sarajevo) potrebbe restare solo una bella suggestione. Insomma, come dire: prima o poi questi paesi entreranno nell'Ue, è inevitabile, ma per ora non si sa bene quando e come). Un po' come questa estate: arriva, lo sappiamo che arriverà, ma intanto qui a Sarajevo piove e fa freddo.

LE ROSE DI SARAJEVO

Sui marciapiedi di Sarajevo si incontrano delle macchie rosse. Indicano i punti dove sono cadute le granate sparate sulla città durante l'assedio. I buchi sono stati riempiti, ma colorandoli di rosso, per non dimenticare. Piove, in questi giorni, qui a Sarajevo, e non fa nemmeno caldo. Siamo a giugno ma invece dell'estate sembra di essere all'inizio dell'autunno. Ed è in questo clima meteorologico che si tiene domani la conferenza Ue/Balcani occidentali a cui sono stati invitati anche Usa, Russia, Turchia e la Nato. Un clima meteo che mostra diverse analogie con il clima politico che accompagna la vigilia del vertice.

L'idea di una conferenza ad alto livello Ue-Balcani occidentali era stata avanzata un anno fa circa dal ministro degli Esteri italiani, Franco Frattini, e l'Italia, dopo il via libera di Bruxelles, ha poi sostenuto la Spagna che come attuale presidente di turno dell'Ue è l'organizzatrice ufficiale dell'evento. Lo scopo della conferenza è quello di riaffermare l'impegno europeo per l'integrazione dei Paesi dei Balcani occidentali nell'ambito del trattato di Lisbona. Il vertice si tiene a dieci anni dal summit di Zagabria che indicò ai Paesi della regione il percorso di riforme politiche ed economiche necessarie per l'adesione all'Ue.

Per non farsi illusioni, e come ho già scritto, diciamo subito che da Sarajevo non arriveranno decisioni eclatanti o impegni particolari, ma semplicemente verrà ribadito che il futuro dei Balcani è nell'Ue. Ieri lo storico quotidiano di Sarajevo Oslobodjenje ha pubblicato un articolo firmato dal ministro degli esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, dal commissario europeo all'Allargamento, Stefan Fuele, e dal segretario di stato Usa, Hillary Clinton, in cui si ribadiva che riuscire a mettere al suo posto l'ultima casella mancante nella mappa dell'Unione rappresenta "una delle ultime sfide dell'Ue e della Nato".

Il problema è capire se l'Ue ha intenzione di raccogliere questa sfida e di vincerla oppure no continuando a traccheggiare. Da questo punto di vista è lecito nutrire qualche dubbio, alla luce anche dell'attuale gravissima crisi economica globale e dello "stress da allargamento" che l'Unione soffre dopo che negli ultimi sei anni sono entrati dodici nuovi Paesi. E non è un dettaglio che domani qui a Sarajevo mancheranno almeno la metà dei ministri degli Esteri dell'Ue. Non ci sarà nemmeno quello tedesco e ieri il giornale belgradese Blic scriveva che proprio la Germania è uno dei maggiori opposiitori dell'integrazione europea dei Balcani occidentali.

D'altra parte non ci saranno nemmeno la Clinton, il suo omologo russo Sergej Lavrov e il segretario generale della Nato Rasmussen. Ci sarà invece la Turchia con il ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu, a ribadire il ruolo attivo e dinamico che Ankara gioca e intende sempre più giocare in futuro nella regione balcanica. In questi casi però bisogna decidere se guardare la parte mezza vuota del bicchiere o quella mezza piena.

La conferenza di domani potrebbe non essere un fallimento anche perché finalmente, dopo tanto tempo si riuscirà a mettere insieme i rappresentanti di tutti i Paesi della regione. Certo, c'è voluto un compromesso - la "formula Gymnich" proposta da Frattini - per riuscire a convincere il rappresentante serbo a sedersi attorno allo stesso tavolo con quello kosovaro ed evitare di ripetere il fallimento di Brdo a marzo scorso. E questo è sicuramente un primo successo, a meno di sorprese delle ultime ore. Resta però il fatto che, come sottolineava ieri il portale EuObserver, l'idea italiana di una road map per l'integrazione europea dei Balcani occidentali è stata accantonata.

Così come è stato deciso di rinunciare a chiudere la conferenza di domani con una solenne "dichiarazione di Sarajevo", preferendo una meno impegnativa dichiarazione della presidenza spagnola dell'Ue che in questo leva il ministro serbo degli Esteri, Vuk Jeremic, dall'imbarazzo di apporre lo sua firma accanto a quella del rappresentante di uno Stato, il ministro degli Esteri kosovaro Skender Hiseni, che Belgrado non riconosce. Vedremo dunque cosa accadrà domani, mentre sulla capitale bosniaca continua a piovere a dirotto e a fare freddo. Per scaldare un po' il morale chiudo allora con due buone notizie.

La prima è la dichiarazione congiunta sottoscritta sabato scorso qui a Sarajevo dai presidenti di Bosnia Erzegovina, Croazia, Montenegro e Serbia in cui si ribadisce l'importanza della cooperazione regionale con l'obiettivo strategico dell'adesione all'Ue. L'occasione è stato il decennale dell'Iniziativa Igman, dal nome del monte che sovrasta Sarajevo e cha da teatro delle gare di sci delle Olimpiadi del 1984 divenne nel corso dell'assedio l'avamposto delle forze serbe che martirizzavano la città. La seconda è la visita, domenica, del presidente croato Ivo Josipovic nella Republika Srpska ed il suo incontro con il premier serbo-bosniaco Milorad Dodik. Se sono rose fioriranno, vedremo. Intanto c'è qualcuno che sembra ben intenzionato a coltivarle. Speriamo che la pioggia di questi giorni non sia troppa.

mercoledì 26 maggio 2010

PASSAGGIO SPECIALE: IL 2 GIUGNO A SARAJEVO

Foto Iwfx/Flickr
Fra una settimana, il prossimo 2 giugno a Sarajevo, si terrà la conferenza internazionale sui Balcani. Non ci saranno decisioni eclatanti, né nuovi particolari impegni per l’area. Verrà ribadito quello che era stato detto già dieci anni fa, ovvero che il futuro dei Balcani è nell’Unione europea. Il risultato importante dell'incontro sarà comunque quello di essere riusciti a riunire attorno allo stesso tavolo tutti i leader regionali. E già questo non è stato facile. Ci sono volute infatti settimane di mediazioni per trovare un compromesso che consentisse sia alla Serbia sia al Kosovo di sedersi allo stesso tavolo, evitando il fallimento che aveva invece caratterizzato il vertice Ue-Balcani svoltosi a Brdo, in Slovenia, il 20 marzo. Se fosse andato in scena lo stesso copione di Brdo, i Paesi dei Balcani occidentali avrebbero presentato un pessimo biglietto da visita ad un’Europa che già ha dovuto affrontare le controversie territoriali sloveno-croate, solo da poco avviate a soluzione, che è sempre alle prese con l'incomprensibile questione del nome della Macedonia che oppone Skopje ad Atene, che deve gestire la questione Kosovo e soprattutto aiutare a trovare una soluzione per la fragile situazione della Bosnia. Il tutto mentre le opinioni pubbliche europee sono sempre più restie a nuovi allargamenti e in un momento in cui la crisi economica globale con le conseguenti tempeste che stanno flagellando l’eurozona sta mettendo seriamente a rischio il futuro stesso dell'Ue come progetto politico.

Alla conferenza Ue-Balcani occidentali del 2 giugno a Sarajevo è dedicato lo Speciale di Passaggio a Sud Est in onda questa sera alle 23,30 a Radio Radicale. Il punto della situazione ad una settimana dal vertice con le corrispondenze di Marina Szikora e Artur Nura.

Per evitare un bis di Brdo, il nostro ministro degli Esteri Franco Frattini alcune settimane fa ha tirato fuori dal cappello la cosiddetta "formula Gymnich", ovvero il protocollo usato per le riunioni informali dei ministri degli Esteri dell'Ue. I partecipanti si siederanno intorno al tavolo identificati soltanto dal loro nome, senza alcun riferimento al loro Paese d’origine. In questo modo si dovrebbe riuscire a superare lo scoglio del Kosovo, Paese che si è autoproclamato indipendente nel febbraio del 2008 e che nel frattempo, tra i Paesi dell'area, è stato riconosciuto da Slovenia, Croazia, Montenegro, Macedonia e Albania. Il riconoscimento non è venuto invece da 5 dei 27 membri dell'Ue, tra cui la Spagna, attuale presidente di turno e organizzatrice della conferenza di Sarajevo, dalla Bosnia e dalla Serbia. La "formula Gymnich" consentirà al rappresentante serbo, il ministro degli Esteri Vuk Jeremic, di sedersi allo stesso tavolo di quello kosovaro, il suo omologo Skender Hyseni, senza che questo possa rappresentare un riconoscimento de facto dell'indipendenza. I problemi non sono però del tutto superati e lo scontro tra serbi e kosovari si potrebbe riproporre su questioni procedurali. Intanto, è già stato deciso che la dichiarazione conclusiva sarà presentata soltanto dall’Ue, evitando così che il ministro degli Esteri serbo si trovi nell’imbarazzante condizione di dover sottoscrivere un documento insieme a quello kosovaro.

Alla conferenza di Sarajevo parteciperanno anche Usa e Russia. Inoltre è stata invitata la Turchia che è sempre più attiva nei Balcani con progetti diplomatici (ultimo il trilaterale di maggio ad Istanbul Turchia-Croazia-Bosnia dedicato alla stabilità dell’Europa sud-orientale) e iniziative economiche e imprenditoriali. Diversi analisti vedono nell'attivismo politico di Ankara nella regione e nel suo sostegno all'integrazione europea dei Balcani occidentali una ulteriore mossa per acquisire credito a Bruxelles in vista della propria adesione all'Ue. Bisogna poi ricordare la presenza e l'iniziativa nell’area anche della Nato: nella sua ultima riunione, svoltasi a Tallinn il 22 aprile scorso, l'Alleanza ha dato via libera al Map (Membership Action Plan, procedura per l’adesione) per la Bosnia, dopo che l'anno scorso lo stesso era avvenuto per Montenegro e Albania. Poi c'è la vicenda della Macedonia che si vede la strada per Ue e Nato sbarrata dalla Grecia per via della querelle sul nome dell'ex repubblica jugoslava.

Qualche novità potrebbe arrivare anche per la questione dei visti. Dal 1 gennaio non c'è piuù bisogno di visti d’ingresso nell'Ue per i cittadini di Serbia, Macedonia, Montenegro. Luce rossa, per ora, per Albania, Bosnia e Kosovo. Ma forse, appunto anche per questi paesi potrebbero arrivare notizie positive con l'obiettivo di smorzare le pulsioni nazionaliste all’interno degli Stati e smorzare i crescenti sentimenti anti-europei, dopo anni di incertezza sul loro ingresso nell’Unione. Sarebbe un segnale non da poco, specie per la Bosnia Erzegovina alle prese con un impasse istituzionale che si potrae da troppo tempo e sempre sull'orlo di una possibile secessione mentre è già partita la campagna per le elezioni politiche e presidenziali del prossimo ottobre.

lunedì 24 maggio 2010

NOTIZIE DAI BALCANI

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Szikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda sabato 22 maggio a Radio Radicale.

Vertice Ue-Balcani Occidentali: Belgrado e Pristina vicine a partecipare al meeting di Sarajevo
Dopo diverse settimane di tentativi diplomatici per convincere Belgrado e Pristina che nessuna delle due parti non sara’ messa a rischio con la partecipazione dell’altro alla riunione ministeriale informale Balcani occidentali–Ue che si svolgera’ il prossimo 2 giugno a Sarajevo, le cose stanno arrivando al loro posto. Cosi’ scrive il quotidiano croato vicinissimo al governo di centro-destra ‘Vjesnik’ nella sua edizione di venerdi’. Il Ministero degli esteri serbo ha confermato che e’ arrivato l’invito per il summit di Sarajevo da parte della presidenza spagnola all’Ue e che questa data e’ stata inserita nel calendario del capo della diplomazia serba, Vuk Jeremic. Una simile conferma e’ arrivata anche da Pristina. L’invito al ministro kosovaro Skender Hiseni, e’ stato consegnato dal capo della delegazione della Commissione europea in Kosovo, Renzo Daviddi, a nome della Spagna poiche’ Madrid non ha relazioni diplomatiche con il Kosovo. L’invito a parteciparvi e’ arrivato anche al capo dell’UNMIK, Lamberto Zannier.
Nella sua lettera di invito, il ministro degli esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos ha scritto che la riunione ministeriale Balcani occidentali – Ue si svolgera’ secondo la formula Gymnich il che significa che i partecipanti saranno rappresentati soltanto con i loro nomi, senza quelli dello stato e senza simboli. L’invito al capo dell’UNMIK, Lamberto Zannier dovrebbe essere l’alibi perche’ il ministro serbo Jeremic possa mettersi a tavolo con il suo collega kosovaro Hiseni - scrive ‘Vjesnik’ - sara’ cosi’ il primo rappresentante serbo che si siedera’ con un rappresentante kosovaro in una sala che non e’ quella delle riunioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, da quando il Kosovo ha proclamato la sua indipendenza il 17 febbraio 2008. Invitando alcuni capi di missioni internazionali nei Balcani, la Spagna ha voluto evitare che la partecipazione di Zannier alla riunione di Sarajevo venga interpretata a Pristina come una negazione aperta dell’indipendenza del Kosovo, conclude ‘Vjesnik’.

Croazia: gli Usa all’Ue, "Zagabria ha soddisfatto le condizioni"
“Credo che la Croazia collabora veramente con il Tribunale dell’Aja e speriamo che i nostri amici europei arriveranno alla stessa conclusione. Le indagini relative ai cosidetti diari di artiglieria sono serie, degne di fiducia e hanno portato finora a risultati impressionanti, quindi bisogna continuare ad indagare sulla sorte dei documenti scomparsi”. Con queste parole l’ambasciatore americano in Croazia, James Foley ha illustrato la posizione degli Stati Uniti relativa “al problema di tutti i problemi”, vale a dire la cooperazione di Zagabria con l’Aja e la questione dei documenti ricercati che riguardano l’operazione militare croata ‘Tempesta’. Foley ha fatto queste dichazioni a seguito del suo intervento alla Scuola di economia e management di Zagabria e in vista dell’arrivo del procuratore generale del Tpi, Serge Brammertz, annunciato per il prossimo 25 maggio. L’ambasicatore statunitense ha comunque avvertito che se le autorita’ croate non riusciranno a convincere Brammertz di aver fatto tutto per trovare i diari di artiglieria, il proseguimento e la dinamica dei negoziati di adesione croati con l’Ue potrebbero essere notevolmente rallentati. “Il capitolo 23 – Giustizia e diritti fondamentali, include molti punti – le riforme del sistema giudiziario, rapporti con le minoranze, crimini di guerra, rientro di profughi. In tutti questi settori la Croazia ha raggiunto un successo significativo e questo riguarda anche la cooperazione con il Tribunale internazionale per i crimini di guerra in ex Jugoslavia” ha detto Foley. Il diplomatico americano ha ricordato il ruolo molto attivo della diplomazia statunitense per quanto riguarda lo sblocco sloveno dei negoziati croati di adesione e ha sottolineato che il suo Paese ha insistito sulla ricerca di una soluzione che alla fine e’ stata raggiunta ed e’ stato firmato l’Accordo di arbitrato. Il sostegno americano all’ingresso della Croazia nell’Ue, afferma Foley, verra’ ribadito fortemente anche dal vicepresidente americano Joe Biden al suo prossimo incontro con la premier croata Jadranka Kosor nella Casa Bianca. Foley ha sottolineato che questa sara’ una occasione eccezionale per dimostrare che gli Stati Uniti appoggiano la Croazia nella lotta alla corruzione, nelle riforme economiche nonche’ nella sua vicina adesione all’Ue e prima ancora nella rapida conclusione del processo negoziale. L’ambasciatore americano si e’ detto fiducioso che quest’ultimo potra’ accadere entro la fine dell’anno.
Secondo l’amasciatore Foley, l’interessamento per la situazione nei Balcani, in particolare quello relativo alla BiH e’ una priorita’ dell’attuale amministrazione statunitense che a differenza di quella precedente la quale aveva le “sue sfide”, presta maggiore attenzione a questa parte d’Europa. Non c’e’ dubbio che l’ingresso nella Nato ha riposizionato la Croazia e rafforzato i collegamenti del Paese con gli Stati Uniti. “Alla Croazia guardiamo come ad un alleato e questo e’ il punto chiave della nostra politica nella regione. Desideriamo la Croazia nell’Ue perche’ e’ importante che le porte siano aperte anche per gli altri paesi” conclude l’ambasciatore amricano in Croazia, James Foley.

Bosnia: la Republika Srpska vuole la chiusura dell’Ufficio dell’Alto Rappresentante Internazionale
Il governo della Republika Srpska, l’entita’ a maggioranza serba della BiH, giovedi’ ha inviato una lettera al Consiglio di Sicurezza dell’Onu chiedendo che sia presa al piu’ presto la decisione sulla chiusura dell’Ufficio dell’Alto rappresentante per la BiH (OHR). Si tratta di una iniziativa portata avanti autonomamente rispetto agli altri soggetti del Paese ed e’ una dimostrazione in piu’ dell’alta tensione che esiste da lungo tempo tra la leadership della RS e l’Alto rappresentante per la BiH il quale molto spesso si e’ pronuncito con forte criticismo sulla politica della RS, soprattutto per quanto riguarda le costanti minacce di secessione di questa entita’ dalla BiH. La lettera e’ stata inviata in vista dell’annunciata riunione del Consiglio di Sicurezza in calendario per il prossimo 24 maggio alla quale si dovrebbe discutere della situazione in questo Paese. Le basi per questo dibattito a nome della BiH deve preparare la presidenza statale poiche’ e’ l’unica – secondo la Costituzione – incaricata a condurre la politica estera. Ma il governo guidato da Milorad Dodik e’ andato oltre le proprie competenze decidendo di influenzare il dibattito in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il governo di Banja Luka – vale a dire Dodik ed i suoi ministri - si vantano di poter anche loro, in quanto “rappresentanti di una parte – firmataria dell’Accordo di Dayton” inoltrare all’Onu una loro opinione sulla situazione nel Paese. Nel comunicato si legge che la RS vuole promuovere il progresso raggiunto in BiH e al tempo stesso punta sul fatto che l’Alto rappresentante continua a dare “ordini esecutivi che in modo eccessivo oltrepassano il suo mandato legale stabilito dall’Accordo di Dayton”. Il governo della RS afferma che “un tale comportamento dell’Alto rappresentante viola i diritti umani e democratici garantiti dalla Costituzione della BiH”. Il governo della RS ammette pero’ che non sono ancora soddisfatte le condizioni per chiudere l’OHR stabilite un anno e mezzo fa dalla comunita’ internazionale ma afferma che questo e’ esclusivamente responsabilita’ dei maggiori partiti politici bosgnacchi che – dicono - rifiutano i possibili compromessi.

Bosnia: la Serbia sostiene fortemente la Republika Srpska
Cosi’ i media serbi commentano le relazioni tra la Serbia e l’entita’ a maggioranza serba della BiH. Il prossimo 25 maggio, l’attuale presidente di turno della Presidenza della BiH, Haris Silajdzic visitera’ Belgrado, ma come ha sottolineato il presidente della Serbia, Boris Tadic, dopo il suo incontro ieri con il premier della RS Milorad Dodik, questa visita sara’ del tutto inufficiale.
Tadic ha rilevato che la riunione con il rappresentante bosgnacco sara’ la continuazione delle attivita’ politiche della Serbia nella regione. Anche se il premier della RS Dodik prima del suo incontro con Tadic ha detto che la RS considera la recente dichiarazione di Istanbul invalida perche’ firmata da Silajdzic a nome della BiH senza precedenti consultazioni con gli altri due membri della Presidenza tripartita, Tadic afferma che questo tema non e’ stato oggetto di discussione e ha precisato che “non abbiamo sempre stesse opinioni relative a tutte le questioni perche’ Dodik ha le sue competenze nella RS, e io le mie in Serbia. Ma la Serbia appoggia sempre fortemente la RS” ha detto Tadic.
Quanto alle parole del premier della RS, e’ stato concordato che il prossimo 8 giugno a Banja Luka, capoluogo della RS, si svolgera’ la riunione del Consiglio per l’attuazione dell’accordo sulle relazioni speciali e parallele tra la RS e la Serbia. Si e’ parlato inoltre della cooperazione in cinque settori energetici e di altri questioni economiche. Con il presidente Boris Tadic – ha aggiunto Dodik – si e’ parlato anche della prossima riunione ministeriale di Sarajevo. Dodik ha detto che l’annunciata partecipazione anche della Turchia, Russia e Stati Uniti oltre all’Ue e i Paesi della regione, significa che questo summit riceve nuove dimensioni. Dodik si aspetta che a questa riunione sara’ annunciata l’abolizione dei visti per i cittadini della BiH e ha concluso che sia la BiH che la Serbia attendono di diventare presto parte dell’Ue.

lunedì 17 maggio 2010

CONFERENZA DI SARAJEVO: LA SERBIA CI SARA'

Il ministro degli Esteri serbo Vuk Jeremic ha annunciato ieri che è stato raggiunta un'intesa sulla partecipazione di rappresentanti del Kosovo alla conferenza internazionale Unione Europea-Balcani che si terrà a Sarajevo il 2 giugno organizzata dalla presidenza di turno spagnola dell'Ue con il supporto dell'Italia. L'accordo è stato raggiunto negli incontri con il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini a Belgrado e Ancona: la Serbia ha accettato che i rappresentanti di Pristina partecipino in conformità con la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza dell'Onu, tutt'ora valida, che considera il Kosovo una provincia serba sottoposta a controllo internazionale. Jeremic ha ribadito ancora una volta che Belgrado non intende cedere sul fatto che il Kosovo a Sarajevo non deve essere presentato come stato indipendente.

Nelle sue dichiarazioni Jeremic ha messo in evidenza l’importanza della conferenza del 2 giugno, in particolare alla luce della crisi attuale per la quale "in alcune parti dell’Unione cresce lo scetticismo verso il proseguimento del processo di allargamento". Jeremic ha aggiunto che la Serbia farà di tutto perché la conferenza abbia successo e ha espresso la speranza che i rappresentanti di Pristina decidano di partecipare. Tuttavia, Jeremic ha anche sottolineato che la Serbia non rinuncerà mai alla sua posizione contraria all'indipendenza del Kosovo: "Ciò per noi rappresenta una linea rossa sia in senso giuridico sia in quello politico. Non oltrepasseremo mai la linea rossa. In qualsiasi forma alla fine sarà presente Pristina, non potrà essere presente come un paese sovrano”, ha detto Jeremic.

domenica 2 maggio 2010

PASSAGGIO IN ONDA

La puntata di Passaggio a Sud Est in onda il 1° maggio alle 22,30 a Radio Radicale

In apertura della puntata la prossima conferenza internazionale sui Balcani a Sarajevo del 2 giugno prossimo e la mediazione proposta dall'Italia per garantire la partecipazione di Serbia e Kosovo. La trasmissione prosegue con la grave crisi economica della Grecia vista dalla parte della gente, cioè gli umori e i sentimenti con cui affronta la situazione chi dovrà fare i conti con le dure misure già annunciate dal governo: sull'argomento una sintesi dell'intervista a Gilda Lyghounis, corrispondente di Osservatorio Balcani e Caucaso e del Foglio. Di crisi economica si parla anche a proposito della Serbia e delle prospettive europee della regione balcanica. E ancora: gli ostacoli all'adesione della Croazia all'Ue; la situazione politica, le iniziative economiche del governo e lo stato della libertà di stampa in Albania. Infine il Kosovo tra investimenti economici esteri, tutela internazionale e problemi di legalità interna.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è riascoltabile direttamente qui



oppure scaricabile con il podcast dal sito di Radio Radicale

venerdì 30 aprile 2010

CONFERENZA SUI BALCANI: PROVE DI COMPROMESSO TRA SERBIA E KOSOVO

A livello ufficiale, per ora, ci sono solo dichiarazioni ottimistiche, ma la mediazione di Frattini sembrerebbe riuscita: Belgrado e Pristina dovrebbero partecipare insieme al vertice internazionale sui Balcani in programma il 2 giugno prossimo a Sarajevo. Come dichiarato mercoledì dal nostro ministero degli Esteri nella nota che ho riportato nel post precedente il riferimento è al cosiddetto "formato Gymnich" adottato nelle riunioni informali dei ministri degli Esteri dell'Ue e proposto da Frattini ai suoi omologhi serbo e kosovaro, Vuk Jeremic e Skender Hyseni, per aggirare l'ostacolo dei veti incrociati tra Serbia e Kosovo per cui Belgrado rifiuta di partecipare agli incontri internazionali in cui il Kosovo si presenti come stato indipendente e sovrano, considerandolo tutt'ora una provincia serba sotto protettorato Onu in base alla risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza, mentre Pristina non si considera più tale dal 17 febbraio 2008, giorno in cui ha proclamato unilateralmente la sua indipendenza.

La formula proposta dal ministro degli esteri italiano prevede che i partecipanti al vertice si siedano intorno al tavolo come persone e non come rappresentanti di Paesi, senza bandiere o simboli ufficiali. Secondo il quotidiano kosovaro Express "l'Unione europea pensa di aver trovato la formula che assicurerà la partecipazione di tutti gli Stati della regione" e in effetti, secondo l'emittente balgradese B92, il compromesso sarebbe accettato sia da Belgrado, sia da Pristina. Ieri il quotidano serbo serbo Blic titolava "Belgrado e Pristina allo stesso tavolo a Sarajevo" in maniera pressoché identica a quello kosovaro Zeri che scriveva "Pristina e Belgrado al summit di Sarajevo". E mentre il principale giornale di Pristina, Koha Ditore, parlava di "Conferenza informale a Sarajevo", Radio Kim, l'emittente dei serbi del Kosovo, apriva i suoi notiziari annunciando che Serbia e Kosovo saranno "a Sarajevo senza i simboli statali".

In realtà restano ancora diverse questioni ancora da definire, come per esempio la definizione del ruolo dell'ambasciatore Lamberto Zannier, capo di Unmik, la missione Onu in Kosovo che esercita il protettorato internazionale sul Paese. Pristina non gradisce, ovviamente, di partecipare al vertice sotto tutela, come invece pretende Belgrado. Ci sono, dunque, ancora varie questioni, non di poco conto, da definire e risolvere, ma certo il lavorio diplomatico in corso sembra far ben sperare sull'esito del summit di Sarajevo. Intanto è da notare una certa comunanza di opinioni tra la stampa serba e quella kosovara. E' probabile, per non dire sicuro, che dalla conferenza internazionale del 2 giugno non usciranno risultati concreti, ma già mettere attorno ad un tavolo tutti gli attori della regione per la prima volta dopo i conflitti degli anni '90, se così sarà, costituisce di per sé un successo. A Sarajevo, oltra ai Paesi balcanici e all'Ue, ci saranno anche Usa, Russia e Turchia. Se anche loro mostreranno una volontà concreta di contribuire alla stabilizzazione e alla pacificazione dell'area, forse potremo dire che una pagina nuova è stata aperta.

mercoledì 28 aprile 2010

CONFERENZA SUI BALCANI: IN VISTA ACCORDO SERBIA-KOSOVO

Da una nota pubblicata sul sito del ministero degli Esteri

28 Aprile 2010 - Si va verso una "soluzione tecnica" che permetta di trovare un accordo tra Kosovo e Serbia "affinché tutti possano contribuire al successo della Conferenza internazionale" UE-Balcani del 2 giugno a Sarajevo, "in piena dignità e rispetto per ciascun partecipante". Lo ha detto il Ministro Franco Frattini nel corso della sua missione in Serbia e Kosovo. L’Italia ha infatti proposto che i due Paesi siedano al tavolo di Sarajevo secondo il modello 'Gymnich', dove si può “prendere la parola ognuno per sé, ognuno in quanto tale” e non come Paese. E sia il Kosovo sia la Serbia, ha annunciato il Ministro, si sono detti disponibili a questa formula.

Alla Conferenza di Sarajevo ci saranno anche rappresentanti di USA, Russia, Turchia e di importanti organizzazioni internazionali. Il significato della conferenza, ha spiegato Frattini, sarà di “confermare che i Balcani occidentali non hanno altra alternativa a quella di aderire gradualmente all'Unione europea”. E l’Europa “deve prendere l’iniziativa” altrimenti “ci saranno forze centrifughe che porteranno la regione verso altri centri”.

L’Italia è il principale sponsor dell’ingresso della Serbia nell’UE. A Belgrado, incontrando il Presidente serbo Boris Tadic, il Vicepremier Bozidar Djelic e il Ministro degli Esteri Vuk Jeremic, Frattini ha puntualizzato che il Kosovo non deve essere una condizione per l'ulteriore cammino della Serbia verso l'Unione europea. Poi, ha ribadito che l’obiettivo è che per l’inizio del 2011 vi sia una decisione sullo status di Paese candidato. Al tempo stesso, ha aggiunto, “dobbiamo decidere la ratifica dell'Accordo di Associazione e Stabilizzazione (ASA) tra la Serbia e l’UE, che è sospeso, e “l'Italia vuole essere il primo Paese europeo a ratificare l'ASA dopo il via libera della Commissione”. Il Ministro Jeremic ha ringraziato ancora una volta il collega Frattini e il governo italiano per il costante appoggio dimostrato per l'integrazione europea della Serbia.

Per quanto riguarda i rapporti bilaterali, Frattini ha assicurato: “Vogliamo mantenere il primo posto come partner commerciale” raggiunto quest'anno. Di rapporti “ottimi” ha parlato anche Jeremic: “Abbiamo convenuto di accelerare la collaborazione politica ed economica - ha affermato - ed è un piacere confermare che il secondo vertice italo-serbo si terrà a Belgrado in ottobre”. E L'Italia apprezza molto l'idea della Serbia di un progetto '2020' per lo sviluppo economico dei Balcani, ossia una strategia regionale in linea con le priorità adottate dalla strategia Ue2020, ha spiegato Frattini dopo l’incontro con il vicepremier serbo Djelic.

Anche “il futuro del Kosovo è nell’Unione Europea”, ha detto a Pristina il Ministro Frattini, ricordando ai vertici kosovari che "l'Italia ha da sempre sostenuto il Kosovo, anche in momenti difficili”. Il primo passo è di "fare ogni sforzo per arrivare il prima possibile a un accordo commerciale tra l'UE e il Kosovo" e di concedere la liberalizzazione dei visti ai cittadini kosovari "non appena tutte le riforme richieste saranno state implementate”. Sul fronte dei rapporti bilaterali, “l’Italia è il secondo partner commerciale tra i paesi europei ma vogliamo fare di più”. Per questo “la prossima settimana il viceministro con delega al commercio Estero Adolfo Urso verrà qui a Pristina con una delegazione di imprenditori italiani per rafforzare la presenza dei nostri investimenti”.

CONFERENZA SUI BALCANI: DIPLOMAZIE AL LAVORO PER GARANTIRE IL SUCCESSO

Di Marina Szikora (*)
I ministri della Spagna, a nome della presidenza europea, e della Serbia, Miguel Angel Moratinos e Vuk Jeremic, hanno valutato mercoledi’ [21 aprile, ndr] in un incontro bilaterale svoltosi a Belgrado che le relazioni tra i due paesi sono molto buone e si sono detti fiduciosi che alla prossima, tanto attesa conferenza ministeriale che si svolgera’ a Sarajevo, organizzata dalla presidenza spagnola all’Ue, sara’ raggiunto un pieno successo. Secondo Jeremic, il parere dei due capi di diplomazia e’ che bisogna dare un nuovo impulso alla cooperazione regionale e alle integrazioni europee della regione. Pero’ il ministro degli esteri serbo ha ribadito anche la posizione della Serbia relativa alla partecipazione delle “istituzioni temporanee di Pristina” a questa conferenza, il che implica il pieno rispetto del diritto internazionale e la Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. “E’ una posizione ferma della Serbia che non cambiera’. “La voce di Pristina deve essere sentita nelle organizzazioni di carattere regionale come si e’ sentita anche prima della proclamazione unilaterale dell’indipendenza, ma questa partecipazione non puo’ in nessun modo implicare alcun cambiamento dello status della regione meridionale serba” e’ stato esplicito Vuk Jeremic. Il ministro Moratinos da parte sua ha detto che le posizioni di tutti i Paesi della regione sono note e non cambieranno, ma si tratta di impegnare gli sforzi affinche’ sia possibile una migliore cooperazione regionale. “La presidenza spagnola all’Ue e’ convinta che la conferenza avra’ pieno successo e che Sarajevo sara’ una svolta nel contesto dell’impegno europeo nei Balcani occidentali”, ha detto il ministro degli esteri spagnolo Moratinos.

C’e’ da dire che il capo della diplomazia spagnola in questi giorni e’ stato in missione nell’ambito di una specie di tour regionale. Dopo aver visitato Skoplje, dalla capitale della Macedonia si e’ recato a Belgrado, insieme al ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu per incontrare il presidente serbo Boris Tadic e il ministro Jeremic. Dalla Serbia il viaggio e’ proseguito poi in Montenegro. Alla riunione trilaterale tra Serbia, Spagna e Turchia a Belgrado, come scrive il quotidiano serbo ‘Blic’, sono stati considerati diversi modelli per la partecipazione dei rappresentanti del Kosovo alla conferenza ministeriale che si terra’ il prossimo 2 giungo a Sarajevo. I ministri spagnolo e turco hanno accettato il compito di chiedere l’approvazione di Bruxelles e Pristina per l’attuazione di alcuni di questi modelli. Ma detagli concreti relativi a questi “modelli di compromesso” restano per ora un segreto, come viene spiegato “per non far fallire la missione di negoziati”. Dall’Ufficio del ministro Jeremic arrivano pero’ informazioni che gli interlocutori hanno concordato che il Kosovo non potra’ presentare i simboli dello stato, che la partecipazione della Serbia e del Kosovo deve essere chiaramente asimetrica e che il formato di partecipazione di Pristina deve essere pienamente conforme alla Risoluzione 1244. Secondo le informazioni di ‘Blic’ “e’ stata accolta la posizione della Serbia di non acconsentire al Kosovo di presentarsi a nessuna delle riunioni internazionali come uno Stato, mentre la bandiera e la scritta ci saranno quando il Paese sara’ rappresentato in quanto Stato alle Nazioni Unite.

Dopo le consultazioni a Bruxelles e Pristina e successivamente, di seguito alla visita del ministro degli esteri italiano Franco Frattini a Belgrado prevista per il prossimo martedi’, molto probabilmente si sapra’ di piu’ se le proposte di Belgrado verranno accettate da Pristina. Comunque vada, pare che adesso si fanno pressioni su Pristina piuttosto che su Belgrado, a differenza della recente riunione regionale che si e’ svolta in Slovenia, a Brdo kod Kranj, quando e’ fallito il tentativo di convincere il presidente serbo Tadic a partecipare a questo appuntamento insieme ai rappresentanti kosovari. Sempre secondo il ‘Blic’ di Belgrado, a Bruxelles si sta’ gia’ creando un’atmosfera che prevede il fallimento della conferenza di Sarajevo per l’impossibilita’ di riunire allo stesso tavolo Belgrado e Pristina. Con questo – naturalmente – si manda un segnale negativo all’Ue sulla prontezza della regione alla collaborazione nel momento in cui molti membri dell’Ue si dichiarano apertamente contrari all’allargamento dell’Europa, scrive ‘Blic’. Nonostante l’ottimismo spagnolo e in partiolare le dichairazioni del ministro Moratinos sulla buon’uscita della conferenza di Sarajevo, continuano le riserve relative al successo di questo importante appuntamento. Il portavoce del Governo kosovaro, Mimli Krasnici ha dichiarato che le autorita’ di Pristina parteciperanno alla conferenza regionale soltanto come rappresentanti del Kosovo indipendente.

Il ministro degli esteri serbo Vuk Jeremic, in occasione della visita del capo della diplomazia turca Ahmet Davutoglu a Belgrado, ha rilevato che la Turchia e’ attualmente un partner regionale importante che ha influenze nell’area e con la quale la Serbia collabora strettamente. La Turchia e la Serbia sono pronte a lavorare insieme per garantire stabilita’ e pace nei Balcani e si impegnano per il progresso della comune cooperazione economica, ha detto Ahmet Davutoglu di seguito ai suoi colloqui con Jeremic, tenutisi succesivmante ad Ankara. Jeremic ha incontrato anche il presidente Abdullah Gul. Un accordo sul commercio libero tra Turchia e Serbia che contribuira’ allo sviluppo della collaborazione economica tra i due paesi verra’ ratificato settimana prossima nel parlamento turco. Davutoglu ha dichiarato alla conferenza stampa congiunta che i due paesi lavoreranno anche su alcuni progetti infrastrutturali in Serbia e in piu’ si e’ parlato anche di cooperazione nella regione, in particolare per quanto riguarda la soluzione della crisi politica in BiH. Il ministro Jeremic ha salutato le iniziative degli imprenditori turchi che sono pronti ad investire in Serbia e nella regione.

(*) Collaboratrice di Radio Radicale. Il testo è la trascrizione di parte della corrispondenza andata in onda a Radio Radicale nella puntata del 24 aprile di Passaggio a Sud Est

domenica 25 aprile 2010

PASSAGGIO IN ONDA

La puntata di Passaggio a Sud Est in onda il 24 aprile alle 22,30 a Radio Radicale

L'apertura è dedicata al genocidio degli armeni di cui ricorre oggi il 95° anniversario: il 24 aprile del 1915, con la deportazione degli armeni di Istanbul, cominciava il Medz Yeghern, il "grande male", che sarebbe proseguito con le "marce della morte" e con i massacri perpetrati dall'esercito turco e dalle milizie curde. Una pagina tragica che pesa ancora oggi sul presente della Turchia, sul negoziato per l'adesione all'Unione Europea, sugli sforzi per la normalizzazione dei rapporti con l'Armenia e per la pacificazione del caicaso con la soluzione della questione del Nagorno Karabakh.

Il programma prosegue poi facendo il punto delle iniziative politico-diplomatiche per la preparazione della conferenza internazionale sui Balcani che si terrà il 2 giugno a Sarajevo, con in primo piano la questione della partecipazione del Kosovo del quale la Serbia non intende riconoscere l'indipendenza. Si continua con la situazione della Bosnia Erzegovina al centro dell'attenzione di Unione Europea e Stati Uniti e con la Macedonia che ha tra l'altro firmato alcuni accordi con l'Albania.

La seconda parte è interamente dedicata alle elezioni presidenziali del 18 aprile a Cipro Nord e alla vittoria del premier nazionalista Dervish Eroglu con le sintesi di due interviste ai parlamentari radicali Marco Perduca e Maurizio Turco, entrambi cittadini della Repubblica Turca di Cipro del Nord.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è riascoltabile direttamente qui



oppure scaricabile con il podcast dal sito di Radio Radicale

venerdì 23 aprile 2010

I BALCANI VERSO L'EUROPA PASSANDO PER SARAJEVO - 2

Di Marina Szikora (*)

Per la prossima conferenza ministeriale sui Balcani occidentali che si terra’ il 2 giugno a Sarajevo, diventa una delle questioni centrali assicurare la partecipazione di tutti i protagonisti della regione ad attendere questo importante appuntamento che vuole essere anche una specie di proseguimento delle due precedenti conferenze relative a quest’area tutt’ora cosi’ delicata - il vertice di Zagabria del 2000 e quello di Salonicco svoltosi nel 2003. Ricordiamolo, al vertice di Zagabria, nel novembre del 2000, la Commissione europea ha gettato le basi di una visione piu’ ambiziosa dello sviluppo della regione con il processo di associazione e di stabilizzazione. Nel giugno 2003, il vertice di Salonicco ha ulteriormente arricchito il PAS di elementi attinenti al processo di allargamento, in modo da rispondere con piu’ efficacia alle nuove sfide. Da qui, tra l’altro, i cosidetti ‘partenariati europei’ che traggono spunto dai partenariati di adesione che dovrebbero aiutare i paesi dei Blacani occidentali nel loro processo di riforme e nei preparativi per la futura adesione. Da sottolineare che al Consiglio europeo di Salonicco e’ stato roconfermato che tutti i paesi dei Balcani occidentali hanno una prospettiva di adesione all’Ue.

Il nocciolo duro da risolvere in vista della conferenza di Sarajevo e’ soprattutto la questione della modalita’ di partecipazione del Kosovo, vista la ferma posizone della Serbia relativa al suo rifiuto di riconoscere l’indipendenza di Pristina e in questo senso di opporsi fermamente alla partecipazione dei suoi rappresentanti ad ogni tipo di forum regionale in quanto rappresentanti di un paese indipendente. Secondo il segretario di Stato del Ministero per il Kosovo e Metohija, Oliver Ivanovic gli organizzatori della conferenza dovrebbero trovare una opzione accettabile per tutti i partecipanti. “Il nostro principio e’ che il Kosovo puo’ liberamente partecipare alle riunioni a condizione che la presenza dei rappresentanti kosovari non implichi il loro status autoproclamato” ha detto Ivanovic per l’emittente B92 aggiungendo che sorprendono le reazioni di fattori internazionali perche’ non si puo’ pretendere che la Serbia accetti la separazione e l’indipendenza del Kosovo. “Nessuno accetterebbe la violazione della propria costituzione e la nostra Costituzione definisce il Kosovo come territorio della Serbia” ha precisato Ivanovic. Secondo la sua opinione non e’ da sottovalutare il fatto che molti paesi non hanno riconosciuto l’autoproclamata indipendenza del Kosovo e che l’opinione pubblica in Kosovo deve arrivare al punto di capire che lo status non e’ risolto.

La scelta di Sarajevo come il luogo dove si svoglera’ la conferenza che sara’ organizzata dalla presidenza spagnola all’Ue, pone l’accento anche sulla BiH che di sicuro rappresenta la questione forse ancora piu’ delicata della regione balcanica, dovuto alla sua instabile situazione politica interna le cui coseguenze sono il persistente blocco delle riforme costituzionali e la mancanza di consenso dei leader politici locali. Da sottolineare anche che la BiH si avvicina alle elezioni politiche che si terranno il prossimo ottobre. Trovare una formula di convivenza e soprattutto di riconciliazione nella regione mutilata dalle guerre degli anni novanta e’ senza dubbio il requisito indispensabile per raggiungere l’obiettivo di tutti questi paesi – le integrazioni euroatlantiche ma soprattutto per garantire il progresso, pace e stabilita’ sia della regione che dell’Europa nel suo insieme. Proprio per questo motivo, l’avanzamento di venti nuovi che modestamente ma visibilmente soffiano recentemente nella regione, destano ottimismo e speranza di tempi nuovi e politiche diverse. Ne sono la conferma le ultime vicende che vedono protagonisti in primo piano di questi possibili cambiamenti i pesidenti di Croazia e Serbia, Ivo Josipovic e Boris Tadic.

Anche se incompleta nella condanna, poiche’ non fa alcun riferimento al crimine di genocidio, e’ tuttavia un passo significativo in avanti la recente approvazione in Parlamento serbo della Risoluzione su Srebrenica, una iniziativa portata avanti dalla coalizione governativa guidata dal Partito democratico (DS) dello stesso presidente della Serbia Boris Tadic.

D’altra parte, settimana scorsa, per la prima volta, un presidente croato ha pronunciato il suo discorso nel Parlamento della BiH e con questa oportunita’, il nuovo capo dello Stato croato Ivo Josipovic ha aperto una pagina nuova e perfino storica nei rapporti tra Croazia e BiH. Ma non solo l’intervento in cui sono stati esplicitamente condannati gli errori della politica croata degli anni novanta in BiH che avevano contribuito alle vicende tragiche e alle sofferenze dei cittadini della BiH, bensi’ anche il gesto senza precedenti di Josipovic, che accompagnato dal capo della chiesa cattolica in BiH, l’arcivescovo di Sarajevo Vinko Puljic e quello della comunita’ islamica, Mustafa Ceric, si e’ recato ad Ahmici e Krizancevo Selo, per rendere omaggio ai 116 civili musulmani uccisi ad Ahmici dalle forze dell’esercito croato in BiH e ai civili croati di Krizancevo Selo, uccisi invece dalle forze musulmane. La condanna da parte del Presidente Josipovic della politica croata in BiH pronunciata nel suo discorso al Parlamento bosniaco, come abbiamo gia’ riportato sabato scorso, ha suscitato pero’ durissime critiche in Croazia nell’ambito del partito governativo, l’HDZ e della stessa premier Jadranka Kosor. Ma questa nuova svolta nella politica del neoeletto presidente croato e’ stata salutata da tutta la comunita’ internazionale, Stati Unitie ed Unione europea come un cambiamento nella direzione giusta e un impegno coraggioso verso relazioni migliori e stabili tra i Paesi della regione.

I rapporti raffredati e compromessi tra Croazia e Serbia, sempre grazie all’apertura di Josipovic e Tadic hanno assunto nell’arco di un solo mese prospettive del tutto diverse. Il primo, inaspettato e sorprendente e’ stato il cosidetto “incontro senza cravatta” tra i due presidenti ad Opatija, in Croazia, un incontro trascorso in un clima molto positivo di lunghi colloqui, contiunuato poi ai margini del Brussels forum a Bruxelles e infine l’incontro venerdi’ scorso in Ungheria, nella citta’ di Pecs, su invito del presidente ungherese Laszlo Solyom. Al centro dei discorsi le prospettive europee della Croazia che si appresta a concludere entro l’anno i negoaziati di adesione e della Serbia che durante la presidenza ungherese all’Ue dal prossimo 1 gennaio 2011, si prospetta possa ottenere lo status di candidato ufficiale all’adesione.

Nientemeno importante la questione che da anni appesantisce i rapporti tra Slovenia e Croazia a causa della disputa sul confine terrestre e marittimo e che sin dall’indipendenza delle due ex Repubbliche jugoslave e’ rimasta irrisolta. Grazie all’impegno dei governi croato e sloveno di Jadranka Kosor e Borut Pahor, lo scorso novembre e’ stato raggiunto l’accrdo sull’arbitrariato per risolvere la questione aperta. Il Parlamento croato ha gia’ ratificato l’accordo, mentre quello sloveno ha atteso il recente pronunciamento della Corte costituzionale slovena sulla legittimita’ dell’Accordo. Dopo il sengale verde della Corte costituzionale, il parlamento di Ljubljana ha ratificato l’accordo questa settimana con 48 voti a favore, vale a dire con l’approvazione dell’intera coalizione governativa, mentre l’opposizione guidata dall’ex premier Janez Jansa ha rinunciato al voto qualificando il dibattito parlamentare come tradimento della Slovenia. Ma il ministero degli esteri sloveno in un comunicato ha affermato di “appoggiare la ratifica dell’accordo di arbitrato che dopo 18 anni di negoziati rappresenta un passo significativo verso la soluzione della questione sul confine e il miglioramento delle relazioni tra i due Paesi che inserisce nella regione un modello di soluzione costruttiva delle questioni aperte”. Tuttavia, l’ultima parola tocca ai cittadini i quali saranno invitati a pronunciarsi sull’accordo in un referendum. A tal proposito il premier sloveno Borut Pahor ha dichiarato che “Infine i cittadini decideranno al referendum se l’accordo di arbitrariato e’ un modo buono per definire il confine” Ha promesso di impegnarsi affinche’ il referendum abbia sucesso e da quelli che sono contrari all’accordo di aspettarsi che nella campagna referendaria dicano qual’e’ l’alternativa all’arbitrariato, come e quando raggiungerebbero di piu’. La decisione sulla ratifica dell’accordo in Parlamento e’ stata appoggiata anche dal presidente della Slovenia Danilo Tuerk il quel si e’ detto credulo che i cittadini sloveni al referendum confermeranno la ratifica dimostrando cosi’ di prendere decisioni “razionali”.

Secondo la stampa slovena, la vera battaglia politica sull’accordo sta appena per iniziare poiche’ si attende il referendum al quale l’accordo verra’ accolto o rigettato dai cittadini, ma in effetti – scrivono i media sloveni – tutto potrebbe terminare con un referendum pro o contro il governo di Borut Pahor. “La campagna referendaria sara’ dura e spietata, mentre il governo dovra’ impegnarsi molto per vincerla. Deve convincere gli elettori che l’oggetto del referendum del prossimo giugno non e’ il misuramento del sostegno al governo o al premier Pahor e alle sue riforme, bensi’ la soluzione del problema di confine con la Croazia” scrivono i giornali sloveni.

(*) Corrispondente di Radio Radicale.Il testo è la trascrizione della corrispondenza andata in onda nella puntata dello Speciale di Passaggio a Sud Est del 21 aprile.

I BALCANI VERSO L'EUROPA PASSANDO PER SARAJEVO - 1

Di Artur Nura (*)
I media albanesi hanno parlato dell'incontro dei ministri degli Esteri di Serbia, Spagna e Turchia a Belgrado per decidere sul modo di presentazione del Kosovo alle conferenze internazionali regionali. Come giusto l'attenzione dei media albanesi si e' concentrato sul fatto possibile di una nuova formula per la dinamica della cooperazione regionale, la cui condizione fondamentale è che nessun paese della regione venga escluso dal dialogo. Infatti, prima di questo incontro si e' fatto sapere che il ministro degli Affari esteri spagnolo, Miguel Angel Morationos, e' passato in Macedonia in cui ha fatto sapere che la Repubblica di Macedonia (FYROM) potrebbe ricevere una data per l'avvio dei negoziati di adesione all'UE durante la Presidenza spagnola. Miguel Angel Moratinos, durante una conferenza stampa congiunta di martedì con il suo omologo macedone Antonio Milososki a Skopje ha dichiarato: "Tutte le nostre energie, la determinazione e la capacità sarà messa al servizio dell'apertura dei negoziati. Siamo convinti che questo possa accadere entro la fine della presidenza spagnola". Moratinos ha sottolineato che tale ottimismo e' dovuto agli obiettivi raggiunti dalle istituzioni e dalle autorità macedoni, aggiungendo che il 2010 sarà un anno positivo per l'integrazione della Macedonia all'UE e alla NATO. In relazione alla questione del nome, il Ministro spagnolo si è dichiarato incoraggiato dagli sforzi fatti dai governi macedone e greco per superare definitivamente questa "controversa questione". Egli ha specificato che la Spagna, in qualità di titolare della presidenza, ha ottenuto il mandato della Commissione Europea a lavorare sulla definizione di una data per i negoziati con Skopje.

In effetti, secondo diversi opinionisti il caso della Macedonia, ma non solo questo paese dei Balcani, essendo parte dell'Europa, tra l'altro può essere un'occasione per l'UE per avere l'opportunità di confermare la sua credibilità ed essere in grado di ampliare la zona di sicurezza e la prosperità nei Balcani occidentali. "Non vogliamo perdere altro tempo. Abbiamo bisogno del vostro paese. Il vostro modello di tolleranza inter-culturale e di comunicazione tra le diverse comunità sarà un punto di riferimento per l'UE", ha dichiarato Moratinos a Skopje. In questo contesto, vi è una volontà politica di intensificare i colloqui con la Grecia, ha detto il ministro macedone Milososvki, pero' alla richiesta di commentare il fatto che la Grecia abbia dato il via libera all'utilizzo del nome "Macedonia del Nord", egli ha ribadito la necessità di fare dei colloqui diretti e non dichiarazioni per uso domestico o internazionale. "In definitiva, in ogni controversia, potrebbe essere trovato un compromesso se una soluzione è accettabile per entrambe le parti, condizionata o inaccettabile per entrambe le parti", ha precisato Milososki. Prima della sua visita del ministro degli Esteri spagnolo a Skopje, l'ambasciatore spagnolo Palacio Espana aveva dichiarato che in molti si sarebbero aspettati anche un incontro sulla questione della partecipazione serba e kosovara alla Conferenza di Sarajevo. "Nell'interesse della UE e di tutti i paesi dei Balcani occidentali faremo degli sforzi per raggiungere tale obiettivo con l'aiuto dei colleghi della UE e di tutti i partner della regione", aveva dichiarato l'ambasciatore di Spagna. Espana ha precisato che dopo questo incontro, sono previste delle consultazioni a Bruxelles tra l'UE e i funzionari europei in merito agli accordi raggiunti, per chiudere poi i colloqui preparativi durante la visita del ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, a Belgrado la prossima settimana.

Tema dell'incontro trilaterale era la conferenza di Sarajevo del 2 giugno, alla quale si spera possa prendere parte anche la delegazione di Pristina, come promesso dal ministro degli Esteri italiano, il quale si è fatto carico dell'impegno di garantire la partecipazione di tutti gli Stati della regione, incluso il Kosovo. Pochi giorni fa a Madrid è stato confermato che la conferenza si terra il 2 giugno e all'incontro sarà invitato anche il Kosovo quale dall'altro canto ha confermato che parteciperà al summit dell'Unione Europea a Sarajevo solo in qualità di Stato. Questo lo ha fatto sapere da Tirana il ministro degli Esteri kosovaro, Skender Hyseni, precisando che non si siederà ad alcun tavolo se non viene riconosciuto come richiesto. "Il Kosovo è disponibile a mostrarsi flessibile in tal senso. Il Kosovo non accetterà di partecipare ad alcun meeting se la sua partecipazione non è del tutto paritaria a quella degli altri paesi dei Balcani Occidentali", ha dichiarato Skender Hyseni nel corso della conferenza stampa congiunta con l'omologo albanese, Ilir Meta, durante la visita ufficiale a Tirana. Hyseni non ha visto assolutamente come un problema la liberalizzazione unilaterale dei visti con la Serbia da parte dell'Albania. "E` vero che noi abbiamo chiesto che questo fosse un accordo reciproco, e normalmente così avrebbe dovuto essere", ha precisato il ministro Kosovaro. "Da parte nostra non facciamo alcuna discriminazione su basi etniche, chiedendo cioè che gli albanesi della Serbia abbiano un trattamento particolare in Albania", ha affermato il Ministro degli Esteri Ilir Meta.

Stando sulla stessa tema, dobbiamo informare che "l'indipendenza del Kosovo è irreversibile" secondo l'assistente del segretario di Stato per gli Affari Europei ed Euroasiatici, Philip Gordon, quale e' intervenuto al dibattito della commissione Esteri del Senato. "Chiederei a Belgrado di trovare un modo per cooperare sulle questioni umanitarie specifiche del Kosovo, ciò aiuterà anche la comunità serba a migliorare la qualità della vita", ha detto Gordon. Egli ha inoltre sottolineato che la Serbia ha un governo democratico che deve ancora implementare l'organizzazione dello Stato di diritto, necessita di una riforma del commercio e dello sviluppo di relazioni di vicinato. Pero', stando ancora alle relazioni della Serbia con il Kosovo ed in particolari con gli albanesi, vorrei informare che la scorsa settimana a Belgrado si e' tenuto il forum internazionale sulla valle di Presevo dedicato ai tre comuni a maggioranza albanese nel territorio della Serbia del sud. Si e' discusso in effetti l`importanza della collaborazione tra i poteri del Governo centrale e le autorità locali, nonché l`ulteriore impegno internazionale nella soluzione dei problemi che si sono concentrati in questa regione. Intervenendo alla discussione il capo della delegazione dell'Unione Europea in Serbia, Vincent Degert, ha confermato che il 70% della popolazione della valle di Presevo è disoccupato. Il 30% degli albanesi, l'11% dei serbi e il 60% dei rom risultano disoccupati, costituendo così il fattore centrale della grande differenza nello sviluppo tra la Serbia centrale e quella del sud e questa fotografia secondo Degert crea insicurezza tra i cittadini. "Non dimentichiamo che quando alla Serbia sono stati tolti i visti, vi è stato l'esodo in massa di richiedenti asilo a Brussells e altre città europee. La gente è giunta in massa in Europa per avere una vita migliore, che qui non possono avere proprio a causa delle grandi diversità regionali", ha conluso Vincent Degert.

(*) Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è la trascrizione della corrispondenza andata in onda nello Speciale di Passaggio a Sud Est del 21 aprile.