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lunedì 27 ottobre 2014

CROAZIA: LA BOMBA DELL'ARRESTO DI BANDIC, L'UOMO PIU' POTENTE DI ZAGABRIA

Milan Bandic, il tuo uomo al lavoro per la Croazia
di Marina Szikora
E' esplosa come una bomba la notizia dell'arresto di Milan Bandic, uno dei politici piu' potenti della Croazia, per ben dodici anni sindaco della capitale Zagabria e principale sfidante dell'attuale presidente Ivo Josipovic alle scorse elezioni presidenziali. Contro il sindaco di Zagabria sono in corso le indagini per un gran numero di azioni corruttive che risalgono alla lontananza di diversi anni del suo incarico prestigioso e potenza politica intoccabile per cosi' lungo tempo. Ma la notizia dell'arresto del sindaco e poi tutto quello che adesso, di ora in ora viene alla luce del giorno cioe' appare sulle prime pagine di tutti i media croati non finisce soltanto come notizie spettacolari nazionali ma oltrepassa i confini come una realta' politica quasi senza precedenti.

Il giornale austriaco 'Tiroler Tageszeittung' ha scritto che l'Ufficio statale per la soppressione della corruzione (USKOK) conduce indagini contro il sindaco di Zagabria “a causa di un gran numero di azioni corruttive, abuso di ufficio e trattamento con potere”. Gli investigatori non volevano rivelare oltre ma la direzione delle indagini si puo' supporre. Oltre a Bandic sono stati arrestati anche il presidente della direzione Zagreb holding che unisce diverse ditte comunali, il capo di una ditta privata per i rifiuti e altre 16 persone. Il sindaco di Zagabria e' il politico di piu' alto rango arrestato finora perche' ancora al potere, scrive il quotidiano austriaco giustamente poiche' l'ex premier croato Ivo Sanader e' stato arrestato, incriminato e condannato a carcere da ex premier.

I media stranieri scrivono che nell'azione nominata “Agram” sono state arrestate tra 15 e 19 persone, manager e impiegati nelle principali aziende della capitale. Domenica scorsa sono state perseguite le case degli indagati mentre lunedi' gli uffici dell'amministrazione della citta' e il Zagreb holding. La giustizia croata, dopo l'arresto e la sentenza definitiva all'ex premier Ivo Sanader, con le indagini contro un altro politico di spicco ha nuovamente portato a titoli positivi. Al piu' giovane stato membro dell'Ue ha portato rispetto nei paesi vicini, BiH e Serbia dove, dopo l'arresto di Bandic nelle reti sociali e nei media tradizionali e' stato salutato l'avanzamento della Croazia nella lotta alla corruzione.

L'arresto del sindaco di Zagabria non e' stata una sorpresa per i collaboratori politici come nemmeno per i suoi oppositori, cio' nonostante sono stati in pochi a commentare e dare dichiarazioni sulla vicenda. L'organizzazione non governativa “Transparency international” ha dichiarato che l'arresto di Bandic e' “un epilogo di scandali che da anni si collegano con il suo nome”. E' da anni che Milan Bandic polarizza l'opinione pubblica croata. Attualmente politico indipendente, dal 2000, con una breve pausa, si trova a capo della capitale croata. Quasi dallo stesso periodo si continuava a parlare delle sue azioni e comportamenti illeciti. E lui li ha sempre rigettati come intrighi dei suoi avversari.

L'ascesa politica di Milan Bandic, 58 anni, e' iniziata una quindicina di anni fa. All'epoca membro del Partito socialdemocratico del defunto Ivica Racan, con degli accordi politici abili con l'HDZ conservativa e' riuscito a “dipingerne la capitale in rosso”, scrivono i media internazionali. Dopo che nel 2009 ha deciso da solo di candidarsi alle elezioni presidenziali, quando invece i socialdemocratici avevano deciso che il loro candidato sarebbe stato Ivo Josipovic, Bandic viene espulso dal Partito Socialdemocratico e da allora e' indipendente. Come noto, alle elezioni presidenziali di circa 5 anni fa, ha vinto l'attuale presidente Ivo Josipovic e da allora, il sindaco di Zagabria, a livello nazionale non ha avuto come candidato indipendente nessun successo. Ma nella capitale si': nel 2013 e' stato rieletto sindaco. La guida della capitale, dopo l'arresto di Bandic, è stata assunta dall'attuale vicesindaco Sandra Svaljek. Si tratta di una prestigiosa economista che non fa parte di nessun partito e che Bandic ha portato nella sua squadra alle ultime elezioni vinte. Per i media, Svaljek ha dichiarato che “in questo momento il piu' importante e' che la citta' continui a funzionare”.

Il giornale austriaco 'Der Standard', alla notizia dell'arresto, ha scritto che e' stato arrestato il maratoneta instancabile per sospetta corruzione. E ha precisato che la sua inquietudine e' leggendaria. Quando Miland Bandic non puo' dormire, allora la gente dei giornali gia' dalle sette di mattina deve essere pronta perche' lui vuole ad esempio aprire una nuova strada o qualcosa di simile a Zagabria.... e cosi' ogni giorno. Soltanto questo lunedi' era diverso. Il sindaco della capitale croata si e' svegliato questa vola nella procura statale per la lotta contro la corruzione...Adesso molti dicono che era soltanto una questione di tempo. Contro Bandic pendono centinaia di denunce, informa il giornale austriaco e aggiunge che molto su Bandic si puo' comprendere soltanto se si conoscono le sue origini.

Bandic proviene da un comune della Erzegovina, la regione della Bosnia Erzegovina dove in maggioranza vivono i croati. All'eta di 19 anni, nel 1974 e'arrivato a Zagabria per studiare, e' rimasto l'uomo della provincia che poi aveva condotto la politica della capitale come un'azienda di famiglia erzegovese riunendo intorno a se il suo clan ordinando, delegando e offrendo. Il suo successo lo poteva ringraziare agli altri della stessa parte della Bosnia Erzegovina che si sono trasferiti a Zagabria, soprattutto veterani dell'ultima guerra e profughi dai villaggi che attualmente vivono nelle periferie della capitale e si riconoscono nei suoi discorsi. Nel mondo di Bandic, scrive il giornale di Vienna, non vi e' trasparenza, soltanto dipendenza. Ma sono in molti a trarne vantaggio.

I zagabresi hanno perdonato al patrono perfino il fatto che dopo un incidente stradale a causa di ubriachezza era scappato dal luogo dell'indicente. Perche' anche se dimettendosi dall'incarico per questo motivo, soltanto tre anni dopo, e' stato rieletto sindaco. Il giornale aggiunge che anche la Chiesa cattolica croata era con lui in ogni caso. Bandic aveva corso perfino “la maratona della Madre di Cristo” dal suo villaggio nativo fino a Medjugorje, luogo conosciuto come luogo di pellegrinaggio religioso in BiH e questa maratona Bandic l'aveva dedicata “a tutte le madri” tra le quali c'erano soprattutto la sua ma anche sua moglie Vera dalla quale divorzio' nel 1996 per poi risposarla nel 2003. Molti credono che l'abbia fatto per procurarsi in modo piu' economico la loro casa.

Il testo è la trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in ondail 26 ottobre a Radio Radicale.

lunedì 1 luglio 2013

CELEBRAZIONE DELL'INGRESSO DELLA CROAZIA NELL'UNIONE EUROPEA

Il video ufficiale della cerimonia di Zagabria
Attenzione: la registrazione delle celebrazioni inizia effettivamente a 30 min dall'inizio del video



venerdì 22 marzo 2013

CROAZIA-SERBIA: PARTITA AD ALTA TENSIONE QUESTA SERA A ZAGABRIA

Dalle due parti ripetuti appelli a fare dell'incontro "la partita della pace"
Stimac: "Abbiamo una grande chance di mostrare a tutila nostra vera natura". Mihajlovic: "Ci aspetta una partita di calcio, non una guerra".



Una partita di calcio può avere un forte valore simbolico. Lo sappiamo bene noi in Italia, ma c'è un luogo, i Balcani, in cui una partita può caricarsi di ulteriori valenze etniche e politiche. E' quanto accadrà questa sera a Zagabria, dove la Croazia incontra la Serbia in un incontro valido per le qualificazioni ai Mondiali di Calcio in Brasile. Sarà il primo incontro dalla fine dalle guerre jugoslave degli anni Novanta. Guerre che ebbero il preludio proprio a Zagabria allo stadio Maksimir in occasione dell'incontro tra la Dinamo Zagabria e la Stella Rossa di Belgrado.

L'episodio risale al 13 maggio 1990 e viene considerato uno degli episodi più emblematici della fine della Jugoslavia. I due club, tradizionalmente rivali, per anni erano stati ai vertici del campionato jugoslavo e molto spesso si erano disputati il titolo nazionale. L'incontro non ebbe nemmeno inizio a causa dei disordini scoppiati sugli spalti tra gli ultras della Dinamo(i BBB, “Bad Blue Boys”) e quelli della Stella Rossa Belgrado (Delije). Gli scontri divampati dentro lo stadio si estesero anche fuori.Un anno dopo, nel maggio del 1991, a pochi mesi dallo scoppio della guerra, la squadra croata dell'Hajduk si presentò a Belgrado, per affrontare la Stella Rossa, con il lutto al braccio in memoria dei 12 poliziotti croati uccisi sul confine con la Serbia. Vinse l'Hajduk e fu l'ultima partita tra una squadra croata e una serba nella storia della Jugoslavia.

Con queste premesse è evidente che l'allarme sicurezza a Zagabria è altissimo: la polizia croata è da giorni in regime di massima allerta e ha lavorato in cooperazione con quella serba, mentre dalle due parti si sono moltiplicati gli appelli per fare di questo incontro la "partita della pace". Perché se il passato continua a pesare, e se gli ultras di entrambi i Paesi sono stati colpiti più volte dalle sanzioni dell'Uefa per ripetuti episodi di violenza e di razzismo, la speranza è che il match possa segnare una svolta in positivo, in linea con la politica ufficiale di disgelo in corso da mesi tra Zagabria e Belgrado dopo il freddo degli ultimi mesi.

L'allenatore della Croazia, Igor Stimac, ha lanciato un appello perché i tifosi "sostengano la nazionale con amore e non con l'odio per gli avversari. Abbiamo una grande chance di mostrare a tuti, incluse la Uefa e la Fifa, quale è la nostra vera natura", ha dichiarato. "Ci aspetta una partita di calcio, non una guerra", ha detto da parte sua il collega serbo, Sinisa Mihajlovic. Il caso ha voluto che Stimac e Mihajlovic siano gli stessi che quel giorno di maggio del 1991 furono protagonisti di un acceso litigio. Stimac era il capitano della squadra croata, mentre Mihajlovic giocava nella Stella Rossa. Vennero entrambi espulsi e ancora oggi si rifiutano di rivelare cosa si dissero (l'ipotesi che circola è quella di reciproche minacce di morte). Proprio per questo si adoperano da tempo per cercare di abbassare la tensione. Tre mesi fa, per esempio, si sono presi un caffè insieme in Polonia per "chiarire un po' di cose", come ha poi detto Mihajlovic che ha poi assicurato che "quella vecchia storia oggi è storia, e basta".

Stasera le loro squadre si incontreranno davanti ad uno stadio esaurito: 40mila biglietti venduti in pochissimo tempo, malgrado i tifosi serbi non potranno entrare nello stadio. Anche i posti di frontiera sono stati allertati da giorni per bloccare gli ultras. E a Belgrado è stata rafforzata la sorveglianza di rappresentanze diplomatiche e di "obiettivi religiosi". La speranza è che non succeda nulla. Diversamente, vedremo da noi per l'ennesima volta, articoli di giornali e servizi televisivi che ci racconteranno che i Balcani non cambiano mai, che la guerra non è mai finita e che in definitiva si tratta di Paesi e popoli inaffidabili e pericolosi. Speriamo che questa sera "quella vecchia storia sia storia, e basta".