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venerdì 23 novembre 2012

SIRIA, MECACCI: SUPERARE I VETI DI CINA E RUSSIA ALL'ONU

Per sostenere i profughi siriani la Turchia compie un grande sforzo con pochissimi aiuti internazionali

Bambini siriani rifugiati in Turchia (Mustafa Ozer/Afp)
“La Turchia sta compiendo un grande sforzo, con pochissimi aiuti internazionali, per sostenere i profughi della guerra siriana, ma questo purtroppo non basta per superare lo sconforto di chi è esule dal proprio Paese ed è costretto a vivere da mesi in una tenda. Ritengo positivo che il nostro Governo abbia dato un segno tangibile di solidarietà ai rifugiati siriani stanziando 20 milioni di euro".
E' l'opinione di Matteo Mecacci, deputato radicale eletto nel Pd, presidente del Comitato democrazia e diritti umani dell'Osce, che in questi giorni è stato in Turchia con una missione assieme Riccardo Migliori, presidente dell’Assemblea parlamentare dell'Organizzazione. Mecacci ha incontrato lunedì scorso ad Ankara il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, e si è poi recato nella zona di confine tra Siria e Turchia dove ha visitato il campo di Akcakale che ospita i rifugiati siriani.
“La nostra presenza come Osce vuole sottolineare una solidarietà politica che non può non estendersi a paesi come la Giordania e il Libano, che stanno fronteggiando anch’essi questa crisi umanitaria”, ha detto Mecacci, secondo il quale sul conflitto siriano “è ormai chiaro che il veto che Cina e Russia pongono alle risoluzioni ONU, che mirano a proteggere concretamente i civili siriani, va denunciato da tutti i Paesi democratici, per essere superato, con la massima forza politica”. Non farlo, secondo Mecacci, “significherebbe essere corresponsabili di un conflitto che miete migliaia di vittime da oltre un anno, e che continuerà a farlo”.

Intervista di Ada Pagliarulo a Matteo Mecacci per Radio Radicale sulla missione Osce in Turchia e l'incontro con il ministro degli esteri Ahmet Davutoglu



domenica 12 settembre 2010

PASSAGGIO IN ONDA

La puntata di Passaggio a Sud Est del 11 settembre a Radio Radicale

La prima parte del programma è dedicata alla Turchia e al referendum del 12 settembre sulle riforme costituzionali volute dal premier Erdogan. Una fotografia della situazione politica del paese alla vigilia del voto, con un'intervista a Marta Ottaviani, corrispondente dell'agenzia Apcom e collaboratrice della Stampa e di Avvenire, e i perché del "no" dell'opposizione alla riforma con una sintesi dell'intervista di Ada Pagliarulo a Didem Engin, imprenditrice ed esponente del Chp.

La seconda parte del programma è dedicata principalmente al Kosovo, dopo l'approvazione della mozione Serbia/Ue all'Assemblea generale dell'Onu che riapre la strada a negoziati diretti tra serbi e albanesi mettendo da parte per ora la questione dello status internazionale del paese.

In conclusione il punto sui negoziati di adesione all'Ue della Croazia, in particolare la priorità della chiusura entro l'anno del delicatissimo "capitolo 23" su giustizia e diritti fondamentali, e un aggiornamento sulla sempre difficile situazione politica in Albania dove lo scontro tra maggioranza di centro-destra e opposizione di sinistra che si trascina da più di un anno si sposta ora anche nelle procure ma dove la riapertura del parlamento sembra rilanciare anche le possibilità di dialogo.

La puntata, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è disponibile come quelle precedenti sul sito di Radio Radicale oppure e ascoltabile direttamente qui



                                                       

sabato 11 settembre 2010

TURCHIA ALLE URNE PER IL REFERENDUM SULLA COSTITUZIONE

Foto AA da
http://www.hurryetdailynews.com/
Domani i cittadini turchi sono chiamati alle urne per il referendum sulle riforme costituzionali volute dal premier Recep Tayyip Erdogan. E' un voto importante perché se le riforme saranno approvate (come sembrerebbe dai sondaggi della vigilia che comunque mantengono una buona dose di incertezza) verranno modificati in maniera piuttosto rilevante gli equilibri tra potere politico, potere giudiziario e militari che hanno retto la Turchia dal colpo di stato militare del 1980 ad oggi.
La data del 12 settembre scelta per il voto è proprio quella del golpe di cui la Costituzione in vigore è il prodotto. Senza contare che il referendum si tiene in un periodo in cui il governo di Erdogan non fa più mistero delle sue ambizioni di potenza regionale, legata all'Occidente sì ma anche alla ricerca di un ruolo di primo piano in Medio Oriente ed in Asia centrale, all'insegna di quella dottrina della "profondità strategica" elaborata dall'attuale ministro degli Esteri, Ahmet Davutoglu.
La consultazione di domani si è trasformata via via in un esame per la politica di Erdogan: il successo o meno della consultazione (e l'entità della vittoria o della sconfitta) peseranno sul suo futuro politico e influenzeranno la situazione della Turchia nei prossimi mesi in vista anche delle elezioni politiche del prossimo anno che a seguito di un'eventuale vittoria del "no" potrebbero anche essere anticipate.

Sulla situazione in Turchia alla vigilia del voto segnalo una mia intervista per Radio Radicale a Marta Ottaviani, corrispondente dell'agenzia Apcom e collaboratrice della Stampa e del Foglio



Il partito islamico-moderato Akp al governo presenta il voto come un'occasione unica per uniformarsi agli standard europei (con Bruxelles che ha ribadito il suo sostegno alla riforma). Per l'opposizione di ispirazione kemalista, invece, è una mossa per liberarsi del controllo della magistratura e dei militari (custodi della laicità della repubblica voluta da Atatuk e da sempre in rapporti difficili con l'esecutivo di Erdogan), aprendo la strada all'introduzione di leggi di ispirazione religiosa.
La campagna referendaria si è svolta in pieno Ramadan e in un clima rovente e non solo dal punto di vista meteorologico. Non è passato giorno senza attacchi personali fra gli esponenti dei principali partiti, soprattutto fra il premier Erdogan e il nuovo leader dell'opposizione, Kemal Kilicdaroglu, che ha tra l'altro accusato il primo ministro di lavorare a un accordo segreto con i guerriglieri curdi del Pkk pur di assicurarsi i voti dei curdi (il cui partito Bdp ha per altro mantenuto un atteggiamento ambiguo). L'Akp ha detto che in caso di vittoria schiacciante è pronta a riscrivere completamente la Costituzione e che comunque andrà avanti con le riforme anche in caso di una (prevedibile) vittoria di stretta misura.
Erdogan ha incassato appoggi che hanno avuto una notevole risonanza, come quello dello scrittore premio Nobel Orhan Pamuk che pur prendendo le distanze dall'Akp, ha fatto sapere che voterà a favore delle riforme. Una posizione condivisa da quasi tutte le sigle sindacali e da alcune federazioni minori di imprenditori.
Il mondo economico e finanziario attende con preoccupazione l'esito del voto di domani: secondo gli analisti turchi i mercati potrebbero essere penalizzati da un'eventuale vittoria del "no" perchè questa avvicinerebbe la prospettiva di elezioni anticipate, con un inevitabile carico di incertezza in un periodo in cui la crisi economica globale non è ancora superata e prosegue l'instabilità dei mercati. Ha fatto dunque notizia l'astensione della Confindustria turca, la cui presidente, Umit Boyner, non ha preso posizione limitandosi a dire che i suoi iscritti voteranno secondo coscienza, suscitando una dura reazione da parte del premier poi attenuata.

Sul voto di domani segnalo anche l'intervista di Ada Pagliarulo per Radio Radicale a Didem Engin, giovane imprenditrice, esponente del Chp (Partito Repubblicano del Popolo, il partito fondato da Kemal Ataturk attualmente all'opposizione)



Nell'intervista si parla delle ragioni dell'opposizione del Chp alle modifiche costituzionali introdotte dalla maggioranza che sostiene il premier Erdogan perché sono state apportate senza ascoltare il Paese, perché rappresentano un attentato all'indipendenza della magistratura e perché la consultazione chiama i cittadini ad esprimersi simultaneamente su troppe materie, disomogenee fra loro. Nell'intervista si parla anche del cambio di rotta che intende dare al partito del Chp il nuovo leader Kilicdaroglu, della rivitalizzazione dei valori della socialdemocrazia turca che non può solo limitarsi alla difesa della laicità kemalista e dell'ingresso della Turchia nell'Ue.

Queste e altre interviste sull'attuale situazione in Turchia sono disponibli sul sito di Radio Radicale

                                         

domenica 20 giugno 2010

PASSAGGIO IN ONDA

La puntata di Passaggio a Sud Est del 19 giugno a Radio Radicale

In apertura di trasmissione di parla di Turchia con un'ampia sintesi di un'intervista di Ada Pagliarulo a Nicola Mirenzi, giornalista freelance (collaboratore del Riformista, di Europa, Terra e della rivista Gli Altri), sui nuovi orientamenti della politica estera turca, sullo stato delle relazioni con Israele e sul ruolo del nuovo capo dell'intelligence Hakan Fidan, un civile legato politicamente al premier Erdogan e al ministro degli Esteri, Davutoglu.
Il programma prosegue con la relazione all'Onu del presidente e del procuratore capo del Tribunale internazionale per l'ex-Jugoslavia: il proseguimento dell'attività del Tpi, lo stato della collaborazione di Croazia e Serbia, la ricerca degli ultimi latitanti (Ratko Mladic e Goran Hadzic). E ancora: la situazione politica in Bosnia Erzegovina ed il processo di integrazione europea in vista delle elezioni di ottobre, lo scontro politico in atto in Albania tra maggioranza e opposizione che sta compromettendo il processo di integrazione nell'Ue, le divisioni etniche in Macedonia tra slavi e albanesi e la riforma della Costituzione in Croazia approvata a larghissima maggioranza dal parlamento.
Nell'ultima parte un'intervista a Luka Zanoni sul dibattito on-line organizzato da Osservatorio Balcani e Caucaso sul tema dell'integrazione europea dei Balcani occidentali.

La puntata è stata realizzata come sempre con la collaborazione dei corrispondenti Marina Szikora e Artur Nura ed è riascoltabile direttamente qui



oppure è disponibile per il podcast sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche (dove è possibile riascoltare anche tutte le puntate precedenti compresi gli Speciali del mercoledì)

venerdì 14 maggio 2010

SITUAZIONE POLITICA IN TURCHIA: L'ANALISI DI JEAN MARCOU

Sull'attuale situazione politica in Turchia segnalo l'intervista di Ada Pagliarulo per Radio Radicale al professor Jean Marcou, professore di Diritto pubblico a Grenoble, componente dell'Ifea, l'Istituto francese di studi anatolici di Istanbul e responsabile di Ovipot, l'Osservatorio politico della vita politica turca, il cui blog è una lettura sempre interessante e utile per capire cosa accade a cavallo del Bosforo.
Nell'intervista si parla delle modifiche costituzionali approvate dal Parlamento turco, delle riforme che riguardano il potere giudiziario e dello scontro tra l'Akp di Erdogan e l'establishment politico-giudiziario, ma anche delle dimissioni di Deniz Baykal dalla guida del Chp, delle reazioni del partito allo scandalo, della linea politica imposta da Baykal al Chp e dell'atteggiamento tenuto in occasione del dibattito sulle modifiche costituzionali.

Ascolta qui l'intervista o vai al sito di Radio Radicale