E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 19 aprile 2015.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
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lunedì 20 aprile 2015
giovedì 16 aprile 2015
SUL "GENOCIDIO" ARMENO IL PAPA HA SBAGLIATO
Intervista a Carlo Panella, i
Sul genocidio armeno qualcuno ha mal consiglia papa Francesco. Non gli è stato detto che la sua denuncia del "genocidio armeno" tradisce la sua missione di pacificazione degli animi e delle nazioni e avrà conseguenze negative per la sorte dei cristiani del Medio Oriente. Non gli è stato detto che la posizione del governo turco è comunque da rispettare; che se la Turchia rifiuta essenzialmente il termine di "genocidio" ha le sue ragioni storiche per far questo, ma è disponibile a discutere di un massacro che non nega.
Sono questi gli errori compiuti da papa Francesco con la sua omelia in San Pietro nella quale ha qualificato come "genocidio" le deportazioni e i massacri degli armeni compiuti cento anni fa in Turchia nel periodo del governo dei "giovani turchi, a meno di un anno dall'inizio della prima guerra mondiale. Errori che Panella ha elencato in un pezzo pubblicato sull'Huffington Post e che ha approfondito nell'intervista a Radio Radicale che potete ascoltare qui di seguito.
Sul genocidio armeno qualcuno ha mal consiglia papa Francesco. Non gli è stato detto che la sua denuncia del "genocidio armeno" tradisce la sua missione di pacificazione degli animi e delle nazioni e avrà conseguenze negative per la sorte dei cristiani del Medio Oriente. Non gli è stato detto che la posizione del governo turco è comunque da rispettare; che se la Turchia rifiuta essenzialmente il termine di "genocidio" ha le sue ragioni storiche per far questo, ma è disponibile a discutere di un massacro che non nega.
Sono questi gli errori compiuti da papa Francesco con la sua omelia in San Pietro nella quale ha qualificato come "genocidio" le deportazioni e i massacri degli armeni compiuti cento anni fa in Turchia nel periodo del governo dei "giovani turchi, a meno di un anno dall'inizio della prima guerra mondiale. Errori che Panella ha elencato in un pezzo pubblicato sull'Huffington Post e che ha approfondito nell'intervista a Radio Radicale che potete ascoltare qui di seguito.
lunedì 13 aprile 2015
GENOCIDIO ARMENO: IL CORAGGIO DI PAPA FRANCESCO
Intervista a Franca Giansoldati, vaticanista del quotidiano Il Messaggero
Franca Giansoldati, vaticanista de Il Messaggero, autrice del libro "La marcia senza ritorno. Il genocidio armeno" (Salerno editrice), spiega a Radio Radicale perché quella di papa Francesco di usare la parola "genocidio" per qualificare la deportazione e i massacri degli armeni del 1915 ordinati dal governo dei "giovani turchi", è stata una scelta coraggiosa pur sapendo di toccare un nervo sensibilissimo della Turchia contemporanea. E infatti la reazione di Ankara non si è fatta attendere ed è stata durissima.
Tuttavia le parole pronunciate dal papa, spiega Giansoldati, se da una parte sono una novità assoluta nella storia della Chiesa cattolica, dall'altra non hanno l’intenzione di esacerbare gli animi "ma di riconoscere il passato per poter costruire un’armonia nel presente". Il papa ama il poolo e turco e non lo considera responsabile di quei massacri, dice ancora la vaticanista del Messaggero, ed il suo è richiamo dal significato profondo all’ecumenismo del sangue: quel milione e mezzo di morti è un tema ci riguarda in maniera diretta.
Franca Giansoldati, vaticanista de Il Messaggero, autrice del libro "La marcia senza ritorno. Il genocidio armeno" (Salerno editrice), spiega a Radio Radicale perché quella di papa Francesco di usare la parola "genocidio" per qualificare la deportazione e i massacri degli armeni del 1915 ordinati dal governo dei "giovani turchi", è stata una scelta coraggiosa pur sapendo di toccare un nervo sensibilissimo della Turchia contemporanea. E infatti la reazione di Ankara non si è fatta attendere ed è stata durissima.
Tuttavia le parole pronunciate dal papa, spiega Giansoldati, se da una parte sono una novità assoluta nella storia della Chiesa cattolica, dall'altra non hanno l’intenzione di esacerbare gli animi "ma di riconoscere il passato per poter costruire un’armonia nel presente". Il papa ama il poolo e turco e non lo considera responsabile di quei massacri, dice ancora la vaticanista del Messaggero, ed il suo è richiamo dal significato profondo all’ecumenismo del sangue: quel milione e mezzo di morti è un tema ci riguarda in maniera diretta.
martedì 3 febbraio 2015
IL PAPA A SARAJEVO: UNO SCRITTO DI ALEXANDER LANGER DEL 1994
Papa Francesco ha annunciato a sorpresa che il prossimo 6 giugno si recherà in visita a Sarajevo, la capitale della Bosnia-Erzegovina, che da simbolo dell'incrocio tra culture e religioni diverse è diventata il teatro della difficile convivenza tra le etnie che si sono combattute nella guerra del 1992-1995. Si tratta della secondo viaggio europeo di papa Bergoglio (oltre alla visita alle istituzioni europee a Strasburgo) dopo che anche il primo, lo scorso anno, ha riguardato non casualmente un Paese balcanico: l'Albania. "Vi chiedo fin d'ora di pregare affinché la mia visita a quelle care popolazioni sia di incoraggiamento per i fedeli cattolici, susciti fermenti di bene e contribuisca al consolidamento della fraternità e della pace", ha detto il papa domenica all'Angelus in piazza San Pietro.
Prima di Bergoglio, papa Wojtyla compì una visita pastorale a Sarajevo il 12 e il 13 aprile del 1997. In uno dei molti tra discorsi e omelie che pronunciò nella sua breve visita, Giovanni Paolo II disse che "le tensioni, che possono crearsi fra gli individui e le etnie come eredità del passato e come conseguenza della vicinanza e della diversità", avrebbero dovuto "trovare nei valori della religione motivi di moderazione e di freno, anzi di intesa in vista di una costruttiva cooperazione". Non pare che in Bosnia Erzegovina questo sia ancora accaduto, ma forse, più che per causa delle religioni, per colpa dei politici locali che continuano a sfruttare le appartenenza etniche per scopi elettorali condannando il Paese ad una perenne impasse.
Papa Wojtyla avrebbe dovuto recarsi a Sarajevo già nel 1994, quando ancora il conflitto era in corso. A quella visita, che poi non si realizzò, lavorò con discrezione anche Alexander Langer. Qui di seguito il testo che scrisse in quella occasione (ringrazio Edi Rabini per la segnalazione), così com'è riportato sul sito della Fondazione.
Prima di Bergoglio, papa Wojtyla compì una visita pastorale a Sarajevo il 12 e il 13 aprile del 1997. In uno dei molti tra discorsi e omelie che pronunciò nella sua breve visita, Giovanni Paolo II disse che "le tensioni, che possono crearsi fra gli individui e le etnie come eredità del passato e come conseguenza della vicinanza e della diversità", avrebbero dovuto "trovare nei valori della religione motivi di moderazione e di freno, anzi di intesa in vista di una costruttiva cooperazione". Non pare che in Bosnia Erzegovina questo sia ancora accaduto, ma forse, più che per causa delle religioni, per colpa dei politici locali che continuano a sfruttare le appartenenza etniche per scopi elettorali condannando il Paese ad una perenne impasse.
Papa Wojtyla avrebbe dovuto recarsi a Sarajevo già nel 1994, quando ancora il conflitto era in corso. A quella visita, che poi non si realizzò, lavorò con discrezione anche Alexander Langer. Qui di seguito il testo che scrisse in quella occasione (ringrazio Edi Rabini per la segnalazione), così com'è riportato sul sito della Fondazione.
Alexander Langer sulla mancata visita del Papa a Sarajevo
8.9.1994, Comunicato - Verona Forum
"Non per pusillanimità Wojtyla ha rinunciato a Sarajevo - ci riprovi come pellegrino ecumenico!"
No, non lo si può ritenere pusillanime per aver disdetto la visita a Sarajevo. Il Papa ha rinunciato, in questo momento, ad un gesto storico, sicuramente non per paure personali.
Giovanni Paolo II aveva scelto di fare quello che tutte le grandi istituzioni internazionali avrebbero dovuto fare da tempo: andare a Sarajevo, non lasciare sola la città accerchiata, riconoscere e valorizzare l'unità pluri-religiosa e pluri-culturale della Bosnia Herzegovina, oggi massacrata da una feroce spartizione ed epurazione etnica. Un gesto tanto più significativo, in quanto da parte di molte gerarchie cattoliche troppi incoraggiamenti erano venuti alla voglia di "stare per conto proprio" e di "disfarsi degli altri, con i quali è impossibile convivere".
Spero che il Papa non si lasci scoraggiare da questa disdetta, e che porti avanti con profetica determinazione quello che comunque si annunciava come il gesto umano, europeo e politico più alto e pregnante che si potesse compiere. Ma perchè non "alzare il livello", rendendo ancor più significativo - e forse anche meno attaccabile - la sua azione, trasformando con tutta umiltà e pazienza il suo viaggio "apostolico" in una visita "ecumenica", da preparare e da compiersi insieme ad esponenti religiosi di fede cristiana ortodossa, di fede musulmana, di fede israelita, di altre confessioni cristiane (evangeliche e riformate) europee?
Oltre all'esplicita proposta che in questo senso ha manifestato il Patriarca Alessio di Mosca, vi era già stato un precedente: nel novembre 1991 una missione inter-religiosa, iniziata dal presidente delle comunità israelitiche francesi Jean Kahn, aveva riunito ecclesiastici cattolici, protestanti, musulmani in un viaggio a Belgrado ed a Zagabria. Si è svolto pure un incontro inter-religioso nell'ottobre 1993 a Sarajevo, in presenza del cardinale Etchegaray e del vescovo Monterisi, del Reis islamico di Sarajevo Efendi Mustafa Ceric, di esponenti ortodossi ed israeliti (al quale ho avuto l'onore di essere invitato, come esponente del Parlamento europeo e del Forum di Verona per la riconciliazione nell'ex-Jugoslavia). E non dimentichiamo la preziosa disponibilià già manifestata a proposito dal rabbino Elio Toaff.
Spero che il Papa voglia considerare l'opzione ecumenica, per dare al tempo stesso soddisfazione a chi lo attende con ansia, e per rendere più fruttuoso e permanente l'impatto della sua visita. Se infatti nell'ex-Jugoslavia le religioni, da bandiere di guerra quali attualmente vengono impugnate, si trasformassero in elementi per ricostruire ponti di convivenza e di tolleranza, qualche speranza di uscire dal tremendo conflitto potrebbe rinascere.
Bruxelles, 8.9.1994 Alexander Langer
lunedì 1 dicembre 2014
PAPA FRANCESCO APPLAUDITO DAL PARLAMENTO EUROPEO
“La coscienza della propria identità è necessaria anche per dialogare in modo propositivo con gli Stati che hanno chiesto di entrare a far parte dell’Unione in futuro. Penso soprattutto a quelli dell’area balcanica per i quali l’ingresso nell’Unione Europea potrà rispondere all’ideale della pace in una regione che ha grandemente sofferto per i conflitti del passato”.
Di Marina Szikora
Non e' stata una sessione consueta quella del Parlamento Europeo a Strasburgo lo scorso martedi', ma una giornata con un ospite particolare ed eccellente come papa Francesco. Il suo viaggio a Strasburgo e' stato il secondo viaggio europeo e molto probabilmente il piu' breve dei viaggi di un papa nella storia, cosi' il quotidiano croato 'Vecernji list'. Sia questo che gli altri media croati, hanno rilevato il fatto che il papa, anche se alla fine del suo intervento davanti agli eurodeputati, ha osservato che nell'Unione Europea ci dovrebbero essere tutti i Balcani. Oggi come se le grandi idee che una volta ispirarono l'Europa, avessero perso la loro attrazione e fossero scambiate con le tecniche burocratiche delle istituzioni, ha detto il papa. Il giornale croato rileva inoltre che non vi e' stata nessuna parola sull'Ucraina mentre in conclusione del suo discorso, il pontefice ha detto che il processo dell'allargamento dell'Ue non sara' completo senza l'adesione di tutti i paesi dei Balcani.
L'ingresso dei Balcani nell'Ue, ha detto il papa, sarebbe una risposta al desiderio di pace nella regione che ha sofferto moltissimo durante le guerre del passato. Davanti ai parlamentari europei, tra cui anche agli 11 della Croazia, ha scritto 'Vecernji list', il pontefice ha posto un compito difficile dicendo che devono essere loro a mantenere in vita la democrazia dei popoli europei, invitando alla costruzione dell'Europa che non gira intorno all'economia, bensi' intorno alla sacralita' dell'essere umano e dei valori inalienabili. E' una sensazione particolare, ascoltare i messaggi del Papa che riguardano anche la Bosnia Erzegovina e le sue istituzioni, ha detto Borjana Kristo, componente della delegazione permanente del parlamento bosniaco all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, anche lei presente a Strasburgo durante la visita del Papa. Kristo ha osservato che questa e' una grande giornata per lei personalmente ed e' un onore particolare.
Salutato con un lungo applauso all'inizio e alla fine del suo discorso, il capo della Chiesa cattolica ha sottolineato di voler trasmettere un messaggio di pace agli europei che non hanno fiducia nelle loro istituzioni e che sono appesantiti dalla crisi economica e si sono smarriti spiritualmente nella cultura che, come rileva il papa, non valorizza piu' la dignita' dell'essere umano, scrive l'agenzia di stampa serba 'Tanjug' a proposito della visita del pontefice a Strasburgo e aggiunge che papa Francesco ha invitato i legislatori europei di introdurre le misure per sollecitare l'apertura dei posti di lavoro e per accogliere gli immigrati. Il pontefice ha indicato inoltre le mancanze di una politica di migrazione coerente dell'Ue che contribuisce alla diffusione del lavoro di schiavitu' e la continuazione delle tensioni sociali, rileva 'Tanjug'.
Il papa ha “dato una lezione” ai funzionari dell'UE su una Europa migliore in cui tutti sono benvenuti, quindi anche i profughi, scrive la Deutsche Welle tedesca e aggiunge che papa Francesco si appella a maggiore solidarieta' e unita' nel risolvere i numerosi problemi. Il media tedesco precisa che per la prima volta ai politici europei a Strasburgo, 26 anni fa, si rivolse papa Giovanni Paolo II e adesso, un quarto del secolo dopo, lo ha fatto papa Francesco parlando di una Europa ideale ma anche dei Balcani. Papa Francesco, tra l'altro, ha avvertito i rappresentanti del PE che il Mediterraneo potrebbe diventare un grande cimitero e su questo ha pienamente ragione, osserva il Nordsee Zeitung tedesco e fa presente che soltanto quest'anno affondarono 2.500 profughi dell'Africa e dell'Asia i quali tentavano di raggiungere l'Europa, pace e liberta', giustizia e uguaglianza, ma anche la prosperita'. Tutto quello di cui l'Europa ne e' orgogliosa, ma che sembra non essere pronta a condividere con gli altri, scrive il giornale tedesco.
E secondo il SüdKurier, il Papa chiede all'Europa di girarsi verso i valori morali e per questo ha ottenuto un grandissimo applauso dai suoi ospiti in Parlamento. La domanda e' solo se i rappresentanti europei hanno capito questo messaggio. Secondo questo giornale, sara' innanzitutto la politica dell'Ue sugli immigrati a dimostrarlo.
Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 30 novembre a Radio Radicale
Di Marina Szikora
Non e' stata una sessione consueta quella del Parlamento Europeo a Strasburgo lo scorso martedi', ma una giornata con un ospite particolare ed eccellente come papa Francesco. Il suo viaggio a Strasburgo e' stato il secondo viaggio europeo e molto probabilmente il piu' breve dei viaggi di un papa nella storia, cosi' il quotidiano croato 'Vecernji list'. Sia questo che gli altri media croati, hanno rilevato il fatto che il papa, anche se alla fine del suo intervento davanti agli eurodeputati, ha osservato che nell'Unione Europea ci dovrebbero essere tutti i Balcani. Oggi come se le grandi idee che una volta ispirarono l'Europa, avessero perso la loro attrazione e fossero scambiate con le tecniche burocratiche delle istituzioni, ha detto il papa. Il giornale croato rileva inoltre che non vi e' stata nessuna parola sull'Ucraina mentre in conclusione del suo discorso, il pontefice ha detto che il processo dell'allargamento dell'Ue non sara' completo senza l'adesione di tutti i paesi dei Balcani.
L'ingresso dei Balcani nell'Ue, ha detto il papa, sarebbe una risposta al desiderio di pace nella regione che ha sofferto moltissimo durante le guerre del passato. Davanti ai parlamentari europei, tra cui anche agli 11 della Croazia, ha scritto 'Vecernji list', il pontefice ha posto un compito difficile dicendo che devono essere loro a mantenere in vita la democrazia dei popoli europei, invitando alla costruzione dell'Europa che non gira intorno all'economia, bensi' intorno alla sacralita' dell'essere umano e dei valori inalienabili. E' una sensazione particolare, ascoltare i messaggi del Papa che riguardano anche la Bosnia Erzegovina e le sue istituzioni, ha detto Borjana Kristo, componente della delegazione permanente del parlamento bosniaco all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, anche lei presente a Strasburgo durante la visita del Papa. Kristo ha osservato che questa e' una grande giornata per lei personalmente ed e' un onore particolare.
Salutato con un lungo applauso all'inizio e alla fine del suo discorso, il capo della Chiesa cattolica ha sottolineato di voler trasmettere un messaggio di pace agli europei che non hanno fiducia nelle loro istituzioni e che sono appesantiti dalla crisi economica e si sono smarriti spiritualmente nella cultura che, come rileva il papa, non valorizza piu' la dignita' dell'essere umano, scrive l'agenzia di stampa serba 'Tanjug' a proposito della visita del pontefice a Strasburgo e aggiunge che papa Francesco ha invitato i legislatori europei di introdurre le misure per sollecitare l'apertura dei posti di lavoro e per accogliere gli immigrati. Il pontefice ha indicato inoltre le mancanze di una politica di migrazione coerente dell'Ue che contribuisce alla diffusione del lavoro di schiavitu' e la continuazione delle tensioni sociali, rileva 'Tanjug'.
Il papa ha “dato una lezione” ai funzionari dell'UE su una Europa migliore in cui tutti sono benvenuti, quindi anche i profughi, scrive la Deutsche Welle tedesca e aggiunge che papa Francesco si appella a maggiore solidarieta' e unita' nel risolvere i numerosi problemi. Il media tedesco precisa che per la prima volta ai politici europei a Strasburgo, 26 anni fa, si rivolse papa Giovanni Paolo II e adesso, un quarto del secolo dopo, lo ha fatto papa Francesco parlando di una Europa ideale ma anche dei Balcani. Papa Francesco, tra l'altro, ha avvertito i rappresentanti del PE che il Mediterraneo potrebbe diventare un grande cimitero e su questo ha pienamente ragione, osserva il Nordsee Zeitung tedesco e fa presente che soltanto quest'anno affondarono 2.500 profughi dell'Africa e dell'Asia i quali tentavano di raggiungere l'Europa, pace e liberta', giustizia e uguaglianza, ma anche la prosperita'. Tutto quello di cui l'Europa ne e' orgogliosa, ma che sembra non essere pronta a condividere con gli altri, scrive il giornale tedesco.
E secondo il SüdKurier, il Papa chiede all'Europa di girarsi verso i valori morali e per questo ha ottenuto un grandissimo applauso dai suoi ospiti in Parlamento. La domanda e' solo se i rappresentanti europei hanno capito questo messaggio. Secondo questo giornale, sara' innanzitutto la politica dell'Ue sugli immigrati a dimostrarlo.
Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 30 novembre a Radio Radicale
PASSAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 30 novembre 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La prima parte è dedicata alla notizia della settimana, ovvero il viaggio di papa Francesco in Turchia. Gli incontri con il presidente Erdogan e il premier Davutoglu. Il dialogo con l'Islam e l'appello per la pace. La visita alla "Moschea blu", il raccoglimento insieme al Gran Muftì di Istanbul. L'incontro con il patriarca ortodosso di Costantinopoli, Bartolomeo I, con cui ha firmato una dichiarazione congiunta. Un bilancio della visita con Marta Ottaviani, collaboratrice de La stampa e di Avvenire.
Si parla quindi del discorso tenuto dal papa al Parlamento europeo a Strasburgo in cui ha parlato di Europa, della necessità di ritrovare lo spirito e le radici dell'unità europea, di immigrazione, dell'integrazione dei Paesi che sono in attesa a partire da quelli dei Balcani.
Gli altri argomenti.
Caso Seselj: continua a far discutere la libertà condizionata concessa dal Tribunale internazionale per l'ex-Jugoslavia per motivi di salute al capo ultrazionalista serbo; dopo le dure reazioni da parte della Croazia, il Parlamento europeo vota un documento che critica fortemente i giudici dell'Aja.
Kosovo: sembra raggiunto l'accordo per la formazione del nuovo governo dopo mesi di stallo politico seguito alle elezioni anticipare dello scorso giugno, che aveva fatto paventare il ritorno alle urne, e che aveva provocato interventi della presidente Jahjaga giudicati da alcuni al limite se non fuori dai suoi poteri.
Albania: il parlamento ha approvato la legge finanziaria e il bilancio per il 2015 mentre a Tirana si è recata una delegazione del Fondo monetario internazionale che ha avuto incontri e colloqui con le autorità.
Macedonia: come in altri paesi europei, compresa l'Italia, si fanno sempre più preoccupanti la condizione di vita e di lavoro dei giornalisti precari.
La trasmissione, realizzata con le consuete corrispondenze di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
Attenzione: la registrazione sarà disponibile a breve - Ci scusiamo dell'inconveniente
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.
Sommario della puntata
La prima parte è dedicata alla notizia della settimana, ovvero il viaggio di papa Francesco in Turchia. Gli incontri con il presidente Erdogan e il premier Davutoglu. Il dialogo con l'Islam e l'appello per la pace. La visita alla "Moschea blu", il raccoglimento insieme al Gran Muftì di Istanbul. L'incontro con il patriarca ortodosso di Costantinopoli, Bartolomeo I, con cui ha firmato una dichiarazione congiunta. Un bilancio della visita con Marta Ottaviani, collaboratrice de La stampa e di Avvenire.
Si parla quindi del discorso tenuto dal papa al Parlamento europeo a Strasburgo in cui ha parlato di Europa, della necessità di ritrovare lo spirito e le radici dell'unità europea, di immigrazione, dell'integrazione dei Paesi che sono in attesa a partire da quelli dei Balcani.
Gli altri argomenti.
Caso Seselj: continua a far discutere la libertà condizionata concessa dal Tribunale internazionale per l'ex-Jugoslavia per motivi di salute al capo ultrazionalista serbo; dopo le dure reazioni da parte della Croazia, il Parlamento europeo vota un documento che critica fortemente i giudici dell'Aja.
Kosovo: sembra raggiunto l'accordo per la formazione del nuovo governo dopo mesi di stallo politico seguito alle elezioni anticipare dello scorso giugno, che aveva fatto paventare il ritorno alle urne, e che aveva provocato interventi della presidente Jahjaga giudicati da alcuni al limite se non fuori dai suoi poteri.
Albania: il parlamento ha approvato la legge finanziaria e il bilancio per il 2015 mentre a Tirana si è recata una delegazione del Fondo monetario internazionale che ha avuto incontri e colloqui con le autorità.
Macedonia: come in altri paesi europei, compresa l'Italia, si fanno sempre più preoccupanti la condizione di vita e di lavoro dei giornalisti precari.
La trasmissione, realizzata con le consuete corrispondenze di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui
Attenzione: la registrazione sarà disponibile a breve - Ci scusiamo dell'inconveniente
giovedì 27 novembre 2014
HURRIYET: ANKARA USI IL VIAGGIO DEL PAPA PER MIGLIORARE L'IMMAGINE DELL'ISLAM
Domani papa Francesco sarà in Turchia per un viaggio ufficiale che durerà tre giorni. "Migliorare l'immagine dell'Islam" agli occhi dell'Occidente e "condannare lo Stato islamico in modo inequivocabile" sono gli obiettivi che la Turchia dovrebbe raggiungere in occasione della visita del pontefice secondo quanto ha scritto martedì la giornalista Barcin Yinanc in un editoriale sul quotidiano turco Hurriyet. Yinanc nota come sia significativo che uno dei primi viaggi del papa fuori dall'Italia (il sesto dall'inizio del suo pontificato nel 2013) abbia come meta proprio la Turchia. Io aggiungerei anche, come ulteriore motivo di importanza, che il Paese della Mezzaluna è stato scelto per il secondo viaggio in Europa dopo che il primo ebbe come meta l'Albania. Dopo i Balcani, citati nel discorso del papa davanti al Parlamento europeo l'altro ieri a Strasburgo, la Turchia.
Barcin Yinanc ricorda che il primo a invitare il Pontefice in Turchia è stato il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, nel quadro della distensione dei rapporti con Roma cominciata da qualche anno e fortemente voluta proprio da Bergoglio. Ovviamente il papa non va in Turchia solo per migliorare i rapporti tra le due chiese cristiane, scrive Yinanc: gli sviluppi regionali e la posizione della Turchia danno al Paese una grande importanza. L'emergere dello cosiddetto Stato islamico ha dato "un secondo duro colpo all'immagine dell'Islam dopo gli attacchi dell'11settembre", creando risentimento nei cristiani, che accusano la comunità musulmana di non aver preso una posizione compatta e forte contro l'Is, ma anche nei musulmani che in Occidente si vedono assimilati ai terroristi.
"Proprio su questo la Turchia dovrebbe intervenire", scrive Yinanc ricordando che fu Ankara ad avvertire l'Occidente che le politiche settarie dell'ex premier iracheno Nuri al-Maliki rischiavano di spingere i sunniti nelle braccia degli estremisti e che occorreva intervenire in Siria prima che il paese diventasse il quartier generale dei terroristi. Invece "è finita che la Turchia viene criticata perché avrebbe chiuso un occhio sul passaggio attraverso il suo territorio degli estremisti diretti in Siria dando l'impressione che fosse nell'interesse di Ankara, perché combattono contro il regime di Bashar al-Assad".
Barcin Yinanc ricorda che il primo a invitare il Pontefice in Turchia è stato il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, nel quadro della distensione dei rapporti con Roma cominciata da qualche anno e fortemente voluta proprio da Bergoglio. Ovviamente il papa non va in Turchia solo per migliorare i rapporti tra le due chiese cristiane, scrive Yinanc: gli sviluppi regionali e la posizione della Turchia danno al Paese una grande importanza. L'emergere dello cosiddetto Stato islamico ha dato "un secondo duro colpo all'immagine dell'Islam dopo gli attacchi dell'11settembre", creando risentimento nei cristiani, che accusano la comunità musulmana di non aver preso una posizione compatta e forte contro l'Is, ma anche nei musulmani che in Occidente si vedono assimilati ai terroristi.
"Proprio su questo la Turchia dovrebbe intervenire", scrive Yinanc ricordando che fu Ankara ad avvertire l'Occidente che le politiche settarie dell'ex premier iracheno Nuri al-Maliki rischiavano di spingere i sunniti nelle braccia degli estremisti e che occorreva intervenire in Siria prima che il paese diventasse il quartier generale dei terroristi. Invece "è finita che la Turchia viene criticata perché avrebbe chiuso un occhio sul passaggio attraverso il suo territorio degli estremisti diretti in Siria dando l'impressione che fosse nell'interesse di Ankara, perché combattono contro il regime di Bashar al-Assad".
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