Visualizzazione post con etichetta kfor. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta kfor. Mostra tutti i post

domenica 4 novembre 2012

ESSERE KOSOVARO


Viaggio in un giovane Paese che ha voglia di riscattarsi ma che non trova la via per una conciliazione

Un video di Lorenzo Giroffi su Fai Notizia

Povertà, disoccupazione, investimenti comunitari, risorse minerarie svendute, rimpatri forzati della comunità Rom, istituzioni pieni d’ombre ed assistenzialismo. Quello kossovaro è però un popolo giovane, che ha voglia di riscattarsi e che ancora non ha trovato la via per una conciliazione tra le rivendicazioni storiche dei sussulti nazionalistici delle varie comunità ed il pragmatismo per un presente fatto di collaborazione.
Essere Kosovaro è un viaggio all’interno di un giovane Paese che ha nella sua autodeterminazione un caso anomalo nel diritto internazionale. Il Kosovo ospita infatti un protettorato internazionale che non ha ben definiti i suoi tempi di scadenza, con un potenziale di multi etnicità piegato dal rancore di un passato ancora troppo caldo ed un futuro poco speranzoso per le sei comunità etniche presenti nel Paese, con casi estremi come quello delle barricate di Mitrovica e di emarginazione assoluta a Brekoc, periferia di Gjackova.



giovedì 26 aprile 2012

LE ELEZIONI IN SERBIA FANNO SALIRE LA FEBBRE IN KOSOVO

Di Marina Szikora [*]
Nel pieno della campagna elettorale in Serbia, e' sempre piu' alta la tensione in Kosovo. A Gračanica, lo scorso venerdi', la polizia kosovara ha arrestato il capo del comune serbo in Kosovo, Goran Arsić. Insieme ad Arsić e' stato fermato anche il membro della Croce rossa serba, Novica Živić tutto a causa, come ha spiegato il ministro degli interni kosovaro Bajram Redžepi, delle loro presunte minacce ad alcuni serbi a dover partecipare alle elezioni serbe. In caso contrario, questi serbi verrebbero arrestati nella prima occasione del loro ingresso in Serbia. Da precisare che i due rappresentanti serbi in Kosovo sono stati arrestati mentre assistivano ad una partita di calcio a Lipljani. Su richiesta della procura e' stata effettuata la perquisizione delle loro case. Secondo l'agenzia di stampa serba Beta, nella casa di Arsić e' stato trovato il timbro del Partito democratico e i materiali relativi alle scorse elezioni che la Serbia aveva svolto in Kosovo.

Il ministro serbo per il Kosovo e Metohija, Goran Bogdanović afferma per la B92 che il motivo di arresto di Goran Arsić e' quello di intimidire ulteriormente i serbi in Kosovo. "E' ultimo momento che l'Eulex reagisca perche' questi atti fanno ricordare sempre di piu' il 17 marzo 2004" ha avvertito Bogdanović. Secondo le sue valutazioni, l'avvicinamento delle elezioni in Serbia sta sempre piu' intensificando le tensioni e le violenze in Kosovo. Il ministro ha accusato Priština perche' ultimamente "arrestando, maltrattando e con una retorica conflittuale si stanno sollecitando le ambizioni degli estremisti albanesi a provocare violenze". Bogdanović ha avvertito che ci sono informazioni di serie preparazioni a Priština e per questo e' buono che ci sia una rafforzata presenza delle forze internazionali.

Otto anni fa, a marzo del 2004 sono esplosi i piu' grandi conflitti etnici in Kosovo dall'arrivo delle forze internazionali nella regione quando 19 civili avevano perso la loro vita. Oltre 900 persone furono arrestate, sono state distrutte o danneggiate circa 800 case e 35 chiese e monasteri ortodossi mentre alcune migliaia di serbi abbandonarono le loro case.

Il ministro Bogdanović ha rilevato che l'obiettivo della comunita' serba e' quello che anche gli albanesi vivano in pace, che come nei secoli precedenti i serbi e gli albanesi vivano gli uni accanto agli altri ma che in "situazioni quando vi sono tensioni e quando il conflitto pende in aria non si possono svolgere colloqui e risolvere questioni che sono di peso". "Dobbiamo andare nella direzione di riconciliazione e tolleranza, che tutte le comunita' etniche in Kosovo possano esprimere liberamente la loro volonta'" ha aggiunto Bogdanović ribadendo che "non va bene che le elezioni organizzate dallo stato serbo siano un motivo per innescare il conflitto". Ha valutato che la fonte di tutti i problemi sono i tentativi di integrazione forzata del nord del Kosovo nelle isituzioni kosovare. "La Serbia ha preso la decisione di non svolgere elezioni locali nella regione ma fara' tutto il possibile che le elezioni parlamentari e presidenziali si svolgano su tutto il territorio del Kosovo" ha precisato Bogdanović aggiungendo che sono in corso colloqui intensi non soltanto in Kosovo bensi' anche in Europa e nel mondo e che per questo motivo crede che queste elezioni alla fine avranno luogo anche in Kosovo.

Visto l'aumento delle tensioni in Kosovo, soprattutto in vista delle elezioni in Serbia, la Germania ha deciso di inviare in Kosovo, su richiesta urgente della NATO, le forze per l'urgente intervento, scrive in questi giorni il settimanale tedesco "Der Spiegel". Secondo le informazioni di questo giornale, a due settimane dalle elezioni in Serbia, la NATO teme nuove escalazioni al nord del Kosovo e Berlino avrebbe gia' risposto positivamente alla richiesta dell'Alleanza. In questo senso, la Germania mandera' 550 militari delle delle forze operative e come rafforzamento in Kosovo si dirigeranno anche circa 150 militari delle forze austriache. Dal prossimo primo maggio, le forze tedesche ORF dovrebbero nuovamente far parte della KFOR e il contingente e' composto da una unita' di difesa per la protezione dagli attacchi da armi atomiche, biologiche e chimiche.

Il comando della NATO a Potsdam, scrive 'Der Spiegel' ha valutato che vi esiste il pericolo di nuove escalazioni a causa delle attualmente inconciliabili posizioni tra Serbia e Kosovo relative all'organizzazione delle elezioni e a causa della gia' instabile situazione al nord del Kosovo. La valutazione e' che vi esiste un notevole pericolo di nuovi conflitti per tutto il Kosovo. Va precisato che attualmento in Kosovo sono stazionati 5.800 militari di cui 1.300 quelli tedeschi. Il ministro della difesa tedesco Thomas Maiziere ha valutato la situazione in Kosovo lo scorso febbraio come complessa e ha detto inimaginabile il ridimensionamento del numero di soldati della KFOR.

Lunedi', il segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, al Parlamento Europeo a Bruxelles ha dichiarato che la missione Eulex in Kosovo non e' preparata e attrezzata a sufficienza per svolgere i suoi compiti e ha illustrato che per tal motivo la NATO "deve assumersi la responsabilita' e svolgere i compiti che non sono stati previsti, soprattutto al nord del Kosovo". Rasmussen ha rilevato che e' necessaria una stretta collaborazione affinche' si possa garantire una vera divisione del lavoro tra la NATO e l'Ue. "Noi vorremo essere testimoni di un forte ruolo dell'Ue attraverso una forte Eulex" ha detto il segretario generale della NATO. A tal proposito si e' rivolto ai parlamentari eureopei con la speranza che essi possano influenzare affinche' l'Eulex sia dotata di mezzi appropriati. Precedentemente le fonti diplomatiche NATO avevano espresso critiche che la Kfor durante gli incidenti dell'anno scorso al nord del Kosovo dovevano occuparsi anche di compiti che riguardano la polizia e la sicurezza di cui il mandato non compete la Kfor bensi' l'Eulex. Per questo motivo si aspettano con grande attenzione l'esito della riorganizzazione dell'Eulex.

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio aSud Est andata in onda oggi.

martedì 6 marzo 2012

KOSOVO: NUOVE TENSIONI NEL NORD?

I serbi bloccano un convoglio Eulex. La Kfor blocca le strade.
Dal sito di B92 (con fonte Beta e Tanjug)

KOSOVSKA MITROVICA
NATO troops in Kosovo, KFOR, blocked the main road between Kosovska Mitrovica and Ribariće near in Zupče on Tuesday afternoon.
(Tanjug, file) The Zvečan-Zubin Potok road in Jagnjenica is also blocked, a Tanjug correspondent has reported. According to the news agency, a KFOR soldier briefly stated that the blockade "followed a EULEX action".
Earlier today, local Serbs stopped a EULEX convoy in order to prevent it from reaching the administrative checkpoint of Brnjak, located between Kosovo and central Serbia.
An EULEX vehicle made an attempt to head towards Zubin Potok and the Brnjak crossing individually, and not, as it has been usual so far, in a convoy and accompanied by KFOR.
KFOR soldiers with armored personnel carriers and trucks are standing on a section of the main road in Zupče, and Austrian soldiers are equipped for riot control, Tanjug said.
Beta news agency reported that a number of local Serbs had gathered in Zupče, at a location where they previously built a now removed barricade.
The situation in the area is calm, said Beta.
Serbs form the majority in northern Kosovo and do not accept the ethnic Albanian unilateral declaration of independence, rejecting at the same time the Kosovo authorities in Priština.
The local Serbs previously announced that the EU mission, EULEX, vehicles suspected of assisting in attempts to establish Kosovo's institutions in the north would be denied passage. At the same time, KFOR and EULEX are demanding to be given unconditional freedom of movement.

venerdì 21 ottobre 2011

KOSOVO: E' DI NUOVO ALTA TENSIONE

Situazione sempre tesa nel Nord del Kosovo, anche se si tenta di trovare un compromesso per risolvere la questione dei blocchi stradali che da settimane ostacolano la circolazione nelle zone settentrionali dove la popolazione serba non intende riconoscere l'autorità di Pristina. Il comandante della Kfor, il generale tedesco Erhard Drews, si è detto pronto ad incontrare i rappresentanti dei serbi del Nord, con l'obiettivo di trovare una via d'uscita. Uguale disponibilità ad un accordo è stata manifestata da Radenko Nedeljkovic, uno dei leader serbi. La situazione però è piuttosto complicata, perché i serbi, in cambio della rimozione delle barricate, chiedono che Pristina ritiri i doganieri e i poliziotti inviati ai valichi di confine di Jarinje e Brnjak (i cosiddetti gates 1 e 31), decisione che è all'origine della crisi scoppiata alla fine di luglio e sulla quale le autorità kosovare non intendono assolutamente retrocedere.

L'altro ieri i serbi del nord del Kosovo avevano ignorato la scadenza dell'ultimatum imposto dalla Nato mantenendo i sedici blocchi stradali. Un convoglio di militari francesi della Kfor ha cercato di smantellare le barricate nel villaggio di Jagnjenica, lungo la strada che conduce al valico di Brnjak, nel comune di Zubin Potok. I soldati Nato, in assetto antisommossa, hanno fatto uso di lacrimogeni per disperdere le diverse centinaia di persone che presidiavano il posto di blocco: il bilancio alla fine contata 30 feriti: 22 civili, tre dei quali in maniera piuttosto grave, e otto militari. Ieri, alle prime luci dell'alba, la Nato ha iniziato a smantellare i blocchi stradali. Sia la Kfor, che la missione civile europea Eulex, hanno parlato di successo dell'operazione, ricevendo da Bruxelles il sostegno di Maja Kocijancic, portavoce dell'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Catherine Ashton. Anche il premier kosvaro, Hashim Thaci, ha approvato l'intervento militare esortando “i cittadini del Nord alla pace e alla collaborazione”.

Nelle stesse ore il presidente della Repubblica serbo, Boris Tadic, si è rivolto alla Kfor e alla missione civile europea Eulex, invitandoli ad “astenersi dall'uso della forza contro la popolazione”, un appello ribadito anche dal ministro serbo per il Kosovo e Metohia, Goran Bogdanovic, e da quello degli Esteri, Vuk Jeremic. Tadic ha invitato i leader serbi locali a prendere iniziative “che riguardino solo gli interessi vitali dei cittadini (...) non quelli dei loro capi partito che strumentalizzano politicamente la questione in vista delle future elezioni”. La situazione del nord Kosovo sta avendo ripercussioni forti anche a Belgrado, con i partiti nazionalisti dell'opposizione - i radicali del Srs (il partito ultranazionalista di Seselj), i conservatori del Sns di Nikolic (ex numero due del Srs), e il Dss dell'ex premier Kostunica – che hanno abbandonato i lavori parlamentari per protestare contro il rifiuto della maggioranza di inserire nell'agenda dei lavori la questione del Kosovo.

I sindaci dei quattro comuni coinvolti nelle proteste - Kosovska Mitrovica, Leposavic, Zubin Potok e Zvecan - sembrano intenzionati a mantenere la linea dura, anzi ad inasprirla con la richiesta di espulsione di Eulex dai territori a nord del fiume Ibar. A Gracanica, enclave serba alle porte di Pristina, migliaia di persone hanno manifestato la loro solidarietà ai connazionali del nord, mentre nei pressi di Pec, una disputa verbale per questioni legate alla proprietà contesa di una fattoria è purtroppo finita in tragedia con un serbo è stato ucciso e due suoi connazionali feriti dai colpi di arma da fuoco sparati da un albanese. Un atto che il governo di Belgrado, in una nota, ritiene avere un “esplicito obiettivo di pulizia etnica” attribuendolo alle “sintomatiche ripercussioni” della situazione del nord sul resto della popolazione serba kosovara. Sull'episodio, va detto, è intervenuto anche il governo di Pristina che ha condannato il gesto, giudicato “inaccettabile e punibile”, ed esprimendo le condoglianze alla famiglia della vittima.

La situazione, dunque, al momento in cui scrivo questo post, stando a quanto leggo sulle agenzie, è di relativa calma, ma la tensione resta altissima. Appelli alla calma nel nord del Kosovo sono venuti di nuovo oggi sia dalle autorità serbe, sia da quelle kosovare albanesi preoccupate da nuovi scontri che rischiano di far precipitare la situazione in maniera incontrollata con esiti drammatici e sanguinosi, come nelle tragiche giornate del marzo del 2004. [RS]

mercoledì 28 settembre 2011

RIESPLODE LA TENSIONE NEL NORD DEL KOSOVO

(Foto Keystone)
Di Marina Szikora [*] Nuove tensioni al nord del Kosovo sono esplose martedi': sparatorie e utilizzo di lacrimogeni al confine di Jarinje, feriti i serbi dopo che la Kfor e' stata costretta ad utilizzare le armi. Questa la situazione nel momento della registrazione di chi vi racconta.
Il presidente della Serbia Boris Tadić si e' detto molto preoccupato per i nuovi scontri e per il peggioramento della situazione al nord del Kosovo. Si e' appellato ai Serbi all'indispensabile calma e pace, condannando aspramente l'utilizzo della forza "poiche' la salvaguardia della pace e il dialogo sono l'unico modo per risolvere i problemi". Tadić ha aggiunto che le forze internazionali presenti hanno il compito di difendere i cittadini senza armi invece di agredirli. Il capo dello stato serbo ha chiamato la Kfor alla massima astensione dall'utilizzo della forza. I serbi kosovari invece devono mantenere la calma e non cadere in trappola alle provocazioni, ha raccomandato Tadić.
Martedi' quindi si sono visti nuovi scontri, sei serbi sarebbero stati gravemente feriti, diverse persone invece solo leggermente, quanto alle informazioni serbe, dopo che i soldati della Kfor si sono scontrati con i cittadini nuovamente radunati alle barricate alla frontiera di Jarinje. I cittadini, secondo le informazioni mediatiche serbe, sono stati provocati dal fatto che le unita' della Kfor avevano chiuso la via alternativa che conduce subito accanto il passaggio di Jarinje. Un migliaio di serbi si sono riuniti circondando i soldati della Kfor e lanciando sassi. I soldati del contingente tedesco della Kfor hanno risposto con lacrimogeni e proiettili di gomma. Sempre secondo le informazioni serbe, anche se si e' parlato di proiettili di gomma, le ferite dei serbi dimostrano che si e' trattato dell'utilizzo di vera munizione.
Le nuovissime tensioni sono seguite dopo che il governo kosovaro lo scorso 16 settembre ha iniziato un'azione di collocamento dei doganieri e della polizia alle frontiere di Jarinje e Brnjak al nord del Kosovo. I serbi dalla zona confinante hanno di nuovo messo le barricate bloccando le strade in alcuni posti nei comuni del nord del Kosovo: Leposavić, Zvečan, Kosovska Mitrovica e Zubin Potok nonche' nei pressi dei passaggi Jarinje e Brnjak protestando in tal modo contro i doganieri e la polizia kosovara ai confini con la Serbia.

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est che andrà in onda domani e sarà poi disponibile su Radioradicale.It

Aggiornamento / Da un lancio dell'agenzia Ansa
La Nato è determinata ad agire contro "gli estremisti serbi" all'origine dell'escalation di violenza attorno a un posto di frontiera nel nord del Kosovo. Lo afferma l'Alleanza atlantica in una nota in cui si rileva che la forza Kfor "ha reagito prontamente per ristabilire un clima di calma e di sicurezza". "Qualche estremista serbo ha cercato di provocare la violenza ma l'incidente è stato risolto e la situazione si è calmata, anche se resta tesa", aggiunge la Nato.

giovedì 11 agosto 2011

NORD KOSOVO: LA SITUAZIONE E' CALMA, MA RESTANO LE TENSIONI


Mitrovica: il ponte sul fiume Ibar
(Nikontokio/Flickr)
Di Marina Szikora [*]
Al nord del Kosovo, la situazione continua ad essere calma, soprettutto dopo la notizia del raggiungimento di un accordo tra la Serbia e la Kfor. Ma i serbi kosovari non abbandonano le barricate. Lunedi' il presidente del comune di Kosovska Mitrovica, Krstimir Pantić ha informato i suoi concittadini dopo i colloqui a Belgrado con il presidente della Serbia Boris Tadić di aver ottenuto garanzie che la Serbia proteggera' i serbi in Kosovo mentre il loro dovere e' quello di restare calmi e uniti. Il presidente del comune di Kosovska Mitrovica ha informato inoltre che il consigliere del comandante della Kfor si e' scusato al popolo serbo per tutto quello che era sucesso negli ultimi giorni. In tal modo, ha detto Pantić, la Kfor ha riconosciuto di aver commesso un errore mettendosi dalla parte degli albanesi kosovari. Ha aggiunto di essere convinto che nel futuro tutte le questioni verranno risolte attraverso i negoziati tre il governo serbo e la delegazione degli albanesi del Kosovo. A Boris Tadić, ha spiegato Pantić, e' stato illustrato che le barricate a Rudar sono il simbolo della resistenza alle istituzioni kosovare.

Martedi', tuttavia, dopo soli dieci minuti viene sospesa la riunione dei consiglieri di quattro comuni del Kosovo settentrionale convocata a Leposavići in cui si e' dovuto discutere dell'accordo raggiunto tra il governo serbo e la Kfor. Il capo del team negoziale di Belgrado nel dialogo con Priština, Borislav Stefanović ha dichiarato comunque di essere certo che l'accordo alla fine sara' realizzato nonostante il fallimento della riunione di Leposavići. "Bisogna avere comprensione per la sfiducia dei serbi kosovari, molte volte sono stati ingannati dalla comunita' internazionale, ma sono certo che attraverseremo questo processo insieme e che l'accordo verra' realizzato" ha detto Stefanović per l'agenzia di stampa serba Beta. Si e' detto convinto che le barricate saranno tolte. Stefanović ha informato che per i serbi non e' conveniente la parte dell'accordo temporaneo con la Kfor relativa al traffico limitato della merce, per quanto riguarda i cambion di 3,5 tonellate. Al tempo stesso, ha spiegato, l'accordo ha portato pace e garanzie che non ci saranno attacchi contro i serbi nonche' implementazioni delle istituzioni kosovare. Va sottolineato che l'accordo con la Kfor, che i rappresentanti del governo della Serbia hanno raggiunto lo scorso venerdi' precisa che il controllo alle forntiere amministrative Jarinje e Brnjak almeno fino al 15 settembre saranno sotto il controllo della Kfor.

Intanto, i ministri degli esteri di Gran Bretagna e della Germania, William Hague e Guido Westerwelle hanno avvertito Belgrado e Priština che le loro possibilita' di adesione all'Ue potrebbero essere a rischio e che mancheranno alla loro "occasione storica" se non verranno eliminate le tensioni etniche sulla linea amministrativa. La Serbia e il Kosovo devono trovare una soluzione dipolomatica "che rispetterebbe i confini del Kosovo, migliorerebbe la vita di tutti e avvierebbe questi due paesi verso la via di adesione all'Ue" si legge in un comunicato congiunto dei due capi di diplomazia pubblicato sul quotidiano tedesco Frankfurter Algemeine Zeitung. Va detto che da quando e' stato raggiunto l'accordo tra la Serbia e la Kfor, le notti alle barricate di Rudar, Zupča e Leposavići sono pacifiche, ma secondo i media serbi la situazione continua ad essere incerta e tesa. Mentre i serbi kosovari continuano ad esser alle barricate sulle vie che conducono verso i confini di Jarinja e Brnjak al nord del Kosovo, i loro rappresentanti politici tengono consultazioni se e in quale forma verra' accettato l'Accordo che la Serbia ha raggiunto con la Kfor. In tutte le direzioni, tranne a Rudar dove e' impossibile togliere velocemente le barricate, i veicoli della Kfor che trasportano cibo e acqua, passano indisturbati e non ci sono stati nuovi incidenti.

[*] Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi e disponibile qui

venerdì 5 agosto 2011

KOSOVO: ACCORDI DELLA KFOR SIA CON I SERBI SIA CON GLI ALBANESI

Dopo aver provocato una crisi con la Serbia che avrebbe potuto degenerare in maniera pericolosa e dopo aver aspramente criticato l'accordo tra la Kfor e i rappresentanti serbi che cercava una soluzione alle tensioni di questi ultimi giorni, definito "inaccettabile" perché non prevedeva il principale obiettivo di Pristina di installare propri agenti di polizia e di dogana ai valichi di Jarinje e Brnjak, il governo kosovaro ha dovuto piegarsi al compromesso e oggi il premier Hashim Thaci ha annunciato un accordo con la Nato sui due posti di frontiera al confine con la Serbia. E' vero che Thaci ha reso noto l'accordo annunciando che "il governo è pervenuto a un accordo per preservare la situazione che si è creata alla frontiera” e dichiarando che “il Kosovo è finalmente pervenuto a un controllo totale sulla frontiera”. Il premier ha però poi spiegato che i due check-point al centro delle tensioni saranno ribattezzati “zone di sicurezza militare” e controllati dalle truppe della missione Nato in Kosovo.
Sempre oggi, il comando della Kfor e le autorita' di Belgrado hanno raggiunto un accordo per porre fine alla crisi scoppiata nelle scorse settimane nella parte settentrionale del Kosovo. Lo ha riferito la tv statale serba RTS. L'accordo, del quale non vengono forniti dettagli, e' stato raggiunto tra il comandante Kfor, Erhard Buehler, e il capo-negoziatore di Belgrado, Borislav Stefanovic.
Da quello che si può immaginare, gli accordi dovrebbero servire a raffreddare la situazione sul campo. Restano però in piedi tutti i motivi che hanno portato alla crisi di questi giorni. Il premier kosovaro Thaci, infatti, ha dichiarato che l'accordo raggiunto oggi con la Kfor, permetterà a Pristina di mantenere il blocco dell'import di prodotti serbi, decretato il 20 luglio come ritorsione contro le analoghe misure simili prese dalla Serbia dopo la dichiarazione di indipendenza del Kosovo.
Gli accordi odierni dovrebbero dunque servire a mantenere il controllo della situazione e a calmare le acque fino alla ripresa dei colloqui tecnici di Bruxelles tra Belgrado e Pristina con la mediazione dell'Unione Europea ai primi di settembre. Vedremo se saranno serviti a qualcosa o se la situazione tornerà a scaldarsi. [RS]

giovedì 4 agosto 2011

KOSOVO: ACCORDO TRA KFOR E SERBI, MA PRISTINA NON CI STA

Da un lancio dell'agenzia TMNews
La missione della Nato in Kosovo ha raggiunto un accordo con rappresentanti serbi sulla per cercare una soluzione alla crisi di questi ultimi giorni, ma a Pristina non sono d'accordo. Il compromesso raggiunto nella tarda serata di ieri, si legge nel comunicato della forza multinazionale Nato, prevede che la Kfor mantenga fino a metà settembre almeno il controllo sui due check-point di Jarinje e Brnjak, tra Serbia e Kosovo, al centro delle tensioni. Il sistema attuale di controllo, si legge sempre nel comunicato potrebbe essere esteso nel tempo, se necessario.
L'accordo è stato raggiunto tra il comandante della Kfor, Ehrard Buhler, e due rappresentanti serbi: il ministro per il Kosovo e Metohia, Goran Bogdanovic, e il diplomatico Borko Stefanovic, che guida la delegazione serba al tavolo dei colloqui tra Belgrado e Pristina in corso da marzo con la mediazione dell'Unione Europea. "I blocchi stradali", ovvero le barricate erette dai serbi per bloccare gli accessi ai valichi di frontiera, saranno rimossi e "la libertà di movimento ripristinata", precisa ancora il comunicato Kfor.
Le autorità kosovare, una nota ufficiale, hanno però subito definito "inaccettabile" l'accordo, perché "non prevede il principale obiettivo di Pristina di installare i propri agenti di polizia e di dogana" ai posti di Jarinje e Brnjak.

La Kfor presidia il valico di Brnjak tra Serbia e Kosovo (Foto Reuters)

venerdì 29 luglio 2011

TENSIONE SEMPRE ALTISSIMA IN KOSOVO

La Kfor prende il controllo dei posti di frontiera: i militari autorizzati all'uso della forza. I serbi accusano Nato ed Eulex di parteggiare per Pristina. Belgrado protesta per l'esclusione del suo ministro degli Esteri dalla riunione del Consiglio di sicurezza. Da Tirana il premier albanese Berisha parla di "spettri della Grande Serbia". Due agricoltori serbi sarebbero stati picchiati dalla polizia nel sud del Kosovo.

Kosovo: barricate erette dai serbi a Zubin Potok
(Foto Tatjana Lazarevic/Osservatorio Balcani e Caucaso)
Resta tesissima la situazione al confine tra Serbia e Kosovo dopo i gravi incidenti di mercoledì quando un gruppo di persone, quasi certamente giovani estremisti serbi, ha incendiato e distrutto il valico di confine di Jarinje, dopo che gli incidenti, costati la vita ad un poliziotto kosovaro, che avevano accompagnato la decisione del governo di Pristina di inviare unità speciali della polizia per ribadire la propria sovranità nella zona a maggioranza serba e rimasta fedele a Belgrado. Gli attivisti serbi continuano a mantenere i blocchi realizzati con camion, trattori, tronchi d'albero, copertoni e oggetti vari sulle due principali arterie stradali che conducono verso la frontiera con la Serbia. Il blocco della strade continua malgrado il suo smantellamento sia stato richiesto ieri dal comando della Kfor e dal vertice della missione civile europea Eulex e dopo che un accordo in tal senso era stato raggiunto tra le parti con la mediazione della Kfor.

Gli attivisti serbi accusano però proprio Nato ed Eulex di parteggiare con il governo di Pristina che ha deciso di imporre il suo controllo sui due posti di confine con la Serbia per far rispettare l'embargo contro le merci provenienti da Belgrado. Il comandante Kfor, Erhard Buehle, che continua ad avere incontri con le parti, ha confermato che i due valichi di confine al centro della disputa, sono stati dichiarati "zona militare interdetta": nessuno, se non autorizzato, può attraversare o sostare nell'area circostanza ed i militari sono autorizzati all'impegno di forza letale e delle loro armi per difendere se stessi, la popolazione, le proprietà e l'area sotto controllo. "Le regole di ingaggio sono molto chiare", ha dichiarato Buhele a scanso di equivoci. Secondo i rappresentanti del governo serbo, con questa decisione la Kfor è andata però oltre il suo mandato “e sta chiaramente aiutando la creazione dello stato indipendente del Kosovo", come ha riferito da Borko Stefanovic, capo del team negoziale di Belgrado con Pristina. Stefanovic ha ribadito l'invito ai cittadini serbi del nord del Kosovo"a mantenersi calmi e non cedere alle provocazioni".

La nuova crisi in Kosovo è stata affrontata ieri dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Era stata la stessa Serbia a chiedere una riunione di emergenza, ma, secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri di Belgrado, Vuk Jeremic, precipitatosi a New York, alla Tv nazionale serba, "tre membri permanenti del Consiglio di sicurezza sono ricorsi al loro diritto di veto per impedire alla Serbia di prendere parte alle consultazioni". Secondo Jeremic, ciò è stato necessario per “nascondere al pubblico internazionale le verità sugli eventi in Kosovo: chi ha ordinato il dispiegamento delle unità albanesi paramilitari, chi era a conoscenza di questo, chi ha incoraggiato questa operazione, perché Eulex ha lasciato il nord della provincia e perché vengono permesse azioni unilaterali”. Tutte domande, ha proseguito il ministro serbo, “che andavano poste e che non è stato concesso di porre". Nelle prossime ore il governo di Belgrado dovrebbe riunirsi per affrontare la situazione, mentre il parlamento di Pristina, riunito ieri di urgenza, ha già adottato un provvedimento che autorizza il governo a "ristabilire ordine e legge in tutto il Pese".

In questo clima rovente non contribuiscono certo ad abbassare la temperatura le dichiarazioni con cui il primo ministro albanese, Sali Berisha, in una conferenza stampa ha condannato quelli che ha definito “atti criminali delle falangi di sostenitori della Grande Serbia, sostenuti, ispirati e finanziati da ambienti ultranazionalisti di Belgrado". Secondo Berisha “lo spettro della Grande Serbia continua ancora a tutt'oggi a minacciare la pace e la stabilità nella regione", mentre il governo albanese "sostiene pienamente le autorità e il popolo del Kosovo, la KFOR e le autorità internazionali nel Kosovo nella loro determinazione a garantire l'ordine costituzionale, l'integrità territoriale, il rispetto delle leggi e della Costituzione".

A ulteriore dimostrazione della estrema delicatezza della situazione e dei rischi di una sua degenerazione violenta, ieri è arrivata la notizia di un nuovo episodio di violenza interetnica che sarebbe avvenuto nella parte meridionale del Kosovo, nella località di Strpce. Secondo quanto ha riferito l'emittente belgradese B92, che ha citato a sua volta una radio locale (Radio Klokot), "dei membri della unità speciale 'Rosu' della polizia kosovara, hanno aggredito e maltrattato due serbi". In base alla ricostruzione, due agricoltori serbi, che si stavano dirigendo in auto al mercato di Strpce, hanno riferito di essere stati fermati dagli uomini dell'unità speciale “Rosu” della polizia kosovara che li avrebbero "brutalmente picchiati” per costringerli a rimuovere dall'auto la vecchia targa serba, non più riconosciuta dalle autorità di Pristina. La polizia kosovara però non ha confermato l'episodio dichiarando che esso "non risulta essere registrato".